Incontro con Ian McKellen alla Festa del Cinema di Roma #LegaNerd

Ian McKellen

Protagonista assoluto della settima giornata della Festa del Cinema di Roma è stato Sir Ian McKellen. L’attore candidato all’Oscar era a Roma per presentare McKellen: Playing the Part, film documentario sulla sua vita e per incontrare il pubblico nell’incontro ravvicinato a lui dedicato.

Un uomo che non ha paura di niente. Se non della tecnologia. In particolare delle cuffie per la traduzione simultanea che non funzionano. Così si è definito Ian McKellen. Un uomo che ride poco ma che non ha lesinato sorrisi, perché:

Nel mondo c’è molto per cui piangere, ma anche molto per cui ridere. Oggi a Roma c’è il sole ed è festa e sono qui alla Festa del Cinema, tutti motivi per sorridere.

Elegante, autoironico ed affascinante come pochi, Ian McKellen è stato accolto al suo ingresso in sala da una standing ovation da parte della stampa. E non poteva essere altrimenti. L’attore a Roma per presentare il documentario McKellen: Playing the part, si è presentato in sala con panama, giacca bianca e il suo inconfondibile ed elegante stile.

Ian McKellen ha incantato con la sua eleganza, l’autoironia e il suo inconfondibile fascino.

L’interprete di Magneto e di Gandalf ha parlato della sua lunga carriera, del suo rapporto con il cinema e di cosa sia per lui la recitazione. Disponibile come pochi, non si è tirato indietro quando gli è stato chiesto di recitare la battuta più famosa del grigio pellegrino: You shall not pass! (Tu non puoi passare!). Ovviamente suscitando l’ovazione dei giornalisti presenti. A tal proposito ha raccontato un aneddoto a riguardo:

La cosa divertente di questa battuta è che Gandalf nel libro non la pronuncia mai. Testualmente dice “You cannot pass” (Tu non passerai), ma mentre giravamo mi sono sbagliato e ho detto “You shall not pass” (Tu non puoi passare). E così è rimasto.

 

Ian McKellen gandalf

 

 

Come ha deciso di realizzare il film? È stato difficile convincerla a farlo?

Dirò solo che ho visto il primo film di Joe Stephenson intitolato Chicken, che tra l’altro consiglio, e quando mi ha detto che voleva fare un documentario su di me ho accettato. Il motivo è che è un ottimo regista.

È venuto a casa mia e abbiamo parlato per due giorni. Ed è incredibile, perché sono la persona più noiosa al mondo! Ho affrontato il film come se non si trattasse di me, ho recitato. Ma non mi piace parlare di me, quindi non dirò altro.

 

Come è stato passare da ruoli shakespeariani a personaggi protagonisti di blockbuster come Magneto e Gandalf?
Ricordo di essere venuto a Cinecittà per fare un provino per Barbarella. Ricordo anche che Jane Fonda mi offrì uova e bacon. Il regista Robert Vadim non mi prese ed è stata la mia fortuna. Tornato a Londra iniziai a recitare con Judy Dench in diverso spettacoli shakespeariani. Ho capito che il recitare consiste nel riuscire a comunicare con lo spettatore.
Nel documentario parla della sua sessualità, di come si sia battuto contro l’articolo 28 e per i diritti delle persone. In questi giorni ha fatto scalpore l’outing di Kevin Spacey, pensa che le cose siano cambiate negli anni o è sempre tutto come prima?

Il coming out è la cosa migliore che una persona gay possa fare. Ve lo dirà chiunque. Dopo tutto migliora. Il mio lavoro ad esempio è migliorato e il motivo è perché non mentivo e non mi nascondevo più. Ovviamente non è facile per tutti.

Molte persone hanno paura perché pensano che dichiarandosi non verranno più rispettate e trattate in maniera differente. Hanno paura di perdere il lavoro, gli affetti e molto altro. Ma non è così. A queste persone dico di non avere paura, la mia carriera ne ha giovato. In Inghilterra vengo invitato nelle scuole per motivare i ragazzi a non avere paura.

 

Lei non ha figli, ha dichiarato che ha deciso di dedicare tutte le sue energie al teatro, ha mai avuto ripensamenti a tal proposito? Ha mai pensato all’adozione?

Per me era illegale avere rapporti sessuali, immaginatevi se pensavo ad avere figli. Fino ai 29 anni in Inghilterra ero considerato un criminale. All’epoca ero troppo egooista, ero convinto che essere gay fosse fantastico proprio perché non potevo avere figli. Sono totalmente libero, non mi devo occupare della loro educazione! [ride, ndr].

Ho un attimo rapporto con i fan e molti di loro sono giovanissimi. L’altro giorno ero in trattoria e una bambina di cinque anni si è avvicinata a me perché voleva salutare Gandalf. È stato fantastico, ma come già detto non mi devo occupare di lei, ed è altrettanto bello.

 

Ian McKellen magneto

 

 

Lei ha lavorato con Eduardo De Filippo, che ricordo ha di lui?

Ah, Eduardo De Filippo. Più che italiano è napoletano! Purtroppo non l’ho mai visto recitare sul palco. Mi sarebbe piaciuto lavorare nella sua compagnia. È una grande parte del mio cuore.

 

Lei è arrivato al cinema tardi, come è riuscito a portare il suo stile teatrale nella settima arte?

Si e no. Quando reciti diventi un altra persona e quindi il mio modo di recitare cambia a seconda di interpreto. Ti scontri con il personaggio, tenti di diventarlo. In teatro puoi parlarne, ti eserciti, fai degli errori,  e poi il pubblico viene a vederti e a quel punto gli riveli cosa succede.

Nel cinema viene tutto filtrato dalla camera da presa. Sul set convivi con lei, quindi la devi trattare con rispetto e considerarla un’amica. Ma il modo di entrare nel personaggio è esattamente lo stesso.

 

Il bello del mestiere dell’attore è interpretare ruoli differenti. Può dirci un personaggio che ha interpretato che è il suo opposto, uno con cui ha affinità ed uno che le piacerebbe interpretare?

Che domanda difficile. Non saprei proprio. Il mio modo di recitare cambia di volta in volta. In passato credevo che recitare volesse dire nascondersi dietro una maschera o una risata buffa.

Poi ho capito che recitare significa mostrare, riguarda la verità. Siamo capace di fare qualsiasi cosa e il mio lavoro è rappresentare al meglio i personaggi che interpreto.

Per me non è strano passare da Shakespeare a Magneto o Gandalf. Ritornando alla domanda non saprei proprio! [ride, ndr]. Mi piacerebbe interpretare Napoleone o Mussolini o altro. Non ho mai interpretato personaggi che non mi vorrei fare.

 

Ian McKellen mr holmes

Molti attori si lamentano che gli vengano proposti ruoli in blockbuster, mentre lei sembra divertirsi in tali film. Come si approccia a tale personaggi?

Mi piace fare ruoli differenti. Ho interpretato Gandalf quando avevo 60 anni, dopo quel ruolo mi sono arrivate solo proposte per interpretare anziani con la barba. Mi hanno chiesto anche di interpretare Dio, che è anche più vecchio del mago! Ma non mi interessava. Perché interpretare un altro mago o un altro super eroe?

Mi piace fare cose nuove, mai fatte prima. Mi piace sperimentare, ad esempio non ho mai fatto un musical. Mi piace quando un regista mi dice che sono perfetto per un ruolo ma io non sono convinto, accetto la parte perché è il ruolo per me. Sono eccitato ogni volta che devo interpretare un tale personaggio. Non ho mai fatto un musical. Non so cantare, ma io sono qui.

 

Dopo tanti anni di carriera c’è qualcosa che le fa paura?

Veramente no. Sul set non ho paura di nulla, sono fortunato. Quando recito mi sento come se volassi. È un mondo dove non ci sono pericoli o stupidità Ho paura dei politici, dei bulli, dei militari, delle armi, della stupidità umana. C’è una frase di un film di James Whale che dice  ‘fare film è la cosa più bella del mondo, lavorare con degli amici e far divertire le persone‘. Lo stesso vale per me.

 

Come è cambiato il rapporto con la tecnologia?

Molti non ci credono ma girando Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit eravamo sul luogo. Che fosse una foresta od una montagna eravamo lì. La Nuova Zelanda è uno delle Nazioni più belle del mondo. Per me non è un problema lavorare con uno schermo e fingere, ogni film è una finzione.

L’attore ha fatto la felicità di molti fan fermandosi a firmare autografi alle numerose persone accorse sul red carpet della Festa del Cinema di Roma.

 

 

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Emanuele Bianchi

Emanuele Bianchi a.k.a. Emanuele-Bianchi

Appassionato di cinema, fotografia, teatro e musica sin da piccolo decide di farne il suo lavoro. Miyazakiano convinto, tanto da incentrare la sua tesi sul suo cinema, e divoratore di anime tanto da volere Eikichi Onizuka come professore al liceo, è uno Jedi come suo padre prima di lui e “nato pronto” e sì, anche un inguaribile nerd (pollice verso per coloro che non colgono le citazioni).

Laureato in cinema presso il DAMS di Roma 3 e diplomato in fotografia presso il CST, inizia a collaborare (e tutt’ora collabora) come critico e fotografo di concerti con varie webzine di cui da subito ha sposato il progetto con entusiasmo.

Sempre in movimento, perennemente in ritardo.

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