ICS: Android Duarte Edition
di
itomi itomi
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Duarte chi?

Matias Duarte non dovrebbe aver bisogno di presentazioni: E’ considerato da molti, me compreso, come uno dei migliori UX Designers attualmente sul mercato, con un curriculum assolutamente di tutto rispetto.

Danger, Helio, Palm, Google… Epic CV!
Matias è stato dal 2000 al 2005 Director of Design alla Danger dove ha lavorato al mitico Sidekick che ha riscontrato un successo incredibile e ha di fatto posto le basi ai moderni smartphone prima di essere di fatto reso obsoleto dall’uscita dell’iPhone e degli smartphone di nuova generazione.

E’ poi passato dal 2005 al 2007 alla Helio come VP of Experience Design e ha tirato fuori l’interfaccia e la UX dell’Ocean, altro antesignano dei moderni smartphone che sicuramente qualcuno di voi ricorderà.

Matias è il “babbo” di WebOs.
Non bastasse, nel 2007 è stato assunto da Palm come VP of Human Interface and User Experience, ed è considerato il “babbo” della UX di WebOs, uno dei più acclamati se non il più acclamato moderno sistema operativo per smartphone per quanto riguarda la User Experience.

Con un tempismo incredibile, meno di un anno prima che Palm e WebOs di fatto scomparissero dal mercato per mano di HP (shame, shame on you HP!) Duarte ha fatto un altro scalino nel suo CV ed è approdato in Google, dove è attualmente il Director of Android User Experience… che dire, la sua carriera come UX Designer è un sogno per chiunque si occupi di questo particolare campo del design.

In Google Matias è arrivato poco prima del rilascio di HoneyComb e dell’ultima versione di Gingerbread e ha contribuito facendo un po’ di “polishing” come si dice in gergo, ripulendo qua e la gli spigoli vivi insomma, ma il suo vero figlio, la prima versione di Android frutto del suo lavoro dall’inizio alla fine è Android 4.0, aka Ice Cream Sandwich, o ICS, da poco presentato da Google insieme all’ultimo Galaxy Nexus.

 

 

 

Introduzione

Considero abbastanza inutile pubblicare ora una recensione di ICS, ne potete leggere di ottime ormai ovunque, quello che mi interessa in questo editoriale è andare ad analizzare come è cambiata la UX in ICS rispetto alle versioni precedenti di Android, insomma il lavoro fatto da Matias Duarte, e come questo influenzerà probabilmente il futuro di questo sistema operativo / piattaforma.

Ho avuto modo di utilizzare ICS su un Nexus S attraverso una ROM “cucinata” a modo, non ancora perfetta e lentina in certe parti, ma sufficiente per analizzare la UX del sistema. Consiglio a tutti di aspettare la release ufficiale di ICS per i propri dispositivi, che sia Google, MIUI, Cyanogen a rilasciarla poco importa, ma le ROM attualmente in giro non sono ancora pronte per l’uso quotidiano purtroppo.

Confronterò ICS e la sua usabilità con gli altri sistemi presenti sul mercato e anche con altre ROM di Android liberamente scaricabili come Cyanogen Mod e MIUI.

Mi rendo conto che l’articolo è un TL;DR per molti, amen, scrollate… per tutti gli altri, ci vediamo dopo il break.

 

 

 

Estetica generale

Android è stato ridisegnato dalla testa ai piedi in questa versione 4.0, se per le tre major release precedenti si è “dato di lima” migliorando di volta in volta l’estetica e cercando di unificare quello che era partito abbastanza male, per questa versione si è dato un colpo di spugna e, giustamente, si è ristudiata tutta l’estetica da zero, unificando tutti gli elementi del sistema operativo e relative applicazione base fornite con esso.

 

Roboto_Specimen_Small

Si è partiti, come spesso si fa in questi casi, progettando un carattere da utilizzare per ICS: “Roboto” è il nuovo carattere predefinito di Android e va a sostituire il precedente “Droid”.

Già questa scelta ha suscitato, come succede sempre, svariate critiche, è Matias Duarte stesso a presentare Roboto sul proprio Google+ e a giustificarne l’esistenza e le scelte stilistiche, se avete voglia e tempo, vale la pena leggere il suo articolo, qua.

A parte le polemiche, che in parte mi trovano d’accordo (un helvetica come fa Microsoft su WP7 sarebbe stato più che indicato), Roboto è un buon font, molto leggibile, un Grotesque super classico come piacciono a me, c’è poco da dire: funziona. Oltretutto Roboto è rilasciato in opensource come piace tanto dire a Google, ed è scaricabile ed utilizzabile liberamente, lo trovate un po’ ovunque, per esempio qui.

L’estetica generale di ICS è “minimale, ma non troppo”, una strana via di mezzo che lo stesso Duarte ha commentato in varie interviste come un incrocio tra il minimalismo estremo della Metro GUI di Microsoft (Windows Phone 7) e lo stile illustrativo e didascalico di iOS che Matias ritiene “più adatto per un libro per bambini”…

In generale si è giocato sul nero e tinte scure con accenti azzurri, forme geometriche precise divise da linee molto sottili che danno molta eleganza al tutto, animazioni minimali ma ben studiate e, in generale, grandissima attenzione al dettaglio finalizzato più all’usabilità che all’estetica, mettendo sempre in primo piano le icone delle applicazioni o funzioni.

A proposito di icone, ecco forse il più grosso punto dolente di questa release di Android. Basta guardare il mio home screen per capire che qualcosa non va:

Più grandi, più piccole, a base quadrata, rettangolare, tonda…
Più grandi, più piccole, a base quadrata, rettangolare, tonda… con e senza drop shadow, le icone su Android che siano di sistema o delle applicazioni sono assolutamente senza una specifica precisa.

Il risultato è un accozzaglia di stili e forme che non fa onore certo al resto del lavoro fatto su ICS.

Android non ha mai brillato per le sue icone, questo è sicuro, ROM come MIUI hanno cercato di standardizzare l’estetica delle icone su Android sostituendo tutte quelle di sistema e applicando delle “cornici” standard alle icone delle applicazioni installate. Il risultato è infinitamente migliore ovviamente, non ci vuole un gran genio a capirlo e sinceramente non mi spiego come Matias Duarte possa aver lasciato passare una tale schifezza in produzione.

Voglio dire, vi basta guardare le quattro icone che ho in dock per inorridire, io mi sono limitato ad aggiungere Gmail, le altre tre sono quelle di default, con uno spazio libero a destra di base.

Quella cornetta è veramente imbarazzante™, la nuova icona del browser è ok, se fosse dentro ad uno standard… e i messaggi, boh… peccato, ma passiamo oltre che è meglio…

 

 

 

Lock Screen

11-1-2

Il Lock Screen è molto pulito, presenta l’orologio (stranamente non realizzato in Roboto, peccato) la data e lo status di rito oltre che, nella parte inferiore l’unlock che si arricchisce della possibilità di “slidare” verso sinistra per arrivare direttamente alla camera invece che all’home screen… idea presa in prestito da HTC Sense e da varie ROM (MIUI per esempio) e che fa il verso anche a iOS 5 che permette di fare la stessa cosa, ma con un procedimento molto meno intuitivo (doppio click del tasto home, mentre è locked… bah).

Peccato non siano personalizzabili le funzioni attivabili in questa maniera, in una skin per MIUI ho trovato per esempio molto comodo un sistema simile, disposto a stella, con cinque diverse app attivabili.

 

 

 

Homescreen, Launcher e App Drawer

Il cuore dell’uso di Android sono appunto questi tre elementi: le home screen, il launcher inferiore e l’App Drawer.

Come vediamo dalla foto è ora presente in alto uno spazio per ricercare con Google, sul telefono o su internet, con la tastiera o vocalmente cliccando sull’apposita icona. Questo campo di immissione è ora presente in tutti gli homescreen, è quindi uno spazio riservato: ha senso, non è una funzione che personalmente utilizzo molto, ma può risultare molto comoda e Google fa bene a spingere la sua ricerca vocale che funziona ora molto bene: praticamente in tempo reale.

Il tutto è molto simile al “Just Type” di WebOS, ovviamente non è un caso.

E’ ora stata migliorata la gestione del posizionamento di shortcut e widget sui vari home screen, semplicemente inserendo delle guide che rappresentano visivamente la griglia di posizionamento e un utile replica dell’icona che si sta muovendo in outline mentre la si muove. Finezze, certo, ma aiutano molto gli utenti a capire cosa stanno facendo e come farlo.

11-1-10Come vedete nell’immagine qui a destra, sto trascinando con il dito lo shortcut della camera, mi mostra i confini della griglia facendo comparire quei crocini e, mentre la muovo, mostra il suo contorno nel box dove mi trovo. In alto compare il classico bidone, dove rilasciare l’icona se si vuole cancellare lo shortcut.

Elegante e funzionale.

L’organizzazione degli shortcut tramite folder è stata ora semplificata e ne consente la creazione con il semplice drag di un’icona su un’altra icona, esattamente come avviene su iOS. Il risultato visivamente sono le icone disposte in gruppo e sovrapposte, peggio della realizzazione di iOS (più icone rimpicciolite dentro ad un contenitore standard), ma comunque abbastanza chiaro.

Nell’immagine sopra vediamo, nell’ordine, il drag di un’icona su un’altra, il gruppo creato che si presenta come le due icone sovrapposte con un fondo a “buco nero” e il folder aperto: è possibile assegnare un nome semplicemente tappando su “Cartella senza nome”.

La dock inferiore del Launcher è personalizzabile nella stessa maniera e offre semplicemente quattro spazi per shortcut che rimangono sempre fissi tra una home screen e l’altra.

L’App Drawer, croce e delizia di Android, è accessibile con un click sulla nuova icona centrale del dock ed è stato completamente ridisegnato:

La prima cosa che si nota è che ora il tutto si scorre orizzontalmente, diviso in paginate, e non più verticalmente come prima.

Tutte le applicazioni installate sul sistema sono ordinate alfabeticamente e disposte in pagine, se si continua a “sfogliare” verso destra si arriva automaticamente alle pagine dei widget, ora presentati dentro all’App Drawer e accessibili anche direttamente tramite un tab in alto.

E’ presente anche uno shortcut fisso allo store in alto a destra, direi che ha senso.

La prima volta che si accede all’app drawer un semplice overlay spiega come aggiungere icone e widget agli home screen… nella solita maniera: hold, drag and release.

Personalmente non sono mai stato un grande amante dell’App Drawer di Android, per un’usability flaw ritenuto grave non solo da me: su Android quando si installa una nuova applicazione questa “finisce” nel drawer e Android non ti da nessun feedback visivo di “dove” esattamente sia andata a finire.

Mi spiego meglio: su iOS, giustamente ritenuto il sistema più accessibile di tutti quelli ora sul mercato, quando installi un’applicazione dal market il sistema operativo ti fa uscire dal market e ti mostra in diretta l’icona della nuova applicazione nella sua posizione in home screen, con tanto di “loading” e “installing”… finita l’installazione sei li, pronto a cliccarla: semplice e diretto.

Certo, anche scomodo: su Android io che non sono un babbano apprezzo per esempio il fatto che se installi un’applicazione il market semplicemente aggiunge il suo download e installazione ad una lista nelle notifiche, lasciandoti sulla pagina in cui eri dentro al market, libero di installarne subito un’altra (per esempio) o comunque di farti i cavoli tuoi…

Come dicevo però questo metodo non è chiaro per chi questi sistemi non li conosce e ci si approccia per la prima volta. Clicco su “installa” e dove va a finire l’applicazione?

Il problema è tanto sentito che MIUI, la ROM di Android meglio rifinita in quanto ad usabilità oggi in circolazione, è arrivata a rimuovere completamente l’App Drawer, implementando un sistema uguale ad iOS, dove hai tutte le applicazioni installate per forza negli home screen e quando installi qualcosa è per forza nel primo home screen che compare.

Questo approccio radicale fa storcere il naso però a molti utenti Android che sono abituati ad avere magari moltissime applicazioni installate e solo le più importanti linkate negli home screen: un metodo di fare ordine che Android (e WebOS e WP7) hanno, ma che manca a iOS.

Android 4 risolve in parte questo problema con il vecchio sistema della “via di mezzo”: hanno lasciato l’App Drawer come abbiamo visto, ma quando si installa una nuova applicazione viene creato uno shortcut automaticamente nel primo home screen disponibile, in modo da farlo trovare agli utenti meno esperti.

Semplice, quanto azzeccato.

 

 

 

Tastiera e gestione del Testo

Inutile raccontare quanto è importante il buon funzionamento della tastiera software in uno smartphone senza tastiera fisica: in questo campo Apple, Google e Microsoft hanno investito da sempre tantissimo arrivando tutti e tre a risultati eccellenti.

La resa della tastiera di Android è migliorata nel tempo e su ICS raggiunge il massimo attualmente sul mercato: reattiva, semplice, ben posizionati i tasti e chiaro il feedback visivo su ogni tasto mentre lo si preme.

La differenza in queso caso lo fa la correzione automatica. Pessima su iOS (per colpa più del dizionario italiano di default che di Apple, se vogliamo essere sinceri), perfetta su Windows Phone 7, perfetta su Android 4. Il sistema auto corregge quasi sempre perfettamente, propone suggerimenti durante la digitazione, sottolinea le parole per lui non corrette e offre parole sostitutive sul tap, ottimo.

Selezione del testo su iOS

Migliorata, finalmente, la selezione e il copia e incolla usando un metodo uguale a quello presente su iOS basato su handler visivi draggabili che permettono di selezionare il testo e su icone in alto a destra che compaiono alla selezione di un testo e offrono le funzioni classiche (seleziona tutto, copia, incolla, taglia).

Molto bene anche il posizionamento del “cursore” che avviene con il semplice tap ed è abbastanza preciso, non ai livelli dell’ottima “lente di ingrandimento” che compare su iOS, ma comunque assolutamente all’altezza.

Strano da segnalare, ma doveroso: ora tutto questo è applicabile a tutti i testi del sistema operativo, scontato, ma non era così nelle versioni precedenti di Android, con una frammentazione fastidiosissima che finalmente è stata risolta una volta per tutte.

Sempre presente l’icona della voice dictation, molto comoda e funzionale, dai risultati sorprendenti.

In generale la gestione del testo e la tastiera di Ice Cream Sandwich sono ai massimi livelli ora sul mercato.

 

 

 

Multitasking

La gestione del multitasking sarà forse una funzione per power users, ma è comunque molto comoda a qualunque utente se ben realizzata e di facile comprensione.

iOS-5-multitasking

Su iOS si è scelto di attivare la visualizzazione delle applicazioni attive con un doppio click sul tasto home, procedura tutto meno che semplice. Oltre a questo non si visualizzano le preview delle applicazioni in esecuzione, ma solo le loro icone, con la possibilità di chiudere un’applicazione attraverso un tap and hold e un successivo tap su un’icona di chiusura che compare…

Attualmente iOS ha il sistema di gestione del multitasking meno usabile tra quelli dei maggiori sistemi operativi per smartphone.

Windows Phone 7 offre un elegante modalità in cui tutte le applicazioni aperte vengono visualizzate attraverso le loro preview: è possibile scorrere queste preview a destra e sinistra e chiudere un’applicazione con un tap and hold simile ad iOS.La visualizzazione è molto chiara in quanto il fondo è a colore pieno (preso dal colore scelto come tema dall’utente) e occupa tutto lo schermo, rimane meno intuitivo il tap and hold, sempre dato un po’ troppo per scontato sui sistemi operativi per smartphone touch.

Android 4 offre la soluzione attualmente migliore: tenendo premuto il tasto home si accede ad un overlay che mostra tutte le applicazioni aperte attraverso la loro preview, scorribili verticalmente e chiudibili con uno slide-out verso destra molto comodo, in pratica lo stesso sistema reso famoso da WebOS (guarda caso) delle cards, l’unica differenza è che in WebOS si scorrono in orizzontale e si chiudono con uno slide out verso l’alto.

Ottima insomma la gestione del multitasking su Ice Cream Sandwich, l’unico appunto che mi sento di fare è che sarebbe stato forse meglio utilizzare un fondo nero meno trasparente, quello attuale lascia vedere troppo (inutilmente) l’applicazione in cui si era prima di attivare la modalità di gestione del multitasking e il tutto si impasta un po’ troppo, come si nota bene nell’immagine grande qui sopra.

 

 

 

Altro

le impostazioni di sistema sono ora state riorganizzate più chiaramente, divisi in gruppi ed è stato “portato sopra” quello che solitamente si utilizza di più, la riorganizzazione delle impostazioni ricalca la filosofia generale di questa release: semplificare, riorganizzare, unficare.

Per il resto è stato fatto un ottimo redesign di tutte le Core Apps: Gmail, il calendario e in particolare il browser. E’ stata poi aggiunta un’altra interessante app: “People” o “Persone” in italiano.

Utilizzare il client di Gmail su ICS è un vero piacere.
Gmail è ora semplicemente perfetta. E’ stato ripreso il sistema di selezione multipla del client di posta di Windows Phone 7 che adoravo, è più facile riorganizzare i messaggi con le etichette e la tastiera di Android qua da il meglio di se: utilizzare il client di Gmail su ICS è un vero piacere.

Il Calendario ha subito un bel redesign che lo uniforma all’estetica del sistema operativo e introdotto una idea molto efficace quanto banale: il pinch to zoom per zoomare nelle giornate più dense di appuntamenti, un’idea tanto banale ed efficace che ci si chiede come mai non lo avesse ancora fatto nessuno.

Il nuovo Browser di sistema introduce un nuovo sistema di gestione dei tab, identico alla gestione delle applicazioni in multitasking: presenta i vari tab con preview in verticale ed è possibile chiuderli facendo uno slide out verso destra. Bravi. Inoltre offre il sync dei bookmark con il proprio utente di Google, quindi finalmente vi ritroverete i vostri segnalibri di Chrome, alleluja.

People è una nuova app come dicevo: ricorda molto, molto da vicino quel “Io” e “Contatti” di Windows Phone 7 e in pratica racchiude in un unico posto tutti i vostri contatti, con le loro schede e i loro aggiornamenti nei vari social, per ora vedo l’integrazione con Google+, ma immagino arriveranno anche Facebook e Twitter a breve.

People è il primo passo di Synergy su Android.
Si vuole forse andare, giustamente, verso un’integrazione più spinta con i social di Android, quasi completamente assente fino all’ultima versione. Ancora una volta non è un caso che Duarte sia l’invetore di Synergy su WebOS che sarebbe veramente stupendo avere, in forma riveduta e corretta, anche su Android.

E’ una cosa che attualmente, oltre a WebOS, fa abbastanza bene unicamente Windows Phone 7 ed è molto apprezzata soprattutto dagli utenti meno esperti che trovano così un modo semplice ed immediato di organizzare tutti i propri contatti, vengano questi da Facebook, Twitter, Google, Linkedin o dalla SIM del telefono poco importa… ognuno con i loro status update e ultimi aggiornamenti in vista.

 

 

 

Conclusioni

Un passo avanti determinante per Google.
In conclusione Android 4.0 “Ice Cream Sandwich” è sicuramente un passo avanti determinante per Google: non solo si è unificato finalmente il look&feel del sistema operativo, ma lo si è fatto, cosa non da poco, anche su risoluzioni diverse offrendo il supporto contemporaneo a Tablet e Smartphone.

Oltre a questo si è lavorato molto sull’usabilità generale del sistema, introducendo poche modifiche, ma sostanziali.

Inutile fare confronti diretti su sistemi ormai molto simili tra loro: iOS, Android e Windows Phone continuano a copiarsi a vicenda le idee e feature migliori, cercando di correre su quel confine particolare tra la standardizzazione e l’innovazione.

Se fino a ieri continuavo a dire che Android è più indicato ad utenti esperti in quanto meno usabile rispetto a iOS e WP7, oggi questo assunto che va tanto di moda dire è molto meno vero.

Android con ICS ha fatto un passo deciso verso l’usabilità e la mano di Matias Duarte è stata determinante in questo: ancora non basta dal mio punto di vista, ma è chiaro che modificare troppo certi dogmi in un sistema ormai maturo come Android sarebbe stato forse più controproducente che altro.

La verità è che oggi è diventato veramente difficile consigliare a qualcuno quale smartphone comprare.

itomi

Antonio Moro a.k.a. itomi

Fondatore e capo redattore di Lega Nerd. Scrivo editoriali e recensioni su tecnologia, innovazione e pop culture. Mi occupo di UI/UX e direzione creativa, soprattutto su progetti web e gaming. Faccio cose e conosco gente su internet dal 1996. Più info su antoniomoro.com e itomicreative.com
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lunedì 21 novembre 2011 - 18:46
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