Recensione The Mandalorian: quello che serviva a Star Wars

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1 anno fa

20 minuti

Ambientata tra Il ritorno dello Jedi e Il Risveglio della Forza, è da ieri disponibile su Disney+ la nuova serie prodotta da Jon Favreau, The Mandalorian.

Avremmo voluto non dover aggiungere nulla a questa introduzione, avremmo voluto mettervi un bel link diretto alla pagina di abbonamento di Disney+, ma, a meno che non abbiate vissuto in una grotta negli ultimi sei mesi, saprete che il nuovo servizio di streaming on demand di Disney non è ancora disponibile in Italia, così come in tante altre parti del mondo.

Disney ha infatti deciso di lanciare Disney+ ieri, il 12 novembre, solo in quattro territori: gli Stati Uniti, il Messico, il Canada e… l’Olanda.

La decisione è presto spiegata: il grande valore di Disney+ è l’infinito catalogo di Disney che mette a disposizione dei suoi abbonati… peccato che buona parte di quel catalogo sia stato dato in licenza negli scorsi anni ad altre piattaforme, con contratti diversi in ogni territorio.

Meglio lanciare in tutto il mondo contemporaneamente con cataloghi molto diversi tra loro di nazione in nazione, oppure semplicemente fare dei lanci differiti, aspettando che almeno i contenuti più interessanti tornassero disponibili?

La risposta, evidentemente, cambia in base ai vostri interessi. È chiaro che se siete degli appassionati di Star Wars e siete qui a leggere la recensione di The Mandalorian ora starete rosicando, perché, almeno ufficialmente, dovrete aspettare il lancio in Italia di Disney+ il prossimo 31 Marzo 2020 per vedere la nuova serie.

Ma altrettanto chiaramente voi non siete il target principale di Disney+, non lo siete ora, ne lo sarete in futuro. Disney può tranquillamente permettersi di farvi aspettare in Italia, così come aspettano i fan di Star Wars in Francia, in Germania, in Spagna… e persino in Inghilterra.

 

 

 

 

Come scrivevo prima, ho sperato fino all’ultimo che si trovasse una quadra a questo problema: durante la conferenza alla Star Wars Celebration ho detto chiaramente che avremmo visto The Mandalorian al lancio americano a prescindere che fosse stato reso disponibile in Italia o meno. L’ho ribadito durante la mia intervista al direttore marketing di Disney Italia: è evidente che non abbiamo aspettato, è evidente che neanche voi aspetterete fino a fine marzo per vedere la nuova serie di Jon Favreau.

È talmente evidente che persino Disney ci ha messo una pietra sopra sembra: è incredibile ad esempio che fin dal lancio di ieri sia già disponibile il doppiaggio italiano, come dire… tanto vale che ve lo guardiate per bene anche se lo scaricate illegalmente.

E non facciamo l’errore di pensare che visto che noi appassionati ce lo siamo visto in “anteprima”, The Mandalorian non sarà ugualmente un contenuto importante per Disney+ quando arriverà anche in Italia, anzi in tutta Europa, la prossima primavera: non è così.

Disney+ ha bisogno di decine di milioni di abbonati in tutto il mondo: aver “bucato” questa prima serie originale non sposterà di una virgola le probabilità di successo di un servizio che potrà contare su miliardi di dollari di investimenti in nuovi contenuti e marketing.

Detto questo, liberato il campo dall’imbarazzo, procediamo con la nostra classica multireview di redazione: questa recensione verrà aggiornata nei prossimi giorni con il contributo dei principali redattori di Lega Nerd, fateci sapere anche voi nei commenti cosa ne pensate di questa nuova serie.

I contributi si riferiscono al solo primo episodio di The Mandalorian.

 

 

NO SPOILER
Questa Multirecensione è completamente spoiler free e potete tranquillamente leggerla prima di vedere The Mandalorian.

 

 

 

 

 

 

Antonio Moro

Non è un bel periodo per Star Wars. Per niente. Lucasfilm e Disney stanno cercando di barcamenarsi dopo una serie di decisioni infelici. Le polemiche dopo l’uscita di The Last Jedi, che ha fatto infurirare con le sue “innovazioni” una parte significativa del fandom mondiale, non si sono ancora placate e i problemi vanno ben oltre al singolo film.

Lo Lucasfilm Story Group, creato nel 2013 per tenere in piedi e dare un senso a tutto l’universo di Star Wars nelle sue decine di diramazioni crossmediali (film, serie, libri, fumetti, giocattoli, boardgame, etc) sembrerebbe oramai smantellato.

La vendita del merchandise legato alla saga è crollata subito dopo il rilascio di The Last Jedi, il brand è stato eccessivamente diluito su migliaia di prodotti diversi, ormai non esiste un oggetto che non sia prodotto con sopra scritto Star Wars.

I nuovi parchi a tema, quei Galaxy’s Edge di cui tanto abbiamo parlato qui su Lega Nerd, non stanno andando bene: dopo l’inevitabile calca durante i primi giorni dopo l’inaugurazione, sono ora una “zona morta” per il Los Angeles Times e la nuova attrazione Rise of the Resistance sarebbe un “disastro gigantesco”.

Kathleen Kennedy, il presidente di Lucasfilm che si è presa la grande responsabilità di portare avanti Episodio VII e poi Episodio VIII nel modo che abbiamo visto, sembra ora sparita, in “CYA Mode” come dicono gli americani, preoccupata solo di “pararsi il culo” fino alla scadenza del suo contratto. È infatti Michelle Rejwan dallo scorso giugno a occuparsi delle decisioni creative per tutto il settore “live action” di Star Wars.

Kevin Feige ha da poco annunciato che si occuperà in prima persona di Star Wars, non si è capito in quale forma esattamente, ma molti sperano che sarà il nuovo presidente di Lucasfilm, andando a sostituire appunto la Kennedy e portando la sua grandissima esperienza fatta come presidente dei Marvel Studios.

Mentre la tempesta è in pieno corso, mentre il futuro del franchise è a rischio, mentre i fan si scontrano online su opinioni differenti e propongono le loro soluzioni non richieste ai quattro venti… ecco arrivare The Mandalorian.

Sembra quasi che Jon Favreau e Dave Filoni si siano rinchiusi in una casa per settimane a confabulare, infischiandosene di tutto e tutti, mentre fuori la tempesta si sfogava e il vociare dei fan imperversava. Sembra quasi… perché è andata proprio così, ce lo hanno raccontato durante la scorsa Star Wars Celebration.

È stato allora che ci hanno mostrato per la prima volta quel trailer, quel trailer che non è mai uscito pubblicamente e che ci ha dato un piccolo seme di speranza: come fan, come appassionati dell’universo di Star Wars, sapevamo che quel seme sarebbe potuto diventare un piccolo capolavoro che avrebbe potuto mostrare a tutti come si tratta un universo, come si racconta una storia di Star Wars.

Rispettando un canone definito in oltre 40 anni di contenuti, scegliendo un tema preciso e lavorando su una storia che sia contornata dai tantissimi dettagli, personaggi e riferimenti che solo Star Wars può regalare.

Ho visto solo la prima puntata di The Mandalorian ed è ancora molto presto per dare un giudizio definitivo, ma

questa prima puntata racconta già tantissimo di come sarà questa serie e tutto quello che ho visto fino ad ora mi piace molto, moltissimo.

Non vedo l’ora di vedere la seconda puntata, le mie aspettative sono altissime e non mi capitava per un prodotto di Star Wars davvero da tanto tempo. Spero che questa serie sia quello che sembra: un piccolo capolavoro, spero che ridia a Star Wars la sua dignità e che sappia riaccendere nei suoi fan quella fiamma che si stava spegnendo.

Perché Star Wars ora ne avrebbe davvero tanto bisogno.

 

 

 

 

 

 

Roby Rani

Dave Filoni e Jon Favreau hanno confezionato in 38 minuti un condensato elegante, dettagliato e mai superfluo di quello che Star Wars è, e deve essere.

The Mandalorian è una bomba incredibile, scusate se non faccio tanti giri di parole e scusate se non mantengo l’aplomb da “editor”, ma non ho altro modo di esprimere quello che ho provato dopo la mia seconda visione.

Esatto, avete letto bene, ormai la prima visione (specialmente per i prodotti Star Wars) non mi permette di essere sereno, colpa delle aspettative che un ossessionato come me si pone senza alcun ritegno, ma badate bene, non è una paraculata.

La mia prima visione di un qualsiasi Star Wars equivale a camminare sulle uova con gli anfibi: sono attentissimo, sudato e con le dita incrociate nella speranza di non assistere a qualcosa capace di distruggere tutto il mio immaginario (…tipo il Generale Fax per intenderci).

Ecco, qui non è successo nulla di tutto questo, ma la tensione ha richiesto subito una seconda visione che è stata a dir poco incredibile ed emozionante. Ho finito commosso e con un enorme senso di gratitudine nei confronti di Dave Filoni e di Jon Favreau che hanno confezionato, in 38 minuti, un condensato elegante, dettagliato e mai superfluo di quello che Star Wars è, e deve essere.

Non sono citazioni, non sono strizzatine d’occhio e non sono fan service, questo è Star Wars al suo massimo, quello Star Wars sporco, vecchio, usurato, senza regole e senza legge che abbiamo già assaggiato recentemente in Rogue One e in Solo.

Ricordo quando alla Star Wars Celebration Filoni e Favreau, hanno paragonato il progetto ai classici western, immaginavo si riferissero al mood generale e non che fosse letteralmente un western in cosplay sci fi, ecco, forse le citazioni sono più verso quel tipo di cinema e, per un classe ’74 cresciuto con la coppia Eastwood/Leone è un regalo totalmente inaspettato.

Vorrei poterne parlare per ore, sul serio, ma la finisco qui con un altro grande pregio di questa prima puntata, la sorpresa. Io sono uno che scava ovunque e che vuole sapere tutto prima, e credevo di sapere già tanto ma poi, sbaaam! Sono riusciti a stupirmi con un plot twist finale, da bocca spalancata… Se siete fan, o meglio se conoscete Star Wars non potrete non goderne.

Ops, scusate, un’ultimissima cosa da dire, che riguarda l’unico reparto che non mi ha convinto per il momento, lo score, le musiche. Non ho trovato un’identità, una direzione, sembra un enorme test provvisorio in attesa di una conferma, un campionario di sonorità che cerca di raccontare i diversi momenti che non hanno però, un filo conduttore preciso. Detto questo, le musiche non sono brutte, anzi, ma è anche vero che John Williams è una presenza costante nei termini di paragone e l’asticella è sempre stata molto alta da superare. Questo è l’unico neo di questo incredibile inizio, e stiamo parlando comunque, di una piccola goccia nel mare.

 

 

 

 

 

 

 

Simone Di Gregorio

In parte similmente a Marvel, seppur con esiti ben diversi, per Lucasfilm e Star Wars siamo al giro di boa. Il più importante arco narrativo della serie sta per concludersi con The Rise of Skywalker, e Disney, Kathleen Kennedy (o chi le succederà) e compagnia cantante dovranno dimostrarsi in grado da una parte di tenere florido il filone cinematografico – mai così incerto -, dall’altra di alimentare il flusso seriale inaugurato in pompa magna con Disney+.

Primo tassello di questa strategia è per l’appunto The Mandalorian, che prende vita dalle sapienti mani di Jon Favreau (ormai tuttofare in Disney) e Dave Filoni (mente dietro le serie animate The Clone Wars, Rebels e Resistance) per mettere una volta per tutte in chiaro i grandi valori produttivi dietro il futuro del brand di Star Wars, transmediale e a tutto tondo. Appena tornati via mare dall’Olanda possiamo quindi dirlo, l’esordio di The Mandalorian è un trionfo che riesce nei suoi intenti.

Un po’ western à la Solo, lontano dai toni sci-fi della trilogia prequel e di The Force Awakens, vicino all’impostazione del primo Lucas, la nuova serie con protagonista il personaggio di Pedro Pascal è la quinta essenza di tutto ciò che può essere apprezzato indifferentemente da pubblico hardcore e casual.

Le transizioni del montaggio, la scenografia, le scelte cromatiche, ogni cosa è un grandissimo ed evidente omaggio ai toni originali di Star Wars, attraverso una riproposizione intelligente e mai stantia.

Pure le sequenze d’azione, quelle poche di questo pilot, convincono ed esaltano (IG-11 quanto sei figo), in equilibro tra la fisicità dello scontro e l’edulcorazione necessaria a Disney per vendere e pubblicizzare il contenuto.

Certo, da quanto ci sembra di capire la direzione del racconto di The Mandalorian in qualche modo pretende attenzione al canon da parte degli spettatori, e il risultato potrebbe essere una certa confusione per un particolare tipo di pubblico.

D’altronde la storia e le tradizioni di Mandalore (spiegate in The Clone Wars e Rebels), l’evoluzione del periodo temporale tra Episodio VI e VII (raccontata nei libri Aftermath e Bloodline) e i dettagli del conflitto separatista prima dell’ascesa di Palpatine dovrebbero essere componenti chiave di alcune svolte narrative, ed è tutta da vedere la capacità della scrittura di colmare questi importanti gap (se è questa l’intenzione).

In ogni caso, le mie prime impressioni sono per intero positive, e non vediamo davvero l’ora di mettere le mani sul secondo episodio da venerdì. I have spoken.

 

 

 

Giovanni Zaccaria

La visione di The Mandalorian arriva in un momento molto particolare della mia vita starwarsiana. Mi ritengo un fan, insomam per chiunque della mia generazione Star Wars ha un connotato quasi religioso. Non sono uno dei detrattori di The Last Jedi, anzi direi proprio il contrario, eppure mi è sceso tantissimo l’hype per la nostra beneamata galassia lontana lontana. E la colpa non è neanche del fastidio che ho provato nel vedere Solo – A Star Wars Story (perfettamente bilanciato dall’entusiasmo totale derivato da quel gioiello che è Rogue One).

La colpa forse è di Kevin Feige, dei Marvel Studios e in generale di ciò che è accaduto da Avengers: Infinity War in poi. Credo di aver sostituito il mondo dell’attuale trilogia di Star Wars nel mio cuore con il Marvel Cinematic Universe. E lo dice uno che ha creato il Trono del Re dopo essere uscito dalla visione di Captain America Civil War imprecando e prendendo a calci le cose.

Sono più interessato a sapere chi sarà il nuovo super villain Marvel piuttosto che l’esito dello scontro tra Rey e Kylo Ren. Sono disilluso. Questo mi rende un pochino asettico all’eterno fascino della Forza e forse abbastanza oggettivo. Al di la del pippone e del mio attuale “scarso coinvolgimento”, The Mandalorian pare veramente un prodotto superbo.

È un dannato western, sporco, polveroso, dove le persone si procurano il cibo cacciando teste e dove il retaggio dei Mandaloriani nasconde una sotto trama deliziosa e intrigante.

Esagero: a tratti sembra il Mad Max di Star Wars con le location di Trigun, in cui la galassia che ci è ben nota paga il prezzo di una guerra con l’Impero che ha prodotto molti più danni di quello che ci siamo sempre immaginati dal festoso finale de Il Ritorno dello Jedi.

Non servono troppi dialoghi e neanche la mimica facciale. Quel casco, quei luoghi, quelle citazioni e riferimenti fanno tutto quello serve per catturarci. Il primo episodio si concede giusto un paio di siparietti finemente comici (in linea con la trilogia originale) e il resto è tosto, rapido ed estremamente efficace. E c’è un colpo di scena nel finale che vi farà saltare sul divano. Già mi vedo Roby Rani che scoppia in lacrime.

Sapientemente Dave Filoni e John Favreau creano un prodotto che senza raccontare molto mette già tutto il necessario sulla tavola imbandita. Il problema è che adesso ho una voglia fottuta di guardare il prossimo episodio di The Mandalorian.

Normale, dite voi? Peccato che dell’Ascesa di Skywalker continui ad interessarmi veramente troppo poco. Non mi pare sia un bene per il franchise, ma forse l’effetto è del tutto normale.

Che la distinzione ormai sia chiara e netta? Se la nuova trilogia (e ciò verrà dopo al cinema) è per i newcomers, a noi vecchi resteranno le serie tv e quella malinconia di fondo che prendevamo sempre in giro da adolescenti? Dai, datemi il secondo episodio.

 

 

 

Davide Mirabello

Il mandaloriano interpretato da Pedro Pascal è una boccata d’ossigeno, anzi, una vera e propria scarica di energia positiva, in un universo creativo importante come quello di Star Wars. Mentre la trilogia di J.J. Abrams ha lasciato più di qualche mugugno (anche se siamo in attesa di darne il giudizio finale, vista l’imminente uscita di L’Ascesa di Skywalker), sono bastati meno di quaranta minuti della nuova serie Disney+ per far assaporare un orizzonte nuovo ed allo stesso tempo familiare.

La scena iniziale con il Mandaloriano nella locanda ricorda la prima apparizione di Han Solo nella saga. Ma il personaggio di Pedro Pascal ci mette il carico, e sfodera una prova che sta a metà tra Guerre Stellari ed uno spaghetti western. Sotto quel casco si potrebbe benissimo trovare un Clint Eastwood dei bei tempi che furono.

La breve apparizione di Werner Herzog riesce a monopolizzare lo schermo. Un personaggio così estraneo all’universo di Star Wars, quali è il regista tedesco, riesce a infondere nell’ambiente un’atmosfera ed uno spirito diverso, ed il carisma di un personaggio e di una personalità tutta da scoprire.

Infine, la scena finale è la ciliegina sulla torta che va a chiudere una delle migliori scene d’azione viste negli ultimi tempi in una trasposizione dedicata a Star Wars. Il tocco di dita tra il Mandaloriano ed il sorprendente personaggio rivelato nell’ultima scena, richiama il tocco tra Dio e L’Uomo rappresentato da Michelangelo nella Cappella Sistina. L’Alfa e l’Omega di Star Wars s’incontrano. Lo spettatore vive con sorpresa e spiazzamento una scena memorabile, e che apre scenari imprevedibili per gli episodi successivi.

Insomma, The Mandalorian inizia come meglio non poteva, piazzando, tra le altre cose, una delle scene più importanti di sempre della storia di Guerre Stellari.

E siamo solo alla prima puntata.

 

 

 

Giacomo Lucarini

Meno di 40 minuti per tornare a innamorarsi di Star Wars posson bastare? Certo, se si parla di The Mandalorian. La serie di Star Wars aveva la responsabilità di riconciliare quelli che amano l’immaginario, la filosofia e “la ruggine” della Trilogia Classica con la Saga.

O almeno, di non alienare e scontentare ulteriormente gli appassionati di Star Wars “duro e puro”, che hanno dimostrato di essere capaci di piegare le sorti del franchise in barba alle “nuove generazioni di spettatori/consumatori” inseguite da Disney.

Risultato? Dopo il primo episodio della serie possiamo dire che, da buona outsider, The Mandalorian centra alla grande la sua missione.

Come prodotto stand-alone, è ottimo: valori produttivi altissimi, ritmo ben scandito, una serie di personaggi e misteri tutti da scoprire, un tono sci-fi/western di quelli che piacciono al pubblico di riferimento.

Come tassello di Star Wars, è godurioso: c’è il retrogusto dello Star Wars “vero”, quello sporco e retrofuturista, con il suo sottobosco di alieni, mostri, contrabbandieri e cacciatori di taglie.

Certo, gioca facile su un terreno che tutti conosciamo, ci riporta indietro invece che andare avanti, ma non me la sento di farne una questione troppo grossa.

Così come The Last Jedi ha provato a spazzare via (quasi) tutto, attaccando a testa bassa e permettendosi roba che ha giustamente fatto sanguinare gli occhi ai fedelissimi, The Mandalorian è un caldo abbraccio, rassicurante ma non per questo privo di verve: il colpo di scena finale del pilot è chiaro in tal senso.

Signore e signori, qui si giocherà d’attacco. Si toccheranno cose mai viste! E da quello che si vede lo si farà comunque con rispetto.

Finalmente sembra di assistere al prodotto di due veri appassionati della Saga, lasciati lavorare con libertà nel recinto dello Skywalker Ranch, e non il parto di una riunione aziendale dove si usa il righello su un tavolo di mogano per creare un prodotto “per tutti” (e quindi per nessuno).

Tirando le somme: quello che si vede è fico. Probabilmente è troppo presto per un giudizio davvero oggettivo, perché abbiamo visto in scena meno della metà del cast annunciato e comunque per troppo poco tempo.

Il Mandaloriano è già un gran personaggio. Flemmatico, tagliente, letale ma per niente infallibile, e per questo decisamente piacevole.

Il resto del cast, con volti e design perfetti e incredibilmente curati, ha delle potenzialità galattiche. Citazioni e richiami alle opere precedenti ci sono, fanno piacere ma non sono invadenti. La trama promette di essere sorprendente, intricata e ricca di azione.

Cosa chiedere di più a un prodotto seriale che deve mettere d’accordo tutto l’universo?

 

 

 

Emanuele Bianchi

In Episodio VII entrando nel Millennium Falcon Han Solo / Harrison Ford esclama “Chewie, we are home”, frase che però è più adatta a descrivere le sensazioni che si hanno durante la visione del primo episodio di The Mandalorian.

Perché è quello che è riuscito a fare John Favreau con la serie che ha debuttato su Disney+. Ci ha riportati tutti a casa, ed è sempre bello tornarci, anche se qualcosa è diverso.

Sin dai primi minuti si respira Guerre Stellari come non succedeva da tempo,

non solo per il protagonista cacciatore di taglie e mandaloriano (proprio come l’iconico Boba Fett) ma per l’atmosfera da western futuristico con paesaggi desertici, saloonpieni di feccia, accampamenti in mezzo al nulla, sparatorie a colpi di folgoratore e l’immancabile futuro usato che rende tutto sporco, brutto e cattivo ma allo stesso tempo bellissimo.

Un primo episodio che ci porta da subito a conoscere il protagonista, un mandaloriano senza nome che richiama i pistoleri interpretati da Clint Eastwood nei western in cui è stato protagonista, che segue la sua preda con calma ed agendo sempre con arguzia.

E ovviamente parlando il minimo indispensabile e sempre con il dito pronto a sparare.

Questo primo episodio ha confermato ciò che si intravedeva dal trailer, ovvero il ritrovare tutti quegli aspetti che hanno decretato il successo della trilogia originale, un vero e proprio ritorno alle origini condito da una storia in cui il non detto fa più rumore delle parole e dove il mistero non manca.

Sicuramente dare un giudizio di un’intera stagione da un solo episodio è affrettato, ma se queste sono le premesse si può solo che stare tranquilli.

La forza è potente in The Mandalorian.

 

 

 

Giuseppe Grossi

(movieplayer.it)

Pochi fronzoli, tanto cuore.

The Mandalorian va subito al sodo, non ha tempo da perdere, ha una marea di spettatori a cui dare la caccia.

Spettatori a cui sembra sussurrare: “Sì, lo sappiamo che siete saturi di serie tv. State tranquilli, vi daremo qualcosa di agile, asciutto, a presa rapida”.

Spettatori a cui ribadire ancora una volta che Star Wars è un enorme contenitore di miti. Asciugato dal fantasy, dalla fanta-politica e dalla saga familiare, The Mandalorian è polvere e fango, brutalità e innocenza.

Con un’impalcatura da western puro (duelli, ricercati, assalti, imboscate, cavalcate e terre sconfinate), The Mandalorian scava tanto a fondo da riscoprire persino un vecchio mito del cinema stesso: il muto. E così la serie si specchia nel suo protagonista pragmatico e taciturno, diventa azione pura, condita da parole ben dosate. Con le gesta e il paesaggio che diventano racconto.Lontano lontano dall’epopea collettiva, The Mandalorian sembra un’intima avventura “tra me e te” che ti tiene avvinghiato allo schermo con la pura Forza delle immagini.

Pochi fronzoli, tanto cuore, dipendenza immediata è.

 

 

 

 

Multireview

Questa multi recensione verrà aggiornata con i contributi di diversi editor della redazione e ospiti esterni, ritornate a visitare questa pagina nei prossimi giorni.

 

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Posted by Lega Nerd on Friday, December 27, 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

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