Avarat - una riflessione
RECENSIONE

Avarat – una riflessione

Sono stato uno dei primi lettori di Rat-Man, e ne vado orgoglioso.

Dalle autoproduzioni alla prima miniserie Marvel Italia. Poi la serie regolare, tra one-shot, trilogie, quadrilogie, pentalogie, esalogie… se questa premessa vi sembra già una parziale scusante per ciò che seguirà, non vi sbagliate. Leo Ortolani rimane un bravo, bravissimo fumettista. Fantasioso, chiaro, sintetico, divertente.

Ma le cose si stanno inceppando. E non è detto che sia colpa sua: è solo il naturale processo di eliminazione. Eliminata la sorpresa, la nota “stonata” del suo personaggio ormai sfigato e ottuso “per forza”, eliminata la comicità fulminante e imprevedibile e cattiva che ci ha accompagnato in questi lunghi anni di Rat-man, si è, come nelle migliori coppie, intromessa di prepotenza l’abitudine. E dunque… niente.

La comicità di Ortolani ormai viaggia su binari collaudati dai quali è difficile che si distacchi. Il meccanismo è lo stesso, le combinazioni si alternano ma sono quelle che conosciamo a memoria.

Ed è questo che ci resta: la comoda sicurezza che sghignazzeremo per cose che già ci aspettiamo. Non è un male, Rat-Man ha avuto il suo momento di gloria, geniale, corrosivo, imprevedibile. Adesso, semplicemente, è diventato per noi lettori un’abitudine.

Così come Avatar racconta una storia vecchia come il cucco in un modo visivamente accattivante, Avarat “distoglie” dai meccanismi ormai rodatissimi della vis comica otolaniana con un 3D cartaceo molto bellino. Tutto qui.

Le gag sono meccaniche (quando non, forse per la prima volta, esageratamente reiterate e poco divertenti: la carta di credito), la critica alla narrazione di Cameron più verbale ed enunciata che messa in pratica. E, poi, finora, manca proprio l’avatar… sappiamo bene che le parodie di Leo non sono mai fedeli nell’infedeltà al modello, ma qui più che mai sembra mancare un centro.

Confidiamo nella seconda parte, che comunque, sono certo, anche chi la pensa come me comprerà di certo: a Leo vogliamo bene, e in progetti come questo saremo sempre pronti a farci trovare con muscoli flessi e salti nel vuoto…

Giacomo Lucarini

Giacomo Lucarini a.k.a. Giac

Generazione anni '80. Vedo il mondo a 8-bit, altro che Matrix! Sul web da sempre (quando internet non c'era, scroccavo l'amaca all'Uomo Ragno)... scrivo, social(izzo), faccio cose vedo gente 2.0 Ho un canale YouTube, devi proprio farci un salto --> http://bit.ly/yt-giac
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domenica 31 ottobre 2010 - 22:55
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