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di Michelangelo Coltelli

Amazon

Nelle scorse settimane il Corriere e la RAI hanno iniziato una campagna anti Amazon globale, sostenendo che l’azienda stia eludendo il fisco italiano pagando le proprie tasse in Lussemburgo.

Non bisogna sempre credere alla TV…

Non voglio entrare nei meandri burocratici del fisco italiano, ma essendo anche io un commerciante ho trovato tante falle nei servizi che ho visto o letto a riguardo, e mi è dispiaciuto molto vedere tanto odio verso l’azienda che in parte ci (mi) ha permesso di passare un sereno Natale risparmiando molto sugli acquisti del periodo.

Premessa, non ho studiato economia, non sono un esperto, queste che scrivo sono solo le mie personali opinioni su un argomento che mi sta a cuore.

Amazon è appunto una multinazionale, che in Europa ha aperto sede in Lussemburgo, la legge glielo permette, la posizione è strategica avendo loro sussidiare in tanti stati dell’Unione Europea, e ovviamente pesa il fatto che lì l’IVA è solo al 3% (o 4 se non ricordo male)! Come ben sappiamo in Unione Europea vige la normativa della libera circolazione di merci e persone, come se fossimo un unico grande stato (anche se in realtà ci dividono confini, lingue e stili di vita)!

Da multinazionale Amazon “esporta” in tanti paesi dell’EU, ma paga le tasse una volta sola sul suolo Lussemburghese, come da legislazione EU. Questo potrà risultare “immorale”, ma sicuramente non è illegale viste le normative vigenti. Certo, entrano meno soldi sul suolo italiano, e ne escono di più che vanno appunto alla sede centrale di Amazon… ma questo per certi grandi gruppi italiani è ingiusto, è concorrenza sleale, è illegale che possano operare così. La cosa mi fa molto ridere, quando penso a quanti di questi fabbricanti italiani oggi producano in Cina, paghino le tasse sulla mano d’opera là  e poi vendano in Italia a cifre esorbitanti (ma questa è un’altra storia)!

Per merito di Amazon ci sono case editrici minuscole che di colpo si sono trovate con libri in classifica

Ma la cosa che più mi dà sui nervi è pensare all’indotto che Amazon dà al nostro paese. Indotto di grandi dimensioni, visto che per merito di Amazon ci sono case editrici minuscole che di colpo si sono trovate con libri in classifica dei best sellers. Editori che mai avremmo visto sugli scaffali di Mondadori o Feltrinelli, vuoi perché troppo piccoli o vuoi perché troppo “scomodi” con le policy aziendali, su Amazon li troviamo. E queste case editrici quando vendono le proprie opere ad Amazon le tasse le pagano sul suolo italiano, come anche i corrieri di cui Amazon si serve e che senza il colosso americano avrebbero molto meno lavoro. Non parliamo poi di quelle aziende che grazie ad Amazon hanno una distribuzione internazionale a spesa ridottissima e che grazie appunto a loro hanno passato l’anno in crescita.

A questo aggiungo il servizio fatto all’utente finale, servizio che nessuna azienda italiana con cui io abbia mai avuto a che fare sia riuscito ad eguagliare. Quando l’anno scorso Feltrinelli non mi ha consegnato uno dei pacchi che attendevo per Natale, nemmeno una lettera di scuse ho ricevuto al mio reclamo. Quando quest’anno la stessa cosa mi è successa con Amazon (di cui sono membro Prime) si sono prima scusati (tra il reclamo e le scuse sono passati meno di 20 minuti) e poi offerti di rimborsare il pacco.

Che ci possa essere una questione etica (come è stato sottolineato dal governo inglese che ha interrogato i CEO di Amazon uk, Starbucks e Google) non dico di no, ma che tutto questo sia causato da Amazon e non da normative europee poco chiare e non comunitarie (ad esempio perché non viene varata una normativa che equipari l’IVA in tutti gli stati membri?) lo trovo assurdo, se la legge glielo consente, bravi loro a sfruttarla!

Per cui trovo immorale il servizio fatto da RAI e Corriere, che invece di aiutare l’utente finale (noi) a risparmiare sui nostri acquisti di Natale inducono a spendere di più acquistando da negozi esosi che vendono merce italiana (ma spesso Made in China). Cercare di risanare l’economia di un paese è una cosa buona e giusta, ma nel paese Italia dove viviamo noi non è con le tasse sui prodotti (già altissime) che risanano nulla, ma col risparmio nella spesa pubblica (che nessun politico ha ancora attuato bene)!

Nessuno siam perfetti ciascuno abbiamo i suoi difetti (cit.)

Detto questo chiudo con l’ultimo piccolo sassolino nella scarpa… Fino a due anni fa guardavo Report (RAI 3) in religioso silenzio, credendo a tutto ciò che veniva presentato, come realtà assolute, realtà vergognose a cui bisognava porre rimedio. Poi hanno fatto due servizi sui mondi che conoscevo bene, ovvero l’oro e i diamanti. E le inesattezze sentite mi fecero venire il dubbio su quanto in realtà Report fosse realmente super partes. Successivamente un amico ingegnere nucleare mi disse lo stesso su un servizio sull’energia. Da allora guardo Report con meno interesse, convinto che anche i servizi che mi paiono onesti siano in realtà dettati da logiche non volte a difendere l’utente finale.

Con questo non voglio dire che dicano sempre e solo boiate, anzi, ma tra le tante cose giuste e vere i giornalisti della trasmissione mettono troppa ideologia e commenti soggettivi, che inseriti in quel contesto risultano, a chi guarda, come verità assolute e non opinioni personali!

Spero leggiate questo mio breve articolo con occhio critico e non polemico, mi piacerebbe tanto vedere l’opinione di chi, come me, acquista tanto online e capire come la pensate a riguardo, chissà che non siamo proprio noi verinerd™ a far chiarezza sui queste cose.

Fonti:

 

Edit by Code2: il dibattito si è acceso anche sulla pagina FB di :ln:

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84 Commenti

  1. Foto del profilo di Francesco Francesco 29/12/2012 12:24

    Di Amazon non sapevo tutta questa polemica, sono utente Prime e dall’alto di un paio d’anni di utenza posso dire che le consegne fanno paura, mi è sempre arrivato tutto, precisione e affidabilità a mille.

    • Foto del profilo di SarahThrace SarahThrace 29/12/2012 15:40

      Il mio cofanetto di BSG invece con spedizione 1-2 giorni non è mai partito…risultato: rimborso e acquisto nuovo a prezzo rialzato :(

      • Foto del profilo di networm | A65 networm | A65 30/12/2012 02:22

        queste sono cose che fanno incazzare, avrebbero dovuto proporti un nuovo ordine allo stesso prezzo. A me sta facendo MOLTO incazzare la mondadori che ha il mio kobo glo nuovo e non funzionante da quasi un mese e ancora niente!

      • Foto del profilo di maicolengel maicolengel 30/12/2012 15:18

        @SarahThrace hai provato a lamentartene col servizio clienti e chiedere che venga venduto allo stesso prezzo di prima? Era un ordine diretto ad amazon o tramite rivenditore terzi? E’ strano, perché io ho comperato delle cose tramite .it da un venditore tedesco ma fulfilled da amazon, e quando sul sito il prezzo è cambiato (ad ordine non ancora dispatched) in basso anche il mio ordine si è abbassato, anche se io avevo dato l’autorizzazione per il prezzo più alto. Di solito se succede come a te o è un errore del sistema, o l’ordine non è gestito da amazon direttamente! Scrivi al servizio clienti dalle pagine del tuo account, (e magari diventa membro prime, se comperi più di una volta al mese conviene, e ti permetti anche di comperare la cazzatina, visto che non paghi la spedizione)!

        • Foto del profilo di SarahThrace SarahThrace 4/1/2013 18:51

          La colpa fu di Amazon UK… abbiamo stracciato le balle sulla chat per 2 giorni…risultato: tanti “I’m sorry, I’m so sorry” e un buono sconto per un prossimo acquisto. L’ordine successivo l’abbiamo fatto su Amazon.it ed è arrivato in 2 giorni…ma a quasi un terzo del costo in più…frak!

      • Foto del profilo di entrinseco entrinseco 2/1/2013 11:58

        a marzo comprai Uncharted 3 a 29€. Comprato martedì, mercoledì mi arriva a casa. Giovedi lo scontano a 24€, e io giovedi sera scrivo una bella email di lamentela, proprio due righe come se le scrivessi ad un amico. Il giorno dopo mi hanno restituito la differenza!!! (fatto giusto per principio, perchè rosicai che lo scontano il giorno dopo che mi arriva! no per i 5 € di differenza)

        Se amazon vendesse anche frutta e verdura, io non avrei più motivi per uscire di casa!! per me è la numero uno! non c’è storia!

  2. Foto del profilo di piewao piewao 29/12/2012 12:39

    Il problema non è Amazon, che giustamente tenta di trarre il maggior profitto possibile. Il problema è una unione europea farlocca.
    Gli imprenditori italiani di cui parli, che producono in Cina, se vogliono vendere in Italia devono pagare le tasse italiane. Prendere i soldi di una nazione senza pagarne le tasse non è scorretto nel caso di Amazon ma è dannoso per il nostro paese.
    Ripeto, la mia critica non è nei confronti di Amazon, che come azienda in Italia sta dando lavoro a centinaia di persone tra magazzini, spedizioni e logistica.

    • Foto del profilo di maicolengel maicolengel 29/12/2012 12:47

      Gli imprenditori che producono in Cina pagano le tasse sul venduto in Italia (con l’IVA al 21%) ma le tasse sul lavoro in Cina con spese quasi nulle…E al tempo stesso pagano le tasse in Italia anche quando vendono tramite Amazon (vedi Mondadori, Chicco, Feltrinelli e i mille altri che usano anche Amazon come canale di vendita)!
      In Italia Amazon da lavoro a più di mille dipendenti in forma diretta, ma vanno aggiunti (come scritto nell’articolo) le migliaia di altri che pur non lavorando direttamente per loro ne ricevono beneficio: corrieri, servizi di logistica, e piccoli produttori!

      • Foto del profilo di piewao piewao 29/12/2012 13:26

        È esattamente quello che ho scritto io, il problema è che se vendo qualcosa ad un cittadino italiano residente in Italia dovrei pagare le tasse allo stato italiano. Se esiste un modo per evitare di pagare le tasse c’è un problema che non è ne morale ne filosofico ma reale e pragmatico. La libertà va regolata altrimenti da luogo ad ingiustizie.

        • Foto del profilo di maicolengel maicolengel 29/12/2012 14:00

          Se vendi qualcosa a un cittadino italiano e hai sede in uno qualsiasi dei paesi dell’Unione la legge dice che le tasse le paghi dove hai sede, lo stesso vale se tu imprenditore italiano vendi merce a un cittadino francese, le tasse le paghi solo in Italia.Non vedo perché dovrebbe esser diverso per Amazon…Se invece hai sede al di fuori dell’Unione Europea le tasse sul valore aggiunto le lasci pagare a me cittadino che acquisto…(vedi dazi doganali, ed esenzione dall’IVA estera). E’ la legge, non ci sono se o ma…e finché la legge è così Amazon (ma anche Starbucks, Google e tutte e aziende operanti sul territorio europeo) non fanno nulla d’illecito!

          • Foto del profilo di piewao piewao 29/12/2012 14:50

            Vabbè non ci capiamo, non ho mai detto che Amazon faccia qualcosa di illecito. Ho detto che un sistema che permette questa ingiustizia è sbagliato (aka UE che permette queste disparità in un mercato comunitario). È scritto nelle prime due righe del mio primo commento.
            Sussidi e benefici vari da parte di un singolo stato sono in contrasto con l’idea di comunità europea. Con una corsa alla defiscalizzazione per favorire il proprio orticello non andiamo da nessuna parte. Non è l’Italia che deve obbligare Amazon a pagare le tasse, è l’Unione Europea che non deve permettere situazioni come quelle del Lussemburgo.

            • Foto del profilo di Nemone Nemone 29/12/2012 14:53

              Pienamente d’accordo con te!

            • Foto del profilo di ReD ReD 29/12/2012 17:37

              Io chiamo ingiustizia il fatto che dobbiamo pagare il 21% di IVA.

              • Foto del profilo di prototipodinome1 prototipodinome1 30/12/2012 11:33

                Stessa cosa che ho pensato io.
                Non capisco quelli che si lamentano del fatto che Amazon abbia sede in Lussemburgo per pagare l’Iva al 3%. Dovrebbero lamentarsi del fatto che l’IVA da noi sia al 21%.

  3. Foto del profilo di lugg lugg 29/12/2012 12:40

    Non ho visto Report, ma tecnicamente al massimo si puo’ parlare di elusione per Amazon – che poi e’ solo dell’IVA su quello che prendono in Lussemburgo, visto che poi in Italia consegnano (e appunto, i corrieri devono entrarci e UPS le tasse le paga…) e il sito italiano segue le politiche imposte (roba da ridere, lo so) dal governo B., quindi max il 15% di sconto sui libri “per proteggere i piccoli editori dalla grande distribuzione”. Quindi e’ ridicolo: loro piu’ di tanto non possono tagliare, ma dovrebbero venire qui a pagare piu’ tasse? E perche’?

    La questione etica e’ stata sollevata in UK, e in Italia si sono accodati per motivi economici, anche se hanno poco da cioncionare…

    • Foto del profilo di maicolengel maicolengel 29/12/2012 12:49

      La questione etica è stata sollevata anche in Francia, ma il servizio trasmesso da Report dove cita i casi di Francia e UK evita attentamente di parlare di immoralità ed eitica (cosa che invece fanno nei servizi britannici e francesi) ma parla solo di illegalità!

  4. Foto del profilo di Meldoran Meldoran 29/12/2012 12:40

    sono le stesse polemiche che fanno nei confronti di quelli che fanno targare la propria auto in Germania con targa tedesca tramite compagnie di leasing.
    è illecito? no
    è immorale? si, è immorale che in Italia bolli auto e assicurazioni costringano la gente a cercare risparmio all’estero.
    amazon ha fatto lo stesso e non è l’unica.

    • Foto del profilo di Unregistred330cd Unregistred330cd 29/12/2012 12:49

      +1
      Ho fatto la stessa cosa, però in slovenia.
      Non è proprio la stessa cosa che fa amazon ma vabbè :D

      • Foto del profilo di Meldoran Meldoran 29/12/2012 13:00

        amazon ha cercato risparmio all’estero perché qui avrebbe pagato troppo di tasse ed all’estero svolge la sua attività benissimo con una tassazione più equa.
        tanta gente cerca risparmio immatricolando la propria auto all’estero perché qui avrebbe pagato troppo di tasse ed assicurazioni. le auto si usano allo stesso modo all’estero come in Italia perché qui si deve pagare di più?

        piuttosto che niente è meglio piuttosto. lo stato italiano chiede 100, all’estero si chiede 75. risultato lo stato italiano incassa 0 qualche stato estero incassa 75. quando anche lo stato italiano si acconterà di chiedere 75 i soldi staranno qui.
        non voglio leggere la solita storia “se tutti pagassero non ci sarebbero tasse così alte” sono 50 anni che si dice questa cazzata.

    • Foto del profilo di maicolengel maicolengel 29/12/2012 12:50

      :res:

  5. Foto del profilo di aleessio aleessio 29/12/2012 13:00

    Nessuno mette in dubbio la bontà dei servizi offerti da amazon, purtroppo sul discorso delle tasse la questione è un po più complessa. È vero che puoi mettere la sede legale in Lussemburgo e pagare le tasse lì, ma è anche vero che se apri una divisione italiana che tu dichiari che si occupi solo di servizi, e poi non è proprio cosi, bhe un problema c’è. Quello che dici tu sarebbe giusto se amazon gestisse tutto dal Lussemburgo, comprese le spedizioni, il magazzino, ecc.. E poi se non mi sbaglio i primi a deninciare questi problemi non siamo stati noi ma gli inglesi, che non mi pare siano dei bolscevichi antiliberisti…

    • Foto del profilo di lugg lugg 29/12/2012 13:09

      Se la societa’ fa servizi, non puo’ avere magazzino? UPS fa consegne, quindi servizi, ma ha bisogno di un magazzino, autisti e camion.
      Sarebbe stato diverso se avesse aperto un magazzino e non ci avesse pagato le tasse sopra. Per questo parlavo al massimo di elusione.
      Invece di perder tempo – e soldi pubblici – cercando di far pagare ad Amazon delle tasse che *forse* dovrebbe pagare qui, sarebbe il caso di chiedersi’ *perche’* Amazon ha aperto la sede centrale in Lussemburgo e non una sede qui.
      Ma del resto a questa domanda ha risposto pure Superquark poco tempo fa :D

      • Foto del profilo di aleessio aleessio 29/12/2012 14:22

        IMHO questo modo di pensare è sbagliato, se è vero che si tratta solo di elusione va bene, continuino pure, fa parte del gioco, ma è giusto che la magistratura indaghi e se ci sono i presupposti che paghino. La dobbiamo finire con questa mentalità del piu furbo in Italia. Pensare poi di attrarre multinazionali come Amazon in Italia è ridicolo, non puoi trasformare un paese di 60 milioni di persone in un paradiso fiscale (o quasi, come è il Lussemburgo). Poi per carità anche lo stato ha le sue responsabilità nei confronti di Amazon, non capisco perchè si debba pagare l’IVA al 21% sugli ebook come se fossero cultura di serie b.

        • Foto del profilo di lugg lugg 30/12/2012 15:43

          Per favore, non diciamo fesserie.

          La legislazione italiana, complessa e piena di buchi, e’ fatta apposta per i furbi.

          Amazon NON ha fatto la furba: ha semplicemente deciso che la sua sede principale si apriva nel Paese UE piu’ conveniente dal punto di vista delle tasse.
          Poi apre branch negli altri Paesi per fornire servizi.
          E’ una attivita’ LEGALE, e NON sta evadendo le tasse. Punto.
          (l’elusione e’ legale: trovi un buco nella legislatura e paghi meno, ma lo fai secondo le regole)
          Purtroppo pero’ siccome i geni che fanno queste cose cosi’ complicate pensano piu’ a scrivere rimandi ai commi X invece di pensare alle conseguenze delle loro azioni (tipo di dover avere a che fare con distribuzioni in tutta europa), solo DOPO, quando si sono accorti di essere a corto di liquidi, gli e’ venuto il dubbio che Amazon non stia pagando abbastanza tasse.
          Al massimo puo’ venire fuori una discussione etica: Amazon sta o no facendo elusione?

          Invece di masturbarsi con queste faccende di lana caprina farebbero molto prima (e meglio, e risparmiando un sacco di soldi pubblici) a migliorare la legislazione riguardo tasse, contributi ecc. – e magari anche a migliorare i servizi. Sai che ridere se metti la sede centrale in Italia, dove magari un giorno per sciopero non ti arrivano i treni?

  6. avatar jenosky 29/12/2012 13:03

    Io ho visto qui a Napoli chiudere 5 o 6 librerie (tra cui la famosa e storica libreria del Vomero) a causa della crisi e di aziende come feltrinelli e/o amazon…
    Che dire, quando puoi vederti il libro arrivare a casa col 15% di sconto senza pagare spedizioni beh…perchè scendere di casa?
    Concorrenza sleale? Si.
    Colpa delle leggi? Anche.

    • Foto del profilo di lugg lugg 29/12/2012 13:11

      A causa della crisi, forse.
      A causa di Amazon o Feltrinelli, no.
      Se apri un negozio di salumiere, e domani uno apre un negozio dove vende piu’ marche a prezzi piu’ bassi, non e’ il tuo concorrente il problema, sei tu.

      • Foto del profilo di piewao piewao 29/12/2012 13:38

        Perdonami ma la situazione non è di una leale concorrenza ma di due salumieri che vendono gli stessi prodotti ma un ha l’iva al 21% e l’altro al 4%.

        La concorrenza si dovrebbe misurare su altri valori (che Amazon non trascura, sia chiaro)

        • Foto del profilo di prototipodinome1 prototipodinome1 30/12/2012 11:37

          Non prendertela con chi vende con iva al 4%, prenditela con il paese che ha messo l’iva al 21%: è per quello che falliscono i negozi.

        • Foto del profilo di lugg lugg 30/12/2012 15:50

          L’iva al 21% e 4% sulla merce ce l’ha anche Amazon. Non solo, per “difendere le piccole librerie” deve praticare al max. uno sconto del 15%.
          Quello che risparmia sono le tasse per la sede centrale – e le risparmia perche’ comunque ha N sedi in tutto il mondo.
          Ovvio che con discorsi del genere il pizzicagnolo sotto casa fallira’ sempre e comunque, a meno che non venda prodotti che la catena di supermarket non tratta, o faccia consegne a domicilio nel vicinato.
          Che vogliamo fare, teniamo aperti i pizzicagnoli per forza anche se non ci va nessuno?

    • Foto del profilo di maicolengel maicolengel 29/12/2012 13:36

      @jenosky le librerie chiudono in tutto il mondo, ma non per colpa di aziende come Amazon, ma per colpa in parte della crisi e in parte del non aver saputo rinnovarsi, un libraio oggi DEVE per forza di cose fare i conti con le nuove tecnologie, come a suo tempo fecero altre categorie commerciali, in futuro vedremo sempre più piccoli supermercati chiudere, come tante altre merceologie. Se vendo un prodotto di grande distribuzione (come è il libro) devo stare al passo col mercato, se non ne sono capace o diversifico la vendita, magari diventando un negozio di nicchia che vende solo edizioni introvabili o chiudo…c’è poco da fare. Io ho un negozio di gioielleria e argenteria, la mia merce non per causa mia ma per colpa della borsa mondiale è diventata carissima e la concorrenza delle “grandi firme” ha ucciso molti miei colleghi, io mi sono diversificato, tornando a fare l’antico mestiere dei miei avi, diventando un negozio di nicchia senza marchi e cotillons…e per ora sono in crescita, controcorrente rispetto all’andamento del mercato!

    • Foto del profilo di BigJammy BigJammy 29/12/2012 15:29

      Le librerie stanno semplicemente facendo la fine di Blockbuster: non si riescono ad adattare ad un’economia e stile di vita in netto cambiamento.

      Se già le librerie di quartiere iniziassero a organizzarsi con consegna a domicilio e pagamento in contanti al ritiro, allora non avrei problemi a pagare quei pochi euro in più dovuti alla differenza d’IVA. Vuoi invece fossilizzarti su un modo di fare vecchio e obsoleto? Allora spera di stare vicino ad un’università e vendere libri di studio, altrimenti vai sotto.

  7. Foto del profilo di ognogud ognogud 29/12/2012 13:03

    È vergognoso come le televisioni vengano strumentalizzate per cercare il pelo nell’uovo in un servizio che, come pochi, viene incontro al consumatore con prezzi ridotti e un servizio ineccepibile (confermo, io stesso per un acquisto errato contattai per email il servizio clienti e dopo nemmeno 10 minuti fui contattato telefonicamente e tutto venne risolto), pur mantenendo (mi pare ovvio) gli interessi personali. Perché Rai e compagnia bella non si concentrano su altri problemi che nemmeno vengono citati, e che, come altri suppongo, mi ritrovo a scoprire sull’Ansa e altri servizi “meno strumentalizzati”? Perché accanirsi su una compagnia che va a scontrarsi con il “magna-magna” del Belpaese? Mi puzza tanto di Orwell…

    • Foto del profilo di ognogud ognogud 29/12/2012 13:04

      scusate per l’abuso del termine “servizi” , non rileggo mai ciò che scrivo :rofl:

  8. Foto del profilo di Code2 Code2 29/12/2012 13:05

    Come fare a mantenere lo status quo e cercare di annientare il peggior concorrente che ti capita?
    Cerchi di screditarlo in ogni modo.
    Antica tecnica nata sulla carta stampata e riversata ovviamente in TV.
    In sostanza ‘sta storia suona come una gigantesca rosikata tutta made in italy semplicemente perchè non si è in grado di rinnovare il mercato o perchè fa comodo che il mercato resti così com’è.
    Inoltre facendo leva sulla pochezza dell’italiano medio, fomentato dal populistico motto “loro non pagano le tasse e tu si, incazzati!”
    Una mossa degna della stampa in regime dittatoriale.
    Io personalmente, per il lavoro che faccio, ad esempio odio profondamente i Centri Commerciali, i Mall all’americana.
    Luoghi sterili e senza anima pieni di gente che rispecchia questi valori. Mi sento inadeguato in quei luoghi.
    Ovviamente amo i piccoli negozi nei centri storici, con magazzini che contengono meraviglie perdute.
    Purtroppo son sempre più rari perchè la grande distribuzione e le catene riescono a fornire i clienti più rapidamente e spesso a prezzi più bassi.
    Poi però arriva Amazon e l’evoluzione prende una nuova piega.
    Compri a prezzi più bassi della grande distribuzione, tutto arriva in perfetto orario, se ci sono problemi c’è un valido call center e così via.
    Siccome il libero mercato si basa sulla semplice legge della natura dove pesce grande mangia pesce piccolo, in questo caso il pesce grandissimo si sta mangiando il pesce grande e piccolo messi assieme.
    E’ quindi giusto? Mah, il mercato non ha sentimenti. I numeri non hanno un’etica.
    Forse l’EU dovrebbe fissare dei tetti massimi di vendita? No, la libera circolazione delle merci è appunto LIBERA!
    Il vero dubbio è su chi ha coordinato questo attacco di RAI e Corriere ad Amazon?
    Chi è il Rosikone di turno?
    I milioni di utenti felici di Amazon sarebbero lieti di fargli una bella risata in faccia.

    • Foto del profilo di ognogud ognogud 29/12/2012 13:10

      Meno male, non sono l’unico che la pensa così: quoto appieno +1

    • Foto del profilo di maicolengel maicolengel 29/12/2012 13:22

      @code2 anche io mi trovo in accordo al 100%! Sono uno di quei vecchi negozianti dei centri storici e mai mi sognerei di imputare ad aziende come Amazon la mia crisi! La colpa se sono in crisi è mia e solo mia (e forse di tasse troppo alte e mal pagate dal resto dei contribuenti italiani)!

    • Foto del profilo di giovaneoceano giovaneoceano 30/12/2012 11:29

      Il vero dubbio è su chi ha coordinato questo attacco di RAI e Corriere ad Amazon?
      Chi è il Rosikone di turno?

      mmm… un nome a caso? RCS

  9. Foto del profilo di cesc4 cesc4 29/12/2012 13:38

    Sotto un certo punto di vista è una “politica” logica quella di Amazon. In Inghilterra infatti Amazon paga le tasse (al fisco inglese) solo sulle spedizioni, mentre le vendite, dal rispettivo sito amazon.co.uk, fanno capo alla succursale del Lussemburgo. E così dovrebbe essere anche per l’Italia e gli altri paesi europei.

    Come si è già detto si tratta di elusione, ma vista la situazione in cui riversa quasi tutta l’Europa, meglio poco che nulla.

  10. Foto del profilo di Nemone Nemone 29/12/2012 14:06

    Ok, ho fatto molti acquisti su Amazon, è una macchina perfetta, ineccepibile! Ma fatemi capire una cosa, se voglio fare concorrenza ad una di queste grandi aziende, io che sono italiano con le tasse che ci sono devo per forza aprire all’estero, e se non ho i mezzi per farlo che faccio devo soccombere o rinunciare all’idea di aprire una ditta? Capisco che Amazon sta dando molto lavoro, ma non è niente con quello che ci guadagna.
    Forse sono controcorrente con tutti voi, ma per me (italiano) questa cosa è ingiusta.

    • Foto del profilo di maicolengel maicolengel 29/12/2012 14:31

      Partiamo dal presupposto che oggi è molto più facile far “Concorrenza” ai grandi di quanto non fosse vent’anni fa, tra il tam tam d’internet i social blog e così via se hai un prodotto buono a prezzi concorrenziali sei in grado di farlo sapere al grande pubblico con costi irrisori. Se quel prodotto tuo lo vuoi vendere ed è frutto del tuo ingenio poco conta dove hai sede, sei l’unico a produrlo. Se invece vuoi aprire una catena come quella di Amazon (Google, Apple, Esselunga, ma anche IBS, Feltrinelli, 500, ecc ecc) devi essere in grado di far come le multinazionali e la cosa vale oggi come valeva 20 anni fa, il piccolo che vuol entrare nello stesso mercato dei grandi deve per forza adattarsi ai grandi e non il contrario. Però il pro dell’essere più facile e meno costoso farsi conoscere è un pro valido. La cosa non è ingiusta in quanto tu italiano, la cosa di per sé è ingiusta per tutti i piccoli che essi siano italiani francesi o tedeschi…

      Capire che non è Amazon ad esser illegale, ma il sistema europeo ad esser poco giusto è la chiave di tutto…

      • Foto del profilo di Nemone Nemone 29/12/2012 14:50

        Si, questo è il punto…. “il sistema europeo ad esser poco giusto è la chiave di tutto…” , concordo pienamente con te su questa frase.
        Amazon è solo uno dei tanti che se ne approfitta, perché ha i mezzi per farlo, l’apertura dei mercati nella comunità europea in questo è stato più un danno che un bene (parlo dal punto di vista dei commercianti, non del consumatore), vedi quello che è successo a Prato con il tessile.
        Ma se hai capito che il sistema è sbagliato, dovresti essere a favore se ora lo stesso sistema cerca di correggere il tiro facendo pagare di più ad Amazon e altri …
        E’ di pochi giorni fa questa notizia http://www.ilgiornale.it/news/tecnologia/google-lad-orgogliosi-non-pagare-tasse-864940.html , se lo possono permettere, bravi bravi … uno schiaffo morale a chi non può.

        • Foto del profilo di maicolengel maicolengel 29/12/2012 15:10

          L’articolo che citi viene direttamente dal fatto di Report che a sua volta partiva dalle interrogazioni in UK. C’è un piccolo difetto di traduzione, lo Stato inglese non ha accusato Google, Starbucks e Amazon (l’interrogazione è stata fatta con tutti e tre i responsabili delle multinazionali in contemporanea e in diretta tv) di evadere illegalmente il fisco inglese…li ha accusati di essere immorali, visto che in un momento di crisi esportano i propri guadagni all’estero senza pagare tasse sul suolo britannico. Le risposte date dai presenti sono state pacate, sensate e a volte ironiche, più volte hanno ripetuto di non star facendo nulla di illegale, la normativa lo consente, in caso cambiate la normativa. La crisi del commercio è mondiale, non italiana, ed è sentita di più in settori che non han saputo “prevedere” il futuro e che si son sentiti per anni leader indiscussi in certi rami. La Cina e la mano d’opera a basso costo han fatto il resto.

          Se il “sistema” Europa domani lanciasse nuove normative fiscali globali, sarei contento, equiparare l’IVA in tutti gli Stati membri sarebbe cosa buona e giusta, ma questo per l’Italia vorrebbe dire un minor guadagno e non maggiore, ricordiamo che da noi si paga quasi sempre sopra il 18% sulla maggioranza dei beni, senza alcuna detrazione possibile dai privati…mentre all’estero esiste un’IVA molto più diversificata e bassa e in certi casi vigono detrazioni possibili anche per i privati cittadini! Ma la Gabanelli come anche il governo inglese la stanno mettendo sul piano personale, tra stato singolo ed azienda, e questo, con le normative vigenti, è sbagliato!

          A questo ti aggiungo che qualsiasi imprenditore italiano che voglia oggi può aprire un’azienda con sede in Lussemburgo, o in qualsivoglia Stato Membro, non ci sono costi esagerati nel farlo, e tanti già l’han fatto!

  11. Foto del profilo di flipfloplifestyle flipfloplifestyle 29/12/2012 14:39

    ben detto, che iniziassero a preoccuparsi non di quelli che pagano meno tasse (legalmente) ma di quelli che non ne pagano proprio…

  12. Foto del profilo di gutul gutul 29/12/2012 15:41

    La concorrenza fiscale evita di venir schiacciati dal proprio governo. Altro discorso è invece quello dei diritti sul lavoro.

    Ad ogni modo http://www.chicago-blog.it/2012/12/14/google-la-concorrenza-fiscale-e-lorgoglio-di-essere-capitalisti/

  13. Foto del profilo di Giangi Giangi 29/12/2012 17:09

    Credo che tu non abbia colto il significato del servizio (racchiuso nelle ultime parole della gabanelli): è giusto che amazon paghi le tasse in lussemburgo quando tutto il reddito creato è qui in Italia?
    Report è un programma che fa indagini e cerca di informare il pubblico, in questo caso non vengono formulate accuse, vengono solo poste delle domande più che lecite (a cui dovranno trovare una risposta le autorità competenti).
    Il servizio è un’analisi della situazione Italiana ed europea di Amazon che sembra sfruttare alcuni “trucchi” per pagare meno tasse e iva, e per questo motivo sono in corso accertamenti in Inghilterra e Francia.
    Questi “trucchi” sono legali o no?
    I discorsi sulla qualità del servizio, risparmio, etica (lol) con leggi e tasse non centrano proprio un razzo, qui il problema è un altro: la legittimità di quello che fanno.
    Il tutto puzza in quanto non pubblicano nessun dato sul fatturato o bilancio, normalmente pubblici (e l’inchiesta è partita da lì) usando delle scuse terribilmente banali. L’analisi realizzata dai due studi milanesi citati alla fine rivela che forse la legge non è dalla parte di amazon e che farebbero bene a pagare le tasse e usare l’iva del paese dove vengono effettuate vendite/distribuzione. Tutto ciò lo chiami odio della rai verso amazon? Mah, a me sembra informazione. Per chiarire un po’ le idee servirebbe il parere di un avvocato/economista che si intenda veramente di queste cose…cosa che io no sono :V

    • Foto del profilo di RemtonJDulyak RemtonJDulyak 29/12/2012 17:40

      Scusami, ma FIAT produce la maggior parte delle auto in Cina, India, e Polonia, a costo bassissimo, e fattura in Italia SOLO le auto prodotte in Italia E vendute in Italia.
      Se vende in Italia un’auto prodotta in Cina, le tasse le paga in Cina, utilizzando la concessionaria italiana come “tramite” dell’operazione di vendita.
      Al cliente non cambia nulla, non ne è neanche cosciente, ma all’azienda è tutto guadagno.
      Questo è, tra l’altro, uno dei tanti motivi “sconosciuti” per i quali cercano di far di tutto per chiudere gli stabilimenti italiani.
      Il punto è, FIAT sì, Amazon no, perché?
      Ammanicamenti polituici al primo posto, ovviamente.

      P.S.: side note, mio fratello lavora per la Difesa Americana in Italia, con stipendio italiano, ma il governo USA non paga tasse in Italia sulle operazioni che svolge, e neanche sui salari agli Italiani.

      • Foto del profilo di Giangi Giangi 29/12/2012 18:09

        Forse mi sto perdendo nei ragionamenti, ma quello che fai tu non è un esempio diverso? Amazon vende prodotti italiani (come detto dal responsabile italiano nel servizio) in Italia e li fattura in Lussemburgo dove paga anche le tasse, è questo che mi risulta strano.
        Comunque da una discussione con @maicolengel ho scoperto che tutto ciò è legale quindi amen :D

        • Foto del profilo di RemtonJDulyak RemtonJDulyak 29/12/2012 19:09

          No, l’esempio che facevo io era di una azienda ITALIANA (FIAT) che produce all’estero e vende in Italia, ma scansa le tasse.
          Amazon compra come multinazionale di base in Lussemburgo, anche da produttori Italiani, e rivende, non solo in Italia, quindi ciò che fa è permesso,
          Sulle aziende italiane che invece sfruttano società “fasulle” che producono per loro, invece, bisognerebbe puntare il dito.
          Ma il dito in Italia non si può puntare su aziende ammanicate con il governo.

          Ho avuto questa discussione su FB con persone che hanno negozi di fumetti, in quanto Amazon ha venduto un titolo un mese prima che arrivasse a loro, che in teoria hanno l’esclusiva dal distributore, ma loro hanno l’esclusiva rispetto alle librerie solamente, non a livello globale.
          In più, loro trattano con il distributore, che opera a livello nazionale, mentre Amazon tratta con l’editore, su base internazionale. Quindi Amazon compra sì da un produttore italiano, ma poi rivende globalmente, quindi paga le tasse sul suo suolo “madre”.

  14. avatar ca.dantuono 29/12/2012 18:50

    dunque, io rispetto la tua opinione ed anzi la trovo estremamente interessante. Hai ragione su tutta la linea per quanto riguarda la questione economica “amazon”.
    Quello che non capisco è la parte su report: sinceramente mi sembra che tu l’abbia scritta tanto per riempire un po’ di spazio! cioè, che motivo c’è di accanirsi contro report che ha semplicemnte riportato i fatti così come erano e sono???

    • Foto del profilo di maicolengel maicolengel 29/12/2012 20:21

      Report ha riportato le cose come sono se sei intelligente e guardi la trasmissione in maniera acculturata (o ti acculturi dopo) ma la maggior parte di chi guarda trasmissioni come questa non è così…e legge quel che si vuole che legga, cioè che amazon evade, non hanno intervistato nessun commercialista esperto di diritto europeo in materia fiscale, ma due studi milanesi che dicono che (forse) la legge non è dalla parte di amazon, quando invece già l’ighilterra ha tristemente potuto notare di come lo sia (ma questo nessuno nel servizio l’ha detto)..Non ha evidenziato che il problema non è di Amazon ma dell’Unione Europea perché avrebbe dovuto addentrarsi sul fatto che la nostra IVA sia molto superiore a quella degli altri stati membri…e così via. Come scrivo sopra un tempo seguivo la trasmissione con molta innocenza convinto che un servizio pubblico facesse un’opera di servizio super partes, quando invece han trattato argomenti in cui ero io l’esperto mi sono accorto che questo non fanno, anzi…per cui un poco di astio nei confronti della trasmissione ce l’ho…

  15. Foto del profilo di alexey86 alexey86 29/12/2012 19:07

    Il problema di far pagare le tasse alle multinazionali è un problema grosso perchè ‘sti bastardi spostano i vari settori aziendali in giro per il mondo in modo da sfruttare le fiscalità dei singoli stati. E fin qui va bene ma il problema è che lo stato singolo verso le multinazionali è in un passivo mostruoso perchè loro pagano una sega di tasse ma lo stato dà i servizi full optional. Prima o poi le inculeranno tutte andate tranquilli anche perchè se no ma nderanno nel culo tutti

  16. Foto del profilo di eu1989 eu1989 29/12/2012 19:33

    Io sono disabile e mi stanco per andare in giro per fare le mie spese eccetra se esco esco solo per motivi precisi (lavoro amici e raramente figa) percio ho cercato uno shop online che mi offrisse un servizio rapido e efficente, e l’ho trovato in amazon, anche io sono cliente prime da un anno e mezzo abbondante e sono rimasto scioccato dalla perfezione del servizio.
    Ad esempio, due mesi fa ho comprato la trilogia di men in black con il vermone in regalo come statuetta, il pacco arriva preciso il giorno della consegna.
    Cosa succede, quando vado ad aprire la scatola la statuetta era spaccata a metà si era scollata alla base io me ne sbatto e la incollo con l’atac perche non mi andava di fare reclamo e tutte le menate li.
    Passano due mesi e ordino un blu ray che si perde e va finire in lussemburgo mentre mi cercano il blu ray mi viene in mente della statuetta se era possibile ancora cambiarla visto che erano passati due mesi e la tipa del call center mi fa si guardi quello è un oggetto danneggiato e lo puo cambiare tranquillamente e mi hanno fatto la pratica assieme al blu ray cosi io ho aspettato due giorni e mi sono arrivati entrambi e loro mi hanno mandato a casa il corriere per ritirare il pacco danneggiato…
    Ora è vero che non pagano tasse….ma non so quante aziende italiane si sarebbero prese la briga di fare tutto questo sbatti con professionalità e rispetto soprattutto…
    Se provi a chiamare a uno dei tanti call center di aziende italiane non solo non sono preparati ma ti pigliano per il culo.
    Quindi ben vengano aziende come Amazon in Italia, le aziende italiane devono imparare prima cosa a comunicare con il cliente senno la gente non ti viene a comprare….

  17. Foto del profilo di William J. William J. 29/12/2012 20:45

    perché non viene varata una normativa che equipari l’IVA in tutti gli stati membri?

    Hai il mio voto.

    • Foto del profilo di Darth Darth 29/12/2012 21:17

      Perchè in Europa ogni stato pensa ai cacchi suoi! :o

  18. Foto del profilo di RemtonJDulyak RemtonJDulyak 29/12/2012 21:25

    ad esempio perché non viene varata una normativa che equipari l’IVA in tutti gli stati membri?

    Semplice, perché l’IVA (o VAT) è solo una delle tante tasse che i governi utilizzano per rinforzare le loro casse, e pareggiare l’IVA in Europa comporterebbe problemi ulteriori di bilancio agli stati membri che, come ben sappiamo, sono in molti casi già nella merda.

    In più, riguardo l’IVA in Lussemburgo, i beni di prima necessità sono ivati al 3%, ed il governo lussemburghese considera i libri come tali (se fossi religioso direi benedetti siano i promotori della cultura!):

    RATES OF TAX
    The standard Luxembourg VAT rate is 15%. This is the lowest permissible VAT rate for an EU country. The standard rate of Luxembourg VAT is applicable to all supplies unless a reduced rate, zero rate or VAT exemption applies. Since the law dated 20 March 2006 (applicable 1 January 2007), the following services are specifically subject to a 15% VAT rate:
    A rate of 3% applies to certain items including food.
    A 6% rate applies to gas and electricity as well as plants and flowers. From 1 January 2009, heating and wood used for heating are also subject to this reduced VAT rate.
    A 12% rate applies to the supply of certain items including solid mineral fuel and mineral oil and custody and management of securities to name but a few.
    Tobacco is taxed under a specific regime. The prices are fixed by the Luxembourg Government, and VAT is collected at source by the tobacco manufacturer. As such, no Luxembourg VAT is collected by tobacco shops on the sale of tobacco.

    (fonte: http://www.htgroup.lu/Luxembourg%20VAT.html)

    The Luxembourg VAT Authorities have issued a circular (Circular 756 of 12 December 2011) stating that for books, no distinction between physical and electronic support should be made, therefore the super-reduced 3% VAT rate already applicable to books should also apply to e-books.

    The Luxembourg Authorities based their decision on the ‘White Paper’ Communication from the EU Commission stating as one of the guiding principles for a review of the current VAT rate structure that “similar goods and services should be subject to the same VAT rate and progress in technology should be taken into account in this respect, so that the challenge of convergence between the on-line and the physical environment is addressed.”

    The Circular will enter in force on 1 January 2012.

    http://ebiz.pwc.com/2011/12/luxembourg-3-vat-rate-on-e-books-effective-1-january-2012/

    Se poi, invece, prendiamo l’Italia, da noi i libri sono beni di lusso, e non sono classificati come primari (come possiamo ben capire dal limitato livello culturale che vige in Italia a tutti i livelli).

    • Foto del profilo di William J. William J. 29/12/2012 21:46

      Il punto è che mi pare che l’Unione Europea (Euro) stia puntando a creare nel tempo una struttura simile a quella americana, quindi un’equiparazione delle tasse in comune (come l’IVA) IMHO prima o poi dovrà arrivare.
      Ovvio poi che ogni stato porti acqua nel proprio mulino, cercando di rimandare sempre più in la la questione così da far cassa il più a lungo possibile.

      Poi certo, non essendo io un’economista potrei aver detto una cazzata colossale, ma è l’impressione che ho.

      • Foto del profilo di RemtonJDulyak RemtonJDulyak 29/12/2012 22:57

        Un equiparazione delle tasse potrebbe essere fatta solo nel momento in cui le economie delle diverse nazioni fossero allo stesso livello, ed il potere d’acquisto della valuta sia lo stesso ovunque.

        Questo è praticamente impossibile, soprattutto quando il potere d’acquisto non è lo stesso all’interno della singola nazione.
        La vita a Napoli è circa l’8% più economica che a Roma, Roma e Milano sono praticamente uguali, ma Bari costa il 3% in più di Roma, e Foggia addirittura il 21% in più, ed in tutto questo gli stipendi sono equiparati (parlo per esperienza diretta, avendo lavorato nello stesso ruolo in diverse città sul territorio italiano).
        Se poi porti il confronto a livello internazionale, scopri che Berlino è il 9% più economica di Roma, Parigi il 31% più costosa, e Bratislava il 30% più economica.

        Queste statistiche si basano sui prezzi DIRETTI del beni e dei servizi, senza tenere in considerazione la retribuzione. Se vogliamo comparare i salari, io a Praga guadagno quanto guadagnavo con lo stesso contratto in Italia (cambio diretto Corona Ceca => Euro), però Praga costa il 38% in meno di Bari, e ti garantisco che questa differenza non è frutto di statistiche, ma la vivo quotidianamente.

        • Foto del profilo di maicolengel maicolengel 30/12/2012 03:01

          Remton, mica parliamo di tutte le tasse, ma solo dell’IVA, imposta balzello che viene pagata più e più volte su di uno stesso bene, certo poi l’azienda la scaricherà, ma il privato no, e la paga tutta lui l’IVA alla fine! L’IVA andrebbe rivista sul territorio europeo, equiparando per lo meno tutti i beni di prima necessità, i pannolini in UK sono con l’IVA allo ZERO percento ad esempio, perché visti come necessità su cui non si debba tassare ulteriormente, un figlio è una spesa già solo per il fatto di esser al mondo, stesso discorso per i preservativi…e così via! Poi mettiamo pure un IVA maggiorata sulle cose superflue, ma permettiamo al privato di scaricarla (in percentuali diverse rispetto al reddito) rendendo così minore la voglia di evaderla fatturando in nero!

          • Foto del profilo di RemtonJDulyak RemtonJDulyak 30/12/2012 09:28

            @maicolengel, è proprio questo l’approccio del Lussemburgo, ed il motivo per cui Amazon ha deciso di stabilirsi lì.
            In Italia, come ho scritto nel mio primo commento, persino i libri, elemento fondamentale per la crescita culturale individuale e della nazione, sono da considerarsi beni di lusso.
            L’IVA è il controllo dello stato sul commercio, ed il commercio è l’elemento che non andrà mai a sparire, perché comunque i cittadini avranno SEMPRE bisogno di comprare.

    • Foto del profilo di lugg lugg 30/12/2012 16:00

      Anche in Italia l’IVA sui libri e’ bassa (dallo 0 al 4%, a parte alcune categorie merceologiche).
      Sono gli ebook ad avere l’IVA al 21%

      Ironia della sorte, lo spiega proprio Amazon :D

      http://www.amazon.it/gp/help/customer/display.html?nodeId=200556990

  19. avatar rico 30/12/2012 07:26

    Ho acquistato per conto di mia moglie prodotti da un sito francese (aromazone), consegnati in tre settimane, poi da un sito tedesco (dragonspice), consegnati in UNA settimana, da DHL, con tanto di tracciamento on-line, e a prezzo più basso.
    Poi ci chiediamo perchè l’economia tedesca “tira” e le altre no… ;-)

  20. avatar polylm 30/12/2012 09:59

    Se anche da noi ci fossero dei regimi di tassazione convenienti forse ci sarebbero piu` aziende straniere che s’insedierebbero da noi con nuove attivita` invece di comprare le nostre (magari storiche) svendute a quattro soldi perche` non ce la fanno piu`.

  21. Foto del profilo di Code2 Code2 30/12/2012 18:31

    Ricordo un detto:
    “In Italia ci sono 2 categorie: chi lavora per Berlusconi e chi ci lavorerà.”
    Giusto per buttarla in caciara. :P

  22. Foto del profilo di Sam Crow Sam Crow 30/12/2012 19:12

    io, da commerciante, quando leggo ‘ste robe demagogiche sulle brutte multinazionali che rubano e i commercianti ladri mi chiedo sempre: ma….la Mafia? Ha un giro d’affari di più di 200 miliardi di euro però il Sig. Befera fa fatica a prenderli eh? Meglio attaccare identità chiare e ben definite..ma va a ciapà i raat va

  23. Foto del profilo di Zip Zip 31/12/2012 17:30

    io i libri li ho presi da bol.it (adesso inMondadori) pagano le tasse al 21, ma lo sconto spesso è uguale :/

  24. Foto del profilo di G,G G,G 31/12/2012 17:36

    Fermi tutti!

    Bisogna dire una cosa, le aziende NON pagano l’iva!!!
    Esiste una cosa che è il meccanismo di detrazione iva da iva per cui il costo dell’iva va a pesare interamente sull’utente finale. Col meccanismo di amazon non è lei che va a pagare in Lussemburgo, siamo noi a pagare quella tassa in Lussemburgo. Per quanto riguarda l’iva non abbiamo dal punto di vista fiscale per amazon non ci sarebbe differenza, sarebbe solo il prezzo finale a lievitare.

    • Foto del profilo di Zip Zip 31/12/2012 17:55

      l’iva passa da tutti i soggetti fino al consumatore finale
      es:
      produttore vende + iva21
      grossista compra + iva21; vende + iva21
      dettagliante compra + iva21; vende + iva21
      consumatore compra + iva21

      il fatto è che vendere la roba a iva4 ti permette di fare degli sconti maggiori!
      sono avvantaggiati rispetto chi vende a iva21
      esempio oggetto X 121 euro iva inc azienda sede italia (21 euro sono dello stato)
      oggetto X 104 euro iva inc azienda sede lussemburgo (4 euro sono dello stato)

      17% (differenziale 21-4) di sconto lo puoi fare tranquillamente e ancora stai guadagnando
      quindi loro guadagnano sulla mole di utenti che scelgono giustamente dove il prodotto costa di meno

      • Foto del profilo di G,G G,G 1/1/2013 04:43

        il punto è che qui non sono le ditte a farsi concorrenza, ma sono gli stati. Il Lussemburgo è più conveniente dell’Italia. E’ il Lussemburgo a farti lo sconto non Amazon. Se tu fossi un azienda (e quindi faresti gravare l’iva sul tuo utente finale) per te acquistare con Italiana o con iva estera non cambierebbe nulla, acquistando con un iva più alta avresti più iva da detrarre.
        Cmq più tempo passa e più penso che l’unione monetaria, la libera circolazione, ecc… siano state fatte a cazzo si cane!

    • Foto del profilo di Markort147 Markort147 1/1/2013 11:39

      Ok, grava sull’utente. Il punto è che se l’utente paga di meno, compra da Amazon, ovviamente.

      • Foto del profilo di Zip Zip 2/1/2013 16:11

        questo volevo dire!
        riprendendo G,G: l’unione monetaria senza unione fiscale è una pagliacciata

  25. Foto del profilo di Markort147 Markort147 1/1/2013 11:38

    Due giorni fa ho guardato Viva l’Italia… Film discreto. Può far riflettere quei pochi che ancora non erano arrivati a capire certe cose.
    Il film conclude parlando del fatto che servirebbe un articolo 140 nella costituzione: “I cittadini devono sempre sapere la verità”… Beh, utopia esagerata, qua abbiamo l’emittente nazionale che ci fa passare per illegale il modo d’agire di Amazon, che, invece, è perfettamente a norma di legge.
    In che cazzo di democrazia viviamo? Domanda abusata, vero? Eppure lacera dentro…

    • Foto del profilo di RemtonJDulyak RemtonJDulyak 1/1/2013 11:59

      I media sono più attendibili sotto le dittature, in quanto sai già che sono pilotati dal regime, quindi riesci ad interpretarli, o li scarti completamente.
      In una “democrazia”, invece, la censura e la propaganda sono subdole, e non sai di chi puoi fidarti (in genere di nessuno), in quanto praticamente tutti in quel mondo sono affiliati ad uno o l’altro schieramento (bellissimo l’episodio di Boris in merito a questo, quando sono vicini alle elezioni…).

  26. Foto del profilo di Nicholas | Nè Nicholas | Nè 2/1/2013 09:34

    Il discorso è questo: amazon fa qualcsa di illegale? no.
    Fa qualcosa di immorale? forse.
    E’ compito del cittadino porvi rimedio? no.

    Posto che “quando ero piccolo mi dicevano di non comporare nei supermercati o i negozi sarebbero morti e oggi mi dicono di non comprare su amazon”, il concetto è che ognuno deve fare quello che può (ed è titolato) a fare.

    Compito di far pagare le tasse è del legislatore, non del cittadino, se un’azienda fa qualcosa di illegale allora è compito anche del cittadino intervenire, ma se fa qualcosa di immorale, li sta alla volontà del singolo.
    Oggi puntiamo il dito su amazon, ieri lo puntavamo su israele e le sue merci, ieri prima su apple e ieri l’altro sulla cina.
    Ora il consumatore è una forza non indifferente per quello bisogna mettere dei limiti a quello che è giusto chiedergli.
    Se a me stanno sul cazzo gli ebrei e voglio boicottarli probelma mio, finche non fanno nulla di illegale con le loro arance del cazzo il problema resta mio, non importa quanti report o quanti “mi piace” becco su fb.
    Idem per amazon.
    Quando sento ste cose mi viene in mente Jhon Ludd e il suo desiderio di spaccare i telai a vapore, lui almeno ci credeva la punto da venire impiccato, questi invece sono buoni solo a dire due cazzate in tv.

    Lasciamo stare report, molto belli certi servizi ma altri fanno cadere le braccia (quello su cellulari e tumore era a livello di LC).

  27. Foto del profilo di BrandonSan BrandonSan 2/1/2013 10:09

    Condivido tutto quello che hai detto su Amazon.
    Per quanto riguarda Report invece dipende sempre dall’esperienza personale e professionale che una persona ha sugli argomenti trattati, e ha seconda di questa cambia anche il punto di vista. E’ giusto comunque che i servizi a mio parere dovrebbero essere super partes.
    Per quanto riguarda le tasse invece ho appena avuto un’esperienza anomala: ho vinto un paio di cuffie serie del valore di 200$ su un sito americano. Me le hanno spedite a casa, ma purtroppo hanno dichiarato il valore dell’oggetto pur essendo un REGALO, così ho dovuto sborsare 40€ di tasse doganali e dazi vari quando sono andato a ritirarlo in posta. Bella merda.

  28. Foto del profilo di Dr.Comix Dr.Comix 2/1/2013 11:03

    Non mi trovo d’accordo con la tua posizione. Il fatto che dare lavoro voglia dire che le tasse un’azienda le paghi come vuole mi ricorda molto un discorso fatto da un certo Nano.

    Trovo che sia molto interessante la parte di Report nella quale il Governo inglese cerca di capire come fa un bene materiale situato in Inghilterra, venduto nello stesso territorio ad essere fatturato a Lussemburgo.

    Il problema poi è molto semplice: l’economica è globalizzata ma la politica non lo è e finché resterà così ci saranno sempre e sempre di più situazioni la cui legalità è molto borderline… e a pagare le tasse per interno saranno sempre i soliti sfigati.

    P.S.: se chiedi ad un ingegnere nucleare se le centrali nucleari fanno bene o male alla salute è un po’ come chiedere all’industria del tabacco se le sigarette che ti fumi sono o meno cancerogene. :)

    • Foto del profilo di maicolengel maicolengel 2/1/2013 21:40

      Non ho mai detto che pur di dare lavoro un’azienda può pagar le tasse come vuole, ma se è quel che ci leggi sorry, mia colpa che non son stato chiaro! Stiamo parlando di un azienda che non ha radici italiane, che seguendo la legislazione europea ha aperto una sede che serve diversi stati europei in lussemburgo, e che paga le tasse sui profitti li in Lussemburgo dove ha sede. Le ritenute d’acconto, l’inps e compagnia bella le paga sul suolo dove ha i dipendenti, per cui nel caso di amazon.it le paga qui, altrimenti i dipendenti non avrebbero contributi versati e non potrebbero lavorare.

      SOn d’accordo con te sul discorso di economia globalizzata ma politica no, spero in una vera europa unita con un vero presidente e parlamento che legiferino per tutto ciò che può esser globale (e non se il prosecco fatto in germania possa o meno definirsi prosecco…che mi viene il latte alle ginocchia), e i singoli stati abbiano sul suolo una sola funzione di controllo e applicazione delle normative.

      Io non lavoro per l’industria del tabacco, ne faccio l’ingegnere nucleare, lavoro nei preziosi, lo faccio di famiglia da circa 2 secoli, le cazzate che i servizi di report dicono a riguardo mi fanno comunque poco sperare sugli altri servizi…

  29. avatar deh81 4/1/2013 20:24

    anch’io sono utente Prime su amazon, acquisto molto sia da .it che da .uk (specialmente testi scientifici, ovviamente).
    credo che il 70% dei miei acquisti li faccio su amazon (odio i negozi e la confusione, quindi..).

    Di Amazon non posso che parlare molto bene, la merce è arrivata puntuale, se non in anticipo, per la stra-maggioranza delle volte.
    Tutti i libri che ho acquistato da .uk usati sono arrivati in condizioni perfette con il risultato di avere un libro nuovo a prezzo inferiore a quello che avrei dovuto pagare per fotocopiarlo.
    un esempio?
    ”Spacecraft Systems Engineering ” in libreria (a padova) 135€ su amazon.co.uk usato (ma è nuovo!! lo giuro!) 27£, inoltre lo presi 3 anni fa con un cambio moolto favorevole!

    tutti i prodotti tipo elettrodomestici (centrifuga, frullatore, elettrostimolatore,stampante laser a colori, etc…) tutti perfettamente funzionanti e puntuali.

    una sola volta mi è arrivato un oggetto malfunzionante, ho contattato il servizio clienti: è arrivato l’omino SDA a spese loro (dell’azienda partner suppondo) a ritirare il pacco il giorno dopo, nel frattempo avevo già ricevuto i soldi indietro come bonus che ho usato per un’altro acquisto (avevo scelto questo tipo di rimborso, ho comprato lo stesso oggetto ma di un’altra marca perchè, a parte il malfunzionamento non mi piaceva quella marca).

    un’altra volta, su un acquisto di testi dall’.uk (spedizione normale, lowcost), 3 libri tardavano ad arrivare, dopo 5 giorni dall’ultima data prevista o contattato il servizio clienti (risposta quasi immediata) ed entro le 12 ore mi ha contattato la libreria mittente pronta a rispedirmi i libri. data la celerità nel loro servizio clienti ho aspettato ancora qualche giorno ed è arrivato tutto: era agosto e il ritardo era dovuto alle poste italiane che si sono tenute il mio pacco per ben 15 giorni!!

    Che dire, io continuo ad usare Amazon e ne sono MOLTO SODDISFATTA e continuerò a publicizzarlo!!

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