Sono due anni che mi lamento di Apple. Del suo ritardo, della sua mancanza sul lato software di feature per alcuni indispensabili, della sua chiusura. Ho senza esitazioni abbandonato iOS per Android, in cerca di un software migliore per le mie esigenze di power user.

Sarebbe molto facile oggi mettermi gli occhiali del fanboy e trattare il WWDC di ieri superficialmente.

Sarebbe molto facile oggi mettermi gli occhiali del fanboy e trattare il WWDC di ieri superficialmente, ricordando unicamente quel paio di feature che Apple si è finalmente decisa ad implementare e che assomigliano molto a cose già viste su Android.

È molto facile oggi trovare in rete meme e grandi sparate di chi ha i parocchi da hater e non è in grado di capire e men che meno commentare cosa è stato annunciato ieri da Apple.

 

Siate liberi! La vostra mente non si chiuda a quel tanto di vero che si trova unito a ciò che pur credete il torto.

Il vostro cuore non si serri a quella tanta umana simpatia, che si trova anche in ciò che vi sembra a principio ripugnare del tutto.

Non ponete i parocchi al vostro intelletto; non ponete lo zaino al vostro sentimento.

Giovanni Pascoli – L’Eroe Italico (Pensieri e Discorsi, 1914)

 

Se siete tra quanti oggi continuano a infestare la rete con le loro opinioni di parte e a sogghignare come ebeti che guardano il dito mentre la luna splende nel cielo… beh, l’articolo è lungo, levatevi dai coglioni adesso.

 

 

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Per prima cosa voglio dire che sono molto contento: c’è voluto tempo, ma Apple ha implementato o sta per implementare tutto quanto quello che chiedevo e, molto, molto di più.

Ho linkato e riesumato questo articolo troppe volte, e sono felice di poter dire che finalmente tutto quello che avevo chiesto è stato fatto:

 

Il WWDC di quest’anno era incentrato sul software: chi si aspettava nuovi iPhone, iWatch o altro hardware evidentemente non segue minimamente il settore o vuole credere a tutti i costi alle solite voci che vorrebbero un nuovo iPhone ad ogni evento Apple.

Sono tre anni che gli iPhone vengono presentati a settembre per poi essere venduti tra autunno e Natale: non vedo perché dovrebbero cambiare, soprattutto dopo il WWDC di ieri.

Ieri si è parlato delle due grandi piattaforme software di Apple: OS X e iOS e dei nuovi strumenti messi a disposizione dei programmatori che lavorano su queste piattaforme e, di conseguenza, degli utenti che poi utilizzano il software che questi creano.

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Oggi gli sviluppatori iOS e OS X sorridono tanto.
Davvero tanto.

Ma andiamo a rivedere velocemente (per quanto possibile) tutte le novità presentate ieri da Apple. C’è una TLDR version a fondo lista se volete evitare il pippone…

 

 

 

OS X Yosemite

La prima novità che aspettavamo è l’aggiornamento di OS X alla versione 10.10: sapevamo che sarebbe stato un aggiornamento prettamente estetico, ma sono state presentate anche novità parecchio interessanti.

 

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Oltre ad un nuovo look, chiaramente inspirato all’estetica di iOS 7, abbiamo visto una nuova barra delle notifiche che può ora ospitare widget creati dagli sviluppatori, un nuovo spotlight super potenziato che assomiglia molto ad Alfred (ottima cosa) e si integra di più oltre che con il sistema operativo, con il resto della rete, offrendo risultati di Wikipedia, maps, contatti, eventi, etc.

 

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Safari è stato ulteriormente velocizzato e ottimizzato, sia nelle prestazioni che nell’interfaccia grafica. Credo proprio che continuerò ad utilizzare Chrome, ma è positivo il lavoro che continua a fare Apple sul suo browser. Comodissimo il nuovo tasto share, sperando sia presente in tutte le app che vogliono usarlo e non solo su Safari.

Mail è stato migliorato ulteriormente con un sacco di funzionalità di organizzazione e gestione, oltre che comode utility interne per (ad esempio) annotare immagini (Markup) o caricare gli attach su cloud quando la casella del destinatario non li accetta perché troppo grandi (MailDrop). Mail offre ora anche un sync migliore tra i vari dispositivi iOS e OS X.

 

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Finalmente Apple ha ascoltato le nostre suppliche (frase che potrei scrivere ad ogni paragrafo direi) e ha implementato un vero servizio di file sync su cloud a la Dropbox: si chiama iCloud Drive e fa esattamente quello che ci aspettavamo, oltre a vedere i file di iCloud in un unico posto tutti assieme dentro al Finder (era ora) è ora possibile caricare anche propri files e vederseli syncati su tutti i propri dispositivi, compresi quelli iOS chiaramente.

Il tutto è utilizzabile tramite API dagli sviluppatori e diventerà, almeno nell’idea di Apple, il sostituto ideale al semplice file system che chiedevamo da anni.

 

 

 

Continuity

Quanto sarebbe bello se i device iOS e OS X fossero completamente integrati nelle loro funzionalità e accesso ai dati / progetti in corso? È questo che finalmente sta provando a realizzare Apple e il suo “nome in codice” è, appunto, Continuity.

Wouldn’t it be great if…
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Handoff permette di cominciare ad editare un documento, scrivere una mail e, in generale, lavorare su un iPhone e finire su un MacBook, o il contrario.

AirDrop, il sistema di scambio file introdotto nello scorso OS X è ora compatibile anche con iOS e faciliterà enormemente questa procedura tra device completamente diversi (iPhone, iPad, MacBook, iMac, etc).

Altra fighetteria l’Instant Hotspot: sei sul tuo mac, OS X riconosce la presenza del tuo iPhone e ti permette di usarlo come hot spot senza smacchinare sul telefono, ma con un semplice click dal desktop.

 

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Altra integrazione tra desktop e mobile, immaginata da anni e implementata da terze parti in altre piattaforme, è quella relativa a chiamate e messaggi di testo: sarà possibile rispondere o fare chiamate dal desktop, così come seguire le discussioni (iMessage o SMS) iniziate magari su mobile.

 

 

iOS 8

Tantissime le novità annunciate anche per iOS 8 e in gran parte legate a quanto già detto per OS X (Continuity docet).

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Le notifiche diventano finalmente interattive come su Android.

Le notifiche diventano finalmente interattive come su Android, permettendo di rispondere a messaggi o fare altre azioni in base all’applicazione (check in, delete, archive, etc). Le notifiche da quello che ho visto continuano ad “invadere” lo spazio delle app coprendo anche l’interazione con le stesse, cosa molto negativa, ma sicuramente questo è un passo avanti.

Le stesse notifiche saranno presenti anche nel lock screen e all’interno del pannello delle notifiche sarà possibile aggiungere dei widget creati dagli sviluppatori delle singole app, esattamente come visto in OS X.

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Spotlight, la ricerca interna di iOS, ha ricevuto un boost notevole, ora è in pratica una specie di Siri più facile da usare e restituisce risultati che spaziano dai contenuti interni al telefono al cloud oltre che ad app specifiche installate (e i loro contenuti).

Altra novità che aspettavamo con ansia è l’aggiornamento della tastiera di sistema.

Altra novità che aspettavamo con ansia è l’aggiornamento della tastiera di sistema che ora, finalmente, supporta un auto-complete, chiamato da Apple QuickType, come fanno le tastiere moderne da anni su altri piattaforme e, colpo di scena totale, iOS supporterà anche tastiere esterne come su Android, novità che porterà su iOS prodotti come Swiftkey (fuck yeah!)

 

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iMessage, l’app di messaggistica di iOS ha ricevuto poi tante nuove feature, per lo più “prese” da app concorrenti come Whatsapp e Snapchat: messaggi di gruppo, invio e ricezioni di messaggi sonori e video registrati, auto delete dopo tot tempo, location sharing temporanea o permanente (figata), una migliore gestione dei gruppi, etc.

Sarà difficile per Apple competere davvero nel messaging visto che si ostina a non “abbracciare” le altre piattaforme creando client per Windows / Android / WP8, ma è un ottimo inizio per chi è “dentro” all’ecosistema della mela.

iCloud Drive come già detto è completamente integrato tra iOS e OS X, permettendo il sync di file personali e documenti creati con e le app che supportano il cloud di Apple.

 

HealthKit è il primo di una serie molto interessante di “kit” presentati da Apple ieri e che costituiscono una vero nuovo approccio dell’azienda verso segmenti del mercato ancora inesplorati o ben poco integrati.

 

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In questo caso specifico parliamo della raccolta dei dati biometrici: Apple ha creato una piattaforma pubblica che tutti gli sviluppatori possono utilizzare e che mette a disposizione dell’utente finale i risultati in un luogo unico.

Mi spiego meglio: invece di creare semplicemente una propria app e dispositivi che fanno raccolta di dati biometrici Apple ha creato uno standard e lo ha messo a disposizione di chi vuole usarlo.

In questa maniera si sarà liberi di utilizzare le app o hardware che si preferisce, ma tutti i dati utilizzeranno le API di Apple e finiranno, anche, dentro HealthKit per una facile consultazione.

Risolto quindi il mistero di come fossero possibili così tante “sezioni” dentro ai leak che avevamo visto (con dati impossibili da raccogliere ora come pressione del sangue o altro): se qualcuno da domani vorrà fare un “robo” che misura la pressione e si collega a iOS con un’app proprietaria… i suoi dati finiranno anche dentro ad Healthkit, insieme a tutto il resto che potrà essere raccolto sia da app/hardware di terze parti che di Apple (iWatch ad esempio).

Ottima idea, poco “Apple” e molto “Google”.

Ma vedremo che questo concetto si ripeterà spesso nella “nuova” Apple che abbiamo visto ieri sera.

Stesso identico concetto per HomeKit: mentre Google si compra Nest e si prepara a lanciare sul mercato hardware e software integrati facendo “la Apple… Apple “fa la Google” e semplicemente presenta quello che manca davvero e cioè un protocollo comune per tutti quei dispositivi di home automation che ora affollano il mercato e non riescono ad essere compatibili tra loro.

In questa maniera da ai diversi produttori un modo semplice di diventare compatibili non solo con iOS (che già basterebbe), ma anche tra di loro, in modo tale da liberare il consumatore dall’obbligo di entrare in micro sistemi che hanno fino a oggi limitato enormemente un mercato, quello dell’home automation appunto, che ha potenzialità enormi.

Il tutto sarà poi ovviamente integrato con i sistemi già presenti in iOS come Siri… potremo arrivare a casa e chiedere al nostri iPhone di accendere le luci o attivare il riscaldamento. Future is coming.

Familiy Sharing la condivisione di contenuti in famiglia (o piccoli gruppi di amici), permettendo di condividere gli acquisti sull’app store (legati ad una singola carta di credito) tra membri del gruppo/famiglia (fino a 6), rendendo più semplice l’uso della localizzazione remota dei device (utile per vedere dove sono i tuoi figli) o l’approvazione dell’acquisto di un’app da remoto (per evitare che i tuoi figli ti prosciughino la carta di credito).

Hey Siri!

Tantissime altre novità minori, come la possibilità di attivare Siri vocalmente (“Hey Siri”) come si fa in certi (pochi) device Android, l’app delle foto completamente rinnovata e super integrata con iCloud, le chiamate vocali gratuite via Wi-Fi, la possibilità di impostare il risparmio energetico per ogni app, fuoco ed esposizione divisi quando si scatta una foto e tanto altro che verrà chiarito durante la beta questa estate.

 

 

Novità per gli Sviluppatori

Le novità su iOS e OS X sono interessanti e risolvono problemi che le due piattaforme portavano avanti da anni, ma sono le novità per gli sviluppatori ad aver lasciato tutti a bocca aperta ieri sera.

Novità che molti non hanno davvero capito.

Novità che molti non hanno davvero capito concentrandosi, come spiegavo nell’introduzione, sulle quattro nuove cose funzionali dei sistemi operativi e non capendo le potenzialità enormi che da ieri hanno i programmatori iOS/OS X, potenzialità che fino a l’altro ieri potevano solo sognare.

Extension, Widget e Inter-app communication: un problema enorme di iOS e una grave mancanza quando lo si paragonava ad Android o WP8, finalmente risolto, egregiamente.

Finalmente i programmatori potranno aggiornare le proprie app in modo che interagiscano tra loro (e con quelle di terze parti) e con il sistema operativo stesso aggiungendo, di fatto, funzionalità prime impensabili.

Dal semplice “share” aggiunto come fa Intents su Android, alla creazione di widget per la barra delle notifiche, alla registrazione di compatibilità di formato e relativa apertura di file con quella o quell’altra app.

È la fine del sandbox di Apple che tanto abbiamo odiato.

Apple ha preso il meglio dai concorrenti, il sistema di Intents da Android e l’estensibilità (“Extensions”) da WP: sarà possibili ad esempio usare i filtri fotografici di un’app come VSCO direttamente da altre app di sistema, un po’ come fanno le “lenti” su WP8.

I widget poi rendono finalmente (forse, vedremo) il notification center utile… fino ad ora lo si apriva praticamente solo per sbaglio.

 

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Altra novità enorme che in pochi, devo dirlo, stanno commentando oggi è Metal.

Metal dramatically reduces OpenGL overhead.

Apple qui sfrutta appieno la sua standardizzazione dell’hardware e punta sulla sua particolarità creando un layer di shader precompilati che aumentano enormemente le prestazioni grafiche OpenGL sfruttando appunto il fatto che, al contrario dei concorrenti, tutti i device iOS sono uguali e non frammentati (come su Android).

Il boost in prestazioni è incredibile, un 10x che potremo apprezzare solo dal prossimo autunno quando iOS 8 verrà reso pubblico e usciranno i primi giochi e applicazioni ottimizzate per Metal.

Le demo mostrate ieri da EA (che ha portato il proprio Frostbite su iOS) e da Epic (quel giardino zen allucinante) sono davvero impressionanti e sembrano uscite dal futuro se si pensa che girano su un tablet.

il gaming è un selling point molto importante.

Sarà davvero interessante vedere il prossimo autunno quanto questa qualità grafica superiore influirà sul mercato “vero”, ma è innegabile che vedremo (salvo novità di Google, ovvio) lo stesso gioco girare con una qualità su iOS e con una qualità di molto inferiore su Android… e il gaming è un selling point molto importante, checché ne dicano i nerd vostri amici.

Last, but not least, Apple ha introdotto ieri addirittura un nuovo linguaggio di programmazione per le proprie piattaforme che si affianca ad Objective C: Swift.

Swift sulla carta, da quel pochissimo che ho visto, è più semplice da usare ed imparare, funziona in tempo reale e costituisce una grande scommessa per Apple.

A giudicare dai primi feedback di chi ci lavora è una grandissima e graditissima novità e noi, come consumatori voraci di app, non possiamo che esserne super felici.

Shared Frameworks between OS X and iOS.

Altre novità interessantissime la presentazione di SpriteKitSceneKit: tools dedicati alla realizzazioni di videogame o app basate su elementi tridimensionali (SceneKit) o bidimensionali (SpriteKit).

Altro “kit” interessantissimo è CloudKit che, come è facile capire, mette a disposizione iCloud agli sviluppatori in modo che possano utilizzarlo direttamente per le proprie app, consentendo una migliore integrazione con il sistema da una parte e una semplificazione (e risparmio) dall’altra.

Altre novità “minori”, ma comunque interessanti per chi sviluppa o vende app sono arrivate dentro all’app store, come la possibilità di vendere app in bundle (figata) o di mettere a disposizione un video preview delle proprie creazioni (peccato non sia arrivata quella “trial” che aspettavano in tanti).

Altra figata è l’integrazione totale del vecchio TestFlight, standard de facto del testing su iOS, acquisito da Apple lo scorso febbraio.

 

 

TLDR Version

 

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Apple si è rimessa in gioco, presentando una faccia nuova, più aperta alle novità, più pronta ad implementare e rischiare invece di solo raffinare, con un sorriso per gli utenti e una cassetta degli attrezzi per gli sviluppatori.

Si è messa in pari largamente su tutte quelle feature e possibilità da power user che mancavano sulle proprie piattaforme e ne ha introdotte di nuove super interessanti, giocando in parte sui propri vantaggi non eguagliabili (la standardizzazione dell’hardware in primis, vedi Metal) e in parte riproponendo funzionalità già viste, ma ora meglio integrate e funzionali per gli utenti.

Il WWDC di ieri getta di fatto le basi ad un nuovo ciclo per Apple e i suoi ecosistemi: durante l’estate vedremo aggiornare dagli sviluppatori le vecchie app in modo tale che possano supportare le nuove possibilità e in autunno vedremo come e se anche l’hardware (nuovi iPhone, iPad e Macbook in primis) contribuiranno attivamente al rinnovamento in corso.

Comunque vada Apple ieri ha messo il piede sull’acceleratore finalmente, ha raggiunto e in molti aspetti superato Android sul piano software, quel piano in cui aveva perso enormemente negli ultimi due anni.

Guardando retrospettivamente il rilascio dello scorso anno di iOS 7 non può che scendere un’ulteriore lacrima sul (tanto) tempo perso in un redesign puramente estetico (che continua a piacermi poco) quando così tante e importanti novità sono potute arrivare solo con iOS 8.

Ora la palla passa, pesante, a Google che ha il suo I/O a fine mese e che non dubito ci stupirà come e quanto Apple. Tempi grandiosi.

 

 

 

 

 

 

 

All photos, screenshots © The Verge / Apple