Frozen torna con un un racconto nuovo di zecca e tanti brani inediti. Sarà riuscito Frozen 2 a bissare la formula dell’originale? Scopritelo nella nostra recensione.

Al di fuori di questioni di merito, troviamo davvero impossibile negare quanto Frozen abbia nel 2013 impattato su un’intera generazione di bambini e bambine. Parliamo dopotutto del lungometraggio di Walt Disney Animation che più di tutti negli ultimi venti anni è riuscito nell’impresa non solo di catalizzare l’attenzione del giovane pubblico, ma anche di costruire un franchise disteso ben al di fuori della semplice sala cinematografica. 

Frozen, i valori che rappresenta e i personaggi che ne sono protagonisti sono senza la minima ombra di dubbio moderni fenomeni di costume, come pure la splendida Let It Go (che conoscerete a meno di vivere su Marte). 

Da qui l’estrema curiosità di chi scrive per un secondo capitolo, che si prende l’onere e l’onore di replicare un successo commerciale impressionante ed una risonanza culturale per un film d’animazione senza eguali in tempi recenti. In casa Disney saranno riusciti quindi a cogliere tale eredità, almeno virtualmente? 

Per capirlo non vi resta che leggere la nostra recensione, ma possiamo anticiparvi che Frozen II: Il segreto di Arendelle è un deciso sì, nonostante le diverse riserve dovute anche come prevedibile alla sua natura di sequel. 

Prima di iniziare, vi ricordiamo che Frozen II arriverà nelle sale italiane dal 27 novembre. 

 

 

I poteri di Elsa, sempre inquieti, finiscono per rompere l’idillio della situazione attuale

Trascorsi tre anni dal positivo epilogo di Frozen, Elsa, Anna, Kristoff e compagnia vivono quello che potremmo tranquillamente chiamare un lieto fine, immersi negli impegni quotidiani e in una serenità che sembra avvolgere l’intero regno di Arendelle. Tuttavia, i poteri di Elsa, sempre inquieti, finiscono per rompere l’idillio della situazione attuale, risvegliando gli spiriti elementali della foresta, in qualche modo legati a doppia mandata con il passato delle due sorelle. 

Frozen II si costruisce quindi sullo scontro diretto delle principesse con il proprio retaggio, nel tentativo di ritrovare una verità ormai persa tra le onde della storia e del tempo. Non parliamo in ogni caso di qualcosa di incredibilmente inedito o in qualche modo innovativo nel genere, anzi, si tratta di un racconto tanto scorrevole quanto comunque derivativo, al solito nel caso di Disney didascalico per un’ottica infantile (anche se meno esplicitamente morale).

Ciò non deve ingannare sulla piacevolezza di quasi due ore decisamente godibili, che dopo i primi venti minuti – imbarazzanti ed insulse parantesi di raccordo – decollano, intrattengono al meglio e talvolta addirittura stupiscono.

Il guizzo più interessante sta sicuramente nella totale assenza di una nemesi ben definita

Per carità, ogni snodo narrativo si vede anni luce prima, ma l’incanto dell’immaginario e dei singoli personaggi ruba la scena ed allieta una linearità ereditata dal precedente capitolo. Il guizzo più interessante sta sicuramente nella totale assenza di una nemesi ben definita, che qui sfuma in una dimensione remota e complessa in realtà da percepire, così da puntare i riflettori soprattutto su Anna ed Elsa. 

 

 

Frozen II finalmente esce dalla piattezza cromatica e dallo stile slavato del capitolo precedente

Elsa ed Anna rimangono personaggi solidi e validi per essere eretti a modello, la prima con un vigore forse ancora più esplosivo e sfaccettato rispetto al primo episodio, condensato in momenti dal grande valore artistico. Sì, perché Frozen in questo caso finalmente esce dalla piattezza di colori e dallo stile slavato de Il regno di ghiaccio, con il risultato di regalare quattro o cinque sequenze memorabili e fulminanti sotto ogni aspetto. La foresta suggerisce una varietà maggiore rispetto all’asettico bianco della neve, e pure nelle numerose e creative fasi cantate si osa con un pizzico di coraggio ed una certa dose di ironia. 

L’atmosfera cupa intuita dai primi trailer tuttavia non rispecchia altro che le ultime battute, mentre il resto del film si mantiene sugli stessi toni dell’apripista del 2013, con il benestare delle speranze di chi ingenuamente pensava che una produzione simile potesse in parte variare il proprio linguaggio. 

Il personaggio di Olaf cerca di accattivarsi il pubblico adulto

Una prospettiva disincantata viene però a sorpresa affidata a tratti al pupazzo di neve Olaf (doppiato da Enrico Brignano) – comic relief principale del franchise -, che tra la ricerca di una maturità ed infinite carambole trova spazio per accattivarsi il pubblico adulto, capovolgendo in maniera brillante le fondamenta dietro il mondo di Arendelle e l’intreccio. Insomma, se avete odiato la relativamente nuova mascotte Disney al suo esordio di certo qui non la amerete, ma bisogna ammettere che ci sia stato impegno nel volerle dare una caratterizzazione meno banale e sempliciotta. 

 

 

Al netto di tutto ciò sopra detto, come il successo di Let It Go ha dimostrato, non dobbiamo dimenticare che Frozen vive in primis – almeno di fronte ai piccoli spettatori – delle sue notevoli tracce cantate, che di certo hanno rappresentato buona parte delle qualità dietro il così ampio seguito del film originale.

Se il livello generale dei brani di Frozen II non supera nemmeno alla  lontana quello in generale della soundtrack dell’originale, un paio di canzoni riescono a sfondare lo schermo, tra le quali figura come ovvio anche il tema principale, Into the Unknown (o Nell’ignoto, in lingua nostrana). A tale riguardo, la rinnovata direzione artistica aiuta a piene mani nel raggiungere l’impatto desiderato, e non nascondiamo di aver subito in tali frangenti quel fascino energico e travolgente in grado di emozionare senza riserve. 

C’è da dire purtroppo che il doppiaggio italiano risulta sì perlopiù ottimo con la coppia Serena Autieri (Elsa) / Serena Rossi (Anna), ma nel canto mostra tutti i suoi limiti nell’adattamento del testo ad una lingua per cui la melodia non è stata pensata. Questo è un problema cronico delle sempre localizzate produzioni musical Disney,  ma occorre sottolinearlo, vista la storpiatura chiaramente tangibile.

A voler fare un confronto con il primo Frozen, l’adattamento italiano del suo sequel è molto meno apprezzabile, se escludiamo Nell’ignoto, non a caso convincente data la sua centralità.

Concludendo, Frozen II: Il segreto di Arendelle è degno erede del film del 2013, dotato di un tema principale della stessa caratura di Let It Go e di una narrativa quantomeno piacevole, persino per un adulto. I piccoli spettatori lo ameranno, e questa è probabilmente l’unica vittoria che conta.