Le tasse di Amazon #LegaNerd

Amazon

Nelle scorse settimane il Corriere e la RAI hanno iniziato una campagna anti Amazon globale, sostenendo che l’azienda stia eludendo il fisco italiano pagando le proprie tasse in Lussemburgo.

Non bisogna sempre credere alla TV…

Non voglio entrare nei meandri burocratici del fisco italiano, ma essendo anche io un commerciante ho trovato tante falle nei servizi che ho visto o letto a riguardo, e mi è dispiaciuto molto vedere tanto odio verso l’azienda che in parte ci (mi) ha permesso di passare un sereno Natale risparmiando molto sugli acquisti del periodo.

Premessa, non ho studiato economia, non sono un esperto, queste che scrivo sono solo le mie personali opinioni su un argomento che mi sta a cuore.

Amazon è appunto una multinazionale, che in Europa ha aperto sede in Lussemburgo, la legge glielo permette, la posizione è strategica avendo loro sussidiare in tanti stati dell’Unione Europea, e ovviamente pesa il fatto che lì l’IVA è solo al 3% (o 4 se non ricordo male)! Come ben sappiamo in Unione Europea vige la normativa della libera circolazione di merci e persone, come se fossimo un unico grande stato (anche se in realtà ci dividono confini, lingue e stili di vita)!

Da multinazionale Amazon “esporta” in tanti paesi dell’EU, ma paga le tasse una volta sola sul suolo Lussemburghese, come da legislazione EU. Questo potrà risultare “immorale”, ma sicuramente non è illegale viste le normative vigenti. Certo, entrano meno soldi sul suolo italiano, e ne escono di più che vanno appunto alla sede centrale di Amazon… ma questo per certi grandi gruppi italiani è ingiusto, è concorrenza sleale, è illegale che possano operare così. La cosa mi fa molto ridere, quando penso a quanti di questi fabbricanti italiani oggi producano in Cina, paghino le tasse sulla mano d’opera là  e poi vendano in Italia a cifre esorbitanti (ma questa è un’altra storia)!

Per merito di Amazon ci sono case editrici minuscole che di colpo si sono trovate con libri in classifica

Ma la cosa che più mi dà sui nervi è pensare all’indotto che Amazon dà al nostro paese. Indotto di grandi dimensioni, visto che per merito di Amazon ci sono case editrici minuscole che di colpo si sono trovate con libri in classifica dei best sellers. Editori che mai avremmo visto sugli scaffali di Mondadori o Feltrinelli, vuoi perché troppo piccoli o vuoi perché troppo “scomodi” con le policy aziendali, su Amazon li troviamo. E queste case editrici quando vendono le proprie opere ad Amazon le tasse le pagano sul suolo italiano, come anche i corrieri di cui Amazon si serve e che senza il colosso americano avrebbero molto meno lavoro. Non parliamo poi di quelle aziende che grazie ad Amazon hanno una distribuzione internazionale a spesa ridottissima e che grazie appunto a loro hanno passato l’anno in crescita.

A questo aggiungo il servizio fatto all’utente finale, servizio che nessuna azienda italiana con cui io abbia mai avuto a che fare sia riuscito ad eguagliare. Quando l’anno scorso Feltrinelli non mi ha consegnato uno dei pacchi che attendevo per Natale, nemmeno una lettera di scuse ho ricevuto al mio reclamo. Quando quest’anno la stessa cosa mi è successa con Amazon (di cui sono membro Prime) si sono prima scusati (tra il reclamo e le scuse sono passati meno di 20 minuti) e poi offerti di rimborsare il pacco.

Che ci possa essere una questione etica (come è stato sottolineato dal governo inglese che ha interrogato i CEO di Amazon uk, Starbucks e Google) non dico di no, ma che tutto questo sia causato da Amazon e non da normative europee poco chiare e non comunitarie (ad esempio perché non viene varata una normativa che equipari l’IVA in tutti gli stati membri?) lo trovo assurdo, se la legge glielo consente, bravi loro a sfruttarla!

Per cui trovo immorale il servizio fatto da RAI e Corriere, che invece di aiutare l’utente finale (noi) a risparmiare sui nostri acquisti di Natale inducono a spendere di più acquistando da negozi esosi che vendono merce italiana (ma spesso Made in China). Cercare di risanare l’economia di un paese è una cosa buona e giusta, ma nel paese Italia dove viviamo noi non è con le tasse sui prodotti (già altissime) che risanano nulla, ma col risparmio nella spesa pubblica (che nessun politico ha ancora attuato bene)!

Nessuno siam perfetti ciascuno abbiamo i suoi difetti (cit.)

Detto questo chiudo con l’ultimo piccolo sassolino nella scarpa… Fino a due anni fa guardavo Report (RAI 3) in religioso silenzio, credendo a tutto ciò che veniva presentato, come realtà assolute, realtà vergognose a cui bisognava porre rimedio. Poi hanno fatto due servizi sui mondi che conoscevo bene, ovvero l’oro e i diamanti. E le inesattezze sentite mi fecero venire il dubbio su quanto in realtà Report fosse realmente super partes. Successivamente un amico ingegnere nucleare mi disse lo stesso su un servizio sull’energia. Da allora guardo Report con meno interesse, convinto che anche i servizi che mi paiono onesti siano in realtà dettati da logiche non volte a difendere l’utente finale.

Con questo non voglio dire che dicano sempre e solo boiate, anzi, ma tra le tante cose giuste e vere i giornalisti della trasmissione mettono troppa ideologia e commenti soggettivi, che inseriti in quel contesto risultano, a chi guarda, come verità assolute e non opinioni personali!

Spero leggiate questo mio breve articolo con occhio critico e non polemico, mi piacerebbe tanto vedere l’opinione di chi, come me, acquista tanto online e capire come la pensate a riguardo, chissà che non siamo proprio noi verinerd™ a far chiarezza sui queste cose.

Fonti:

 

Edit by Code2: il dibattito si è acceso anche sulla pagina FB di :ln:

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sabato 29 dicembre 2012
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