È la prima serie tv della nuova etichetta Spotlight, ovvero un nuovo trend che i Marvel Studios vogliono provare con l’esordio del 2024 che non renda strettamente necessario aver visto tutti i prodotti precedenti per godere appieno di quello attuale, elemento che ha creato non poca fatica e disaffezione negli spettatori più o meno assidui e appassionati negli ultimi due anni e due Fasi. È la prima serie Marvel su Disney+ ad essere resa disponibile interamente da subito, senza passare per l’appuntamento settimanale, come finora era sempre successo per le produzioni destinate al servizio streaming della Casa di Topolino. È la prima serie su una superoina con disabilità oltre che nativa americana. È la prima serie spin-off di queste produzioni – l’altra dovremmo vederla alla fine di quest’anno, ovvero Agatha: Darkhold Diaries con la Kathryn Hahn di WandaVision. È anche la prima serie dopo Moon Knight (e sappiamo tutti com’è finita) a presentarsi fin dal trailer come più cupa e dark, soprattutto perché – molto più del Dio dell’Inganno – è la prima volta a voler raccontare una villain. Insomma, ha un sacco di primati e quindi di responsabilità Echo, che arriva dal 10 gennaio su Disney+ con tutti i suoi cinque episodi e, dopo questo lungo preambolo, sentiamo di averli anche noi nello scrivere la recensione di Echo ma faremo il possibile per esplorarne tutte le caratteristiche e le sfaccettature, ovviamente senza spoiler.

La trama di Echo

Echo nasce come sequel di Hawkeye e vuole raccontare l’origin story di Maya Lopez (Alaqua Cox, che torna ad interpretarla) e, nel primo dei tre episodi che abbiamo potuto vedere in anteprima, diviene protagonista di una sorta di lungo previously forse anche per la decisione “postuma” di far rientrare lo show nell’etichetta Spotlight di cui parlavamo poc’anzi, con un montaggio che è un mix tra sequenze già viste in passato e materiale inedito. Una scelta che potrebbe lasciare perplessi spettatori occasionali e fan appassionati, ma vi invitiamo ad andare oltre per arrivare al vero core della serie. Anche perché, in fondo, si tratta di un utile riassunto per chi, dopo tutto questo tempo, non si ricordava nulla o quasi e magari non ha letto il materiale cartaceo originario che poteva fungere da guida alla visione.

Arriviamo quindi alla trama vera e propria: Maya è una latitante, inseguita dall’impero criminale di Wilson Fisk (un ritrovato Vincent D’Onofrio), un viaggio che la riporterà a casa, dove si dovrà necessariamente confrontare con il proprio passato, con la propria famiglia, con la propria eredità e soprattutto con il proprio lato oscuro. È su quest’ultimo soprattutto che puntano la scrittura e la regia di questa nuova serie Marvel che sgomita per differenziarsi dalle altre: non è esattamente un drama, non è esattamente teen (e quindi romanzo di formazione), non è esattamente un crime action. Ed è proprio in questa sua natura così sfaccettata – e a volte frammentaria e frammentata, per i motivi di cui sopra – che trova la propria forza.

Un Echo in lontananza

Proprio come Ms. Marvel ci aveva sorpreso e convinto nel tratteggiare l’inclusività nel mondo Marvel destinato soprattutto ad un target giovanile senza imbarcarsi in inutili e noiosi spiegoni, ma attraverso il carisma e la storia familiare della protagonista, lo stesso prova a fare Echo ma al contrario. Questo perché Maya Lopez è respingente, taciturna, indurita dalla vita fin da piccola che l’ha portata ad essere non solo sorda ma anche con una gamba metallica. Le registe Sydney Freeland (Navajo) e Catriona McKenzie (Gunaikurnai) tentano allora un’altra strada rispetto a quella intrapresa da Iman Vellani e Adil & Bilall per farci entrare nella mente e nel punto di vista della ragazza con una regia che improvvisamente diviene silenziosa, per far provare agli spettatori com’è essere sordi e disabili, sentendo solamente dei rumori lontani, proprio come l’Echo del titolo e del nome da battaglia scelto da Maya. Alaqua Cox è altrettanto respingente, a tratti fastidiosa, ma determinata e cocciuta come pochi altri e questo forse potrebbe permetterle di raggiungere i propri obiettivi. Il carattere non facilissimo della protagonista potrebbe non riuscire a far leva su tutto il pubblico, come è successo con Ms. Marvel, ma confidiamo che gli spettatori rimangano affascinati dall’aura di originalità che la circonda.

Origin story di un’(anti)eroina

Quella che ci viene presentata in Echo non è un’eroina, bensì un’antieroina, anzi potremmo addirittura dire una villain che fugge dalla vita criminale fatta con Kingpin – con il quale ha un rapporto molto simile a quello di Nebula e Gamora con Thanos, una sorta di dipendenza tossica – ma allo stesso tempo continua a perpetrarla perché vorrebbe conquistare il potere. L’altra identità che la connota fortemente è quella di supereroina nativa americana e, mentre a livello animato abbiamo visto nascere Kahhori in What It…? 2 durante le festività natalizie sempre su Disney+, in live action ora possiamo assistere alla ricerca delle proprie origini da parte di Maya.

Anche questa volta, proprio come in Ms. Marvel, è un potere molto antico e quasi mistico a guidare le azioni della giovane, che potrebbe scoprire molto più di quanto si aspetta su se stessa, e ricordarsi che la tradizione, la dinastia e il passato sono concetti tutt’altro che vetusti e, spesso, molto più incisivi di quanto pensiamo per la nostra identità culturale e sociale. Sceglie però una fotografia molto diversa e una messa in scena molto meno fumettosa della precedente. Questo permette alla serie di mantenere un tono maggiormente realistico e di portare altri interpreti nativi, che provengono da prodotti altrettanto fondamentali per la rappresentazione come Killers of the Flower Moon e Reservation Dogs, per rendere l’elemento ancora più centrale – tra questi citiamo Chaske Spencer, Graham Greene, Tantoo Cardinal, Devery Jacobs, Zahn McClarnon, Cody Lightning.

Il futuro di Echo nell’MCU

Nei fumetti Maya ha una relazione particolare con Daredevil, vedremo se accadrà anche nel corrispettivo televisivo: intanto anche il Matt Murdoch di Charlie Cox ritorna prima di poterlo rivedere insieme a Vincent D’Onofrio nella prossima Daredevi: Born Again, ora che la serie ex-Netflix dedicata al Diavolo Custode è ufficialmente canonica per i Marvel Studios. Sempre nell’originale cartaceo la ragazza entra a far parte dei Giovani Vendicatori, chissà se anche in questo caso l’elemento verrà sfruttato per arrivare alla fantomatica Fase 6 del Marvel Cinematic Universe, dato quanto successo con Kamala Khan alla fine di The Marvels. Intanto lunga vita ad Echo… che non rimanga solo un suono nel vento, ma una voce che guidi il nuovo corso del Marvel Cinematic Universe!

75
Echo
Recensione di Federico Vascotto

Alla fine della recensione di Echo ribadiamo come si tratti di un giudizio parziale - non avendo potuto vedere l’intera stagione in anteprima - e di un prodotto un po’ frammentato ma che offre vari spunti narrativi nuovi e interessanti nell’oramai sempre più lunga lista dei prodotti targati Marvel Studios. La Maya Lopez di Alaqua Cox è un’antieroina respingente e disturbante ma proprio grazie alla propria forza potrebbe farsi largo anche tra i fan Marvel più scettici, grazie al proprio tono cupo e dark e alla propria origin story. Ancora una volta da ricercare nella tradizione dei nativi americani, come lo è stata quella dei pakistani per Kamala Khan alias Ms. Marvel, con la quale ha più di qualche elemento in comune, anche se meno carisma e colore, prediligendo i toni scuri e freddi.

ME GUSTA
  • L’origin story di un’antieroina.
  • La regia delle scene d’azione, spesso dal punto di vista della protagonista sorda.
  • L’inclusività raccontata ancora una volta senza spiegoni.
  • La presenza di Kingpin e Daredevil (anche se risicata)
FAIL
  • Alaqua Cox può risultare respingente.
  • Non tutto è riuscito appieno ma il nostro giudizio è, purtroppo, parziale.