Come ogni anno si è tenuto ieri sera il keynote di apertura del Google I/O: le novità sono tante e corpose, vediamo insieme come al solito un riassuntone di cosa è stato presentato.

Google vuole arrivare su ogni schermo della nostra vita digitale quotidiana e lo sta facendo tramite Android da una parte e i suoi servizi web dall’altra.

Mentre Android, come vedremo, arriva sui nostri polsi, nelle nostre auto, sulle nostre TV oltre che su smartphone e tablet, i servizi di Google si uniformano visivamente e funzionalmente e anche grazie al web arrivano ovunque promettendo una integrazione totale mai vista prima.

I device e i servizi di Google interagiscono tra loro e presentano ora una uniformità che sarà la base della nuova grande “piattaforma Google”, una standardizzazione di intenti e modalità che un po’ spaventa, ma d’altro canto ci porta nel futuro del digitale.

I piani di Google si sovrappongono moltissimo chiaramente con quelli di Apple.

Vedremo come molte delle novità presentate ieri sera rispecchino feature e idee presentate ad inizio mese al WWDC, così come ad inizio mese abbiamo potuto dire la stessa cosa di Apple.

Integrazione visiva e funzionale, semplicità, portabilità… tutti concetti sposati appieno da Apple e Google nelle loro nuove piattaforme.

Integrazione visiva e funzionale, semplicità, portabilità… tutti concetti sposati appieno da Apple e Google nelle loro nuove piattaforme in arrivo a fine anno: iOS 8 e Android L.

E noi non potremmo essere più felici di essere così indecisi tra quale delle due scegliere.

 

 

 

Android L: Google Duarte Edition

Poco meno di tre anni fa scrissi un articolo dedicato al nuovo design introdotto da Matias Duarte in Android 4.0, aka Ice Cream Sandwich.

L’articolo cominciava con un emblematico “Duarte chi?” visto che all’epoca Matias era appena arrivato nel team Android e, nonostante avesse già avuto tantissima esperienza di UI/UX avendo lavorato per Danger, Helio e Palm (WebOS è roba sua, per dire) ancora non era conosciuto come lo è invece oggi dopo il grande successo riscontrato dal suo lavoro su ICS.

Il lavoro certosino di styleguiding fatto su Android prima e su tutta la piattaforma Google poi, è servito a dare un’identità forte e unire idealmente decine di team e servizi diversi che prima navigavano a vista nel mondo della UI/UX mentre oggi rappresentano i migliori esempi nel campo.

 

Material Design

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L’attesa è stata ripagata abbondantemente ieri sul palco con la presentazione del “Material Design”.

Come ho scritto l’altro ieri, sapevo che Matias non era certo stato con le mani in mano negli ultimi tre anni e tutti aspettavamo una nuova edizione di Android con nuove guidelines di UI/UX: l’attesa è stata ripagata abbondantemente ieri sul palco con la presentazione del “Material Design”.

 

 

Google vuole essere su tutti gli schermi che popolano la nostra vita digitale quotidiana.

Le nuove guidelines introdotte da Duarte e il suo team vanno a coprire l’esigenza primaria di Google ad oggi: essere su tutti gli schermi che popolano la nostra vita digitale quotidiana.

Non è un caso che inizialmente il nome fosse “Cross-platform Design”: Google aveva bisogno di un nuovo design che si potesse adattare facilmente a tutte le decine di servizi e piattaforme in cui è presente oggi consentendo all’utente un’esperienza basata sugli stessi principi e un’estetica riconoscibile e facile da interpretare.

Metaphors are deep and rich in meaning.

Il Material Design utilizza efficacemente la metafora della “superficie”.

Ogni elemento è come un foglio di carta: ha una profondità e una fisicità data dall’ombra che proietta sugli altri elementi.

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This idea that surfaces, because they’re tangible, are metaphors that we can use to accelerate the understanding of our UI, is really important.

Spostare “fogli” su e giù, a destra e sinistra, elevandoli su diverse altezze con una rappresentazione realistica di ombre e movimenti animati è insomma la base su cui si basa il Material Design. Una base semplice quanto efficace, come dice Duarte:

It’s happening in the more primitive part of your brain.

Un design che è davvero dieci spanne sopra a quanto fatto da Apple negli ultimi due anni su iOS.

Di fatto, questi concetti sono presenti anche nel tanto odiato skeumorphismo abbandonato su iOS in favore del nuovo “flat design” di iOS 7, ma Duarte e il suo team sono riusciti, in maniera molto efficace, ad unire fisicità e minimalismo, presentando ieri un design che è davvero dieci spanne sopra a quanto fatto da Apple negli ultimi due anni su iOS e, come se non bastasse, che funziona su ogni possibile piattaforma e “schermo” sul quale Google è presente oggi o lo sarà nel futuro.

 

Il Material Design di Duarte e soci è più che mai attuale quanto rigoroso nella sua estetica generale, rifacendosi al webdesign moderno e al print design classico, con un rigorosissimo uso delle griglie, delle spaziature, della tipografia, del colore:

These elements do far more than please the eye; they create hierarchy, meaning, and focus.

 

Colori e tipografia sono fondamentali: l’uso di pochi colori primari e molto “forti” serve a differenziare gli elementi con un classico color code, mentre l’introduzione di un nuovo Roboto compresso, quanto mai elegante e leggibile, si sposa perfettamente con l’estetica generale introdotta.

Last, but not least, l’uso delle animazioni è quanto mai fondamentale nell’epoca delle touch interfaces: ogni azione fa scaturire un’animazione che restituisce un importantissimo feedback visivo.

Primary user actions are inflection points that initiate motion, transforming the whole design.

Ancora più importante il concetto di “niente compare dal nulla”, ma tutto si trasforma sotto i nostri occhi, concetto molto ben visibile nella presentazione animata del Material Design: perfino le icone si trasformano in altre icone o scompaiono scomponendosi, i pannelli cambiano forma progressivamente, tutto arriva e se ne va con un senso, dando una fluidità e un senso di concretezza alle azioni compiute e, in generale, alla UX del sistema in uso.

 

 

Che altro dire, sono come avrete intuito un grande fan del lavoro di Matias Duarte e ieri finalmente ho potuto vedere la sua lunga mano estendersi ad ogni aspetto e piattaforma di Google, non solo ad Android: la grande novità di ieri è proprio questa, Android Everywhere, non sarebbe possibile senza una vera uniformità di UI/UX tra tutti i servizi e piattaforme di Google e il merito va riconosciuto in gran parte a Duarte ed il suo team.

Trovate tutte le nuove guidelines sul Material Design sul nuovo sito ufficiale:

 

[more]Se volete approfondire vi consiglio di guardare questo panel: Google I/O 2014 – Material design principles

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Le novità di Android L

La stranezza di ieri, almeno per me, è stata non aver annunciato un code name per questa nuova versione di Android e neanche un numero di versione.

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Voglio dire: sappiamo che stiamo parlando di Android 5.0, ma questo non è mai stato detto durante il keynote, ne gli è stato dato il solito nome di dolciume: tutti aspettavamo qualcosa che iniziasse con la “L” dopo “Kit Kat”, ad esempio “Lollypop“. Google si limita per ora a chiamare questa nuova versione di Android semplicemente “L”.

android-l-gmailNon mi spiego sinceramente il motivo di questa scelta: potrebbe essere un cambio di naming per cui da ora in poi semplicemente useranno delle lettere, oppure non ritenevano la build attuale abbastanza completa da meritare un nome intero… non so.

Fatto sta che ieri abbiamo visto come si presenta questo nuovo Android, ovviamente rispettando i principi del Material Design appena descritto.

I tasti di interazione principale si trasformano in semplici forme geometriche: il back è rappresentato da un triangolo, l’home da un cerchio e il nuovo tasto “recent” sostituisce quello del multitasking con un quadrato.

 

recentsLa nuova schermata recent mette insieme le ultime applicazioni utilizzate e i tab di chrome aperti: una scelta mi pare intelligente visto quanto è importante chrome e in generale la navigazione web su tablet e smartphone.

Se poi ci aggiungete che il Material Design arriverà presto anche su tutti i servizi web di Google e, possibilmente anche su altri siti grazie al programma “Polymer” capirete quanto avrà senso in un futuro prossimo avere insieme tab di siti web e applicazioni.

Le notifiche cambiano forma estetica e si uniformano alla metafora del Material Design presentandosi in diversi pannelli separati che reagiscono all’interazione restringendosi e ampliandosi: sono ovviamente più che mai interattive e sono ora presenti anche nel lock screen, novità sicuramente gradita.

 

android-l-notifications_02Arriva anche un nuovo tipo di notifica “pop up” già presente in altri sistemi operativi e molto comoda per comunicare all’utente senza di fatto interrompere l’utilizzo corrente.

In pratica se state giocando o facendo altro e vi arriva una chiamata o simili non saremo più obbligati a passare al dialer, ma una notifica “volante” ci mostrerà cosa succede e ci chiederà di interagire o ignorare la novità.

 

Arriva la device aware authentication: se avete al polso il vostro nuovo smartwatch con Android Wear ecco che il vostro smartphone con Android L non vi chiederà più il codice di sblocco e stessa cosa se avete un computer con Chrome OS, avere in tasca lo smartphone o al polso lo smartwatch vi consentirà di accedere senza mettere la password.

Come ci aspettavamo ART sostituisce definitivamente Dalvik come runtime di sistema: non sto adesso a farvi il pippone tecnico, vi basti sapere che il sistema sarà più veloce grazie a nuovi metodi di compilazione del codice e al tempo stesso consumerà meno energia consentendo una durata maggiore della batteria. Ah, ora anche android gira a 64 bit.

Durata della batteria al centro dell’attenzione anche con il nuovo “Project Volta” che, nello stile dei passati “project” (ad esempio Project Butter di Jelly Bean) si concentra su questo aspetto e promette un incremento sostanziale della durata della batteria, oltre che introdurre (finalmente) una modalità “battery saver” in cui il sistema si preoccupa di spegnere ogni servizio o antenna inutile per conservare il più possibile la batteria, esattamente come avviene su Windows Phone. È presente inoltre il nuovo “battery historian“, un nuovo sistema di statistiche sull’utilizzo della batteria per voi malati del controllo.

Arriva poi l’Android Extension Pack, un insieme di shader e funzionalità grafiche avanzate che porta una qualità grafica mai vista prima su mobile grazie all’uso di nuove tecniche di precompilazione.

In pratica la stessa cosa vista ad inizio mese su iOS con Metal, ma ho idea che avrà una impatto molto minore visto la frammentazione hardware di cui soffre Android.

Altro punto che mi ha ricordato moltissimo il keynote di Apple è quello dedicato all’integrazione di Chrome con Android, una specie di “Continuity” di Apple, ma molto diluita. Permettere all’utente di iniziare l’editing su mobile e finirlo su browser, vedere lo stato della batteria sul proprio computer… la presentazione è stata abbastanza superficiale e ridotta all’osso, probabilmente queste feature sono in corso di realizzazione e non erano pronte per essere mostrate, ma chiaramente il WWDC di Apple ha spinto Google a far vedere che “lo stiamo facendo anche noi”.

[more]Google I/O 2014 – What’s new in Android

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Android L, o come si chiamerà, arriverà per tutti il prossimo autunno e sicuramente introdurrà altre novità prima dell’uscita ufficiale, se date un’occhiata con la lente all’immagine qui sotto si possono vedere tante feature interessanti in arrivo:

 

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Dovrebbe uscire oggi una versione di preview “per sviluppatori” installabile su Nexus 5 e Nexus 7 (2013): ci sono dentro fino al collo visto che sono il mio smartphone e il mio tablet, ovviamente installerò tutto subito visto che sono un #updatewhore da gara.

Non si è ancora capito ufficialmente quali altri device verranno aggiornati: online si dice che Nexus 4 e Nexus 7 (2012) non verranno aggiornati, ma non ho letto questa cosa in nessuna fonte ufficiale quindi aspetterei prima di piangere.

 

 

Android Wear

Presentato per la prima volta lo scorso marzo, Android Wear è tornato sulla cresta dell’onda ieri sera, ora che finalmente i primi smartwatch che lo utilizzano sono finalmente disponibili per l’acquisto.

L’interfaccia mostrata rispetta appieno i principi già descritti del Material Design e promette tante funzionalità e facilità d’uso.

 

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Rimangono i miei dubbi sulla reale utilità allo stato attuale di questi smartwatch.

Rimangono i miei dubbi sulla reale utilità allo stato attuale di questi smartwatch: anche quello che ho visto ieri sera non mi ha così colpito da farmi spendere almeno 200 euro per mettermi al polso un orologio che non offre, di fatto, nessun selling point davvero convincente.

 

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Come ci aspettavamo è stato presentato il nuovo smartwatch di Samsung, il Gear Live, in pratica molto simile ai precedenti smartwatch di Samsung, con la differenza che monta Android Wear (e ha un sensore per il battito cardiaco, uau).

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È stato finalmente mostrato dal vero il Moto 360 e la salivazione è aumentata esponenzialmente: aspettavo di vedere il suo schermo in una foto o video non modificati e sono stato accontentato finalmente.

Quello che abbiamo visto è straordinario, non c’è dubbio. Ne vorrei uno? sicuramente si. Lo comprerò quando sarà disponibile e sapremo il prezzo di listino? probabilmente no.

Arriverà “later this summer” quindi avete tutto il tempo di risparmiare: secondo me non costerà meno di 300/350 euro, ma spero di sbagliarmi.

Il mio animo di incauto acquirente chiaramente sta già comunque meditando di comprare il G Watch di LG che dovrebbe arrivare a 199€ nei Play Store: ha un design sufficientemente minimale da piacermi e, al contrario del Gear Live di Samsung, è possibile cambiare il cinturino con uno standard da 22mm e sono convinto che con un bel cinturino di cuoio grezzo potrebbe diventare molto bello.

G Watch

Rimane il fatto che l’unico vero selling point attualmente è la curiosità verso questa nuova piattaforma e l’effetto “wow” verso amici e parenti: davvero ben poco. Certo, almeno non costa 1500 dollari e non ti fa sembrare un idiota. #justsaying

 

 

 

Android Auto

Se Android L e Android Wear sono una realtà in arrivo a breve, Android Auto è più un esperimento di posizionamento che altro per ora.

Si, abbiamo visto l’imbarazzante presentazione a bordo di una finta auto sul palco, con tanto di presentatore che pontifica sulle possibilità di interazione vocali mentre il tester usava bellamente le mani per interagire (#embarassing)

 

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Android Auto si presenta come una interfaccia dedicata all’uso in auto dei servizi Android, chiaramente basata anch’essa sul Material Design e incentrata come dicevo sui comandi vocali.

Ha le stesse funzionalità di base che ci aspettiamo e che sono state presentate da Apple con CarPlay qualche mese fa: ancora una volta le due aziende si sovrappongono nel gioco di piazzare le bandierine e costruire “consorzi”… nel caso di Google si tratta dell’Open Automotive Alliance.

 

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I marchi che partecipano all’iniziativa di Google sono tanti, ma il problema qua è lo stesso che ha Apple: come questi marchi implementeranno i sistemi costruiti dalle due aziende.

Per intenderci: nessuno vi proporrà un’auto con sopra solo Android Auto o CarPlay, ma tutti tenteranno di inserire entrambi per ovvi motivi, oltre naturalmente ai sistemi proprietari di ogni marca che rimarranno in ogni caso il “default” in ogni cruscotto…

Le prime demo di CarPlay implementate dai primi produttori non hanno molto stupito e serviranno ancora anni prima che potremo comprare un’auto e utilizzare i servizi che amiamo anche al suo interno, comodamente e con una buona integrazione generale.

Tecnologicamente da questo punto di vista l’automotive è nella preistoria e fortunatamente sembra che i produttori si stiano affidando a Google e a Apple invece che proseguire nei propri imbarazzanti esperimenti interni.

Morale della favola: passiamo oltre, c’è ancora tempo prima di vedere qualcosa di davvero concreto e diffuso.

 

 

Android TV

Dopo il miserevole primo esperimento che ha quasi fatto fallire Logitech e fatto incazzare non poco Sony, Google ritenta il passo dentro alle nostre televisioni e lo fa in una maniera molto simile al passato.

Il concetto è lo stesso di Android Wear e Android Auto: una nuova piattaforma pre-installabile sui televisori oppure su set-top box di terze parti.

In pratica lo stesso concetto della prima Android TV… quindi che cambia e perché questo nuovo progetto non dovrebbe fallire come il primo?

 

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L’integrazione con il resto dei device e piattaforme potrebbe davvero fare la differenza questa volta.

La tentazione di rispondere “niente” e “fallirà per forza” è alta, ma i tempi sono cambiati e l’onnipresente Material Design oltre che l’integrazione con il resto dei device e piattaforme potrebbe davvero fare la differenza questa volta.

Quel poco che si è visto introduce comandi vocali basati su Google Now e intelligenti, con risultati contestuali potenzialmente interessanti: potrete chiedere alla vostra televisione che film ha fatto quella particolare attrice e poi ricevere una lista degli stessi con, ovviamente, la possibilità di acquistarli sul Play Store…

C’è ovviamente il gaming come su Amazon Fire TV, con la possibilità di collegare controller (ben poco chiaro questo punto) e giocare in multiplayer locale con amici che magari usano il loro smartphone o tablet per giocare.

C’è quello che ci si aspetta di base, ma niente che mi ha fatto gridare “lo voglio ora sul mio Samsung!”.

 

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Anche perché Android TV arriverà nel 2015 preinstallato su tutte le smart TV di Sony (super scommessa), Sharp e TP Vision, oltre che sotto forma di set-top box prodotta da altri OEM in giro per il mondo.

Quello che non mi piace per niente in questo particolare settore è la non volontà di Google di creare un prodotto di riferimento, concetto che torna ovunque, con la sparizione della linea Nexus in primis.

Avrei grandemente preferito vedere presentato un “Nexus-Box” a 99€ con una data di uscita e una distribuzione certa.

Invece dobbiamo accontentarci per ora di una mezza demo e della promessa che il tutto arriverà su alcune TV e qualche scatolotto tra un anno e passa.

Morale della favola: sono eccitato, ma ho da poco cambiato la TV e non voglio un altro scatolotto HDMI, come la mettiamo Google?

 

 

Google Cast

Arrivano le tanto attese novità per il Chromecast e sono interessanti: sempre più applicazioni e servizi sono compatibili con il dongle da 35€ di Google e già adesso godo come un matto ogni volta che posso sparare sulla TV quello che sto guardando su tablet e smartphone.

Le due novità grosse sono Backdrop e lo Screen Mirroring.
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Il primo consente di mostrare su Chromecast quando non in uso foto e immagini provenienti da varie fonti (archivi di varie figate, curati da Google) oltre che informazioni utili come il meteo o stream RSS (Lega Nerd sul mio Chromecast? grazie).

L’utilità di questa feature è messa in discussione dall’uso effettivo che se ne farà: in quanti lasceremo la TV accesa sul Chromecast solo per vedere qualche foto e degli RSS?

 

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Lo screen mirroring è potenzialmente invece molto più utile, ma attendiamo di provare quanto andrà bene prima di valutarlo. È una feature già presente da tempo su Apple TV per i sistemi iOS ed è la classica cosa che usi una volta ogni morto di Papa… ma quando la usi ti senti davvero figo.

Il tutto è in arrivo “later this summer”.

 

 

Chrome OS

Altra piattaforma di Google che necessitava di un aggiornamento forte: Chrome OS è interessante e i Chromebook / Chromebox stanno vendendo abbastanza bene da quel che dice Google, ma hanno limiti evidenti a tutti.

Arriva qui la grossa novità della possibilità di usare alcune app di Android selezionate all’interno dei propri Chromebook, in sync.

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In pratica apri l’app su smartphone e te la ritrovi uguale anche su Chromebook, utilizzabile con il touchscreen integrato… quando esiste ovviamente (la maggior parte dei Chromebook fino ad ora in vendita non hanno uno schermo touch).

Qui sopra vediamo Flipboard e sotto Vine girare emulati in un desktop ChromeOS.

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Altra novità è un primo approccio ad una vera integrazione delle funzionalità tra Android e Chrome OS: si è visto ben poco (ChromeOS che ti mostra il livello di batteria del telefono è davvero poco) e niente anche lontanamente paragonabile a quanto mostrato da Apple.

Avrei voluto vedere ad esempio la possibilità di utilizzare i servizi telefonici dal portatile come è possibile ora tra Mac Os e iOS, ma immagino che ci arriveranno piano piano anche loro, è inevitabile.

 

 

Altro

Il keynote si è prolungato tantissimo poi sui vari servizi Cloud di Google che ha giustamente spruzzato sui presenti parlando del nuovo Google Drive per le aziende (spazio illimitato a 10€/utente/mese, mica male), dell’aggiornamento a Google Docs (nuovo Material Design ovviamente e editing dei documenti Office) e ancora di “Android for Work” un programma pensato per le aziende e la distribuzione automatica di app e configurazioni ai dipendenti (stessa cosa mostrata da Apple a inizio mese)

È seguito un infinito pippone del cazzo sulla programmazione cloud e il nuovo supporto agli sviluppatori, inutilmente super tecnico e lunghissimo, davvero pessima l’idea di inserire un panel così tecnico all’interno di un keynote di apertura: inspiegabile se non ci ricordassimo della presentazione del nuovo iCloud Services di Apple… #LeStesseCose

Finito il pippone c’è stato ancora tempo per parlare di Google Play, l’app store di Google, che guadagna il supporto di Appurify per il check delle app prima della pubblicazione, l’aggiornamento dei Play Services che si allineano su quanto fatto da Apple nel Game Center e, infilato veramente all’ultimo, di Google Fit: una nuova piattaforma per i dati biometrici aperta a tutti gli OEM tramite API… insomma la risposta ad HealthKit di Apple. #LeStesseCose

 

 

Gli Assenti

Il keynote è stato lunghissimo e pieno di ciccia, su questo non ci piove, ma possiamo comunque contare degli assenti di calibro: Google+ e Google Glass in particolare.

Se l’anno scorso Google+ era al centro dell’attenzione… quest’anno proprio non si è visto. Cosa vuol dire? per ora niente. Non mi avventuro in inutili previsioni nefaste: Google+ fa il suo lavoro e lo fa bene allo stato attuale, voglio proprio sperare che il supporto continui e che non si facciano cazzate su questo fronte.

I Google Glass hanno da poco guadagnato un po’ RAM e una batteria più grande, ma rimangono un vaporware puro per quanto mi riguarda. Rimandati, giustamente, più volte non hanno ancora una data di uscita certa e, men che meno, una forma certa. Rimangono un enorme esperimento di posizionamento riuscito a metà.

Verranno mai rilasciati ufficialmente? forse. Mi interessano anche minimamente? per niente.

Altro assente è Android Home o come lo chiameranno: dopo l’acquisizione di Nest è inevitabile che Google arrivi anche nel promettente mercato delle smart home, ma ancora non si sa praticamente niente. Apple su questo fronte è più avanti avendo presentato la sua piattaforma (HomeKit).

Non si è visto Larry Page: meglio così forse, anche se avrei preferito ascoltare i suoi deliri di nazioni autogestite invece che sorbirmi il pippone sul cloud.

 

 

 

Concludiamo che siam lunghi dai…

Tantissima carne al fuoco insomma, la maggior parte anche cotta bene, soprattutto Android L promette davvero bene nonostante si sia visto ancora relativamente poco: si, abbiamo visto il nuovo Material Design in generale e in particolare applicato ad un paio di app, abbiamo visto le nuove notifiche e la nuova schermata recent… ma non è stata fatta una vera demo completa del sistema operativo ed è evidente che il tutto è ancora un enorme work in progress di adattamento ai nuovi standard visivi e di integrazione. Insomma… tocca aspettare fine anno.

Android Wear è interessante e vedremo quanto successo avranno i device che lo utilizzano, Moto 360 in primis… se verrà venduto ad un prezzo umano.

Android Auto e Android TV sono solo per ora delle belle promesse che dovrebbero avverarsi nel 2015, ma sappiamo bene che i tempi si allungano molto facilmente e per ora servono solo a poter dire “ci siamo anche noi”.

Nella infinita guerra con Apple, Google vince senza dubbio la battaglia sul campo Android Vs. iOS, ma non convince abbastanza sui nuovi concetti di integrazione cross-piattaforma, dove Apple ha mostrato di meglio.

Incredibile poi come Google abbia dimostrato una superiorità netta in un campo, quello del design, dove Apple avrebbe in teoria una marcia in più: i residui del fallimento di iOS 7 fanno ancora malissimo dopo un anno e non mi stancherò mai di ricordare quel fail totale.

Il supporto agli sviluppatori rimane superiore sul fronte Apple, anche contando su punti di forza innegabili come la standardizzazione dell’hardware che risultano ancora più importanti se paragonati alla frammentazione impossibile da risolvere di Android.

Gli ecosistemi dei due giganti si assomigliano sempre più, ma è ancora innegabile il vantaggio di Apple su questo fronte ed è altresì molto difficile individuare una soluzione per Google.

 

 

Alla fine della fiera vinciamo sempre noi, i consumatori.

Alla fine della fiera vinciamo sempre noi, i consumatori, che da fine anno potranno scegliere tra due piattaforme ricchissime di feature e contenuti, Android e iOS, proiettate nel futuro e pronte a crescere sempre di più, offrendo vantaggi e funzionalità davvero concrete ed utili.

I due giganti stanno inevitabilmente percorrendo strade parallele molto simili tra loro, “copiandosi” a vicenda le migliori idee e concetti, in una rincorsa alla perfezione che non può che fare bene al mercato.

E voi nerdacci in ascolto che ne pensate? So che al 90% siete fanboy di Google e da ieri sera avete il sangue al naso come dei liceali di fronte a Sasha Grey dal vivo, ma fatevi sentire nei commenti e cerchiamo di essere neutrali per una volta…