Le multirecensioni sono ormai una nostra tradizione. Abbiamo cominciato tra amici anni fa, quando andavamo alle anteprime in 5 o 6 e poi non riuscivamo a decidere chi doveva scrivere la recensione. Ho poi cominciato ad invitare amici e professionisti del settore e ora almeno una volta all’anno, in occasione dell’uscita del nuovo film dedicato a Star Wars, ripetiamo questa tradizione qui su Lega Nerd.

Prima di lasciarvi alla lettura delle diverse e variegate opinioni in questa multireview voglio ringraziare chi ha prestato la sua penna al nostro magazine: oltre ai nostri redattori interni (ma quanti siete?!?) leggerete le parole di tanti professionisti del settore che ho avuto modo di conoscere e rispettare negli anni e che hanno raccolto e accettato la mia richiesta anche quest’anno. Grazie a tutti.

Ah: non pensate sia finita qui. Alcuni degli amici e colleghi a cui ho chiesto di scrivere un’opinione su Rogue One ancora lo devono vedere e mi invieranno il loro testo nei prossimi giorni, quindi aggiornerò questa multi review, rimanete sintonizzati!

E per quanto riguarda la mia opinione su Rogue One… vi lascio solo con la mia solita mini review che ho scritto in sala appena finito il film.

 

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Rogue One

 

 

Star Wars Rogue One è quella zona più oscura e marcia, quella grezza e veramente cruda dell’universo ideato da Lucas.

Star Wars Rogue One è quella zona più oscura e marcia, quella grezza e veramente cruda dell’universo ideato da Lucas nel 1977 che ancora non conoscevamo. Un mondo dominato da pulsioni viscerali, grandi sacrifici e fortissima fede nella Forza.

Un film perfettamente bilanciato tra la tradizione della vecchia trilogia e l’innovazione, la freschezza di queste nuove storie. Magistralmente definito nei colori e nell’immagine, senza osare troppo con effetti che tradirebbero la purezza di questa saga immortale.

Una pellicola a tutto tondo con personaggi di spessore, profondi, che ti fanno essere con loro dall’inizio alla fine senza uscire mai dallo schermo.

Dolore e sofferenza, amore e speranza. Si ride e forse si piange, sicuramente ci si commuove e si esulta nel vedere sullo schermo personaggi storici che sanno ancora sprigionare un violentissimo carisma.

È questo il vero Star Wars di congiunzione, quello capace di unire più generazioni. Gareth Edwards ce la fa, e non si può non chiudere citando il finale:

“Cos’è?”
“Una speranza”.

Gabriella Giliberti
leganerd.com

Leggi la recensione completa di Gabriella qua:

 

 

rogueone-1

 

 

Non avrei mai pensato di vivere cosi seriamente la guerra tra la Ribellione e l’Impero, lo sognavo da tempo. Qui non si scherza e si va dritto al punto risultando meravigliosamente spiazzante. Non è Star Wars essendo il più “Guerre Stellari” di tutti. La Saga è la Saga e non si tocca, è una storia fantasy che diverte, emoziona e appassiona come poche, è una storia da raccontare e tramandare alla famiglia su come i buoni vincono sui supercattivi.

Rogue One è una battaglia interna per il fan che deve districarsi tra quello in cui sette film gli hanno trasmesso e quello che invece ci viene mostrato senza mezzi termini, in maniera molto più adulta, sporca, potente e realistica,

Rogue One è un fottutissimo film di guerra.

Ho amato diverse cose di questo primo spin off (Ewoks bilogy la contiamo?) ma il lato “religioso”, passatemi il termine, è semplicemente sublime e anche qui ancora una volta realistico e familiare. I Cavalieri Jedi sono solo statue enormi di pietra affondate nella sabbia, la Forza (degli altri) è quella cosa a cui ci si aggrappa nei momenti di disperazione…

I difetti ci sono senza dubbio, alcuni anche lampanti ma sono relegati ad aspetti tecnici che nel complesso si possono tranquillamente dimenticare.

I difetti ci sono senza dubbio, alcuni anche lampanti ma sono relegati ad aspetti tecnici che nel complesso si possono tranquillamente “dimenticare”. L’unico personale rammarico è la mancanza di John Williams alle musiche, ma credo sia una scelta dettata dal dover “staccare” questo episodio dalla saga degli SKywalker, peccato perché la colonna sonora è forse l’unico personale no di questo film. Ecco, questo è quello che speravo e quello di cui avevo bisogno.

Per finire: gli ultimi 10 minuti sono l’essenza di tutto quello che significa essere un fan di Star Wars.

Roby Rani
leganerd.com

 

 

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Il film di Gareth Edwards è la risposta perfetta a tutti coloro che non hanno amato Il risveglio della Forza e non hanno capito la necessità, da parte di Disney e Lucasfilm, di guardare avanti verso nuove avventure.

Perché è chiaro che il Guerre stellari del nostro cuore, quello che ci ha cresciuto e continua ad emozionarci da quarant’anni a questa parte è quello della prima Morte Nera e di Darth Vader, e

Rogue One ci ricorda che quello Star Wars è ancora vivo, non solo nei nostri cuori, ma anche nelle sale cinematografiche.
Non è certamente un film perfetto questo Rogue One, ma è un film che cresce di scena in scena.

Non è certamente un film perfetto questo Rogue One, ma è un film che cresce di scena in scena, evolve attraverso i generi cinematografici e si trasforma nel finale esattamente in quello che forse, da fan, nemmeno osavamo sperare. Si trasforma in quello stesso Guerre stellari che ci ha fatto innamorare della saga di Lucas e del Cinema.

E non solo del cinema di “tanto tempo fa in una galassia lontana lontana” ma in quello che possiamo tranquillamente trovare oggi in una sala vicino casa. E portarci i nostri figli e tremare assieme a loro davanti alla figura imponente del cattivo cinematografico per eccellenza.

Luca Liguori
movieplayer.it

 

 

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Star Wars è una saga fantasy o di fantascienza?
Rogue One risponde con una terza via.

Da quasi 40 anni c’è un dibattito in corso: Star Wars è una saga fantasy o di fantascienza?
“Rogue One” risponde con una terza via. Gareth Edwards fa come Alan Grant con Ellie Satter in Jurassic Park: prende la testa dello spettatore, la gira verso nuove meraviglie e gli dice: “Ehi, guarda il nome della saga e datti una risposta”. “Star Wars”. “Guerre Stellari”.

L’indizio era sotto il nostro naso. Così Rogue One rivendica la sua natura bellica, dove lo “spara” vince sulla “spada”, la truppa dimentica l’eroe epico, il sacrificio logorante supera il viaggio di formazione.

“Rogue One” è un nome che nasce d’istinto, di getto, sull’onda dell’adrenalina. Lo stesso vale per questo film che arruola il pubblico poco alla volta, gli presenta compagni d’avventura fatti di poche parole e gesti emblematici, per poi invitarlo ad un epilogo esaltante. Roboante senza essere caotico, rovente nonostante lo spazio gelido, appassionante nonostante sappiamo come vada a finire.

Per una volta Star Wars abbandona le spade laser per impugnare ago e filo, legandosi in maniera armonica e commovente con jedi, capitani e principesse di domani (o di ieri?). E poi la Forza. Sì, la Forza qui assume nuove forme, declinata in altre parole. La Forza è l’atto di fede di una figlia, la Forza è nel senso di protezione di un padre, la Forza è la complicità tra due amici, la Forza è nella speranza che divampa, ma anche nel respiro epocale di una maschera nera piena di rancore.

Rogue One ondeggia tra Lato Chiaro e Lato Oscuro, per dirci che il Male si pianifica col cervello, pensa a lungo termine, agisce da lontano.

Il Bene si fa. D’istinto, ora. Con cuore, pancia, mano nella mano.

Giuseppe Grossi
movieplayer.it

 

 

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Star Wars è un franchise la cui peculiarità è essere come lo spazio: infinito.

Star Wars è un franchise la cui peculiarità è essere come lo spazio: infinito. Innumerevoli sono le storie che si possono raccontare e tra le tante era invitale che che il primo spin-off della Saga vedesse protagonisti i ribelli e la loro prima grande vittoria contro l’Impero, ovvero il furto dei piani della Morte Nera.

Portandoci in giro per la galassia ed esplorando nuovi pianeti, Gareth Edwards ci porta nel pieno di una storia che risulta tanto solida e ben struttura quanto avvincente, affascinante e piena di adrenalina ed emozionante. Rogue One è un action movie che tiene con gli occhi sullo schermo, si respira Star Wars dal primo all’ultimo secondo.

Nel film infatti ritroviamo quegli elementi che da sempre caratterizzano la Saga e che da sempre sono il suo punto di forza: viaggi spaziali, il senso di avventura, l’eticità, personaggi ben caratterizzati, azione, emozione, sentimenti e ritorna anche il concetto di Futuro Usato. Insomma tutte quelle caratteristiche che l’hanno resa la Saga più amata del cinema.

Rogue One riesce li dove Episodio VII era riuscito solo in parte.

Riesce a guardare al passato con rispetto ed ammirazione ma creando qualcosa di completamente nuovo e diverso che non tradisce il franchise da cui nasce ma che lo esalta e lo amplia.

Punto di forza del film sono la solida sceneggiatura, che da vita ad una storia avvincente e a protagonisti a tutto tondo, la regia di Gareth Edwards in grado di portarci nel pieno della vicenda e che risulta fluida anche nei momenti di maggior azione, effetti speciali sempre incredibili e il cast che che si cala perfettamente nei rispettivi personaggi.

Se proprio vogliamo trovare dei difetti Rogue One è leggermente lungo e questo fa si che la parte centrale perda leggermente smalto e l’ironia troppo presente, ma a parte ciò la pellicola è uno spin-off degno della Saga. Da vedere assolutamente.

Emanuele Bianchi
leganerd.com

 

 

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Non li sopporto più, quelli che criticano i film perché “sono lenti”.

Non li sopporto più, quelli che criticano i film perché “sono lenti”. Come se l’unica qualità del cinema fosse il ritmo dell’azione, il passo spedito dei SuperHero Movie contemporanei: e non – invece – anche la bellezza della messinscena, l’eloquenza delle inquadrature, la chiarezza della fotografia.

Il rischio, oltre a dimenticarsi che c’è una cinematografia che va oltre il trottare dell’intreccio, è quello di trovarsi di fronte a dei pasticciacci frettolosi che non spiegano niente e sono costretti a rimediare con le Director’s Cut.

Che poi, a dirla tutta, Rogue One non è mai “lento”, neppure nella prima parte: decide piuttosto di prendersi i suoi tempi, per raccontare i personaggi meglio di quanto sia riuscito a fare Il Risveglio della Forza.

E intanto rapisce lo spettatore grazie ad un immaginario poderoso, avvolgente, in cui si riscopre la grandezza sfiorita di Episodio III e la fantascienza “usurata” della trilogia originale.

Ma il successo senza riserve di Rogue One non dipende solo dal colpo d’occhio, più affascinante della scialba reinterpretazione di JJ: in primo piano c’è anche una storia di speranza e dolore, la storia di un sacrificio e di un’eredità. Quella di Galen Erso, che rivive nei valori della figlia (forse la ribelle più vera di tutto l’universo di Star Wars), e nel segreto che ha nascosto all’interno della Morte Nera.

Rogue One è un film che parla di oscurità, e di luce, e della forza che serve per conservare una scintilla di umanità quando siamo costretti a vivere nell’ombra.

Rogue One è, proprio come i migliori episodi della saga, un film che parla di oscurità, e di luce, e della forza che serve per conservare una scintilla di umanità quando siamo costretti a vivere nell’ombra. Rogue One dosa in maniera impeccabile un pizzico di fan service, personaggi ben scritti, un tocco di leggerezza mai invadente, scene d’azione strepitose, battaglie tonanti e “sporche”; e soprattutto un finale spietato, che ci ricorda quanto amara possa essere “una nuova speranza”.

Un film ben più felice e opportuno di Episoido VII: giacché la libertà creativa, alle volte, non è quella di far evolvere un immaginario meraviglioso per parlare alle nuove generazioni, ma quella di raccontare una storia che in quell’immaginario si collochi alla perfezione.

Francesco Fossetti
everyeye.it

 

 

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Rogue One è stata una vera sorpresa, mi ha preso per mano dal primo minuto e mi ha riportato in una casa di cui avevo sprazzi di memoria.

Rogue One è stata una vera sorpresa, mi ha preso per mano dal primo minuto e mi ha riportato in una casa di cui avevo sprazzi di memoria, e mi ha fatto fare, correndo, un lungo corridoio, alle cui pareti erano appesi quadri meravigliosi, che avevo l’impressione di aver già visto da qualche parte. Sono entrato al cinema da adulto, sono uscito da bambino.

Giacomo Bevilacqua
pandalikes.com

 

 

Rogue One

 

 

L’epicità e la novità dovevano farla da padrone; un tentativo, a mio parere, completamente fallito.

Rogue One è l’anello di congiunzione tra La Vendetta dei Sith e Una Nuova Speranza, una pellicola che mette in scena la conquista dei piani della Morte Nera da parte dell’Alleanza Ribelle. Un piccolo pezzo di storia rimasto fino ad ora oscuro e che doveva risultare interessante non per il risultato di una battaglia (che già conosciamo) ma piuttosto nel come sia stata combattuta. L’epicità e la novità dovevano quindi farla da padrone; un tentativo, a mio parere, completamente fallito.

Rogue One non aggiunge niente alla narrazione canonica.

Nella prima parte del film, l’esecuzione narrativa risulta frastagliata, con un montaggio dal ritmo altalenante, dalle scene o troppo lunghe o troppo corte. La seconda parte invece, la grande battaglia, riesce finalmente a recuperare un giusto ritmo e intrattenere fino in fondo lo spettatore.

Non è tuttavia ciò che Gareth Edwards e il cast avevano lasciato intendere: molto lontano dal genere war movie alla Salvate il Soldato Ryan o Apocalypse Now, la pellicola è invece l’ennesimo prodotto patinato di Lucasfilm e Disney. Non è tuttavia un risultato negativo, poiché in questo modo rimane in linea con l’impatto visivo degli altri film della saga. Personalmente mi aspettavo più sporco, più atmosfere grigie, più disperazione. E invece.

Jyn Erso è un personaggio malscritto e a tratti insopportabile.

Jyn Erso è un personaggio malscritto e a tratti insopportabile, mancando completamente il bersaglio dell’immedesimazione dello spettatore. Il doppiaggio italiano può essere il diretto responsabile di tutti quei dialoghi vuoti, imbarazzanti e declamati come fosse un’opera teatrale delle medie; ma per avere conferma dovrò aspettare la versione in lingua originale.

Buone invece le musiche di Giacchino, con qualche rumore e loop un po’ più dark del solito, che si sposa perfettamente con i campi lunghi e le larghe inquadrature del regista Edwards. Pessima invece la scelta di riproporre alcuni vecchi personaggi con l’aiuto del CGI: la sospensione dell’incredulità ci insegna che se la produzione prende un attore che assomiglia al personaggio originale, al pubblico va bene lo stesso. Perché è cinema, perché è finzione.

Alla prima visione, il film mi lascia con un po’ di amaro in bocca e con un 6 politico sulle labbra.

A tutti i sovra-entusiastici commenti arrivati dalla Premiere, in particolare quello di Wil Wheaton, vorrei replicare dicendo che se davvero non ti commuovevi così dal 1977, è tempo di guardare L’impero colpisce ancora attraverso il Metodo Ludovico. Finché non ti strappi una mano a morsi.

Elisa Gianola Fornari
leganerd.com

 

 

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Rogue One: A Star Wars Story ci mostra gli anni più oscuri della saga di Star Wars, e il tono del film si discosta quindi molto da qualsiasi altra cosa vista.

Rogue One: A Star Wars Story ci mostra gli anni più oscuri della saga di Star Wars, e il tono del film si discosta quindi molto da qualsiasi altra cosa vista. È più realistico e crudo: sono azioni disperate in tempi disperati.

Gareth Edwards aveva già dimostrato il suo talento registico considerevole nel convincente Godzilla, e si conferma un’ottima scelta per realizzare questo primo spin-off con uno stile fresco e inedito. Le scene d’azione sono girate in modo molto diverso rispetto a quanto visto in precedenza negli Episodi, e il film assume molto spesso i toni di una pellicola di guerra vera a propria, con battaglie intense degne della migliore sci-fi (e non solo).

Da metabolizzare è invece il “registro” del film. Abituato all’epicità degli Episodi ho fatto un po’ fatica a settarmi su un nuovo livello, ovviamente inferiore.

È giusto allo stesso tempo che sia così, perché questi spin-off hanno lo scopo di intrattenerci tra un capitolo ufficiale di Star Wars e l’altro, approfondendo aspetti mai chiariti e allargando ulteriormente questo magnifico universo. Forse è anche per questo motivo che non ci si affeziona immediatamente ai nuovi personaggi, visto che dobbiamo necessariamente congedarli a fine visione a causa dell’unicità della storia di Rogue One. Sono bastati pochi minuti invece lo scorso anno per amare Rey, Finn, BB-8 e Poe.

La visione Rogue One: A Star Wars Story mi ha fatto ancora più apprezzare a posteriori Star Wars.

In realtà la visione Rogue One: A Star Wars Story mi ha fatto ancora più apprezzare a posteriori Star Wars: Il Risveglio della Forza. Ringrazio in ogni caso Lucasfilm per avermi concesso la possibilità di rituffarmi nel mondo di Star Wars con questo film, che è letteralmente zeppo di easter-egg e dettagli che andranno esaminati al microscopio in multiple visioni, e per avermi permesso di rivedere Darth Vader come se fossimo nel 1977. Le sue scene sono da pelle d’oca, e si conferma essere come uno dei più grandi personaggi cinematografici mai realizzati. Go Rogue!

Daniele Massironi
screenweek.it

 

 

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Ne basterebbe uno per accedere al Mito, ma i respiri rochi, profondi, biomeccanici, quell’afflato viscerale che eruttando dalla macchina pare ricordarci il residuato umano che vi si annida, sono due, forse tre.

Ne basterebbe uno per accedere al Mito. Ma i respiri rochi, profondi, biomeccanici, quell’afflato viscerale che eruttando dalla macchina pare ricordarci il residuato umano che vi si annida, sono due, forse tre.

Al solo sentirli, quei tre soffi artificiali, e ben inteso senza vederne la sorgente – non subito, non ancora – quelli della sala, di respiri, si bloccano in un secondo. E tutti insieme. Perché la potenza pur affannosa dei primi soverchia i secondi. Anche se sono milioni e in tutte le sale del mondo.

La recensione di Emilio continua qua:

Emilio Cozzi
ilsole24ore.com

 

 

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Un film di guerra, di quelli classici, col gruppo di scappati di casa senza speranza che si trova davanti una missione impossibile e un cammino di consapevolezza e redenzione.

Un film di guerra, di quelli classici, col gruppo di scappati di casa senza speranza che si trova davanti una missione impossibile e un cammino di consapevolezza e redenzione. Guerra, dolore, armi di distruzione di massa e la fortissima voglia di costruire un mondo migliore per chi viene dopo.

Queste le componenti principali di un film che spoglia Star Wars delle cose che lo rendono più affascinanti, ma che in questo modo si libera anche di alcune costrizioni. Il risultato è un’opera dura, emozionante, in cui a volte si fatica a entrare in sintonia, ma che sul finale emoziona come dovrebbe, tappando anche alcuni storici buchi della saga e collegandosi perfettamente col tutto.

Parlare di spin-off è sbagliato, questo è un film che racconta una parte importantissima della trama principale di Star Wars e lo fa egregiamente.

Invidio il ragazzino che, ignaro di tutto e spinto da un padre nerd, inizierà con Rogue One.

Lorenzo Fantoni
n3rdcore.it

 

 

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Rogue One: A Star Wars Story è potente.

Rogue One: A Star Wars Story è potente. La libertà di muoversi in un territorio inesplorato, utilizzando personaggi sconosciuti e riportando indietro nel tempo lo stile visivo e la velocità di narrazione sono la sua forza. Una forza che trasporta lo spettatore nelle atmosfere della trilogia originale.

Gareth Edwards è riuscito a coniugare lo spirito dello scontro fra il lato scuro e il lato chiaro della forza attraverso gli archetipi di un film di guerra, restituendo una pellicola unica, in cui i protagonisti diventano i pionieri di una lotta che ha appassionato intere generazioni.

Rogue One: A Star Wars Story ha inoltre il merito di riportare sul grande schermo uno dei personaggi più amati, se non il più amato in assoluto, Darth Vader, con un’entrata in scena riservata solo a poche grandi figure del cinema. Citando Steven Spielberg, solo in pochi possono fare un ingresso utilizzando solo la silhouette della propria ombra, e Darth Vader è uno di questi.

Finalmente per una volta i fan, soprattutto quelli più accaniti, non si lamenteranno.

Finalmente per una volta i fan, soprattutto quelli più accaniti, non si lamenteranno, mentre gli altri potrebbero risentire dell’assenza delle spade laser. Querelle che sta già dividendo oltreoceano, inutile però fare il paragone con Episodio VII, sono due prodotti concepiti in maniera totalmente differente.

Eva Carducci
fanpage.it

 

 

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Con Rogue One siamo davvero tanto, troppo lontani da quello che mi aspetto da una pellicola con quell’eredità sulle spalle.

Sono evidentemente destinato a sentirmi ancora una volta una piccolissima voce fuori dal coro. Se Episodio VII mi aveva convinto soltanto a metà, in quella sua capacità di dimostrarsi coerente con l’universo di Star Wars nei suoi infiniti richiami agli archi narrativi della trilogia originale, con Rogue One siamo davvero tanto, troppo lontani da quello che mi aspetto da una pellicola con quell’eredità sulle spalle.

Una prima lunghissima parte che fa di tutto per scoraggiare e annoiare lo spettatore.

Personaggi deboli introdotti in modo superficiale, tanti piccoli accenni a pianeti e luoghi che non aggiungono nulla al film ma contribuiscono a lasciare ancora più spaesati, scene comiche completamente decontestualizzate e spesso gratuite.

Il film cerca in mille modi, spesso maldestri, di dimostrare che non è un film di Star Wars.

Il film cerca in mille modi, spesso maldestri, di dimostrare che non è un film di Star Wars. Lo fa nel primissimo secondo, fin dai titoli di testa e reitera in questo “crimine” continuamente cercando di essere qualcos’altro, quel film di guerra che speravo di vedere quando mi sono seduto nel cinema. In realtà a un certo punto lo diventa pure e lì Rogue One letteralmente esplode perché quei 40 minuti finali sono una bomba a orologeria, meravigliosi, travolgenti e persino emozionanti grazie a un finale da standing ovation.

Il problema è che questi minuti spumeggianti arrivano per l’appunto dopo un’ora e mezza di noia per quell’assurda tradizione moderna di allungare i film fino allo sfinimento anche quando si ha poco da dire o magari, al contrario, si ha troppo da dire ma il tempo non basta e quindi si finisce per tagliuzzare male lasciando troppe digressioni e parentesi non esplorate a dovere.

Rogue One è per me un film male approfondito, che decolla davvero troppo tardi e che presenta un mare di sbavature.

Ecco, Rogue One è per me un film male approfondito, che decolla davvero troppo tardi e che presenta un mare di sbavature. C’è comunque tanto di Star Wars al suo interno, sia chiaro, e i fan dell’universo espanso potranno sognare per gli anni a venire grazie a molte robe accennate in modo superficiale ma anche questa volta speravo di rimanere con gli occhi sgranati e con il fiato sospeso per due ore (e un quarto) e anche questa volta, come per Episodio VII, non è successo.

Pierpaolo Greco
multiplayer.it

 

 

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Essere stato bambino quando nel 1977 arrivò Guerre Stellari e averlo visto e rivisto al cinema, scambiato le figurine con gli amici e comprato le prime action figure di sempre è una fortuna immensa.

Al cinema non si era mai visto niente di simile e l’età era quella giusta per una storia che va bene per tutti, ma ha un’impatto del tutto diverso quando hai da poco cominciato ad essere un minimo consapevole di se e del mondo. “Usa la forza, Luke”, diventa un credi in te stesso, un qualcosa che ti porti dietro per tutta la vita, che comunque va al di là della meraviglia, di Vader, che ancora ogni tanto chiamo Lord Fener e di tutto quello che ha reso questa saga coì importante per intere generazioni. Oggi un bambino non è così fortunato, per quanto possa essere originale il mondo di Star Wars appartiene al già visto. E ovviamente le emozioni che provi da adulto non possono essere le stesse.

Questa premessa giusto per dire che il grosso limite di ogni Star Wars visto dopo la trilogia originale è stato per me proprio questo: il desiderio impossibile di tornare a quel momento, a quando Luke sotto il fuoco dei turbolaser e inseguito da Fener durante la sua corsa d’attacco decide di seguire la Forza e la delusione che mi ha dato ogni film nel non riuscirci mai a pieno.

Ma il limite non è mai dei film e meno che mai lo è in questo caso. Rogue One, è una Star Wars Story, uno dei tre spin-off di questo nuovo ciclo vitale della saga voluto da Disney, e se questo suo essere diverso dalle vicende della “genealogia” principale, che poteva essere un limite, riesce invece ad essere la sua forza, dove libero da dover rispettare troppi vincoli riesce a ridare vita con slancio all’universo che tutti amiamo.

A Rogue One bisogna riconoscere di essere un film migliore de Il Risveglio della Forza e probabilmente anche di alcuni titoli delle passate trilogie.

Se a Episodio VII; tra i tanti difetti riconoscevo il pregio di essere riuscito a far ripartire la saga nell’unico modo in cui era possibile farlo, a Rogue One bisogna innanzitutto riconoscere di essere un film migliore del Risveglio della Forza e probabilmente anche di alcuni titoli delle passate trilogie (qui bisogna rivederlo altre 6 o 7 volte prima di fare bene la classifica).

Ma soprattutto gli devo il grande merito di avermi ridato uno dei migliori Vader di sempre e riportato, proprio alla fine, proprio lì dove tutto è cominciato e per un attimo con le stesse emozioni.

Davide Dellacasa
screenweek.it

 

 

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Rogue One: A Star Wars Story è stato un’inaspettata sorpresa.

Rogue One: A Star Wars Story è stato un’inaspettata sorpresa. Ammetto di aver sempre concepito Star Wars come una saga sci-fi abbastanza atipica. Certo c’era lo spazio, le astronavi, gli alieni, tutto ciò che serve a qualificarti in quel mare magnum di opere che spaziano nell’immaginario collettivo tra Star Trek, Battlestar Galactica, ma anche Stargate e perché no videogiochi come Mass Effect.

Però Star Wars ha la Forza, i Jedi e i Sith, botte a suon di spade laser rosse, blu e verdi.

Ecco Rogue One è la dimostrazione che Star Wars ha una sua identità talmente forte da poter tenere su un signor film anche senza Jedi e spade laser. La pellicola ha un ottimo ritmo e tiene incollato lo spettatore dall’inizio alla fine, la durata stessa è decisamente azzeccata. Gran belle interpretazioni che mi hanno fatto ricredere sulla nostra protagonista alla quale non davo personalmente troppo credito attoriale.

Finalmente tornano in scena anche sequenze crude e vere battaglie, risolvendo il tutto in un “lieto fine” che lascia comunque l’amaro in bocca. Rogue One è una storia fortemente drammatica, ed è resa davvero bene dall’inizio alla fine. Vero lato negativo, come ormai mi capita di rilevare sempre più spesso, il nostro doppiaggio. Nota super positiva per il buon Tarkin in CGI, realizzato davvero con una cura spaventosa.

Francesco Ventrella
leganerd.com

 

 

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Se con The Force Awakens ho avuto bisogno di una seconda visione per apprezzarlo, con Rogue One è bastata la prima per gridare: che figata!

Ecco, ora ci siamo! Se con The Force Awakens ho avuto bisogno di una seconda visione per apprezzarlo, con Rogue One è bastata la prima per gridare: che figata! Intendiamoci, non è un film perfetto, è criticabile per il doppiaggio (ma in questo caso il problema è dell’adattamento italiano: Rogue Uno non si può sentire…), è criticabile per la CGI su Tarkin e Leia (non all’altezza della Lucasfilm e se proprio la tecnologia non ci arriva, un consiglio spassionato: evitate il più possibile), è criticabile per il costume di Darth Vader (sono più accurati quelli della 501 Italica Garrison e i movimenti non mi hanno compleatamente convinto), ma vedere un film di Star Wars condito con la spietatezza della guerra e la magia della fantascienza, senza esagerare con inutili orpelli, è stato una goduria per i miei occhi. Giliegina sulla torta, la scena finale, da applausi a scena aperta e perfettamente collegata a Episodio IV.

La trama, seppur semplice, riesce a inserire una serie di dettagli che integrano e completano la storia principale, infatti credo non sia corretto relegarlo a semplice spin-off. I fatti raccontati sono paralleli a quelli della saga principale e si inseriscono perfettamente nella timeline generale, permettendoci di vedere Star Wars da una prospettiva più ampia.

Visivamente siamo sempre ad altissimi livelli (a perte la già citata CGI sui due volti ricostruiti), i personaggi sono ben caratterizzati e abilmente differenziati, menzione speciale per la coppia Chirrut Îmwe e Baze Malbus che spesso rubano la scena ai protagonisti. Voto rimandato per le musiche, al primo ascolto non mi hanno colpito, ma in genere ho bisogno di riascoltare più volte la colonna sonora per farmi un’idea più precisa.

Il giudizio finale non può che essere ampiamente positivo, questo è il film di Star Wars più realistico visto fino ad ora. Bravo Gareth Edwards.

Marco Puglia
empira.it

 

 

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Rogue One è il film che ad oggi meglio riesce a tenere testa alla trilogia originale.

Lo dico subito: Rogue One è il film che ad oggi meglio riesce a tenere testa alla trilogia originale e lo fa regalando allo spettatore una visione più oscura della saga, che si stacca molto dal tono generale delle precedenti pellicole e mostra la sofferenza dei ribelli come mai prima d’ora era stato fatto!

Facendo parte di una generazione che ha visto SW dall’episodio IV mi son sempre chiesto come i ribelli fossero riusciti a sottrarre i tanto preziosi piani della morte nera. Me ne sono quindi infischiato di rumors, fughe di notizie e critiche che hanno iniziato a fioccare attorno a questa pellicola perché questo era Il Capitolo di Star Wars che attendevo da tanto tempo, prima ancora di qualsiasi altro prequel o sequel e posso dire che quasi tutte le mie aspettative sono state soddisfatte.

La difficile impresa di dover realizzare uno spin-off che nel contempo faccia anche da anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo è stata compiuta dal tanto discusso Garreth Edwards che ha realizzato un film intenso, non privo di difetti, ma indubbiamente spettacolare ed epico come solo la vecchia trilogia sapeva essere, e il tutto cercando di rivisitare i temi più classici della saga in un’ottica differente, più adulta per poi regalare uno spettacolare finale in cui il lato umano e sofferto di chi sa di essere niente più che una pedina sacrificabile viene evidenziato ai massimi livelli.

L’impronta dark trova il massimo splendore nel ritorno di Vader, protagonista di una sequenza magistrale che oltre ad essere un regalo ai fan dimostra tutta la devozione con cui si é cercato di dare una differente visione a questo spettacolare universo di eroi e astronavi che più che mai decollano in questa pellicola.

Non perfetto, con un villain a tratti meno sensato di Kylo Ren e della CGI a volte discutibile, ma così epico da reggere il confronto con la trilogia originale. La “nuova speranza” che mi si è accesa con Il Risveglio della Forza sembra non spegnersi…

Alessandro Mercatelli
leganerd.com

 

 

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Rogue One nasce con il solo, chiarissimo scopo di scimmiare i fan della serie.

Rogue One nasce con il solo, chiarissimo scopo di scimmiare i fan della serie. Chi si lamenta del fan service in Rogue One, in senso assoluto, ha tutto il diritto di farlo, ma è come chi si lamenta della presenza del mare a Rimini.

Non c’è nulla di incerto, è tutto scritto, perché che quei piani della Morte Nera siano finiti poi a una principessa vestita da monaca coi capelli a doppio tortano rotante lo sa pure mia nonna. Rogue One esiste – oltre che per far soldi, come aggiungerà chiunque sia stato rimasto imprigionato per gli ultimi novant’anni in una realtà parallela in cui Hollywood è tutta una grande ONLUS – perché ora che le porte della stalla sono aperte, ogni fan vuole una dose maggiore di TIE fighter, assaltatori, camminatori AT-AT e Star Destroyer sul grande schermo. Vuole altre mega battaglie da terzo atto condite da spacconate, atti di eroismo e robot rompiballe indispensabili. Vuole quello che per anni e anni ci hanno dato solo fumetti, romanzi e videogiochi, però al cinema. Vuole la droga vera al posto di tutto quel metadone da universo espanso vecchio canone.

E Rogue One tutto questo te lo scodella davanti agli occhi, aggiungendoci di suo uno spettacolo visivo incredibile. Rogue One è però anche una pellicola tetra, oscura, un luogo di tenebra in cui le battute son poche e distanti e si parla tanto di speranza perché questa gente ha solo quella a cui aggrapparsi. Un film nero come la terra del pianeta natale di Jyn o le corazze bellissime delle guardie di Krennic, in cui ciascuno sa qual è il suo ruolo e come non possa sottrarsi a ciò che deve fare.

Nel complesso, pur con i suoi difetti, mi è piaciuto.

Nel complesso, pur con i suoi difetti, mi è piaciuto: fa quello che doveva fare e mi ha divertito, mettendo pure giù uno spettacolo pazzesco. Perciò promosso. Aveva un compito molto più facile di Episodio VII, per la trama già di fatto pronta e le aspettative molto minori, ma l’esecuzione funziona e il tassello mancante spiega alcune cose. Sì, compresa la dabbenaggine imperiale epidemica e l’inaffidabilità totale dei suoi progettisti.

Alessandro “DocManhattan” Apreda
antro.it

 

 

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Rogue One è un film coraggioso.

Rogue One è un film coraggioso. Edwards e colleghi non hanno cercato di realizzare una pellicola con quella classica impronta “disneyana” che possiamo invece ritrovare ne Il Risveglio della Forza. È un film che non cerca di piacere al grande pubblico, in nessun modo. Lo spettatore viene gettato nel vivo dell’azione, senza la classica musica d’apertura, senza l’altrettanto classico testo a scorrimento, senza niente di rassicurante.

Rogue One è un film disperato.

Nella trilogia originale abbiamo sempre visto la ribellione come un’organizzazione che riuniva razze ed individui da ogni pianeta della galassia, con un minimo di organizzazione e di senso. Finalmente invece vediamo la ribellione per quello che è: guerriglia, inganno, disperazione, paura e allo stesso tempo speranza, quella speranza su cui si basa il primo film della saga. Ed è bellissimo essere travolti da tutte queste sensazioni, senza neanche un minuto di pausa dall’inizio alla fine.

Rogue One è un film sporco, tangibile.

Rogue One è un film sporco, tangibile. Già nella multi-recensione dell’anno scorso avevo definito Il Risveglio della Forza un film decisamente più tangibile della seconda trilogia. E anche Rogue One, per nostra fortuna, mantiene ancora di più intatto lo spirito della trilogia originale, tanto da riutilizzare in alcuni casi gli stessi costumi di scena visti oramai decine e decine di anni fa. La galassia è sporca, corrotta, densa di vita, caratterizzata (finalmente) da tantissimi spunti e citazioni che non fanno più riferimento solo al canone “standard”.

Rogue One è il film di Star Wars che ci voleva in questo momento.

LucasArts e Disney, e ovviamente Edwards, hanno dimostrato che l’universo fantasy di Guerre Stellari è più vivo che mai, che la così detta Star Wars Anthology non era affatto una brutta idea, bensì uno strumento che in futuro regalerà ulteriori gioie ai fan della saga. Peccato solo per il doppiaggio italiano: un paio di scelte non felici potrebbero far preferire il doppiaggio originale, un problema purtroppo che accomuna molte pellicole (e serie TV) degli ultimi anni.

Lorenzo Delli
smartworld.it

 

 

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Pensavamo che ci volesse uno con le spalle grandi e con il nome altisonante come J. J. Abrams per sopportare il peso di Guerre Stellari, per essere indipendente e non sentire la sudditanza del mito.

Invece ha dimostrato più autonomia uno come Gareth Edwards, che ancora ha tutto da dimostrare.

Certo lo spin-off non è proprio come un film della saga, non deve creare un mistero né far porre molte domande agli spettatori, ma si può permettere il lusso di dare solo risposte (anche a domande vecchie di 40 anni), senza avere per forza il fascino della storia raccontata a metà.

Tuttavia già da quell’inizio in cui il tema di Giacchino parte come quello di Williams e con effetto straniante subito ne devia (tuttavia rimane il flautino solitario quando l’inquadratura dello spazio scende) è chiaro che non avremo quello che ci aspettiamo necessariamente.

Liquidi amniotici, tubi e inalatori come fossimo in Dune, buoni che sparano per primi e un certo senso di ineluttabile fine e morte.

Liquidi amniotici, tubi e inalatori come fossimo in Dune, buoni che sparano per primi e un certo senso di ineluttabile fine e morte (annunciata da prima dell’inizio, visto che come finirà quest’avventura già è spoilerato in Episodio IV), là dove Guerre Stellari ha sempre promesso felicità, trionfi e vittorie anche senza una mano.

Non stupisce che questo appaia come il film più “serio” della nuova gestione.
Di sicuro, checché se ne dica e nonostante i suoi costumi anni ‘70 e la tecnologia retrò somigliante a quella del suo parente, Rogue One è anche il primo passo nell’allontanamento dall’estetica e dall’etica di Guerre Stellari. Il primo capitolo della trasformazione di quello che pensiamo sia un film della saga che una volta apparteneva a Lucas.

Un film di Guerre Stellari l’anno infatti vuol dire che ne vedremo di tutti i tipi, dai melò, ai noir, dagli horror al war movie puro come questo, bisogna solo arrivarci.

Gabriele Niola
badtaste.it

 

 

 

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Rogue One mi è piaciuto.

Rogue One mi è piaciuto.

Ma impone una domanda: qual è il sottile confine che divide la nostalgia “buona” da quella che ci acceca e ci rende incapaci di un giudizio di merito?

Intendiamoci: Rogue One è un buon film, con un’ottima regia di Gareth Edwards e il coraggio di andare “oltre” Forza, Jedi e spade laser per mostrare in modo abbastanza chiaro il lato sporco dell’Alleanza Ribelle e le contraddizioni che vive al suo interno.

L’idea vale però più della sua realizzazione, che ahimè procede quasi sempre su binari ultra-preordinati, lesti, impiegatizi e a volte sbrogliati con scrittura svogliata

(Pericolo o scelta difficile? Salta fuori uno che ti salva il culo. Tipo cinque volte in un’ora di film)

Per il fan questo film è una gioia: per gli occhi, per il cuore, per il sistema riproduttivo. Ambientazione, riferimenti, citazioni, easter egg, storytelling transmediale che incrocia fumetti, libri, cartoon, videogiochi, film. Una sboronata colossale e orgasmica.

I difetti ahimè risiedono principalmente in quello che dovrebbe essere il punto di forza di un film simile, ovvero il cast dei personaggi, poco memorabile salvo rare eccezioni ed eccessivamente standardizzato.

Spesso si dice a chi avanza critiche “e piantala di rompere, si torna bambini e ci si diverte in sala”, ma stavolta il presupposto da cui si parte è quanto di meno fanciullesco (e forse più involuto) ci sia in narrativa: le spiegazioni non necessarie.

Star Wars ci ha dolorosamente insegnato, vedi prequel, che non bisogna andare a toccare un passato dipinto come mitologico. Se mi fai vedere una leggenda, la sua dimensione leggendaria svanisce e tutto ciò che rimane è la misera realtà. In Star Wars, come nell’epica del West, “se la leggenda incontra la realtà, vince la leggenda”

Se Episodio VII ha riaperto le porte verso il futuro, Rogue One sollazza invece col passato, pur senza smuovere nulla e senza osare troppo. Un compito ben svolto, quasi figlio di pratiche da sbrigare per conquistare una parte di “elettorato” finora scontent(at)o.

Rogue One è un sogno di plastica, un prodotto figlio e vittima delle produzioni di alto livello di questa epoca in cui non si vuole (ancor prima di non poter) sbagliare.

Per cui si va sul sicuro e raramente si devìa dallo schema.

Rogue One è una felice quadratura di un cerchio che ha al suo interno tutti gli elementi della “comfort zone” starwarsiana. E va bene (anche) così.

Giacomo Lucarini
leganerd.com

 

 

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Doveva essere il film che dimostrava in quanta misura la Disney è disposta a lasciare liberi gli autori ingaggiati a maneggiare i propri franchise di maggior peso.

C’era un motivo di particolare interesse verso Rogue One, a parte quelli stra-ovvi: doveva essere il film che dimostrava in quanta misura la Disney è disposta a lasciare liberi gli autori ingaggiati a maneggiare i propri franchise di maggior peso.

Ed ecco, io non so se per caso si sentivano ancora scottati dai primi spin-off della saga (L’avventura degli Ewoks, 1984, e Il ritorno degli Ewoks, 1985), ma questa pubblicizzatissima libertà, oltre ad essere stata rimangiata già a metà produzione tramite una quantità incredibile di reshoots con nuovo sceneggiatore affiancato (e accreditato), puntualmente all’occhio meno precisino si vede davvero poco.

Forse i primi 30 secondi di film sono già perfettamente indicativi dell’andazzo (occhio che sto per spoilerare i primi 30 secondi di film, occhio, gettate ora il computer dalla finestra se non volete rovinarvi i primi 30 secondi di film ma per qualche strano motivo siete comunque disposti a leggere una mega-recensione multipla, (spoiler): si inizia con la classica schermata con scritta blu “tanto tempo fa, in una galassia lontana ecc…” (fedeltà); non si prosegue con il titolo “Star Wars” con zoomata in fuori seguito dal classico crawl narrativo (coraggioso distacco!!!); si passa dritti però alla solita immagine introduttiva dello spazio profondo con presunto astronavone che entra lento nell’inquadratura (fedeltà); si scopre che non è un astronavone bensì gli anelli di un pianeta simil-Saturno (timidissimo pseudo-colpo di scena)(/spoiler).

Insomma: anche questa volta le novità sono presentate con estrema cautela e subito riequilibrate con uguale dose di nostalgia/familiarità.

I momenti più frustranti, aldilà di rendersi conto che la struttura della storia (soprattutto del terzo atto) è sempre immutabilmente la stessa anche in alcuni dettagli francamente evitabili, sono quando riconosci le inquadrature lontane che rappresentano il marchio di fabbrica stilistico di Gareth Edwards ma che il montaggio sega sempre prima che raggiungano la loro caratteristica durata extra-lunga, prima cioè che diventino effettivamente poetica autoriale riconoscibile, “personalità”.

Ma c’è anche qualche sussulto riuscito: il più fresco è sicuramente dato dalla condizione, rarissima di questi tempi, di film che sa già di essere storia a sé, chiusa in un unico capitolo, senza ulteriori sequel che lo aggancino a Episodio IV. Per una volta assistiamo quindi a un blockbuster preventivamente composto da due ore di storia chiusa e definitiva, e le emozioni in ballo ne guadagnano tantissimo.

Ne guadagna probabilmente anche il cast, composto in gran parte da facce un po’ meno hollywoodiane del solito, e ne guadagnano alcuni personaggi, che non hanno smania di spiccare a tutti i costi, possono presentare sfumature più eticamente ambigue del solito e hanno comunque modo di risplendere in un climax che, secondo la tradizione dei grandi film di guerra non necessariamente stellare, cerca un vero gioco di squadra (unica nota stonata: il robot, chiaramente una delle aggiunte posticce, la spalla comica di cui per una volta non si sentiva affatto il bisogno).

Se da una parte è ingabbiato da regole soffocanti da cui non può sganciarsi, dall’altra gode dei rari frammenti di libertà con l’aria di rassegnato sacrificio di chi ha ben poco da perdere.

Il fioco fascino che emana Rogue One è bene o male questo: se da una parte è ingabbiato da regole soffocanti da cui non può sganciarsi, dall’altra gode dei rari frammenti di libertà con l’aria di rassegnato sacrificio di chi ha ben poco da perdere e sa che, anche se le cose dovessero andare benissimo (e commercialmente parlando finora è così), non avrà una seconda possibilità.

Rogue One è in questo senso una specie di perdente di successo che, nel quadro globale del franchise, probabilmente a giochi fatti finirà per suscitare più simpatia di tutti.

Donnie Yen regna.

Nanni Cobretti
i400calci.it

 

 

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