La Spedizione dei Mille fu cruciale per il Risorgimento. Lo scopo era quello di appoggiare le rivolte scoppiate in Sicilia e capovolgere il governo borbonico. Avvenne nel 1860 quando un migliaio di volontari, al comando di Giuseppe Garibaldi, partì nella notte tra il 5 e il 6 maggio da Quarto, nel territorio del Regno di Sardegna, alla volta della Sicilia, nel Regno delle Due Sicilie.

I volontari sbarcarono l’11 maggio presso Marsala e, grazie al consenso di larga parte della popolazione locale, si rafforzarono e mossero verso nord.

Dopo una serie di battaglie vittoriose contro l’esercito borbonico, i volontari riuscirono a conquistare tutto il Regno delle Due Sicilie permettendone l’annessione al nascente stato italiano.

Questa è Storia #Bitches

Ora se volete un’altra storia possiamo procedere..

 

L’interesse che tutti prendono perché l’Arma dei Carabinieri Reali (parte eletta dell’esercito) proceda di bene in meglio è in ragione appunto del pregio in cui essa è tenuta e degli indefessi e segnalati servigi che la rendono dovunque veramente benemerita del Paese

Generale C.A. Arnaldo Ferrara nella sua Storia documentale dell’Arma dei Carabinieri

 

Agg. (superl.) Benemerita: Che compie azioni buone o socialmente utili, tali da fargli acquisire meriti.

 

Così parlò l’allora deputato Soldi in quella che fu la lettura della relazione conclusiva che i deputati della Commissione Interni della Camera inviarono al governo riguardo all’«Aumento di forza all’Arma dei Carabinieri Reali» nel lontano 1864.

Quel riconoscimento giunse in uno dei periodi più difficili della vita dell’Istituzione militare, impegnata allora in prima linea nella campagna contro il brigantaggio meridionale.

 

 

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A più di 150 anni da tali eventi, è ancora arduo formulare una valutazione complessiva su quella che fu definita la Questione Meridionale

Una storia che presenta ancora «luci ed ombre», alcune delle quali liquidano una lotta che si protrasse per un periodo piuttosto lungo come una normale azione di polizia contro bande criminali e sanguinarie, mentre altre la giudicano molto severamente come un’azione di repressione di legittime aspirazioni di popolazioni maltrattate dagli invasori sabaudi.

Il fenomeno del brigantaggio nasce da lontano. Dopo la parentesi repubblicana e bonapartista del 1799, la piaga si era già manifestata in modo violento. Le ragioni di base erano le stesse di sempre: l’insofferenza verso l’autorità costituita, innanzi tutto, e l’atavico stato di umiliazione delle classi povere.

Quando al paternalismo dei Borboni si sostituì il braccio energico dello Stato Italiano derivato da quello Sardo, nessuno accettò la nuova situazione di totale rovesciamento di uno status che, se pur mai definitivo, era stato tollerabile.

I “liberali”, cioè la classe intellettuale emergente, ritenendosi emarginati dal contesto europeo, credettero che parteggiando per il Piemonte si sarebbero riscattati da una condizione di provincialismo.

I militari, fiutando maggiori opportunità di inserimento e di gratificazioni in un esercito a dimensione di nazione italiana e che era riuscito ad essere alleato a quello inglese e francese nella campagna di Crimea, non esitarono a tradire.

La classe amministrativa, non da meno, si ritrovò a gestire con regole nuove, complicate, farraginose, una situazione precariamente stabile ed ora divenuta ingovernabile.
Infine, la più occulta questione, prudentemente gestita fino a quel momento dai Borboni: il latifondo. L’adesione al nuovo Stato Unitario cancellò automaticamente la suddetta pratica ed ovviamente i suoi connessi privilegi.

Brigand_costume_latium_1820

A ingrossare le file della protesta si aggiunsero i militari del disciolto esercito borbonico che, di fatto, non ebbero altra scelta se non quella di costituirsi in formazioni irregolari, sostenute in particolare dalla classe agraria.

A quelle formazioni i Piemontesi diedero subito l’appellativo di brigantesche, avendo esse in comune con le bande dei fuorilegge il ricorso, reso necessario, a vivere alla macchia e di approvvigionarsi con grassazioni e prepotenze.

Come se non bastasse, per i Piemontesi brigantaggio fu pure quello di intere popolazioni che, parroco in testa, si opponevano al nuovo stato di cose, ancora, di interi comuni messi a ferro e fuoco per non aver dato la richiesta collaborazione per snidare i briganti.

Qualcuno ha detto Partigiani?

 

L’invasione piemontese dello Stato delle Due Sicilie fu ben più di una semplice sconfitta militare per i Borboni

Possiamo affermare che l’invasione Sabauda nel sud della nostra penisola abbia talmente inciso sulla nostra vita sociale ed economica che ancora oggi viviamo nell’atmosfera creata da quell’evento, dal quale sono nati molti dei nostri mali presenti.

 

 

Partenza_da_Quarto

 

 

L’annessione ha prodotto effetti così devastanti che la coscienza del popolo stesso ne è stata alterata.

Gli effetti di una sconfitta militare, infatti, per quanto terribili, col tempo vengono sanati se il territorio e la popolazione non vengono annessi a quelli del vincitore.

Per le Due Sicilie, invece, a causa della particolare posizione geografica, senza soluzione di continuità territoriale con il resto della penisola italiana, l’annessione ha prodotto effetti così devastanti che la coscienza del popolo stesso ne è stata alterata.

 

 

brigantedamaLa storia più che millenaria del Sud, ricca di immense glorie e di immani tragedie, prima dell’occupazione piemontese era stata la storia di un popolo che non aveva mai perso, nel bene e nel male, la propria identità nazionale. È stata, dunque, questa perdita, causata dalla forzata unione con gli altri popoli della penisola il più grave danno inferto al Popolo Duosiciliano.

 

[…] genocidio non significa necessariamente la distruzione immediata di una nazione… esso intende designare un piano coordinato di differenti azioni miranti a distruggere i fondamenti essenziali della vita dei gruppi nazionali.

Obiettivi di un piano siffatto sarebbero la disintegrazione delle istituzioni politiche e sociali, della cultura, della lingua, dei sentimenti nazionali, della religione e della vita economica dei gruppi nazionali e la distruzione della sicurezza personale, della libertà, della salute, della dignità e persino delle vite degli individui…non a causa delle loro qualità individuali, ma in quanto membri del gruppo nazionale

Raphaël Lemkin, “Genocide – A Modern Crime”

 

Lemkin è polacco siori. Diamogli il credito che merita.

Le insurrezioni avvenute a partire dal 1860 misero non poco in difficoltà i garibaldini, l’esercito e il governo piemontese nei primi anni del Regno d’Italia.

Molte volte si trattò di grandi rivolte popolari, spesso soffocate da Torino con metodi durissimi. Nella primavera del 1861 la rivolta divampa in tutto il Regno peninsulare.

I libri di storia, che comunque hanno formato l’opinione storica degli italiani su questi avvenimenti, chiamano le rivolte di popolo con il termine, forse troppo riduttivo, di “brigantaggio” borbonico.

FuocoIn agosto è inviato a Napoli con poteri eccezionali il generale Enrico Cialdini.

Inizia così una delle più spietate repressioni militari della storia, fatta di eccidi e distruzioni di paesi e centri ribelli, di fucilazioni e incendi, di saccheggi e incitazioni alla delazione, di distruzioni di casolari e masserie, compresa l’eliminazione del bestiame dei contadini per la loro rovina materiale.

Particolare attenzione è data alla guerra psicologica, con proclami fatti di terribili minacce accompagnati da foto di ribelli trucidati con famiglie, etc., al fine di terrorizzare i “manutengoli”, cioè coloro che aiutavano i ribelli.

Partendo dal 1862, in cui ci fu la proclamazione dello Stato d’assedio in quasi l’intero Regno d’Italia, si arriva velocemente all’agosto del 1863.

1863: È questo l’anno della nota Legge Pica

LPica[1]Dal nome del deputato abruzzese che l’aveva presentata, demandava ai tribunali militari l’amministrazione della giustizia nelle province nelle quali il fenomeno era più violento, punendo con la fucilazione chi opponesse resistenza armata, arruolando squadre di volontari locali per combattere il brigantaggio e promettendo riduzioni di pena a chi deponesse le armi.

Si calcola che i morti nel conflitto furono in numero maggiore ai caduti delle tre Guerre d’Indipendenza

Metà dell’esercito italiano (cavalleria, fanteria, artiglieria, carabinieri) fu impegnato nel conflitto.

5212 condanne a morte, 6554 arresti, 54 paesi rasi al suolo, centinaia di migliaia di morti. Queste le cifre della repressione consumata all’indomani dell’Unità d’Italia dai Savoia.

La prima pulizia etnica della modernità occidentale fu operata sulle popolazioni meridionali della nostra penisola dettata da una nostra legge promulgata da un nostro governo (Governo Minghetti)

Motivazione?

La Repressione del brigantaggio nel Meridione

 

 

 

 

La Fortezza di Fenestrelle

a1863aSituata a quasi 2000 metri di altezza nelle montagne piemontesi, sulla sinistra del Chisone, la Fortezza di Fenestrelle è un complesso fortificato eretto dal secolo XVIII al secolo XIX.

Per le sue dimensioni e il suo sviluppo lungo tutto il fianco sinistro della valle, la fortezza è anche detta la grande muraglia piemontese. Dal 1999 è diventata il simbolo della Provincia di Torino.

A partire dall’inizio del conflitto ufficiali, sottufficiali e soldati (tutti quei militari borbonici che non vollero finire il servizio militare obbligatorio nell’esercito sabaudo) subirono il trattamento più feroce.

La liberazione avveniva molto spesso solo con la morte, ed i corpi (non erano ancora in uso i forni crematori) venivano disciolti nella calce viva collocata in una grande vasca situata nel retro della chiesa che sorgeva all’ingresso del Forte.

Ognuno vale non in quanto è, ma in quanto produce.

Ancora oggi, entrando a Fenestrelle, su un muro è ancora visibile l’iscrizione: ognuno vale non in quanto è, ma in quanto produce.

 

A proposito di Fenestrelle, @Vehemens ci segnala nei commenti una recente ricerca del Professor Alessandro Barbero che ridimensionerebbe di molto quanto si crede sia successo nella fortezza. Potete leggere qua più informazioni al proposito:

 

In ogni caso il brigantaggio e la sua repressione appaino forse i limiti più evidenti dell’intera rivoluzione borghese italiana conosciuta come #Risorgimento.

L’interesse storiografico sul fenomeno si riflette immancabilmente in posizioni ideologiche e politiche divergenti. Appare eccessivamente riduttivo l’interpretazione conservatrice che tende a descrivere e circoscrivere il fenomeno come di matrice esclusivamente delinquenziale, ma neppure appiano condivisibili le interpretazioni che vogliono conferire al brigantaggio un contenuto anti-capitalistico, o comunque anti-borghese, maggiore di quanto ne abbia in realtà.

Piuttosto il vero problema della battaglia meridionale è da ricercare altrove..

Il sostegno della classe media, nerbo di ogni sistema moderno, non ci fu nel peggior momento di crisi del regno.

Furono le avanguardie di questi a indurre in errore i Piemontesi.

L’errore più grande dei Piemontesi fu quello di credere alla voce dell’arcadia meridionale.

I fuoriusciti che vivevano in Piemonte non erano attendibili e l’errore più grande che fecero fu quello di spargere la voce di un regno ricco di risorse e di terre fertili che in realtà non esistevano.

Essi appartenevano tutti alla classe più colta, formatasi nella capitale, che non conosceva assolutamente la vita nelle province.

I Sabaudi ritenevano che sarebbe bastato qualche riforma liberale e un poco di lavori pubblici per integrare i due stati e le due economie. Nessuno parlò del baratro d’odio che divideva i galantuomini dai contadini; non si riconobbe la miserevole vita delle classi rurali e della violenza che generava; non vennero fuori le lacerazione presenti in ogni tipo di rapporto sociale.

Così i piemontesi bevvero il racconto dei fuoriusciti, anche perchè non disponevano di informazioni di prima mano.

Calcoli politici elementari, disinformazione e faciloneria politica fecero sì che l’incontro tra le due Italie si risolvesse nell’amarezza delle delusioni incrociate e il brigantaggio fu il primo frutto di queste delusioni.

Speravamo tutti quanti in un matrimonio, assistemmo impotenti ad uno stupro

I piemontesi credevano di essere accolti con i fiori e le fanfare, invece furono accolti a fucilate; i contadini si aspettavano un miglioramento delle proprie condizioni di vita, trovarono il plotone di esecuzione.

Il paese è ricco di risorse e questi sono poveri, vuol dire che non hanno voglia di lavorare; ma impareranno presto!

Da qui alla logica del plotone di esecuzione come strumento pedagogico, il passo fu breve.

 

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Fra il 1860 e il 1865 assistiamo quindi impotenti al grande brigantaggio con più forte connotazione politica, che erroneamente fu combattuto sul piano militare.

Dopo il 1865 il fenomeno restò diffuso, con un’impennata nel 1867, ma privo delle motivazione politico-insurrezionale e oggetto ormai di sola repressione poliziesca.

La lotta tra Repressione e Brigantaggio durerà ad ogni modo fino al 1870, anno in cui fu debellato definitivamente e i Meridionali andarono a cercare una nuova vita nelle Americhe, avviando un fenomeno del tutto sconosciuto fino ad allora nel Regno delle Due Sicilie. Nel 1861, infatti, si contavano soltanto 220mila italiani residenti all’estero; nel 1914 erano 6 milioni.

È inquietante, se si pensa che la popolazione dell’ex Regno napoletano era composta da 8 milioni di persone.

L’esercito sardo aveva avuto la propria vittoria, ma non così il Regno d’Italia: i briganti non erano distrutti, avevano solo trovato un’altra forma di resistenza, l’emigrazione.

 

 

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Nel mese di ottobre del 1862, essendosi fatta insostenibile la sistemazione dei prigionieri di guerra e dei detenuti politici, il governo piemontese diede l’incarico al suo ambasciatore a Lisbona di sondare la disponibilità del governo portoghese a cedere un’isola disabitata dell’Oceano Atlantico, al fine di relegarvi l’ingombrante massa di molte migliaia di persone.

Il tentativo diplomatico, non ebbe successo, ma la notizia riportata il 31 ottobre dalla stampa francese suscitò una gran ripugnanza nell’opinione pubblica

 

Nota a margine:
Con la prima parte dell’articolo non si vuole in alcun modo screditare o infangare il ruolo del corpo dei carabinieri, stesso discorso vogliate per ogni controparte e/o protagonista del restante articolo, vittime a mio parere del gioco politico in cui hanno dovuto operare