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L’Isola delle Bambole Impiccate

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8 mesi fa

6 minuti

L’isola delle bambole impiccate, Isla de Las Munecas, si trova nei canali di Xochimilco ed è una della attrazioni più famose (e inquietanti) di Città del Messico. La nascita di questa particolare isola è una leggenda dietro l’altra e il mistero la rende una dei luoghi più visitati.

Le bambole sono oggetti che da sempre accompagnano i giochi delle bambine di ogni epoca, un simbolo di purezza che racchiude il periodo più bello dell’infanzia, quello dei giochi. Le bambole, con i loro visi sempre felici, l’espressione amichevole non dovrebbero farci paura… ma anche prima dell’avvento di Chucky, le bambole sono state utilizzate per spaventare grandi e piccini in moltissime situazioni.

 

 

Non molto lontano da Città del Messico, in una zona lagunare dalla tipica bellezza selvaggia, ricca di flora e di fauna, esiste un’isola che potrebbe far ricredere anche i più scettici.

Centinaia di bambole appese agli alberi quasi come impiccate aspettano chi si avventura in queste zone, ricreando la scena di quella che sembra un’esecuzione di massa.

Le bambole, infatti, non sono nemmeno tutte integre: a qualcuna mancano gli arti, sparpagliati dappertutto, oppure è stata separata la testa dal torso, dall’occhio assente di un’altra escono insetti e vermi, altre invece sono ricoperte da muffa e sporcizia.

Ma perché queste bambole sono così devastate? Da dove provegono e quali sono le storie che si celano dietro a queste bambole?

 

 

Il passato

Questo insolito museo macabro è opera d Don Julian Santana Barrer, un contadino che, alla fine degli anni cinquanta, abbandonò moglie e figlia per ritirarsi a vivere da eremita sull’isola. Il motivo rimane avvolto dal mistero, ma sembra che il contadino dovesse adempiere ad una missione.

Sembra infatti che le bambole custodiscano lo spirito di una bambina morta, presso la laguna che circonda l’isola stessa: il contadino vide che la bimba stava per affogare e, nonostante i suoi tentativi, non riuscì a salvarla.

In realtà la veridicità dell’esistenza della bambina non è stata mai confermata e si pensa che sia tutto frutto della mente dell’uomo, la cui pazzia lo spinse successivamente ad isolarsi e a creare questo luogo.

 

 

Tornando alla leggende si racconta che alcuni giorni dopo la presunta tragedia, Don Julian recuperò dalle acque della laguna proprio una bambola pensando che fosse appartenuta alla bambina morta, quindi la legò ad un albero come forma di rispetto.

La solitudine e la paranoia dell’uomo crebbero a dismisura, tanto che egli si sentiva perseguitato dalla presenza della defunta, convinto che lo spirito della bimba aleggiasse proprio nella bambola. Lo spirito della bambina era irrequieto, non apparteneva a quel luogo e iniziò a tormentare il povero Don Julian, ecco perché decise di raccogliere tutte le bambole che riusciva a trovare per mantenerlo quieto.

Addirittura, ne trovò una che gli ricordava talmente tanto la bimba, che decise di tenerla in casa con sé e la chiamò Agustinita.

È proprio in quel momento che iniziò la sua collezione/ossessione: bambole di ogni misura e fattura, deformi e mutilate, recuperate dalla spazzatura, furono legate così com’erano, senza essere aggiustate o pulite.

I racconti arrivarono persino ad affermare che l’uomo coltivasse un campo per nutrire le sue bambole, ma un giorno avvenne un fatto che contribuì ulteriormente a rafforzare la fama maledetta di questo luogo.

 

 

 

La strana morte di Don Julian

La mattina del 17 aprile 2001 Santana si recò a pesca con il nipote Anastasio Santana Velasco, che riferì come quel giorno lo zio si sentisse chiamato da una presenza maligna che voleva portarlo con sé.

Il giovane non diede peso alle sensazioni raccontate dallo zio e si recò a sbrigare le sue faccende quotidiane all’interno del campo e della casa costruita poco lontano dalla riva, ma quando tornò, trovò il corpo dello zio senza vita, annegato esattamente nello stesso punto in cui anche la bimba sarebbe morta.

Il decesso dell’uomo, questa volta verificato e accertato dalle autorità, ha trasformato quello che era ritenuto il luogo di ritiro di un pazzo in una macabra attrazione, tanto che i visitatori stessi iniziarono a portare altre bambole sull’isola.

La baracca di Don Julian

 

 

Le bambole prendono vita

Ovviamente dopo la morte di Santana, le leggende hanno continuato ad alimentarsi con il passaparola, come il fatto che lo spirito dell’uomo sia ancora sull’isola, insieme alle sue bambole. La Isla de las Munecas, è diventata molto famosa, ed ha attirato l’attenzione di molte persone ed associazioni che si occupano di mistero e paranormale, proprio per questo motivo lo show televisivo Destination Truth organizzò una spedizione sull’isola.

 

 

Gli esperti del programma, affermano che le bambole sembrano essere pervase da un’energia soprannaturale ed inquietante, aggiungendo che Isla de las Munecas sia infestata e maledetta.

Durante la puntata, lo staff dello show riuscirono a registrare strani rumori nel buio vicino alla baracca, sembravano dei colpi dati sul muro dell’edificio.

La scena più inquietante è avvenuta quando una delle bambole, apriva gli occhi spontaneamente quando gli veniva chiesto di farlo (allarme minchiata).

A quasi venti anni dalla morte di Santoro il numero delle bambole ha continuato ad aumentare, poiché sono gli stessi turisti a portare sull’isola bambole a cui erano più affezionati da bambini, insieme a messaggi di supplica o di augurio, come se fossero delle offerte votive.

 

 

Come arrivarci

La Isla de las Munecas non è così facile da raggiungere. La scelta migliore è quella di affittare un auto o prendere un taxi (da Città del Messico) in direzione di Cuemanco nella zona della riserva di Xochilmico. Successivamente è necessario prendere un traghetto da Embarcadero Cuemanco o da Embarcadero Fernando Celada.

Se si prende un trajinera (tipica imbarcazione locale) il viaggio non dovrebbe durare più di due ore, in base ovviamente al punto di partenza. Le grandi barche di solito non comprendono nel proprio itinerario una sosta all’isola, per questo sarà necessario chiedere specificamente al conducente di fermarsi lì.

 

 

In questi anni tra i vari turisti anche il regista Tim Burton ha voluto visitare questo luogo misterioso quando, nel 2012, si trovava in Messico per la promozione del film di animazione “Frankenweenie”. La sua gita è durata diverse ore e, fonti a lui vicine, sostengono che il regista abbia trovato il luogo molto meno pauroso di quello che si aspettava.

 

 

Questo articolo è parte di una serie: Isole Misteriose

 

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