Keepod, la chiavetta Android da 7 dollari

7 anni fa

21 minuti

keepod

Un po’ per caso lo scorso luglio vengo a conoscenza di Keepod, un progetto per rendere semplice e a basso costo l’accesso all’universo informativo digitale presso le popolazioni disagiate del cosiddetto Terzo Mondo.

Ho sempre seguito con interesse i device orientati ad abbattere il digital divide, e il fatto che Keepod fosse a bassissimo costo (7$) e già disponibile sul mercato hanno fatto sì che mi avventurassi immediatamente alla scoperta del Porcospino.

Questo articolo nasce dai miei primi test sul dispositivo, e da un’intervista alle menti dietro al progetto Keepod.

 

 

Primo assaggio di porcospino

Il 3 luglio Umberto Torelli su Corriere.it pubblica un’entusiastica recensione di Keepod, presentandolo come il “PC” da 5 euro pensato per colmare il digital divide presso le popolazioni disagiate, infilandoci qualche errore di battitura, forse qualche esagerazione (la modalità distributiva Give 1 Get 1 non è roba nuova) e una frecciatina gombloddista finale (“Un’economia del riciclo che però non farà piacere ai colossi dell’hi-tech.”).

Keepod-2

…il fatto che Keepod avesse anche sangue italiano ha fatto sì che incautassi al volo due dispositivi.

Al di là del fatto che difficilmente credo che “i colossi dell’hitech” vedano come target potenziali i ragazzini delle baraccopoli kenyote, l’idea di base del progetto mi stuzzica subito e, chiamatemi pure inguaribile romantico, il fatto che Keepod avesse anche sangue italiano ha fatto sì che incautassi al volo due dispositivi.

keepod2

Alla guida del progetto ci sono infatti Francesco “Franky” Imbesi (33 anni, milanese) e Nissan Bahar (35 anni, israeliano), che hanno esteso quanto fatto di buono dal progetto Android-x86 (implementando altri driver hardware e migliorando la compatibilità generale dell’OS, battezzato Keepod OS) e ci hanno sviluppato intorno un modello di sviluppo ed educazione sostenibile per la creazione di progetti di abbattimento del digital divide presso comunità disagiate.

Tramite un’opportuna campagna su IndieGoGo sono inoltre riusciti a finanziare con successo con $40000 dollari uno di questi progetti a Mathare (Kenya) in collaborazione con l’organizzazione non governativa LiveInSlums, che ha portato 1500 dispositivi tra le stradine di questo paese.

 

Franky Imbesi e Nissan Bahar

Nissan Bahar e Francesco Imbesi

 

Grazie alla disponibilità di Franky, Nissan e di tutto il team Keepod sono riuscito a realizzare una (non tanto) breve intervista sul dispositivo e sul movimento che gli sta intorno.

 

 

 

Intervista a Nissan Bahar,
co-fondatore di Keepod

 

Come e dove nasce Keepod Ltd come startup?

Abbiamo iniziato la nostra attività come una normale startup focalizzata sull’ingresso commerciale e sulla realizzazione di profitti. Abbiamo iniziato arrivando dal settore information security e abbiamo lavorato in un ambiente imprenditoriale con banche, aziende di telecomunicazione, energia e altre grandi imprese.

Dopo un po’ abbiamo realizzato che volevamo fare qualcosa di completamente diverso delle nostre vite e che le nostre idee potevano potenzialmente aiutare molte persone in tutto il mondo, e… eccoci qua.

 

Parlateci delle persone dietro a Keepod Unite, quanti siete, come siete organizzati?

Siamo un gruppo di persone con gli stessi ideali che sono focalizzate sul generare un impatto positivo e abbattare il digital divide. Il team è composto da un nucleo di 10 persone e diversi collaboratori esterne, ed è sparso su molte nazioni come Italia, Regno Unito, Germania, Israele, Stati Uniti, Cina, Kenya, Filippine e altri.

Il cloud è il nostro spazio lavorativo, collaborando e lavorando ogni giorno per eliminare frontiere e la necessità di sedere in uno spazio fisico.

 

Come nasce l’idea di “curare” il digital divide con Android?

Abbiamo iniziato con Linux ma non è andata. Sembrava come se stessimo dando un sistema operativo di seconda mano con una selezione limitata di applicazioni a persone che già avevano difficoltà ad utilizzare sistemi Mac e Windows (che è già un incubo per qualcuno che non ha mai usato un PC).

Aveva molto più senso dare ai nostri utenti target il sistema operativo più popolare al mondo, che molti conoscono bene, che è molto semplice/intuitivo e che ha oltre 1.1 milioni di applicazioni pronte…

 

Cosa vi ha portato tra le strade di Mathare?

Dopo aver investito quasi un anno in R&D e aver capito il digital divide, volevamo andare nello scenario più difficoltoso per testare le nostre assunzioni, così che se avesse funzionato lì avrebbe funzionato anche in altri posti.

Mathare è un posto speciale, le persone lì sono fantastiche, molto affamate di conoscenza e volenterose nel volersi rialzare dalla povertà. Un posto perfetto per iniziare.

 

Dalla vostra pagina su Indiegogo si intuisce che Keepod Unite vuole essere un “progetto ombrello”, sotto il quale portare avanti altri progetti locali come quello di Mathare. Avete già iniziato a proporre questo modello tecnologico in altre realtà?

Stiamo creando un modello dove chiunque puà avviare un progetto Keepod (i GrassRoot project, NdA), questa è l’unica strada per rendere scalare la nostra soluzione e fare breccia nel digital divide.

Sta funzionando molto bene, stiamo raggiungendo circa 75 paesi cone oltre 400 progetti locali ed è veramente solo l’inizio.

 

Scavando un po’ nella rete è possibile trovare un vostro precedente progetto a marchio Keepod che consiste in una smartcard multifunzione dotata anche di tag NFC. Qual è il rapporto tra quel progetto e l’attuale incarnazione di Keepod? La versione in smartcard è progenitrice di quella usb o vivono su binari paralleli? Questa versione verrà commercializzata?

Questo modello fa parte della nostra precedente attività imprenditoriale ma non lo stiamo sviluppando più. Abbiamo deciso di porre i principi sopra i profitti e focalizzarci sull’impatto sociale.

Se è vero l’adagio che il valore di un uomo si giudica anche da quello dei suoi nemici, è indubbio che il progetto Keepod sta sicuramente accrescendo il proprio. Accanto a molti articoli e recensioni che spendono parole che dire entusiastiche è eufemistico, è anche vero che le voci critiche non mancano.

Secondo le principali voci critiche, i vostri sforzi marketing e commerciali dipingono un prodotto non in linea con quello che offrite e soprattutto non così tanto innovativa come sostenete. I più accaniti detrattori, come Mike Dawson (CEO di Ustad Mobile), è arrivato a dire che tramite Indiegogo avete raccolto migliaia di dollari essenzialmente per mettere Linux su chiavetta.

Da un punto di vista squisitamente tecnico, quali sono le principali differenze tra Keepod OS su Usb e un altro qualsiasi sistema operativo in LiveUSB?

Noi abbracciamo il pensiero critico quando è valido, ma in questo caso sono solo detrattori internettiani. Sembra che le persone che vivono sul digital divide non sono così felici che ci siamo ;-)

Ora, per rispondere alla tua domanda, è necessario molto di più che conoscere come fare una chiavetta LiveUSB per dare accesso alle informazioni ad un bambino di Mathare. Keepod è un intero ecosistema di condizioni, tecnologie, logistica e partner che portano l’accesso alle informazioni nelle mani di persone che ne hanno bisogno.

 

Le critiche poi si spostano dal punto di vista tecnico/formale per andare ad analizzare aspetti più pratici: Keepod non è un PC (come sostenuto da alcuni roboanti titoli di articoli su web), ma è di fatto un dispositivo che ha ancora bisogno di un PC, aprendo quindi di fatto la strada al problema di reperire hardware (funzionante), elettricità per farlo andare e connettività adeguata (miraggio addirittura per alcune zone del primo mondo) per le funzionalità cloud.

Come rispondete a chi, forte di queste tesi, sostiene che Keepod non è quindi la risposta al digital divide nelle zone disagiate?

Quando abbiamo iniziate il progetto Mathare siamo andati in una scuola di strada e abbiamo dato ai bambini (9-13 anni) dei dispositivi Keepod con alcuni notebook rigenerati che avevamo con noi. Non abbiamo detto loro nulla se non come accenderli. Dopo due ore abbiamo ricevuto la prima email da uno dei bambini… Il giorno dopo siamo tornati e uno dei bambini stava imparando lo spagnolo dopo aver scaricato Duolingo dal Play Store. Credo proprio che funzioni… ;-)

In meno di 6 mesi dall’annuncio abbiamo raggiunto 75 paesi e stiamo crescendo. Il modo con cui le persone hanno combattuto il digital divide finore semplicemente non ha funzionato (vedi OLPC), è tempo di intraprendere azioni e smettere di parlare di paradigmi obsoleti.

 

È possibile che, al di là della bontà del prodotto finale, molte di queste critiche siano state mosse in virtù di una campagna marketing forse un po’ esagerata non tanto negli obiettivi di progetto, quanto magari in alcune dichiarazioni (penso ad esempio al payoff “A $7 computer access for anyone”)?

Non credo. Le persone dietro alle critiche sono persone che vivono da molti anni grazie al digital divide. Sono persone che non hanno neanche scalfitto i problemi legati alla domanda di informazione negli ultimi 10 anni. E’ normale che loro e i monopoli in questo ambito ci stiano attaccando.

Ma, una volta rimossa ogni motivazione economica e usciti anche dall’ambito no-profit, tutti gli attacchi contro di noi diventano inutili, in quanto non parliamo neanche il loro linguaggio. Noi sappiamo come avere effetto praticamente senza denaro e abbiamo spostato l’attività per le strade; chiunque può farlo e unirsi a Keepod  -non abbiamo bisogno di governi, imprese, banche e altri grandi player per fare ciò che facciamo. (Nissan Bahar)

 

 

 

 

 

La lunga attesa

Ottenere un device Keepod è stata un’esperienza abbastanza frustrante.

Ottenere un device Keepod è stata un’esperienza abbastanza frustrante.

Al di là del metodo di distribuzione Get 1 + Give 1 che trovo molto interessante, tutto il resto della catena distributiva trasforma l’ottenimento dei device una fatica di erculea memoria.

Il portale web Keepod.org espone molto bene gli obiettivi generali del progetto, la vision dell’organizzazione e i valori a cui si ispira, ma allo stesso tempo è decisamente parco in quanto a informazioni sull’acquisto e sulla relativa spedizione, che di fatto si limitano a tre pulsantoni per acquistare i Keepod (in modalità 1+1 o 1+5), per avviare un progetto Grassroot o per diventare un rivenditore.

Da nessuna parte nel sito viene menzionato nulla su modalità di pagamento, né sulla spedizione, né viene indicata la sede operativa della Keepod, per cui fino al checkout non saprete che il vostro Porcospino dovrà varcare l’Oceano alla tariffa fissa di 15$ (anche se il simbolo del dollaro e un veloce whois potevano dare forti indicazioni). Per la cronaca, il pagamento è possibile con carta o Paypal.

Il 3/7/2014, dopo aver letto l’entusiastico articolo del Corriere di cui sopra, decido di incautare subito e ordinare due Keepod, pagando al volo con Paypal.

Mi aspettavo, che so, una mail di conferma, ma dopo un paio d’ore di silenzio decido di scrivere io per primo. Nessuna risposta, per cui il giorno dopo ci riprovo, scrivendo ad un altro indirizzo, ma per un paio di giorni ancora nulla.

Finalmente ricevo risposta dalla Unite Keepod, che mi segnala che in America festeggiano ancora l’Independence Day (io credevo che dopo il film con Will Smith avessero smesso), che il loro sistema era un po’ sovraccarico e che alcune mail erano rimaste inceppate tra le mani dei loro minion, ma che l’ordine era in canna (nota: il sarcasmo ce l’ho messo io a vostro uso e consumo che sennò vi annoiate coi post lunghi, la mail era gentilissima).

La stessa persona che mi ha risposto è poi colei che mi ha messo in contatto con Francesco e Nissan per questa intervista, perciò kudos a lei.

Dopo questa conferma via mail, tutto tace fino al 16 luglio, quando ricevo ben 3 mail automatiche che mi avvisano, in ordine di arrivo:

  •  che è stata aggiunta una nota al mio ordine (il numero di tracking)
  • che il mio ordine è completo
  • che il mio ordine è stato affidato nelle sapienti mani della USPS

Di queste tre mail l’unica veramente utile è in fin dei conti l’ultima, in cui oltre al numero di tracking viene fornito anche il link in cui inserirlo per verificare il transito.

Chiunque abbia fatto acquisti dalle colonie sa che questo è il momento in cui affidarsi agli dèi aztechi immolando action figures al Serpente Piumato nella speranza che il pacco non venga disperso o bloccato alla dogana.

Chiunque abbia fatto acquisti dalle colonie sa che questo è il momento in cui affidarsi agli dèi aztechi immolando action figures al Serpente Piumato nella speranza che il pacco non venga disperso o bloccato alla dogana.
Evidentemente i miei sacrifici sono stati graditi, e il 24 luglio il pacco risulta sdoganato su suolo italico, e dopo soli altri cinque giorni ho ricevuto i miei Keepod.

Piccola nota per i ragazzi della Keepod: sul fronte dell’acquisto e della distribuzione nel post-vendita ci sono buoni margini di miglioramento ;-).

 

 

Keepod Unboxing

Difficilmente i ragazzi di Keepod vinceranno qualche premio per il package design, ma all’interno della busta pluriball, oltre ai due dispositivi trovano posto altrettanti adesivi con il marchio del Porcospino e due laccetti arancioni brandizzati.

La chiave USB utilizzata come supporto è una Cruzer Blade 8GB, di cui 2GB sono disponibili come zona di interscambio file mentre 6GB sono riservati al sistema operativo.

Il retro degli adesivi è stato sfruttato per dare il benvenuto nel magico mondo di Keepod e segnala come riferimento l’indirizzo web keepod.org/start. Navigando a quell’indirizzo si viene portati su un forum BBPress. Vuoto.

 

 

Tecnicismi

La Cruzer Blade da 8GB è divisa in due partizioni, una da 6GB bootabile formattata in ext4 con montato Keepod OS (basato su Android 4.4 KitKat), e una da 2GB formattata FAT32 che serve da area di interscambio (anche con sistemi Win).

Ciò significa che, sistema operativo a parte, avrete poco più di 4GB sul dispositivo per le app, mentre la partizione da 2GB verrà automaticamente montata come memoria esterna (/usb0 nel mio caso).

Keepod OS è pensato per utilizzare l’hardware come semplice ospite, per cui non lascia alcuna traccia fisica del suo utilizzo (similmente ad una distro live).

Al momento non esiste una lista di compatibilità hardware ufficiale Keepod, per cui il mio consilgio è di fare riferimento a quella del progetto Android-x86; tendenzialmente se gira quello, girerà anche Keepod OS (che a detta degli sviluppatori dovrebbe inoltre comprendere maggiori fix e diversi altri driver supportati).

Ovviamente il vostro PC deve poter fare boot da USB (verificate da BIOS) e deve essere basato su architettura x86 (PowerPC non è al momento supportato).

Le specifiche minime complete comprendono:

  • PC con processore x86 (2006 e successivi)
  • 1GB RAM
  • scheda grafica che supporti una risoluzione minima di 1024×768 pixel
  • porta USB 2.0 o superiore

Se la vostra macchina ha i nuovi BIOS per Win8, sarà necessario impostare il Legacy Boot Mode.

 

 

Primo sangue

Il mio primo tentativo di avviare Keepod si è rivelato deludente.

Infilo il device in un Vaio VGN-N21Z (macchina con ormai 7 inverni sulle spalle, ma in forma smagliante), configuro il boot da BIOS per caricare solo da USB esterna, riavvio e… niente.
Schermata nera con cursore lampeggiante. Dopo dieci minuti di paziente attesa mollo il colpo e CTRL+ALT+CANC.

Mi sposto dunque sul portatile di un collega (un Dell Latitude con sei mesi di vita), ma la solfa non cambia. Delusione e sconforto.

In ultimo mi gioco la carta dell’EeePC, piattaforma hardware che i ragazzi di Keepod danno per pienamente funzionante, ma anche in questo caso il cursore lampeggiante mi deride laconicamente.

Non boota neanche a maledire Pascal.

Ri-contatto quindi i ragazzi della Keepod, che mi consigliano di fare riferimento alla community presente su http://start.keepod.org (e non su http://keepod.org/start come indicato sul retro dell’adesivo con il porcospino che al momento va in 404).
Sul forum di assistenza scopro di non essere il solo a vivere questo problema, e secondo il team il problema potrebbe essere legato ad un GRUB scritto male.
Per poter reinstallare da zero Keepod OS mettono però a disposizione un tool visuale molto comodo (attualmente deb-only, versione win in arrivo) che scarica l’ultima versione del sistema operativo e lo riscrive sul device.

 

keepod-installer

Brace yourself, reboot is coming…

 

 

 

La vendetta del porcospino

Con gaudio e tripudio GRUB parte senza colpo ferire, trova Keepod OS su /dev/sdb2, e 1 minuto e 12 secondi dopo appare la home di Android sul mio Vaio VGN-21Z (meno di un quarto del tempo per far partire Ubuntu 12.04 live).

 

keepod1

 

Il primo impatto è buono; nonostante la macchina sia datata il tutto gira fluido e sembra aver riconosciuto correttamente tutto l’hardware inclusa la scheda wi-fi (che su Ubuntu devo utilizzare con dei driver ricompilati manualmente per via del particolare chipset Broadcom che monta).
In automatico ha anche riconosciuto la mia tastiera (anche se l’ha configurata en-GB) con quasi tutti i suoi pulsanti speciali (es. i tasti volume).

Il set di app è quello base di mamma Google (Play Store incluso), più un paio di tool aggiuntivi, e una volta inseriti i parametri iniziali (account Google e poco altro) sono pronto per i primi test sul campo.

 

 

 

Produttività

I miei cavalli di battaglia (e da test) sono fondamentalmente tre: Google Apps (tramite Drive), Evernote e Teamviewer.

Inizio con Google Drive, e provo a modificare qualche file.
I documenti di testo scivolano via bene, ma sulle presentazioni qualche incertezza c’è, e sui fogli di calcolo i grafici (quando l’app non crasha) non vengono renderizzati. Questo però sembra essere legato all’assenza dell’app Google Sheets; una volta installata questa applicazione tutto funziona a meraviglia, e per non sapere né leggere né scrivere installo anche i rimanenti capisaldi della Grande G (Chrome, Calendar e Docs). Suite da ufficio promossa.

Evernote si installa senza problemi, sincronizza al volo e funziona tutto che è un piacere.

Nota a margine: a scopo test l’installazione dell’app l’ho eseguita tramite Play Store Web da un altro pc; il sistema viene visto come “No carrier Sony Corporation VGN-N21Z_W”.

Productivity is over 9000!

Teamviewer si installa al volo, ma al suo lancio ha tentennato su schermata nera per qualche secondo facendomi pensare al peggio; giusto il tempo di un respiro profondo e l’app è però partita, permettendomi tranquillamente di accedere con il mio account e connettermi a diversi PC.

 

 

 

Gaming

E qui cominciano
i dolori.

Per quanto i ragazzi di Android-x86 e Keepod OS abbiano fatto cose mirabolanti, non dimentichiamo che il sistema operativo (e le sue app) nascono ottimizzate per processore ARM, e la magia su piattaforme x86 viene resa possibile dalla libreria libhoudini, che traduce al volo il codice binario ARM.

Purtroppo il coniglio dal cilindro non sempre esce, e spesso e volentieri i giochi si installano ma crashano miserevolmente all’avvio.
Se a questo aggiungete che il Play Store dà come falsamente incompatibili diversi giochi (sempre installabili da store alternativi come Aptoide o tramite il Market Helper di XDA), ne emerge un quadro per il gaming non propriamente entusiasmante.

Tra i crash posso segnalare: Clash of clans, Colossatron, Dark Avengers, Into the dead, Front Line Commando, Mame4Droid, Temple Run 2, GunZombie: Hell Gate, Deer Hunter Reloaded, Zombie at L.A., Major Mayhem e Defenders.

Testati invece come funzionanti SuperGNES, Angry Birds Star Wars II, Fruit Ninja, Zombie World War e Quiz Duello.
Se la vostra macchina non dispone di un monitor multitouch ovviamente su Fruit Ninja scordatevi il colpo multiplo, e per Quiz Duello è stato necessario installare prima Smart Rotator per forzare la visualizzazione landscape.

Qui la strada è
ancora lunga

Qui la strada è ancora lunga, e il cambiamento forse partirà proprio dagli sviluppatori che potrebbero iniziare ad inserire anche il codice x86 nei propri lavori, facilitando la vita anche ai sistemi non ARM (come ad esempio fa la VideoLabs per VLC).

 

 

 

Audio e Video

Il comparto multimediale non soffre dei problemi di “fragilità” del gaming, e non ho incontrato particolari problemi con app base come Youtube e Spotify (per quest’ultimo serve lo Smart Rotator), ma neanche con applicazioni più spinte come la drum machine GrooveMixer.

La macchina di test che ho usato non ha webcam, per cui non ho potuto le app video/foto, ma non ho motivo di pensare che non funzionino correttamente.

 

 

Considerazioni finali

Keepod è un device a bassissimo costo che permette di avere Android lanciabile live su macchine x86.

Keepod è un device a bassissimo costo che permette di avere Android lanciabile live su macchine x86.

Dal punto di vista tecnico questo offre, e questo dà (ovviamente con i dovuti distinguo tecnologici relativamente a compatibilità hw e sw).

Dal punto di vista sociale Keepod viene presentato come uno strumento che può abbattere il digital divide nelle comunità disagiate grazie al suo basso costo,che lo rendono facilmente distribuibile e sostituibile, e all’ampia gamma di servizi e app già disponibili nell’ecosistema del robottino verde. Fin dal suo acquisto questo approccio sociale viene ben trasmesso dall’approccio distributivo del Get 1 + Give 1, e sul portale Keepod.org le informazioni sui progetti attivi (e in attesa di attivazione) sono molte e ben dettagliate.

 

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È ovviamente cristallino che le chiavette Keepod non sono LA soluzione, ma sono UNA soluzione, o meglio una parte importante di progetti più ampi, in quanto i dispositivi da soli sono solamente pezzi di plastica e silicio che generano tra l’altro ulteriori necessità (le macchine fisiche che li ospiteranno, energia elettrica e connettività solo per citare i principali requisiti), ma che devono ovviamente essere inseriti in un contesto di più vasto respiro.

Un progetto completo da prendere come modello può ad esempio essere il Keepod Unite for Mathare (finanziato tramite IndieGoGo) in cui il costo dei dispositivi è solamente un quarto di tutto il budget (1500 chiavette), e che comprende anche laptop (rigenerati), connessione a internet, costi di struttura e di formazione di personale locale.
Personalmente trovo che questi siano progetti effettivamente innovativi (per l’approccio che hanno), a basso impatto economico e ambientale, e che possono da un lato contribuire ad abbattere analfabetismo e digital divide tra la popolazione, e dall’altro generare circoli virtuosi di crescita per quanto riguarda formatori e tecnici locali.

A chi abbaia “non hanno inventato niente di nuovo”, tenderei a rispondere che innovare significa anche prendere qualcosa di esistente (come il progetto Android-x86 che al momento è poco più di un puro esercizio di stile) e usarlo in un modo in cui non aveva ancora pensato nessuno (progetti educativi per le comunità ai margini della rivoluzione digitale). E comunque di Uova di Tesla ne è piena la storia.

 

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È doveroso ricordare che confrontare una distro linux classica con Android è semplicemente stupido

È doveroso inoltre ricordare che confrontare una distro linux classica con Android è semplicemente stupido, in quanto al di là del kernel base i due prodotti sono profondamente diversi. Se da una parte è vero che l’ecosistema linux offre una miriade di programmi (anche molto avanzati), bisogna però sottolineare che la facilità e l’immediatezza d’uso di un sistema ad app abbatte molte barriere culturali soprattutto nel target operativo della Keepod. Secondo voi, per chi non ha mai usato un PC (e tantomeno un sistema a desktop/finestre), è più facile approcciare una qualsiasi distro linux o un sistema come Android?

A chi sostiene che forse alcuni claim “commerciali” sulla pagina IndieGoGo e sul portale siano un po’ eccessivi sono costretto però a dare ragione; in certi casi l’ufficio marketing & comunicazione ha vinto sull’ufficio tecnico e qualcosa di un po’ troppo pretenzioso forse c’è. Ma da qui a dichiarare che i ragazzi di Keepod “abbiano preso soldi per reinventare linux su chiavetta” (come sostenuto da alcuni detrattori) ne passa parecchio.

Perché un nerd/geek del cosiddetto “Primo Mondo” dovrebbe acquistare un Keepod?

Beh, intanto perché è un modo facile e poco impegnativo di aiutare la crescita e lo sviluppo di una generazione di geek totalmente nuova, che il Mondo non ha ancora conosciuto.

Se la parte umanitaria non vi tocca, maledetti Scrooge, ricordate comunque che al costo di una penna USB vuota vi portate a casa la possibilità di usare KeepodOS/Android su PC (GRUB permettendo) o di rivitalizzare vecchi PC di persone/parenti/amici che non vogliono imparare da zero a usare una distro pinguinata ma che hanno già dimestichezza con cellulari e tablet.

Personalmente ne farò principalmente due utilizzi: rivitalizzare un vecchio eeePC ancora basato su WinXP, e desktop replacement su un laptop che ormai ha difficoltà a girare anche distro molto leggere.
Onestamente mi piacerebbe anche utilizzarla per caricarci qualche app di retrogaming e avere sempre con me tutto il necessario per un doppio a Street Hoop o Cadillac&Dinosaurs, ma qui vedo ancora qualche problema (e qualche test da fare).

E’ vero, gente come noi può tranquillamente scaricare le ISO di Android-x86 o di Keepod OS, addirittura personalizzarsele e installarsele ovunque (chiavette, hard disk, vm,…), ma diciamoci la verità: siamo anche molto pigri, e forse per fare qualche prova e per dare soluzioni out-of-the-box ad amici e parenti 7$ non sono poi così tanti.

 

 

 

 

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