Fear Street Parte 2: 1978, la recensione – Come rispettare le regole dello slasher

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4 settimane fa

6 minuti

Fear Street Parte 2: 1978 recensione

Apriamo questa recensione di Fear Street Parte 2: 1978 facendo chiaramente notare una cosa: questo secondo capitolo della  trilogia tratta dai racconti di R.L. Stine è un piccolo manuale dello slasher movie, che riesce a citare, omaggiare, riproporre tanto dei lungometraggi del passato (Venerdì 13 su tutti), ma continuando a sviluppare la storia di base che porterà, il prossimo 16 luglio alla distribuzione su Netflix del capitolo conclusivo della trilogia.

Fear Street Parte 2: 1978 – Sadie Sink è una grande conferma

Fear Street Parte 2: 1978 recensione

Fear Street Parte 2: 1978 è ambientato nel campeggio estivo di Shadyside, dove la giovanissima Christine viene bullizzata ed accusata di essere una strega. La sorella Cindy è una ragazza dalle buone maniere con cui Christine è in conflitto,  ma quando da una possessione demoniaca nasceranno nuovi omicidi le due ragazze dovranno unirsi per riuscire a sfuggire alla furia del serial killer.

Così com’è avvenuto nel caso di Fear Street Parte 1 anche in questo film al centro della storia viene messo il rapporto umano tra due personaggi, ma,  mentre nell’altro lungometraggio si trattava di due giovani fidanzate, in questo caso ad essere approfondito è il rapporto tra due sorelle.

La Christine interpretata da Sadie Sink è un personaggio pragmatico e disilluso nonostante la giovane età, mentre la sorella Cindy (nei cui panni c’è l’attrice Emily Rudd) cerca di seguire dei principi morali rigidi tentando di scongiurare le sciagure della maledizione di Shadyside. Ed è proprio questo dualismo tra illusione e disillusione a giocare un ruolo importante.

Sadie Sink è eccellente come al solito nell’interpretare una ragazzina diretta nei modi, così come l’abbiamo vista in Stranger Things. Le capacità recitative della Sink, nonostante sia divenuta popolare per una performance all’interno di una serie fantastica, sono di livello anche e soprattutto nelle parti drammatiche, e questa è una referenza importante per il futuro di questa interprete.

Sadie Sink è eccellente come al solito nell’interpretare una ragazzina diretta nei modi, così come l’abbiamo vista in Stranger Things. Le capacità recitative della Sink, nonostante sia divenuta popolare per una performance all’interno di una serie fantastica, sono di livello anche e soprattutto nelle parti drammatiche, e questa è una referenza importante per il futuro di questa interprete.

La Christine protagonista di questo film sa essere tosta così come accade sempre alle scream queen, le protagoniste degli slasher movie,  capaci di resistere agli assalti del serial killer di turno. Ciò che c’è da sottolineare in questa recensione di Fear Street Parte 2: 1978 è che, nonostante tutti i protagonisti si muovano all’interno di personaggi schematizzati da un genere (quello slasher appunto) riescono comunque a proporre una piccola o grande variante sul tema.

La prova notevole sotto questo punto di vista è quella di Ryan Simpkins nei panni di Alice, una figura che viene presentata come la ragazza superficiale e peccaminosa (perché negli slasher i peccati vengono sempre  puniti), ma che, nonostante tutto, riesce a mano a mano che procede il film a mostrare un lato più profondo e drammatico di sé stessa.

Questa introspezione che riesce a dare più qualità al film è ovviamente merito della regista Leigh Janiak, che ha agito comunque su una buona sceneggiatura di Zak Olkewicz.  La Janiak, così come nel precedente lungometraggio di Fear Street, sembra aver lavorato con attenzione sulla performance degli attori protagonisti, cosa non sempre usuale nel genere horror slasher.

Fear Street Parte 2: 1978 – Quando i cliché del genere vengono ben utilizzati

Fear Street Parte 2: 1978 recensione

E poi la scenografia e le atmosfere da fine anni Settanta funzionano, e riescono a rievocare quelle immagini che abbiamo visto di solito nella saga di Venerdì 13. Scriviamo quindi questa recensione di Fear Street Parte 2: 1978 sottolineando come il citazionismo, che spesso fa prendere troppo la mano ad alcuni registi, in questo caso viene dosato,  ed anzi sfruttato in maniera originale.

Il primo travestimento di Jason Voorhes, il luogo che diventerà successivamente il simulacro del personaggio, ed altri riferimenti del genere vengono ripresi nel film,  ed inseriti in situazioni narrative interessanti, che riescono a dare un po’ di sorpresa anche agli spettatori più smaliziati. Fear Street Parte 2 in questo caso si può considerare piacevolmente sorprendente, considerando che il campeggio dell’orrore viene sfruttato nei suoi cliché, ma dosato bene con l’evoluzione della trama e dei personaggi.

Così come è capitato in Fear Street Parte 1 non manca neanche in questo caso la musica, con una colonna sonora anni Settanta che funziona, ed è un po’ meno invadente rispetto al film precedente (che forse peccava un po’ nel tentativo di rimarcare più volte la presenza di ottima musica, ma che in alcuni momenti era quasi autoreferenziale).

Il citazionismo, che spesso fa prendere troppo la mano ad alcuni registi, in questo caso viene dosato,  ed anzi sfruttato in maniera originale.

Ci avviciniamo quindi con curiosità al capitolo finale di questa trilogia proposta da Netflix (che arriverà sulla piattaforma streaming il 16 luglio), che ha sfruttato il nome di R.L. Stine per proporre qualcosa di diverso dal  solito rispetto a ciò che ci si potrebbe immaginare dall’autore di Piccoli Brividi.

Fear Street è una saga che mette sì al centro storie dell’orrore con giovanissimi protagonisti, ma in questo caso tende a portare il livello dell’horror sopra una soglia non usuale per i classici lettori delle storie leggere di Stine. Ed anche la seconda parte di Fear Street non risparmia violenza, sangue, e rispetto al film precedente aggiunge anche un paio di scene di sesso (uno dei peccati di base dei protagonisti che di solito vengono puniti nei film slasher horror).

Concludiamo questa recensione di Fear Street Parte 2: 1978 mettendo in evidenza il fatto che tutti coloro che sono alla ricerca di film horror slasher adolescenziali discretamente fatti possono tranquillamente recuperarsi questo secondo capitolo della trilogia (e anche il primo).

Il nome di R.L. Stine continua ad essere garanzia di horror per giovani ben fatti, mentre Netflix,  che con Stranger Things ha creato un instant-cult,  sta proseguendo il suo percorso all’interno di tutti quei prodotti teen fantasy-horror che possono rendere la piattaforma streaming ancora di più un marchio associabile ad un certo tipo di produzioni.

Fear Street Parte 2: 1978 è disponibile su Netflix da oggi 9 luglio.

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Fear Street Parte 2: 1978 recensione
Recensione di Davide Mirabello

Fear Street Parte 2: 1978 continua a portare avanti la trilogia tratta dai racconti di R.L. Stine in maniera intelligente ed intrigante. Ci sono tante citazioni a Venerdì 13 in questo secondo capitolo della saga, ma vengono tutte utilizzate in maniera attenta per far sviluppare la trama con originalità.

ME GUSTA
  • Tante citazioni a Venerdì 13 ma fatte con intelligenza e utilità
  • Buona introspezione dei personaggi
  • Schemi classici da slasher movie ma ben utilizzati
FAIL
  • Se non amate gli slasher movie non amerete questo film
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