Se sei una cassiera del supermercato di quartiere è facile tu abbia pagato più tasse di quante non ne abbiano pagate i miliardari statunitensi, almeno stando a un report di ProPublica, organizzazione no-profit di giornalismo investigativo. Stando ai dati raccolti, le persone più ricche del mondo sarebbero riuscite a ritagliarsi intere annate in cui non hanno sborsato neppure un centesimo per finanziare le proprie tasse personali. Da Jeff Bezos a Elon Musk, passando per l’immancabile George Soros, questi imprenditori avrebbero fatto di tutto per salvaguardare coi denti il proprio patrimonio.

Bezos, fondatore di Amazon, si è saltato i contributi del 2007 e del 2011; Musk, fondatore e CEO di Tesla, non ha versato nulla nel 2018; Soros si sarebbe fatto tre anni di fila senza sborsare un centesimo.

Vi siete mai chiesti come mai Mark Zuckerberg, emulando il fu Steve Jobs, abbia deciso di guidare Facebook con una retribuzione annua di un dollaro? Semplice, negli States gli stipendi sono tassati molto di più dai valori delle azioni, cosa che permette all’imprenditore e a molti suoi colleghi di creare una dinamica per cui le tasse richieste non possano tenere il passo con l’effettivo aumento del proprio patrimonio.

Nel 2018, i 25 statunitensi più ricchi hanno versato in tasse relative agli stipendi solamente 158 milioni di dollari, ovvero l’1,1 per cento di quanto hanno dichiarato nelle loro dichiarazioni all’IRS, l’agenzia di riscossione tributi degli USA. Quella stessa agenzia che riesce a spaventare persino il Joker.

Un’altra strategia molto popolare – usata per esempio da Google, Facebook, Amazon e Tesla – è quella di non pagare ai propri manager i dividendi che spetterebbero loro ogni trimestre, reinvestendoli piuttosto per far salire il valore dell’azienda e, dunque, per far lievitare le azioni che quei manager detengono.

Ecco dunque l’inghippo: le azioni sono un valore finanziario in potenziale che diventa denaro solamente quando queste vengono cedute, quindi questi miliardari dove trovano i soldi per campare? Stando a ProPubblica, facendo molti debiti.

Le risorse che hanno alle spalle garantiscono loro un’alta affidabilità e dei bassissimi interessi da parte delle banche, in più i soldi presi in prestito non vengono conteggiati come introiti e quindi non devono essere dichiarati alle tasse. Il risultato? Più passano gli anni, più il divario tra lo sviluppo della ricchezza dei miliardari e le loro effettive tasse si accentua.

tasse usa

 

Potrebbe anche interessarti: