Ha fondato i Vendicatori e creato Ultron: di chi stiamo parlando? “Facile”, dirai tu: “Tony Stark, alias Iron Man!”. E, cinematograficamente parlando, c’hai pure ragione. Però, in realtà, sto parlando di Ant-Man attenendomi alla storia dei fumetti Marvel.

Ma insomma, chi è ‘sto Ant-Man che sta anche lui per approdare sul grande schermo? Partiamo dal fatto che Ant-Man è nientemeno che uno dei supertizi della Marvel più “vecchi” anagraficamente: il suo personaggio è stato infatti creato dal duo delle meraviglie Stan Lee-Jack Kirby (con Larry Lieber) nel lontano gennaio del 1962.

Ant-Man è uno dei supertizi della Marvel più “vecchi” anagraficamente

È apparso per la prima volta in Tales to Astonish 27, non ancora nei panni del supereroe ma in quelli del “semplice” dottor Henry “Hank” Pym, primo e celebre alter-ego di Ant-Man.

Prima della tuta che vediamo nel film, il prode biochimico Hank ha infatti creato una formula che permette agli esseri umani di rimpicciolirsi e ingrandirsi. Com’è possibile? Ma grazie all’azione delle particelle subatomiche che aveva scoperto in precedenza, da lui chiamate (con poco ego di mezzo) Particelle Pym.

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Come tradizione vuole, lo scienziato ha testato in anteprima il siero su di lui, diventando così il biochimico più piccolo del mondo. Peccato che qualche formica birichina abbia cercato di mangiarselo mentre era nella sua forma extra-small: morale della favola, dopo la traumatica esperienza, Pym ha deciso di distruggere la formula. Ciao ciao.

Ma i buoni personaggi sono come il maiale: non si butta via niente. Stan Lee lo sa benissimo, e sull’onda dell’ottima accoglienza di quella storia a fumetti – che recuperava il mood della fantascienza anni ’50 tipo Radiazioni BX: Distruzione Uomo – otto mesi dopo torna con i colleghi sul luogo del delitto, anzi del rimpicciolimento.

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E dunque ecco di nuovo tornare in azione Hank Pym, ma stavolta fin dalla cover già nei panni di Ant-Man… e infatti il lettore si ritrova lanciato in faccia il discreto strillone “YOU’LL GASP IN AMAZEMENT AT THE RETURN OF THE ANT-MAN!”. Tu cerca di non soffocare e continua a leggere.

Il buon dottore ha rimuginato da gennaio a settembre sul casino che ha combinato e ha deciso di tornare sui suoi passi. Rimette quindi in piedi la sua formula e costruisce una tuta protettiva con tanto di casco.

Per superare il trauma da stress post-traumatico della prima avventura, Pym fa i conti con le formiche, diventando un fine conoscitore della loro specie e brevettando questo elmetto che gli permette di comunicare con loro sulla stessa lunghezza d’onda.

Un decisione che gli farà comodo. Mentre lavora a un progetto che gli ha commissionato il governo USA, si ritrova infatti intrappolato nel suo stesso laboratorio dai cattivissimi comunisti (!!!) che vogliono rubare, pistole in pugno, il segreto del gas anti-radiazioni destinato ai militari yankee.

Ant-Man vs. Kommunism

Manco a dirlo, il nostro eroico Pym riesce a rimpicciolirsi, infilarsi il costume, far vedere quanto vale alle formiche spaccando di botte qualche loro gradasso locale, e infine fare il culo ai kattivissimi komunisti ergendosi generale microscopico di un esercito di insetti imenotteri.

Tutto questo senza meditare di scendere in politica.

Giova poi ricordare che, anche quando è piccino picciò, Ant-Man non è indifeso: la sua forza rimane la stessa di quando ha dimensioni normali, per cui è difficile che qualcuno riesca a schiacciarlo. La tuta poi è capace di amplificare la potenza fisica, rendendola simile a quella delle formiche, capaci di sollevare fino a 50 volte il loro stesso peso.

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Da qui in poi è storia: Ant-Man riscuote un sacco di successo popolare nei sixties, tanto che diventa uno dei membri fondatori degli originali Avengers, nella formazione che lo vede accanto a Iron Man, Thor, Hulk e Wasp.

Esatto, Capitan America è stato scongelato solo in un secondo momento. E indovina un po’ chi deve ringraziare? Ma Hank Pym, che grazie alle particelle diventa gigante e super-forte (ribattezzandosi Giant-Man) e lo pesca dagli abissi del Mar Glaciale Artico.

Con il passare degli anni, però, la posizione nei fumetti di Ant-Man si fa sempre più critica.

Gli sceneggiatori iniziano a fare a meno del “sense of wonder” e i lettori diventano più smaliziati: un supereroe che si fa piccino (o anche gigante) e comanda le formiche non ha particolare appeal in tempo di guerra fredda e disillusione generale.

Hank Pym diventa quindi una sorta di “laboratorio” su cui i diversi scrittori della Marvel riversano le proprie voglie narrative, quelle che non possono sfogare sui personaggi divenuti icone quasi intoccabili.

 

Hank Pym è decisamente schizofrenico

Hank è uno degli scienziati più geniali della Terra, ma anche un uomo d’azione: questa schizofrenia lo rende spesso instabile, soprattutto perchè come “super” non può competere con gli altri Vendicatori.

Tra l’altro è anche uno dei pochi supereroi ammogliati: dopo varie vicissitudini – in cui dopo un lavaggio del cervello diventa cattivo – si sposa con Wasp, al secolo Janet Van Dyne.

Purtroppo i complessi di inferiorità nei confronti degli amici Avengers lo portano spesso a cambiare costume e nome di battaglia (Golia, Calabrone), a ritirarsi dal campo di battaglia e poi tornare in azione, a compiere gesti talvolta sconsiderati. Leggendaria la sua furia contro Elf Queen, proprio quando questa stava per arrendersi: Hank scatena un casino e lei distrugge mezza città. I Vendicatori lo buttano fuori dal gruppo.

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Questo è l’inizio della fine per Hank.

Questo è l’inizio della fine per Hank. Ormai fuori di melone, cerca di recuperare la stima dei compagni arrivando a costruire un robot da scagliare contro i Vendicatori. Il robot ha un punto debole e lui, arrivando al momento giusto, reciterebbe la parte del salvatore. Ma sua moglie Janet lo sgama e, cercando di farlo ragionare, si becca una scarica di legnate.

Picchiare la moglie è il peccato capitale di Ant-Man, che da allora sarà sempre bollato come violento e spesso offeso dagli altri personaggi per questo gesto. Poi – parlando ancora di robot – c’è da dire che è il creatore originale di Ultron, il temibile avversario dei Vendicatori a fumetti.

Due brutte macchie nel suo curriculum, dalle quali Hank Pym non si riprenderà mai del tutto. Tra alti e bassi, comunque, ha saputo redimere il suo nome, compiere imprese eroiche e dare una mano a vario titolo ai colleghi supereroi.

 

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Ed arriviamo a Scott Lang. Già, perché quello che vediamo nel film della Marvel è in realtà il secondo Ant-Man.

Quello che vediamo nel film della Marvel è il secondo Ant-Man

La sua prima apparizione risale a marzo 1979, in The Avengers 181, grazie agli autori David Micheline e John Byrne. Scott è un ladruncolo esperto di elettronica che ha la brutta idea di andare a rompere i cosiddetti a Wonder Man e Bestia.

 

Riesce a salvare la pellaccia e rifare capolino il mese successivo in Marvel Premiere 47, dove assume definitivamente l’identità di Ant-Man. Rubando la tuta e le formule ad Hank Pym… ehm. Ok, per salvare la figlioletta malata, però. Long story short, Scott si dimostra un eroe e Pym, in uno dei suoi momenti di buon umore e di stanchezza, decide di lasciare i suoi giocattoli all’altro.

 

Saggia decisione, perché Scott Lang si rivela all’altezza della situazione combattendo nel corso degli anni accanto a Spider-Man, Iron Man, i Fantastici Quattro e poi entrando a far parte dei Vendicatori. Riesce persino a miniaturizzarsi tanto da entrare nel corpo di Hulk per curarlo dalla SLA (!!!)

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Insomma, la storia di Ant-Man è davvero lunga, interessante e fonte di molteplici spunti drammatici. Non sarà il supereroe più fico che c’è in giro, è vero, ma in compenso è uno dei migliori esempi di “uomini dietro la maschera” che si trovano nell’Universo Marvel.

Pym, è il simbolo del genio

Uno, Pym, è il simbolo del genio diviso tra cervello e azione, tra voglia di essere “qualcuno” con le imprese e necessità di stare nelle retrovie per dare man forte agli altri.

Lang, è l’uomo qualunque

L’altro, Lang, è l’uomo qualunque con un passato accidentato – è stato in galera dopo una serie di furti per mantenere la famiglia – che si riscatta attraverso buon cuore e capacità tecniche, scoprendo l’eroe che è in lui.

 

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Un serbatoio dal quale speriamo che il travagliato progetto cinematografico sappia pescare al meglio. Dalle recensioni che arrivano da oltreoceano pare che la missione sia riuscita, con un film molto umano e divertente.

 

Staremo a vedere!