L'impero di Uroboro Parte 1 #LegaNerd

Questo racconto è parte di una serie: Lucky Jay

 

Raggiunsi la scena del crimine sfrecciando ai 100KMH sulla statale e ignorando una decina di semafori rossi.

Provai ad arrivare a destinazione prima che si riempisse di giornalisti e poliziotti, ma me li trovai davanti non appena parcheggiai.

Era una notte terribilmente buia, resa ancora più terribile da una pioggia grossa e fitta.

Scesi dall’auto, indossai il cappotto che mi riparava debolmente dalle gocce, e mi avvicinai al nastro giallo della polizia.

All’entrata del vicolo, la scena del crimine, due agenti facevano la guardia in modo che nessun giornalista potesse superare il nastro.

Mi piazzai davanti a loro e li guardai in malo modo.

Erano Gomez e Stevenson, i due peggiori stronzi dell’intero distretto di polizia, gli stessi bastardi che in moltissime occasioni si erano presi il merito delle mie indagini leccando il culo del procuratore.

“Ma guarda chi si vede! Come vanno gli affari da quando ci hai mollati? Mi hanno detto che sei diventato un alcolizzato del cazzo” disse Gomez sputando per terra a pochi centimetri dalla mia scarpa.

“Stasera non mi va di scherzare ragazzi, lasciatemi passare per favore” dissi facendo un passo avanti.

“Infatti non stiamo scherzando, Jay. levati dalle palle o ti sbattiamo dentro” disse Stevenson afferrandomi saldamente per un braccio.

Strinsi il pugno fino a farmi male e mi preparai a pestare quei due idioti. Normalmente non mi permetterei mai di pestare un ex collega, per quanto spregevole possa essere, ma sapevo per certo che Gomez e Stevenson erano sul libro paga di ogni grosso criminale della città. Questo mi faceva incazzare più che una birra sgasata.

“E’ arrivato il detective?” disse una voce dal fondo del vicolo.

Stevenson mi mollò il braccio e corse subito come un cagnolino a rispondere alla sua superiore.

Gomez si guardò indietro e ascoltò la conversazione. Dopo qualche minuto mi lasciò entrare nel vicolo a testa bassa. Lo oltrepassai tirandogli una spallata tanto forte da farlo sbattere contro il muro dietro di lui.

Raggiunsi il fondo del vicolo debolmente illuminato dall’insegna al neon del negozio affianco, il “PetShop”, e vi trovai una donna in divisa appoggiata ad un tendone montato per proteggere la scena del crimine.

La donna era Sarah Ward, l’ispettrice capo del distretto di polizia.

“Piacere di conoscerla Detective” disse la donna tendendomi formalmente la mano.

“Il piacere è mio” dissi ricambiando la stretta “grazie per avermi tolto dai piedi quegli incompetenti”.

“Si figuri, se potessi me li toglierei dai piedi pure io, ma ultimamente abbiamo bisogno più che mai di agenti” disse la Ward aprendo la cerniera del tendone.

“Spero che abbia lo stomaco forte detective” aggiunse avvicinandosi ai due cadaveri.

“Ho visto un po’ di tutto, non mi stupisco più di nulla” risposi triste.

“Anche io credevo di aver visto tutto, sono stata tra i marine e ho visto in azione le peggiori armi chimiche che l’umanità possa inventare” disse l’ispettrice sospirando “Ma giuro su Dio che non avevo mai visto nulla di simile”.

Mi rannicchiai affianco al primo cadavere, o quello che ne rimaneva, e iniziai ad osservarlo nauseato.

“Sappiamo che lei conosceva una delle vittime. Si chiamava Bob Bolton, giusto?” chiese la Ward cercando di non guardare il cadavere.

“Era da una vita che non sentivo il suo vero nome, di solito lo chiamavo sempre Big Boss” dissi ripensando a tutti i casi assurdi che mi aveva assegnato quel grasso Detecitve privato prima di licenziarmi.

Esaminai quello che rimaneva del corpo di BB: di quello che una volta era il mio capo non era rimasto altro che la pelle. Sembrava che fosse stato scuoiato e che qualcuno avesse portato via le sue budella.

“Ma come è possibile che di lui rimanga solo questo schifo?” chiesi sfiorando con un guanto quell’involucro di pelle secca.

“Non ne abbiamo idea, per questo abbiamo chiamato lei. I miei agenti dicono che lei se la cava bene con casi simili” disse Sarah voltandosi verso di me e tenendosi un fazzoletto davanti alla bocca.

Aveva ragione: la maggior parte delle mie indagini riguardava situazioni assurde al limite della fantascienza, a volte anche oltre.

Continuai ad ispezionare la pelle di BB spostando i vestiti che, inspiegabilmente, indossava ancora. Il massimo che notai furono due piccoli fori nascosti sotto una manica.

“Per la cronaca, conosco anche il nome dell’altro morto” dissi voltandomi alla mia destra.

“Davvero? Chi sarebbe? Noi non siamo riusciti ad identificarlo” chiese la Ward stupita.

Mi alzai in piedi e mi avvicinai al secondo cadavere: un uomo in sedia a rotelle con il viso sfregiato.

“Si chiamava Edward Snake, in città lo conoscevano tutti come ‘La Vipera’” dissi analizzando il corpo in cerca di una ferita mortale. Ed la vipera era un criminale con cui avevo avuto a che fare molte volte, un pesce piccolo che nell’ultimo periodo aveva iniziato la sua scalata verso la vetta della criminalità organizzata.

“Grazie per l’informazione detective, ma se sta cercando di capire la causa della morte non la troverà ad occhio nudo” disse l’ispettrice avvicinandosi a me. Sembrava più a suo agio guardando un cadavere tutto intero, piuttosto che un ammasso di pelle secca stesa sull’asfalto.

“Com’è morto?” chiesi confuso.

“Secondo l’analisi preliminare della scientifica è morto per un arresto cardiaco. Riceveremo informazioni più precise quando manderemo il cadavere dal Coroner” disse Sarah incrociando le braccia. Sembrava più confusa di me.

“La lascio solo un attimo, detective, devo parlare con i ragazzi della scientifica” disse l’ispettrice uscendo dal gazebo.

‘Sei morto di paura Ed? Oppure BB ti ha fermato il cuore a suon di insulti mentre lo scuoiavi vivo?’ dissi a bassa voce mentre esaminavo le cicatrici che sfregiavano il viso di Snake.

Rimasi qualche minuto in silenzio analizzando entrambi i cadaveri, poi uscii dal tendone nel vicolo dove venni investito da una ramata di pioggia ancora più intensa di prima.

Pochi metri più avanti la Ward stava discutendo con due uomini vestiti con tute bianche, tipiche del reparto forense della Città.

“La pioggia ci sta rendendo questo lavoro un incubo capo, ma pensiamo di aver trovato qualcosa di utile” urlò uno dei due tecnici cercando di sovrastare lo scrosciante rumore della pioggia.

“Posso unirmi a voi, ispettrice?” chiesi intromettendomi nella conversazione.

“Certo, sarebbe inutile farla indagare sul caso senza fornirle ogni prova” urlò la Ward.

Oltrepassammo il gazebo e camminammo per alcuni metri, fino a quando gli uomini della forense non si chinarono a terra.

“Abbiamo trovato delle impronte che portano fino al marciapiede” disse uno dei due indicando un rettangolo di plastica appoggiato sul pavimento.

“Ottimo, catalogate la forma della scarpa, potrebbe servirci per identificare l’assassino” disse Sarah.

“Negativo, signora. Le impronte sono di piedi nudi, non di scarpe” urlò l’altro tecnico.

“Piedi nudi? Chi mai si aggirerebbe per questi vicoli putridi scalzo?” domandò la Ward sempre più nervosa.

Rimasi per un bel po’ a setacciare l’intero vicolo in cerca di indizi, ma quello che ne ricavai fu solo un gran raffreddore e tanto stress, così, verso le 5 di mattina, decisi fare quello che facevo sempre quando un caso si rivelava più complesso del previsto. Andai a sbronzarmi.

 

Ero seduto al solito tavolo in fondo alla stanza del Solito Pub bevendo birre corrette con tequila una in fila all’altra. Ero veramente depresso.

Fissando distrattamente il mio cappotto fradicio, appeso ad un termosifone al lato opposto del tavolo, ripensai alla prima volta che incontrai BB.

Anni prima avevamo fatto il nostro primo colloquio per l’assunzione in quello stesso punto e Big Boss mi aveva regalato quel cappotto subito dopo la firma del contratto.

Il valore di un detective si valuta dalla sua sfacciataggine, la sua mira con la revolver e soprattutto dalla qualità del suo cappotto” aveva detto gettandolo sul tavolo avvolto in una busta di plastica.

Ancora adesso lo porto con orgoglio in nome di un uomo che aveva fatto dell’investigazione uno stile di vita. Era un grandissimo stronzo, ma al tempo stesso era il miglior insegnante che potessi desiderare.

Bevvi la mezza birra che mi rimaneva tutta d’un fiato brindando simbolicamente al Boss e mi rimisi a pensare al mio nuovo caso:

due cadaveri morti contemporaneamente guardandosi, dialogando probabilmente, uno stroncato da un’inspiegabile infarto e l’altro…beh lo sapete, sono stanco di ripensare a quella visione atroce.

Quei due si odiavano a vicenda fino al midollo, e da loro non mi sarei mai aspettato altro che un onorevole duello a colpi di revolver in stile western. Invece erano morti uno in modo più assurdo dell’altro. Mi venne un gran mal di testa.

Ripensai anche all’elemento che stavo sottovalutando: le impronte di piedi scalzi che si allontanavano dalla scena del delitto. Da dove veniva il terzo uomo? Era lui il mio assassino insolito? A giudicare dalle strisce di frenata che vidi uscendo dal vicolo qualcuno aveva prelevato l’uomo misterioso appena compiuto il duplice omicidio, quindi era tutto organizzato?

Il mal di testa aumentò. Ordinai un’altra birra e delle noccioline.

‘Calma Jay’ dissi a me stesso ‘un indizio alla volta, come ti ha insegnato il boss’. Che ci faceva BB in quel quartiere? Stava cercando Ed?

Mentre ero assorto nei miei pensieri sentii una mano appoggiarsi dolcemente sulla mia spalla. Sobbalzai.

Che ci fai tu qui? chiesi stancamente a Tracy, la segretaria dello studio di BB che era appena apparsa improvvisamente alle mie spalle.

Cercavo te, trovarti è stato facile: piove a dirotto e tu sei depresso, non potevi essere in nessun altro posto che in questo Pub” Tracy era attraente come al solito, ma vestita con una camicia bianca e una giacca elegante. Si sedette di fronte a me.

Complimenti, potresti fare la detective al posto mio dissi sorseggiando la birra sgasata.

Tracy mi guardò con aria preoccupata: “brindi a lui?” disse.

Esatto baby risposi senza guardarla negli occhi.

Lei prese uno dei bicchieri vuoti sul tavolo, lo riempì fino a metà con il mio boccale quasi pieno e lo alzò verso il soffitto:”ad un grande uomo, letteralmente e non”.

Salute.

Rimanemmo qualche minuto in silenzio prima che io lo spezzassi chiedendo: Che ci fai qui Tracy?.

Ho due notizie per te Detective: la prima è che ho qualche informazione per il tuo caso, la seconda…” disse l’ex segretaria mentre beveva schifata dal suo bicchiere.

Cosa sai? Sono ad un punto morto, non so che fare sinceramente la interruppi.

Bob stava indagando su un nuovo giro di droga che sta invadendo la città, pensava che lo gestisse Snake” rispose Tracy.

Coca come al solito? Oppure roba peggiore? chiesi.

Roba nuova, credo che in giro la chiamino Uruboro.

In quel momento ero troppo triste e sbronzo per ricordare ciò che mi aveva detto Venessa Grant pochi mesi prima, senza contare che quando si esce vivi da un loop spaziotemporale si è sempre un po’ confusi.

Per caso causa infarti inspiegabili? chiesi ironico.

No, credo che abbia degli effetti assurdi, ma non so nulla di più. L’ultima volta che ho visto il capo era di fretta, mi ha detto queste cose al volo ed è uscito mentre stava ancora infilando gli ultimi proiettili nel caricatore della sua revolver”.

Probabilmente aveva scoperto qualcosa di grosso. So con chi parlare quando si tratta di droghe assurde, ci vado subito. dissi gettando i pochi spiccioli che avevo nel portafoglio sul tavolo per pagare il conto.

Lascia stare Jay, pago io. Compratici dei proiettili con i pochi soldi che hai disse con un sorriso malizioso Tracy.

Sei grandiosa baby dissi alzandomi e baciandola su una guancia.

Non hai ascoltato la seconda notizia, detective urlò alle mie spalle.

Riassumi, mi hai messo fretta le risposi strizzando malamente il mio cappotto ancora umido.

Secondo le ultime volontà di Bob, adesso l’agenzia è mia”.

Complimenti, so che farai un gran lavoro, ma credo che tu abbia bisogno di nuovi impiegati dissi orgoglioso di lei.

E’ proprio di questo che volevo parlati: sei assunto Jay, senza possibilità di ribattere” rispose secca e sorridente La mia nuova boss.

Ma…

Niente ‘ma’ detective, anche questo era nelle sue ultime volontà. Adesso vai là fuori, trova il bastardo che ha ucciso il Boss e sparagli da parte mia” mi interruppe severa.

Ah. Sarà fatto…Capo”.

Uscii dal bar troppo confuso da quello strano colloquio di lavoro per rendermi conto della pioggia che cadeva imperterrita.

 

 

Mi diressi, sfrecciando oltre ogni limite consentito dalla legge sulla strada statale che circondava La Città, verso () il quartiere della droga più squallido che il mondo abbia mai visto.

Scrutai le strade procedendo lentamente. Vidi gruppi di ubriaconi che vagavano sui marciapiedi distruggendo qualsiasi cosa sul loro cammino, prostitute sporche, brutte e vestite con abiti tanto sgargianti quanto scadenti, e gente strafatta di qualsiasi tipo di droghe sdraiata ai bordi delle strade o sulle secche e mal curate siepi pubbliche.

Stavo cercando Danny Boy, uno spacciatore eroinomane che avrebbe venduto pure sua moglie per una partita di droga. Dico sul serio, l’ho recuperata io l’ultima volta che lo ha fatto.

Quel pezzo di merda mi avrebbe aiutato di certo dopo qualche schiaffone ben assetato e di sicuro sapeva dirmi qualcosa su questa Uruboro che girava in città. Probabilmente era pure nel suo ‘catalogo’.

Lo trovai in un parcheggio privato, appoggiato ad un’auto scassata mentre si bucava tra le dita di una mano.

Fermai la macchina di fronte a lui, scesi, lo colpii con una ginocchiata nello stomaco e afferrai la siringa senza estrarla dalla sua mano.

Ho bisogno del tuo aiuto Danny gli ringhiai in faccia.

Non so nulla, non ho niente, questa è per il diabete!” disse senza neanche riconoscere l’uomo che lo aveva colto sul fatto un’infinità di volte.

Mossi l’ago della siringa tra le sue dita procurandogli un dolore che non voglio neanche immaginare.

No, no, basta ti prego. Ti darò tutto quello che vuoi! Eroina, pastiglie, gas esilarante, ho tutto quello che vuoi amico” disse in lacrime Danny inginocchiandosi a terra.

Mollai la siringa e lo colpii un’altra volta, più debolmente: “Non voglio la tua droga, ho bisogno di informazioni”.

Sicuro amico? Ho una roba nuova per cui vanno tutti pazzi, ti sentirai fatto come un cobra rispose il pusher mentre gattonava intorno a me in cerca dell’ago che avevo appena lanciato via.

Voglio sapere tutto ciò che sai sull’Uruboro” dissi accendendomi una sigaretta.

Esatto, quella! Tu te la spari e dopo pochi minuti ti senti come un rettile, il tuo cuore rallenta, ti muovi a scatti e hai dei riflessi da paura. Ti costerà un bel po’ però, non so se hai il cash per questa” disse quell’essere patetico toccando i miei vestiti per capirne la qualità.

Ti ho detto voglio solo informazioni. Dove la prendi, chi ti rifornisce?.

Quelli mi ammazzano se te lo dico.

Pure io se non lo fai dissi alzando un lembo del cappotto per mostrare la fondina del revolver.

Naturalmente non gli avrei mai sparato, sarebbe stato uno spreco di colpi, e poi la pistola era pure scarica come al solito.

V-va bene, va bene. Sono una nuova gang, mai visti prima. Sono tutti vestiti con abiti a righe e usano armi vecchio stile. Hanno il loro fascino

Quella era la descrizione perfetta degli scagnozzi di Ed, dei veri e propri gangster anacronistici.

Dove posso trovarli? chiesi.

Non ne ho idea, si presentano loro, ti caricano su un camioncino, ti picchiano e poi ti mollano qualche isolato più avanti con una busta di pastiglie in tasca. Mi hanno ordinato di venderla al giusto prezzo.” rispose Danny a cui sembrava essersi sciolta la lingua.

Come gli consegni il ricavato delle vendite, si fanno vivi loro?.

E’ questa la cosa strana amico, non hanno mai riscosso! Sembra che vogliano solo diffondere questa roba pazzesca e a me sta bene così”.

Sei un viscido coglione dissi tirandogli uno schiaffo Smetti di fare quello che fai e non verrò a romperti più le palle. Ancora un’informazione”.

Prometto, lo giuro disse con tono poco convincente Danny che vuoi sapere?.

Com’è fatto quel camioncino?”.

Il pusher iniziò a picchiettarsi la testa per ricordare e a balbettare colori e marche di auto a caso, poi spalancò gli occhi fissando un punto alle mie spalle.

Che c’è?” chiesi.

E’ quello! E’ con quello che mi hanno rapito disse sbracciandosi.

Mi voltai e vidi un veicolo sfrecciare lungo la strada principale dopo aver scaricato un altro pusher malamente sul marciapiede.

Saltai in auto e iniziai ad inseguirlo.

Torna da me se ti serve roba buona urlò Danny sfoderando un altra siringa sporca dalla tasca del suo giubbotto.

Pedinai gli scagnozzi della Vipera fino alla zona industriale della Città, dove li vidi entrare in un cancello di un’area privata.

Parcheggiai piuttosto distante da quel punto e raggiunsi la struttura.

Era un piccolo laboratorio scientifico provvisto di un magazzino nel quale  vidi sparire il camioncino.

Scavalcai il recinto di due metri con facilità, ma la mia camicia si impigliò alla rete e si strappo all’altezza del petto. Peccato, me ne rimanevano solo altre cinque uguali a casa.

Osservai l’insegna sopra l’ingresso del laboratorio: UroLab.

Bingo.

Aggirai l’edificio fino a raggiungere il retro del magazzino, scassinai con facilità una porticina di servizio e vi strisciai dentro tenendo una mano sulla pistola. Dal peso capii di essermi ricordato di ricaricarla, per fortuna.

Al centro della stanza vi era il camioncino che stavo seguendo al quale erano appoggiati tre scagnozzi che dialogavano e si esibivano in quelle che non saprei definire in altro modo se non gare di imprecazioni creative.

I soliti gorilla idioti vestiti in ghingeri e armati come gangster anni ’20.

Mi nascosi dietro alcuni che, a giudicare dalla puzza, dovevano essere scarti biologici di qualche tipo e iniziai ad origliare senza però riuscire a vederli.

Ma perchè cazzo siamo venuti qui, Frank? Preferivo di brutto starmene in strada a pestare spacciatori e costringerli a spacciare” imprecò il più imponente tra loro tirando un calcio alla ruota del suo stesso mezzo.

Il capo ha ordinato di tornare in questo posto di merda a recuperare un ultima cosa, appena Jim avrà finito con quella checca potremo tornare a fare tutto quello che ci piace” rispose uno dei loro, probabilmente l’unico con un briciolo di cervello.

‘Il capo? Ed è morto, per chi lavorano adesso questi idioti? Hanno trovato un altro mafiosetto a cui leccare il culo nel giro di una notte?’ mi chiesi.

Non so voi, ma io mi annoio disse uno dei tre infilando un braccio nel finestrino aperto.

Non dovresti toccare quella roba, appartiene al capo disse Frank  indicando la busta di pasticche appena estratta dal cruscotto dell’auto.

Già, e probabilmente non dovrei neanche spararmela, ma lo faccio da settimane, e nessuno si è mai accorto di nulla” rispose l’idiota lanciandosi una pasticca in bocca “non immaginate quanto sia pazzesca questa Uroboro, ti fa sentire un rettile” continuò spalancando gli occhi e digrignando i denti.

Cazzi tuoi, il capo ti scuoierà vivo quando lo saprà” disse l’energumeno gesticolando malamente.

Rabbrividii ripensando al cadavere di BB, ero decisamente sulla pista giusta.

Ad un tratto sentii degli urli e dei rumori provenire dalla porta da cui ero entrato poco prima. Aggirai silenziosamente i barili dietro cui ero nascosto e mi misi dietro a degli scatoloni umidi e malandati impilati in un angolo. Un nascondiglio più precario, ma decisamente meno puzzolente.

La porta si aprì di scatto e un uomo esile con un camice bianco venne scaraventato all’interno del magazzino con forza bruta, seguito da un quarto scagnozzo. Dovevano essere Jim e lo scienziato da ‘interrogare’.

Muoviti figlio di puttana, o finirò per macchiare quella tua bella divisa bianca con il tuo stesso sangue” disse Jim.

Oh finalmente, quanto cazzo ci hai messo? Stavamo mettendo le radici in questo magazzino urlò Frank rimanendo appoggiato al camioncino, senza scomporsi.

Questo coniglietto vuole fare il coraggioso, si rifiuta di darci il siero che stiamo cercando rispose Jim sbattendo la testa dello scienziato contro il fianco del camioncino.

SSSSappiamo noi come farlo parlare, ssstai tranquillo disse lo scagnozzo che si era appena drogato avvicinandosi in maniera inquietante al volto gonfio della vittima.

Lo scagnozzo alzò la mano in alto con uno scatto fulmineo, pronto a colpire lo scienziato, ma di colpo accadde una cosa assurda: il braccio alzato, al posto di abbattersi pesantemente sulla testa dello scienziato iniziò a tremare sempre più forte, poi le convulsioni si estesero a tutto il suo corpo fino a quando non cadde a terra dimenandosi e strisciano come un serpente senza testa.

Gli altri scagnozzi rimasero a guardare affascinati come se sapessero tutti cosa stesse accadendo. Anche lo scienziato sembrò interessato alla scena.

Il corpo del malcapitato si bloccò di colpo e iniziò a…rinsecchirsi.

Nel giro di qualche minuto quella visione raccapricciante ebbe fine: dalla pelle rinsecchita dell’uomo uscì strisciando un corpo nuovo, nudo, pieno di una sostanza viscosa che rimase sdraiato a terra per qualche terrificante istante.

L’uomo ‘nuovo’ si alzò da terra con un movimento fulmineo e iniziò a sgranchirsi le ossa rumorosamente.

Fffffffa ancora un po’ male, ma mi ci sssssto abituando. E’ meraviglioso disse l’individuo osservando il suo stesso corpo.

Avrei riconosciuto quella raccapricciante e fastidiosa voce anche in mezzo alla folla delirante di un pub di periferia, ma inizialmente non volli crederci.

Datemi dei vesssstiti, idioti! sbraitò l’uomo tendendo una mano verso Frank.

Frank si levò la giacca e andò a togliere i pantaloni dall’ammasso di pelle essiccata che si trovava di fronte a lui, poi li porse all’uomo: “Tenga Boss”.

Mi sporsi da dietro gli scatoloni per essere sicuro, anche se ormai ne avevo già la certezza: l’uomo che era appena strisciato fuori dal cadavere dello scagnozzo era senza ombra di dubbio Edward Snake.

La Vipera era appena risorta davanti ai miei increduli occhi, più giovane, più muscoloso e senza cicatrici, ma con il solito ghigno affilato.

 

Questo racconto è parte di una serie: Lucky Jay
  1. L’uomo Multi-Fase
  2. Ghost in the Machine
  3. Il Ponte
  4. L’impero di Uroboro Parte 1

 

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