Chiude Wired Italia #LegaNerd
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itomi itomi
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L’assemblea dei giornalisti di Condé Nast si è riunita ieri e ha annunciato tagli alla redazione e la chiusura di fatto della rivista cartacea: rimane il sito internet.

Verranno fatti uscire due numeri speciali all’anno, curati da un’azienda esterna. È la fine dopo sei anni dell’edizione italiane della più famosa rivista al mondo dedicata alla digital culture, all’innovazione e, in generale, a quello che ci piace.

La redazione, che curava sia l’edizione cartacea che quella online, passa da 12 a 6 giornalisti.

La notizia arriva dopo tante voci che giravano nei mesi scorsi e nonostante le assicurazioni dell’editore che solo poche settimane fa parlava di Wired come “un brand fondamentale, uno dei tre pilastri del futuro di Condé Nast”…

La redazione di Wired Italia e i giornalisti di Condé Nast esprimono forte preoccupazione per il futuro della testata e del brand stesso e si riserva di intraprendere tutte le azioni necessarie per salvaguardare il posto dei sei colleghi in mobilità e le condizioni di lavoro che garantiscano la qualità che ha sempre contraddistinto Wired.

Wired ha cambiato un po’ troppi direttori negli ultimi tempi e dopo le dimissioni di Massimo Russo l’incarico era stato da poco affidato a Federico Ferrazza, già responsabile dell’area web.

Il primo direttore di Wired era stato Riccardo Luna, l’attuale “digital champion” italiano che racconta la sua versione della nascita della rivista in un lungo articolo pubblicato oggi su chefuturo.it

Se volete anche un’altra interessante versione della nascita di Wired in Italia vi consiglio anche l’articolo di Andrea Chirichelli su Players magazine, sempre di oggi.

I commenti che sto leggendo online in queste ore sono abbastanza impietosi

I commenti che sto leggendo online in queste ore sono abbastanza impietosi, la rivista ha avuto a quanto pare un calo drastico di qualità nel tempo, almeno secondo quello che leggo ovunque. Personalmente ho smesso di leggerla un paio di anni dopo la prima uscita, semplicemente perché non compro più niente di cartaceo da tantissimo tempo ormai.

Ricordo con piacere il periodo in cui è stato presentato il progetto ed è uscito il primo numero, una mosca bianca nel panorama editoriale italiano che trattava temi assolutamente di nicchia in un paese in cui l’editoria generalista domina da sempre.

Sul primo numero c’è anche una mia “lettera” alquanto paracula, in cui do un consiglio unicamente per avere la scusa di vedere pubblicato il mio nome e il mio progetto online di allora, Incauto Acquisto:

 

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Il mio era solo uno dei tanti commenti preoccupati che il progetto si rivelasse una mera traduzione dell’edizione americana condita con qualche altra marchetta locale.

I primi numeri devo dire che hanno stupito tutti, per qualità dei contenuti e del contenitore.

Il sito internet per anni ha arrancato, superato per qualità e interesse dalla rivista cartacea, fino a quando non si è cominciato a puntare di più su tutta una serie di tecniche e contenuti che ne hanno decretato un’esplosione nel traffico mensile che parrebbe aver pagato visto che attualmente raggiunge qualcosa come 5 milioni di unici al mese.

Sinceramente non mi strappo i capelli per la chiusura dell’edizione cartacea.

Sinceramente non mi strappo i capelli per la chiusura dell’edizione cartacea. Siamo nel 2015 ed è già incredibile che ancora esistesse. Certo, la rivista “fisica” è un bell’oggetto, un feticcio, che è bello portarsi in bagno o in spiaggia, ma è davvero figlia di un tempo passato, non facciamo finta di non saperlo.

Quello che andrebbe fatto, lo dico dal mio piccolo chiaramente e con tutto il rispetto possibile per chi fa questo lavoro, sarebbe migliorare di molto la versione online, attualmente molto confusionaria e ben poco innovativa se non nelle tecniche di user acquisition e aumento del traffico proveniente dai social (importantissime, per carità).

Voi che ne pensate? Leggevate l’edizione cartacea di Wired? Visitate il sito spesso? Dite la vostra nei commenti qua sotto.

 

 

 

itomi

Antonio Moro a.k.a. itomi

Scrivo editoriali e recensioni su tecnologia ed entertainment. Mi occupo di UI/UX e direzione creativa, soprattutto su progetti web e gaming. Faccio cose e conosco gente su internet dal 1996.

Più info su antoniomoro.com e itomicreative.com

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