Nuovo Coronavirus: il focolaio di Pechino è un nuovo virus?

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11 mesi fa

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Diversi distretti di Pechino hanno ripristinato i checkpoint di sicurezza, hanno ordinato ai residenti di essere testati e hanno chiuso le scuole da lunedì in risposta a un’inaspettata ripresa del coronavirus nella capitale cinese.

Dopo quasi due mesi senza nuove infezioni, i funzionari di Pechino hanno riportato più di 100 casi da giovedì scorso, la più grande concentrazione di infezioni da febbraio.

Il ritorno di COVID-19 a Pechino ha avvolto la città, sede del quartier generale di molte grandi società, nell’incertezza in un momento in cui la Cina sta cercando di scrollarsi di dosso il torpore economico del virus.

Il rischio di diffusione dell’epidemia è molto elevato, quindi dovremmo adottare misure risolute e decisive.

Ha detto lunedì Xu Hejiang, portavoce del governo della città di Pechino.

L’inizio della nuova epidemia è stata localizzata a Xinfadi, il più grande mercato alimentare all’ingrosso in Asia, dove migliaia di tonnellate di verdure, frutta e carne vengono commercializzate ogni giorno.

Una guardia di sicurezza al mercato di Xinfadi (Noel Celis | AFP | Getty Images)

Xinfadi è grande come quasi 160 campi da calcio ed è oltre 20 volte più grande del mercato del pesce di Wuhan.

Un complesso di magazzini e sale commerciali che si estende su un’area delle dimensioni di quasi 160 campi da calcio, Xinfadi è oltre 20 volte più grande del mercato del pesce di Wuhan, dove l’epidemia è stata identificata per la prima volta.

L’ondata di nuovi casi ha spinto i funzionari di molte parti della città a riportare rapidamente in auge le misure contro l’avanzare dell’epidemia, con molti distretti che hanno adottato il lockdown che ormai anche noi conosciamo bene.

Allo stato attuale, Pechino ha un’area ad alto rischio, Huaxiang, nel distretto di Fengtai, e 27 a rischio medio. Le autorità hanno chiuso anche il mercato Tiantaohonglian, nel centralissimo distretto di Xicheng, dopo il contagio di un dipendente. In totale sono 29 i complessi residenziali della capitale costretti al lockdown. Sono stati disinfettati 33.173 fornitori di servizi di catering e 276 mercati di prodotti agricoli, undici dei quali già chiusi.

Pesanti anche le ricadute sui trasporti: nello scalo aeroportuale della capitale cinese sono stati cancellati almeno 1.255 voli, pari al 70 % del totale, mentre è vietato uscire dalla città ai taxi e ai servizi di ride-sharing on line, molto popolari. Previste sanzioni dure per chi non rispetta i divieti.

 

Controlli fuori dal mercato di Xinfadi (Reuters)

 

È attiva la ricerca dei contatti con le persone infette “porta a porta”. Alcuni distretti hanno anche inviato funzionari a complessi residenziali in quella che hanno descritto come un’operazione “porta a porta” per identificare le persone che hanno visitato Xinfadi o sono state in contatto con qualcuno che lo ha fatto.

Un grossista di ortaggi di Xinfadi ha dichiarato, desiderando rimanere anonimo, di dover rimanere in quarantena per 14 giorni in un hotel designato anche dopo che il test è risultato negativo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato domenica di essere stata informata dell’epidemia e di una successiva indagine da parte di funzionari cinesi.

È anche in corso il sequenziamento genetico dei campioni del coronavirus e la rapida condivisione di questi risultati è importante per comprendere l’origine del cluster e i collegamenti tra i casi.

ha affermato l’OMS in una nota.

Intanto su CGTN (China Global Television Network), viene riportato che domenica il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) ha completato il sequenziamento genetico del virus trovandolo più contagioso di quello riscontrato nel mercato ittico di Wuhan.

The virus linked to Xinfadi market in Beijing is more contagious than that found in Huanan seafood market

La dichiarazione è attribuita a Yang Zhanqiu, vicedirettore del dipartimento di biologia patogena dell’Università di Wuhan, in un’intervista con il Global Times.

 

Indagini preliminari sulla sequenza genetica del virus hanno mostrato che il nuovo coronavirus trovato su campioni raccolti dal mercato Xinfadi potrebbe essere correlato a casi europei piuttosto che a casi domestici cinesi: lo afferma Yang Peng, un ricercatore del Centro di Pechino per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Gli esperti hanno affermato che questa scoperta indica che è molto probabile che le infezioni a grappolo a Pechino siano state causate da frutti di mare importati che sono stati contaminati dal coronavirus in Europa prima di essere trasportati attraverso la catena del freddo in Cina.

In risposta ai risultati del sequenziamento del genoma a Pechino, Wu Hao, capo del centro di servizi sanitari della comunità di Fangzhuang, ha detto al Global Times che il virus potrebbe essere arrivato in Cina attraverso i frutti di mare importati.

Precedenti commenti di Gao Fu, direttore del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), hanno anche suggerito che esistono varie possibilità per l’origine del virus.

Inizialmente, abbiamo ipotizzato che il mercato dei frutti di mare potesse essere la fonte da cui è emerso il virus, ma ora pensiamo che il mercato sia più una vittima. Il nuovo coronavirus esisteva molto prima.

Parte della “scena del crimine” nell’indagine nel mercato di Wuhan era stata danneggiata dalla disinfezione, aumentando così la difficoltà a trovare la fonte della malattia.

Questa volta a Pechino le autorità locali hanno raccolto campioni dall’ambiente e dai frutti di mare prima di disinfettare il mercato di Xinfadi.

Yang Zhanqiu, vicedirettore del dipartimento di biologia dei patogeni presso l’Università di Wuhan, ha detto lunedì che era improbabile che l’inizio della pandemia nel mercato di Wuhan fosse stato collegato a frutti di mare importati e ha ribadito che il virus ha avuto origine tra gli animali selvatici, come indicano le ricerche precedenti.

Secondo una ricerca condotta da un team guidato dal virologo Shi Zhengli del Wuhan Institute of Virology, il genoma completo del virus era al 96% simile a una sequenza virale riportata dai pipistrelli e sequenze strettamente correlate sono state identificate anche nei pangolini malesi.

Non si può escludere che il ritorno del coronavirus (uguale a prima o mutato) possa provenire dall’esterno della Cina, come dai paesi del sud-est asiatico.

Insomma, per capire se ci troviamo di fronte ad un nuovo coronavirus dobbiamo aspettare i risultati ufficiali che verranno presto divulgati dall’OMS.

 

 

 

 

 

 

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