La recensione di The Outsider, la nuova serie tv tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King e in arrivo dal 17 Febbraio su Sky Atlantic. Prodotto che ci da l’ennesima dimostrazione di come HBO non ne sbagli una .

Dopo aver visto in anteprima sei episodi della serie, ci sentiamo con il cuore leggero nello scrivere la recensione di The Outsider, primo adattamento portato avanti dalla statunitense HBO per un romanzo del re dell’horror, Stephen King, e già solo per questa combinazione dei sogni la serie meriterebbe a priori una certa attenzione.

Portata su schermo da Richard Price (The Wire, The Deuce, The Night Of), la serie, in arrivo oggi 17 gennaio su Sky Atlantic e Now TV con le prime due puntate su dieci, è un raffinato ibrido di generi, tra thriller psicologico, horror e crime.

Su un ottimo cast e una cura dell’immagine mai lasciata al caso poggia l’ennesima grande produzione HBO, che già l’anno scorso ha conquistato tre posizioni nella nostra classifica delle top 10 serie tv del 2019.

Un bambino ucciso e seviziato, prove palesemente contraddittorie che sembrano allo stesso tempo indicare e smentire un colpevole. Qual è quindi la soluzione di un mistero che affonda nel dolore e nel soprannaturale?

 

 

 

 

Un padre modello e insospettabile, cosa potrebbe andare storto?

La trama di The Outsider parte da un incipit piuttosto semplice. Terry Maitland (Jason Bateman di Ozark, anche regista dei primi due episodi) è un allenatore di baseball di una squadra locale, rispettatissimo nella cittadina di Cherokee City, in Georgia, dove vive con sua moglie Glory (la bravissima Julianne Nicholson) e le due figlie. Insospettabile e padre modello, cosa potrebbe andare storto?

L’improvvisa morte del piccolo Frankie Peterson, morsicato, abusato e smembrato, è uno shock enorme per la realtà di Cherokee City e per il detective Ralph Anderson (Ben Mendelsohn), che riversa nell’indagine tutto il dolore del proprio lutto, dovuto alla scomparsa tempo prima del figlio Derek.

La direzione dell’investigazione, per prove incontrovertibili come DNA, impronte, testimoni oculari e filmati di sorveglianza, punta tutta sull’ignaro Terry, che viene arrestato, screditato e quindi umiliato platealmente da un furioso Anderson. Terry di risposta vanta però un alibi praticamente di ferro, scoperchiando un vaso di Pandora straripante di segreti e lasciando tutto ad uno stallo che finirà per forzare i binari razionali della nostra realtà.

 

The Outsider Terry Maitland

“Ah, mi si è solo rotto un capillare, tranquilli.” Cit.

 

Non è semplicissimo inquadrare The Outsider

Non è semplicissimo inquadrare The Outsider. Se dovessi pensare al catalogo di HBO degli ultimi anni, probabilmente mi verrebbe facile associargli Sharp Objects o True Detective, soprattutto per i toni conturbanti di un thriller psicologico che non ha paura di mantenere un ritmo sempre estremamente diluito e controllato, pur non rinunciando alla tensione.

Tuttavia la serie costruita da Richard Price si distingue nettamente da questi esempi, perché introduce l’elemento soprannaturale, senza però – almeno per questi primi sei episodi – andare davvero a toccare l’horror in senso stretto (tralasciando un paio di momenti).

The Outsider è prima di tutto un grande crime

Da quanto ho visto, The Outsider è prima di tutto un grande crime, dove la reale minaccia rimane perlopiù fuori dai giochi fino a metà stagione, con tutta l’attenzione diretta alla ricostruzione della fitta serie di eventi e delle varie, terribili, conseguenze che questa catena degli orrori ha gettato sulla psiche di intere comunità e famiglie.

 

 

Ben Mendelsohn si dimostra un attore estremamente flessibile

Al centro degli abissi del dolore e della sua alienazione, su cui pure stilisticamente la serie si modella, si piazza Ben Mendelshon, in grado di passare dall’interpretazione dello schizzato/esaltato Sorrento in Ready Player One, a quella dell’inetto Orson Krennic in Rogue One, fino ad arrivare a quella, compassata, di un Ralph Anderson semplicemente a pezzi.

Anderson è un personaggio schiacciato dal peso del lutto, eppure incredibilmente pragmatico e razionale, incapace a primo acchito di accettare la flessibilità che un quadro come l’omicidio Peterson avrebbe richiesto. Questo contrasto tra una frustrazione cieca e soppressa e un occhio perennemente lucido e determinato rende Anderson una figura interessante e in continua evoluzione.

A parte un Jason Bateman che sa essere decisamente inquietante quando vuole, l’altra grande figura chiave della serie HBO è l’Holly Gibney di Cynthia Erivo, che fa un ottimo lavoro nel portare alla luce una donna tanto brillante e geniale quanto almeno in parte isolata nella propria mente.

Se Ralph Anderson rappresenta lo sfaccettato racconto crime di The Outsider, Holly Gibney fin dalla sua prima apparizione prepara l’insorgere del paranormale, a cui dopotutto è legata.

 

The Outsider Holly Gibney

 

In generale comunque l’impressione è che le performance del cast di The Outsider (tutte di livello, sia chiaro) non vogliano mai esplodere, e con questo mi ricollego a quello che più di tutto colpisce di The Outsider, ovvero l’estrema cura nel voler portare sul piccolo schermo immagini scure, cupe e asettiche, barriere tra lo spettatore e i singoli personaggi.

L’inquadratura molte volte è statica, poco ravvicinata, sfrutta la messa a fuoco e guarda magari attraverso lo spazio di una porta, proprio a creare distacco e distanza. La serie si sofferma su lutto e dolore (per motivi anche narrativi su cui glisso) con tante sottili piccolezze, e questo stile pesante ed eloquente, aiutato dal sonoro, rende alla perfezione l’idea di orrori senza misericordia in grado di inglobare chiunque, innocente o meno che sia.

Un montaggio spesso intelligente e la natura enigmatica e pericolosa della creatura assassina contribuiscono poi a stuzzicare di continuo la curiosità dello spettatore, bilanciando un ritmo che non definirei proprio pimpante ed entusiasmante (come normale che sia, per una produzione simile).

 

Dopo aver visto i primi sei episodi su dieci di The Outsider, non posso fare altro che consigliarvi vivamente la visione della serie HBO su Sky Atlantic o Now TV. Se riuscirete a superare un ritmo non esplosivo, vi troverete davanti una produzione a cui è quasi impossibile contestare qualcosa.