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Leggendo l’articolo di @sabas mi è venuto in mente un post che avevo scritto su un mio blog (l’originale è in spagnolo) e vorrei condividere con voi alcuni pensieri sperando in un confronto. Considerate che questo post è volutamente provocatore, la citazione finale, non mia, riassume abbastanza il mio pensiero. Voglio solo provare a stimolare un po’ di criticità rispetto ad una tendenza che è entrata a gamba tesa a far parte delle nostre vite (e dico nostre perchè ne sono assolutamente coinvolto): le applicazioni.

Internet e le applicazioni

Il fenomeno delle applicazioni come strumento di semplificazione della vita digitale è arrivato probabilmente ad un punto di non ritorno.

Nonostante il contributo apportato in termini di qualità della vita e la assuefazione che causano in un lasso di tempo molto ridotto, non credo che tutti si siano effettivamente resi conto di ciò che questo cambio comporta e del compromesso al quale obbliga l’uso delle applicazioni in modo del tutto intrinseco.

Quando Sir Tim Berners-Lee nel lontano (?) 1990 creò il protocollo HTTP, approntando il primo server e creando il primo browser nel suo computer del CERN di Ginevra, diede vita a uno standard che avrebbe gettato le fondamenta del moderno World Wide Web.

Per identificare la natura stessa del WWW credo che si debbano capire quali sono le sue caratteristiche principali.

La rete è universale: ovvero, bisogna garantire a tutti l’accesso a tutte le risorse che la stessa rete mette a disposizione. Attraverso la specificazione dei links si può vincolare qualsiasi tipo di contenuto con gli altri, creando in questo modo un mondo d’informazioni interconnesse. Questo presuppone che gli utenti dovrebbero poter caricare in rete qualsiasi tipo di contenuto, indipendentemente dal tipo di computer al quale hanno accesso, dal software che usano, dalla lingua che parlano (anche se l’inglese aiuta), dal tipo di connessione di cui sono dotati.

La rete è decentrata: questo vuole dire che chi volesse caricare una pagina o creare un link non deve chiedere permesso a nessuna autorità centrale. L’unica richiesta è che si sfruttino tre semplici protocolli standard: redigere la pagina in HTML, assegnarle un nome secondo la convenzione URI e renderla disponibile in internet attraverso un protocollo HTTP.

La rete è neutrale: il concetto di Net Neutrality implica che, se un utente ha pagato per una connessione ad internet di una determinata qualità, per esempio 300 mbps, dovrebbe avere il diritto ad avere la stessa velocità di connessione di altri utenti che hanno sottoscritto lo stesso tipo di abbonamento.

“Difendere questo concetto risulta fondamentale per impedire ad un grande provider (ndr TIM? AT&T? Orange?) di offrire un contenuto che satura i nostri 300mbps e proporre quelli di un’azienda concorrente ad un bit rate inferiore. Sarebbe discriminazione commerciale”
(Tim Berners-Lee)

Bene. Se avete letto fino a qui magari vi va di affrontare il discorso del post.

Chris Anderson, nell’agosto del 2010, scrisse sulla rivista Wired un articolo estremamente contundente nel quale proclamava la morte del Web (ne aveva parlato @pazqo qui). Il filo conduttore della sua tesi (o forse solo provocazione) era che le applicazioni in un prossimo futuro sostituiranno l’accesso al web come forma di consumo dei contenuti internet.

Nell’ottobre dello stesso anno approfondisce il suo pensiero in un’intervista rilasciata ad un giornale argentino (Página ½) nella quale spiega quanto segue:

“Il capitalismo è lo sforzo di creare mercati e svilupparli in funzione dei profitti. Per creare profitto bisogna generare scarsezza e se non esiste scarsezza bisogna crearla. Se si produce molto, bisogna ridurre qualcosa, guadagnare consumatori o cambiare le regole. La pura essenza del Business è vendere scarsezza. I mercati chiusi promuovono la scarsezza, i sistemi aperti producono abbondanza. I mercati chiusi cercano di mantenere il potere e per questo il capitalismo ha provato a monetizzare i mercati come internet, principalmente un mercato non monetario. Per questo il web, uno spazio dove tutti partecipano e condividono, non è uno spazio naturale per lo sviluppo del capitalismo”
(Chris Anderson)

La Apple

Prendiamo come esempio l’emblema della rivoluzione delle applicazioni, ovvero l’App Store di Apple.

Per chi non sapesse come funziona si tratta di un servizio creato da Apple nel quale gli utenti (o meglio i clienti) possono comprare e scaricare applicazioni per iDevice e computer Mac direttamente dai dispositivi o dal computer attraverso iTunes e App Store.

Nel luglio del 2008 Apple ha presentato l’iPhone SDK, uno strumento che permette agli sviluppatori di creare applicazioni usando il codice Xcode. Gli sviluppatori, una volta superato il filtro di approvazione di Apple, guadagneranno il 70% del fatturato di ogni propria applicazione venduta.

Nel Keynote del marzo 2011 Steve Jobs dice di aver pagato agli sviluppatori 10 miliardi (aspettate, così non fa effetto) 10.000.000.000 di dollari. Questo che cosa implica? Che Apple si è tenuta il suo bel 30%, ovvero 427 milioni di dollari.

Bene. E cosa centra tutto questo con la morte del Web?

Vi ricordate le tre caratteristiche che definiscono la rete? Andiamo a rivederle punto per punto:

La rete è universale: errore. Solo chi possiede un sistema iOS o OSX based (per Android vale lo stesso discorso, non vi crediate) può accedere ad un determinato tipo di informazione.

La rete è decentrata: errore. Vi ricordate il discorso che diceva che non si deve passare per nessuna autorità centrale? Bene, non è più valido. Apple si interpone come filtro di accesso all’ App Store (l’esempio del porno è piuttosto emblematico) e Google, per quanta filosofia “Don’t be evil” possa propagandare, in un qualsiasi momento si riserva il diritto di schiacciare il bottone rosso. Per dimostrare ulteriormente il fenomeno, pensate a Cydia: un mercato fondato sul disaccordo di Saurik con le politiche Apple e divenuto una fotocopia del sistema contestato.

La rete è neutrale: errore. Come molti già preannunciano, il prossimo passo saranno gli accordi tra chi propone i servizi (Google, Apple, Facebook,…), le produttrici di hardware (Sony, Apple, Samsung,…) e le compagnie che forniscono la connessione (alcuni accordi sono già evidenti come Apple e AT&T o Samsung e Google per i televisori con apps).

Per concretizzare un po’ il ragionamento, facciamo un esempio (o piuttosto un paradosso). Io sono un editore di un giornale. Vedo il mio market share scendere di giorno in giorno perché sono l’unico nel mio mercato a non avere una pagina web in costante aggiornamento e questo mi crea problemi in termini di penetrazione. Creo la mia pagina nella quale la gente possa attingere all’informazione in modo gratuito (empowerness dell’opinione pubblica e apporto, per dirla come Castells, derivante dalle logiche dell’era dell’informazionalismo).

Arriva una produttrice qualsiasi che riesce a diffondere un OS app based e mi da l’opportunità di creare un’applicazione per il mio giornale. Superata la discussione sul dove si deve pagare l’abbonamento per fruire del contenuto, grazie al diffondersi di questa tecnologia, il traffico della mia web (per esempio la web mobile) cala fino ad un punto in cui non mi risulta più economicamente vantaggioso mantenerla o la rendo a pagamento per non competere con l’applicazione cercando accordi con gli operatori (qualcuno ha detto Repubblica?). Chiudo la pagina. Nessuno può condividere il contenuto che fornisco.
Magnifico. Avete mai sentito parlare di walled garden?

Ma continuiamo. Uno dei vantaggi più rilevanti del web si concretizza(va?) nella teoria della coda lunga.

La teoria della coda lunga

Facciamo un esempio. Librerie Mondadori (giuro che è solo un esempio, se ne avete altri proponete ma mi sembra la più commerciale tra quelle che conosco) vende per la maggior parte best sellers perché sono i più proficui per metro quadro. Mettendo in mostra solo i best sellers, con il fine di ottimizzare lo spazio limitato, vende solo i best sellers alimentando così un circolo vizioso nel quale poi è difficile entrare per uno scrittore indipendente. Arriva Amazon e rompe questo schema.

NdItomi:
Mi intrometto al volo solo per spiegare meglio il concetto: il principio della coda lunga è utilizzato profiquamente anche dalla stessa Lega Nerd oltre che da altri grandi siti come Wikipedia, o commercianti come Amazon appunto.

Il senso è: se elimino il problema del magazzino e posso quindi proporre in qualunque momento più contenuto possibile mi renderò conto che la somma del traffico (o vendite) generato dai contenuti “minori” supera di gran lunga il traffico generato dai contenuti di punta (o best seller che siano).

Per intenderci: Amazon potendo mettere a disposizione milioni di libri (contro le poche migliaia di una normale libreria) riesce a vendere pochissime copie di tantissimi libri di nicchia: queste vendite superano di gran lunga le vendite dei solo best sellers.

App store questo schema lo ricrea. Angry Birds non è stato uno dei titoli più venduti perché è il gioco che vale di più in termini di qualità (anche se da una scimmia discreta). E’ il più venduto anche perché è rimasto per un periodo di tempo molto lungo nella top 10 dei titoli più venduti dell’ App store, quindi più facilmente individuabile. Ci troviamo ancora alla libreria Mondadori.

Non so se mi sono riuscito a spiegare fin qui, ma ho fatto del mio meglio.

Chiudendo un sistema, alla fine ci rimette il sistema stesso.

Il web ci ha messo 20 anni per affermarsi e trasformarsi da rivoluzione in potenza a sistema in atto. Le App ci hanno messo 3 anni. Spero che questo sistema possa essere superato e quindi limitato in 3/20 del tempo che mai ci metterà il web (se davvero sarà così). Credo che si debba passare da regimi monocratici, o quanto meno da oligopoli, per capire fino in fondo il significato della parola libertà.

Provate a pensarlo come un mondo che nasce libero e unito, o quanto meno disinteressato agli altrui interesso, fino a quando alcune persone dichiara che una parte del territorio è di loro proprietà. Si passerà da un mondo unico ad un mondo diviso in Stati-nazione, con le conseguenze problematiche di definizione dei confini, battaglie (commerciali, si intende) per il loro allargamento e tutto a scapito dei civili.
Personalmente non credo in una rete di Stati Nazione. Credo in una rete alla portata di tutti.

Le applicazioni non credo che siano una rivoluzione tecnologica, sono una tecnologia reazionaria che si muove come una cellula impazzita che cerca di espandere il tumore ad un sistema dalle fondamenta sane.

“C’è una battaglia aperta in Internet tra il modello aperto e il modello chiuso. Il lato chiuso sta avendo la meglio per il momento. In tutta onestà spero che perda. Spero che la rete vinca, ma la tendenza non promette nulla di buono. Io vivo le due facce della moneta. Durante il giorno uso l’iPad di Apple e partecipo a sistemi chiusi perché sono il miglior modello di business. Poi la notte porto avanti il mio lavoro nella comunità web, gestisco un progetto con codice aperto.

Il personaggio che sono di giorno mi fa concludere affari migliori. Di notte mi sento meglio con me stesso. Durante il giorno avvallo il copyright, di notte lotto contro la proprietà intellettuale.

Viviamo in un mondo binario e contraddittorio, di modelli che competono. Questa è la storia della mia vita, che si è svolta costantemente tra questi due mondi. La mia non è ipocrisia (ride). C’è una gag che gira nel mondo dei fisici riguardo alla dualità onda-particella. La teoria dice che una cosa non può essere allo stesso tempo onda e particella. Entrambi i modelli coesistono in Internet: il modello chiuso e il modello aperto”.
(Chris Anderson)

Conclusione


Ok, fine del mattone. Ovviamente tutti siamo dicotomici, tutti siamo in preda dell’ansia di libertà e dalla ricerca del controllo. Tutti vogliamo che qualcuno ci semplifichi le cose complesse, ma non vogliamo che decida per noi.

Credo che questo blog per certi versi sia la prova vivente che aperto e comune è molto più utile e profondo di chiuso e proprietario.

Pensate solo alla possibilità che avete di scrivere articoli e dire la vostra senza essere autori. Chiedetelo a Mauro o a Feltri se potete scrivergli un pezzo…

Le mie personali speranze per il futuro? Collaborazione, open source, Linux e Arduino, Twitter, #spainrevolution, persone, Kiva, Ixem, Ushahidi, CC,… spero possiate allungare la lista.

Fonti:
intervista a Tim Berners-Lee.
intervista a Chris Anderson.

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80 Commenti

  1. Avatar of iCapron iCapron 17/6/2011 14:45

    “profiquamente” penso sia sbagliato!! si dice “proficuamente”… :GN:

  2. Avatar of Akiyama Akiyama 17/6/2011 14:46

    Secondo me una divisione in paragrafi con tag title e qualche tag more in più potrebbero renderlo meno granitico e monolitico come articolo.

  3. Avatar of fra9001 | Nè fra9001 | Nè 17/6/2011 14:56

    Wow, favvato subito.

    Ho sempre pensato che internet fosse una sorta di “terra di nessuno” e che nessuno -appunto- potesse anche solo vantare dei diritti su di essa. Mi hai appena dimostrato che c’è chi cerca di appropriarsene, ricreando una sorta di feudalesimo della rete (mio spazio-tuo spazio-balzello per entrare). È terribile, come se l’ultimo Stato anarchico del mondo fosse caduto. Pensandoci bene mi viene in mente che in effetti si é limitati dalla modalità di accesso a tutto ciò, e come in realtà non fosse cosí libero come credevo (vedi la censura in Cina o il blocco della Libia o anche il blocco verso Pirate Bay attuato da molti provider).

    [i]Sent from my iPhone[/i] (Dicotomia?)

    • Avatar of sabas | Puffo Hater sabas | Puffo Hater 17/6/2011 15:04

      Questo ricade anche nella discussione sulla net neutrality, ovvero il favorire una connessione rispetto ad un’altra (sia nel campo dei protocolli -torrent?- sia nel campo dei contenuti -ad esempio puoi accedere più velocemente a google invece che a bing perchè il tuo provider si è fatto pagare da google-)

      • Avatar of cyberpunk cyberpunk 17/6/2011 15:13

        bhe io onestamente approvo il throttle di certi protocolli, per quanto fastidiosi possano essere.
        attualmente non ci si può permettere di lasciare che il p2p generi il 95% del traffico dei provider se si vuole offrire un servizio decente a tutti e su molteplici canali (pc, telefoni, tv, etc)
        quindi che l’utente si “sacrifichi” per dare beneficio anche agli altri utenti, lo trovo giusto.
        lo stesso ovviamente non si può dire quando un’azienda viene favorita in questo modo.

        • Avatar of Zed Zed 17/6/2011 15:21

          Sono d’accordo, ed è infatti in questo senso che i regolatori si stanno muovendo.
          Proprio per garantire un minimo di fairness non è giusto che io non riesca a vedere un video su youtube perchè i miei vicini sono al mare lasciando il mulo a scaricare l’impossibile.
          Esempio estremizzato, ma il concetto in fodno è quello…
          Poi c’è ad es. il filtraggio dei servizi VoIP (vedi skype etc) sulle reti mobili, ma anche lì, costruire una rete mobile costa un sacco di soldi (asta delle frequenze, anyone?), se usi skype o viber o quant’altro aspettati allora che invece di 5Euro per il traffico internet e 20 per le telefonate, ti troverai a pagare 20Euro per internet…

    • Avatar of Zed Zed 17/6/2011 15:06

      Da cosa credevi che fosse fatta Internet?
      Dai nostri PC e basta?
      Dietro di ci sono miliardi di Euro in investimenti infrastrutturali (rame, fibra, centrali, data center, router, switch, apparati di trasporto etc) fatti da privati (operatori telefonici fissi e mobili, carrier internazionali etc) che ci guadagnano sopra.
      Poi ci sono gli Over The Top (skype, google, FB, youtube etc), i media (TV, stampa, radio, musica etc) che pure loro ci campano.
      E poi i Governi che devono cercare di “gestire” canali di comunicazione altrimenti fuori controllo.
      Del resto, senza tutto quanto sopra Internet non esisterebbe…

      • Avatar of cyberpunk cyberpunk 17/6/2011 15:31

        +1
        se non ci fosse business dietro a spingere il tutto, staremmo ancora ad arare i campi…

        • Avatar of sabas | Puffo Hater sabas | Puffo Hater 17/6/2011 15:33

          Cosa succederebbe se mettessimo i businessmen ad arare i campi? (guida galattica reference)

          • Avatar of Zed Zed 17/6/2011 15:51

            Succederebbe questo:

            Un pastore stava pascolando il suo gregge di pecore, in un pascolo decisamente lontano e isolato quando all’improvviso vede avvicinarsi una BMW nuova fiammante che avanza lasciandosi dietro una nuvola di polvere.
            Il guidatore, un giovane in un elegante abito Versace, scarpe Gucci, occhiali Ray Ban e cravatta Yves Saint Laurent rallenta, si sporge dal finestrino dell’auto e dice al pastore: “Se ti dico esattamente quante pecore hai nel tuo gregge, me ne regali una?”
            Il pastore guarda l’uomo, evidentemente uno yuppie, poi si volta verso il suo gregge e risponde con calma: “Certo, perché no?”
            A questo punto lo yuppie posteggia l’auto, tira fuori il suo
            computer portatile della Dell e lo collega al suo cellulare della AT&T. Si collega a internet, naviga in una pagina della NASA, seleziona un sistema di navigazione satellitare GPS per avere un’esatta posizione di dove si trova e invia questi dati a un altro satellite NASA che scansiona l’area e ne fa una foto in risoluzione ultradefinita. Apre quindi un programma di foto digitale della Adobe Photoshop ed esporta l’immagine a un laboratorio di Amburgo in Germania che dopo pochi secondi gli spedisce un e-mail sul suo palmare Palm Pilot confermando che l’immagine è stata elaborata e i dati sono stati completamente memorizzati.
            Tramite una connessione ODBC accede a un database MS-SQL e su un foglio di lavoro Excel con centinaia di formule complesse
            carica tutti i dati tramite e-mail con il suo Blackberry. Dopo pochi minuti riceve una risposta e alla fine stampa una relazione completa di 150 pagine, a colori, sulla sua nuovissima stampante HP LaserJet iper-tecnologica e miniaturizzata, e rivolgendosi al pastore esclama: “Tu possiedi esattamente 1586 pecore”.
            “Esatto. Bene, immagino che puoi prenderti la tua pecora a
            questo punto” dice il pastore e guarda il giovane scegliere un animale che si appresta poi a mettere nel baule dell’auto. Il pastore quindi aggiunge: “Hei, se indovino che mestiere fai, mi restituisci la pecora?”.
            Lo yuppie ci pensa su un attimo e dice: “Okay, perché no?” “Sei un consulente” dice il pastore. “Caspita, è vero – dice il giovane – come hai fatto a indovinare?”
            “Beh non c’è molto da indovinare, mi pare piuttosto evidente – dice il pastore – sei comparso senza che nessuno ti cercasse, vuoi essere pagato per una risposta che io già conosco, a una domanda che nessuno ti ha fatto e non capisci un cazzo del mio lavoro. Ora restituiscimi il cane!”

        • Avatar of fra9001 | Nè fra9001 | Nè 17/6/2011 16:44

          I’m doing a (free) operating system (just a hobby, won’t be big and professional like gnu) for 386(486) AT clones.
          (Cit. Tratta dal primo post riguardante Linux – 26 Agosto 1991)

          Anche senza business si può fare molto

          • Avatar of cyberpunk cyberpunk 17/6/2011 16:58

            si … è partito così, è vero, ma non è che sia rimasto business free fino ad oggi. quante distro commerciali esistono oggi?
            senza poi parlare di ubuntu, che sarà anche free e open, ma alle spalle ha una fondazione bella grossa che gli permette di farlo. Altrimenti col cavolo sarebbe arrivato dove è arrivato … o no?

            • Avatar of fra9001 | Nè fra9001 | Nè 17/6/2011 17:57

              Non credo. Molte delle innovazioni tecnologiche sono ovviamente frutto di una ricerca prezzolata, ma gli sviluppatori “casalinghi” esistono ed esisteranno sempre e sono loro che in concreto portano personalità nella rete. Pensa al creatore di Python, a Saurik, lo stesso Bill Gates degli inizi…

      • Avatar of fra9001 | Nè fra9001 | Nè 17/6/2011 16:42

        Ovvio, tuttavia io mi riferivo a)al modo di accesso dell’utente – che non percepisce tutto quanto sopra e b) al contenuto di internet potenzialmente – e nella mia personalissima esperienza e percezione – non soggetto al potere altrui.

  4. avatar nicola89bs 17/6/2011 14:57

    secondo me c’è un po di confusione tra internet, rete, Web e store dove si vendono applicazioni… quindi, mia opinione, il ragionamento è sbagliato…

  5. Avatar of Zed Zed 17/6/2011 15:02

    Apple, con l’App Store, è forse la principale responsabile della massificazione del fenomeno delle app come “maschera” al web (vedi qui)…
    Anche se non mi pare che i browser se la passino male ;) , di certo il concetto di app spiazza l’approccio browser-based e prima o poi troveremo gente che neppure si rende conto di stare utilizzando il “web” perchè il tutto è filtrato da una o più app dedicate…

  6. Avatar of eric11sillabe eric11sillabe 17/6/2011 15:04

    [quote] Tutti vogliamo che qualcuno ci semplifichi le cose complesse, ma non vogliamo che decida per noi.[/quote]
    Ognuno di noi ha un suo limite sul desiderio di semplificazione e di scelta, mettere questo desiderio a sistema (anche in una modalità “scalabile”) può solo generare insoddisfazione, in un verso o nell’altro. Questo discorso non è valido però per “l’utonto” che per definizione sceglierà sempre il semplice sul libero, e fondamentalmente il sistema economico presentato si basa sul grande pubblico più che su quello specializzato.

  7. Avatar of Sparagnino Sparagnino 17/6/2011 15:05

    “Se messi di fronte a una scelta fra libertà e comodità, utenti e sviluppatori sceglieranno sempre quest’ultima.” (Steve Jobs, ottobre 2010)
    Non aveva tutti i torti, Internet, concepito come aperto e libero, è veramente morto. Non ci sono speranze di tornare indietro e lo hanno ucciso gli stessi utilizzatori.
    Secondo me le corporazioni si sforzeranno e alla fine riusciranno a rendere anche Twitter meno “romantico” di adesso, vedrai.

    P.S. E’ delle ultime 24 ore la notizia che Facebook sta lavorando ad un sistema (nome in codice: Project Spartan) che permetta la creazione e la divulgazione di applicazioni per iOS aggirando l’AppStore. Sarà infatti una web-app in HTML5 e quindi basterà aprire Safari (ahah!) e andare sullo store di Facebook per comprare e utilizzare le app. Ovviamente saranno app che hanno a che fare con il social network, zynga, giochi in flash e quelle cretinate lì.
    Se funziona, spero che diventi una “moda” per i developer anche fuori da FB :)

  8. Avatar of EkV EkV 17/6/2011 15:06

    *Clap* *Clap* *Clap*! Complimenti: ottimo articolo!
    Serve però una ricontrollatina perché ogni tanto ho incontrato dei singolari e plurali che saltavano, come anche delle frasi che non erano connesse adeguatamente.
    In ogni caso ho favvato!

  9. Avatar of cyberpunk cyberpunk 17/6/2011 15:07

    idem, non vedo questo lotta per il futuro dell’umanità tra “web” e “app”. certo, i due sistemi si compenetrano, si influenzano, ma sono cose abbastanza diverse.
    Trovo più problematiche la censura o i blocchi, anche se a volte posso capirli (i blocchi, non la censura).
    D’altronde le app stanno dando nuova vita al mercato e dubito ci sarebbe lo stesso interesse, da parte delle aziende, se il sistema fosse completamente aperto e condiviso.
    L’ideale, come sempre, sta nell’equilibrio.
    Per chiudere, mi trovo molto più d’accordo con il quote finale di Chris Anderson, sia come ragionamento che come “stile di vita”, rispetto al post in generale.

  10. Avatar of Lucadiesel Lucadiesel 17/6/2011 15:10

    Qualcuno metta dei paletti alla NdItomi che altrimenti non si capisce dove finisce! :fav: ma controlla alcuni refusi

  11. Avatar of sabas | Puffo Hater sabas | Puffo Hater 17/6/2011 15:11

    Io non capisco il senso delle app.
    Un conto è fornire versioni ottimizzate dei propri siti, un conto è fornire una specie di browser nativo che ti propone la versione ottimizzata. Se ogni sito fornisse un m.*.ext accessibile dal browser della piattaforma mobile le app non avrebbero senso.
    Per me app dovrebbe stare per applicazione, non per sito web

    • Avatar of Zed Zed 17/6/2011 15:17

      Beh intanto l’app è uno shortcut, clicchi e sei mio, senza passare dal browser…
      Ma sopratutto un terzo (Apple, Google) si può far pagare vendendola da un punto centralizzato e controllato (l’app store/market), mentre via Web potresti pagare solo direttamente al sito.

      • Avatar of sabas | Puffo Hater sabas | Puffo Hater 17/6/2011 15:19

        appunto, io non voglio far lucrare terzi, cazzo! :D

        • Avatar of cyberpunk cyberpunk 17/6/2011 15:28

          se intendiamo app come alternativa ai siti web, concordo, inutili.
          già la fruizione delle riviste è al limite, però il maggior contenuto multimediale unito a uno studio dell’UX diverso da quello si fa di solito per un sito web, le rendono interessanti.
          le app in termini di software/utilities invece hanno molto senso eccome …

    • Avatar of Cia91 Cia91 17/6/2011 15:38

      Anche perchè se per ogni sito che visito dovessi avere l’app, non so quante pagine di app dovrei scorrere prima di trovare ciò che voglio…

    • Avatar of Matita Matita 17/6/2011 18:39

      Ti faccio un esempio pratico: a Roma c’e’ il sito mobile per avere informazioni sulle fermate e quando passano gli autobus.
      Ecco gli step per utilizzarlo:
      1. apri il browser
      2. apri la lista dei preferiti
      3. seleziona il sito
      4. loading…
      5. seleziona la lingua italiana
      6. loading…
      7. seleziona “Tempi di attesa bus”
      8. loading…
      9. scrivi il numero della fermata
      10. loading…
      11. leggi i tempi di attesa
      12. bestemmia perche’ gli autobus non arriveranno mai

      Ecco gli step per usare l’applicazione (non ufficiale)
      1. apri l’applicazione
      2. digita il numero della fermata
      3. loading…
      4. leggi i tempi di attesa
      5. bestemmia perche’ gli autobus non arriveranno mai

      La morale e’ che con le app bestemmi prima :D

      • Avatar of sabas | Puffo Hater sabas | Puffo Hater 17/6/2011 18:40

        E col sito hai passato 5 minuti del tempo che sarai costretto a passare, mentre con l’app morirai di noia per 2 minuti in più :D

        • Avatar of Matita Matita 17/6/2011 18:58

          :rofl: come darti torto.
          Capisco il sarcasmo, pero’ effettivamente questa tua battuta mi ha fatto venire in mente un’altra cosa: quei 5 minuti passati con il sito sono minuti di stress perche’ io voglio fare una cosa semplice come sapere tra quanto passano gli autobus e devo passare 5 minuti a cercare quest’informazione di cui il 90% consiste in tempo di attesa.
          Infatti l’altro vantaggio delle app e’ che i messaggi che ti arrivano sono solo i dati veri e propri, il sito mi manda 2368 byte (ho appena verificato), all’app ne bastano 47, ma entrambi mi dicono la stessa cosa

          163: Bestemmia pure che non arriva

          E ovviamente in una rete mobile questo e’ fondamentale

          • Avatar of Matita Matita 17/6/2011 19:01

            Comunque (e finisco il pippone) concordo con te che l’app come vetrina al posto del sito fa cacare e non ha senso di esistere.
            Odio quei tool online che ti permettono di farti l’app del sito gratuitamente ma in realta’ prendono semplicemente in pasto dei feed

          • Avatar of sabas | Puffo Hater sabas | Puffo Hater 17/6/2011 19:03

            Come ho detto, secondo me basterebbe che esistesse un m.orari.autobus.com con una maschera in cui inserisci i dati e ti sputa fuori il prossimo passaggio senza ammenicoli, ma è che l’app fa figo :D

        • Avatar of Scorz Scorz 17/6/2011 19:17

          Ti faccio un’altro esempio. Seguo un blog creato e alimentato in crowdsourcing, e dato che c’é un sacco di gente che non ha nulla di meglio da fare che scrivere articoli polemici che generano traffico, questo blog, che chiameremo a caso LN, crea uno shop di magliette e mette un banner che di certo non rendono il proprietario miliardario (anche se non si sa come ha una gallardo). Arriva uno terzo che crea un’applicazione che chiamiamo per comoditá Pulse, che aggrega gli rss/articoli in una timeline decisa dall’utente. Scende il traffico del sito, calano gli ingressi dello shop e google paga meno cpc dei banner e aumentano gli incidenti pedestri di Roma perché c’é troppa gente per strada che legge sul cellulare LN, arriva l’ambulanza e blocca la strada per la quale doveva arrivare il tuo autobus. A lungo andare LN fallisce, meno gente legge sul cellulare, meno ambulanze, autobus puntuale. WTF

      • Avatar of Kryss | A65 | SB015 Kryss | A65 | SB015 17/6/2011 18:52

        preferisco l’orario cartaceo! Non capirai nè la linea, nè l’orario, ma il vecchio funziona sempre: fermi un vecchio lo chiedi a lui e ti dirà vita morte e miracoli del bus… e dell’autista.

        Poi il bus non passerà o sarà così pieno che ti passerà la voglia…

  12. avatar Gigiopix 17/6/2011 15:13

    Bell’articolo. Io al momento pur non avendo uno smartphone degno di questo nome (ho un vecchio nokia), ho un mac. E vedo che la stessa direzione viene presa anche nel mondo dei pc, lentamente. Al momento il MacAppStore e’ solo una comodita’ in piu’, resta ancora la possibilita’ di installare app singolarmente come e’ sempre stato. Spero che non si arrivi mai a blindare il sistema completamente.
    Comunque non mi piace la piega di chiusura che sta prendendo Lion. Sul mio portatile non ci girera’ (ho un vecchio core duo a 32 bit), ma credo che al prossimo portatile ci pensero’ molto attentamente, prima di confermare la fiducia alla Apple. E molto probabilmente tornero’ a Linux.

    p.s. :fav:

  13. Avatar of G,G G,G 17/6/2011 15:14

    Non ho ancora letto l’articolo, ma c’è un errore madornale:
    “Quando Sir Tim Berners-Lee nel lontano (?) 1990 creò il protocollo TCP/IP”
    Il protocollo creato da TBL è HTTP e non TCP/IP che esisteva ben prima degli anni novanta!

  14. Avatar of Alexsius91 Alexsius91 17/6/2011 15:33

    [quote]Per concretizzare un po’ il ragionamento, facciamo un esempio (o piuttosto un paradosso). Io sono un editore di un giornale. Vedo il mio market share scendere di giorno in —– perché sono l’unico nel mio mercato… [/quote]
    Manca giorno, è dopo la seconda volta che vengono elencate le tre caratteristiche della rete.
    Sono sicuro che il codice per il quote è sbagliato
    Finisco di leggere.

  15. Avatar of Quilbo Quilbo 17/6/2011 15:37

    La citazione di Anderson (“Il personaggio che sono di giorno mi fa concludere affari migliori. Di notte mi sento meglio con me stesso.”) è old.

    Nel senso, Jerry Maguire anyone?

    Mi pare anche abbastanza evidente quale modello ha vinto, e vincerà sempre.

  16. Avatar of President President 17/6/2011 15:52

    Ottimo articolo. +1

  17. Avatar of Kryss | A65 | SB015 Kryss | A65 | SB015 17/6/2011 15:54

    Bellissimo articolo, ma credo l’autore (Anderson intendo) non si sia ben reso conto che il mondo è così… la dicotomia non è dentro la rete, ma fuori. La rete dipende dall’economia e l’economia dipende dal guadagno e dal controllo delle risorse. Se non cambia il sistema economico su cui si basa la rete (e tutto il resto) è impensabile che essa non segua la sorte delle altre risorse. Non so se bastino gli Anonymous… fare app equo-solidali? sapete che in italia siam messi così bene che anche aziende italiane ora partecipano ai progetti equo-solidali?

  18. Avatar of abbo abbo 17/6/2011 15:57

    Mi piace l’analogia con gli stati, ma mi sento ottimista: sulla rete “il popolo” ha un enorme vantaggio rispetto al cittadino. Qui ti basta un manipolo di uomini (davvero un manipolo) a farti collassare interi stati. ;)
    ps: ogni riferimento agli Anonymous è puramente casuale.
    ps: qualcuno ha detto Kevin Mitnick? :)

  19. Avatar of Scorz Scorz 17/6/2011 16:12

    Grazie per l’apprezzamento e per le critiche, speravo proprio di stimolare un dibattito tipo questo. Ci tengo a sottolineare una cosa. Sono un mac/iphone users, apprezzo la semplicitá delle applicazioni come tutti e ne faccio (ab)uso. Avevo solo voglia di fare un punto della situazione, un po’ come un ragionamento a voce alta. La cosa che ritengo importante non é rendersi conto delle evoluzioni, ma capire cosa le ha generate e le implicazioni che comportano. Appena riesco rispondo ad un po’ di commenti, adesso sono al lavoro. Grazie, s.

    • Avatar of fra9001 | Nè fra9001 | Nè 17/6/2011 16:48

      Non ti preoccupare, non penso che nessun fanboy avrebbe voglia di leggere un mattone come questo e poi venire a rompere il katso

    • Avatar of Sparagnino Sparagnino 17/6/2011 16:55

      Addirittura nella tua presentazione sul forum ti sei definito un fanboy. Piacevole leggere fanboy che riescono a porsi al di fuori dei propri miti per compiere analisi obiettive.

      • Avatar of fra9001 | Nè fra9001 | Nè 17/6/2011 17:53

        [url=http://iltempio.over-blog.com/article-utopia-e-violenza-di-karl-r-popper--43121569.html]Questo[/url] mi ha insegnato come l’assoluto è il male. E comunque è incredibile che tu ti ricordi della mia presentazione. Cosa sei, uno stalker :D ?

  20. avatar drive.01 17/6/2011 16:58

    “Nel Keynote del marzo 2011 Steve Jobs dice di aver pagato agli sviluppatori 10 miliardi (aspettate, così non fa effetto) 10.000.000.000 di dollari. Questo che cosa implica? Che Apple si è tenuta il suo bel 30%, ovvero 427 milioni di dollari.”

    in realtà se 10 miliardi sono il 70% della quota vuol dire che Apple si è tenuta 4,28 miliardi che sono 10 volte tanto quanto avevi scritto

  21. Avatar of Scorz Scorz 17/6/2011 16:58

    Mi son definito fanboy perché apprezzo l’eccellenza. Di certo non sbavo se jobs mi tira un suo girocollo sudato…

  22. Un articolo di Richard Stallman in merito all’utilizzo di internet, anche se tratta argomenti leggermente differenti:
    http://www.gnu.org/philosophy/digital-inclusion-in-freedom.html

  23. Avatar of Matita Matita 17/6/2011 19:09

    :fav: perche’ l’articolo e’ fatto molto bene, ma sono ancora un po’ confuso, non so se pensarla come te.

    ps da :gn: cacacazi: la terza persona del verbo dare va con l’accento (dà), ci ho messo un po’ a capire la frase “anche se da una scimmia discreta”

    • Avatar of Scorz Scorz 17/6/2011 19:26

      Ogni tanto si sentelamancanza di quelle emoticon da pre-adolescente tipo smile con guance rosse dalla vergogna…

  24. Avatar of bauerfike bauerfike 18/6/2011 20:39

    E’ per articoli come questo che seguo la lega. Complimenti, favvo e comincio a spammarlo ai miei conoscenti i-dipendenti

  25. avatar porkchop 24/6/2011 11:02

    Uhmmm… tutto bello, però mi permetto di far notare che non si è analizzata la questione da un punto di vista puramente “pragmatico”.

    Ovvero, il mezzo utilizzato per la fruizione del contenuto.

    I browser e l’html non sono strutturati per un uso con dispositivi mobili e touch, è necessaria “un’interfaccia” diversa per accedere al web.
    Inoltre, l’uso mobile del web cambia radicalmente il modo di porci nell’usufruire/cercare le informazioni.

    Le app risolvono queste 2 tematiche, offrendo interfacce ottimizzate per il dispositivo mobile/touch, e accentrano in “piccoli contenitori” le info che stai cercando in quel momento.

    Che poi, a livello commerciale, si voglia sfruttare l’occasione per “chiudere” i propri clienti nel proprio recinto, beh, è comprensibile, non siamo più negli anni ottanta dove internet era un esperimento per pochi…

  26. Avatar of Scorz Scorz 24/6/2011 12:26

    @porkchop stai omettendo un fatto. Con l’avvento di mac app store si sposta la logica che era nata per gli smartphone ai computer, e, apple a parte, esiste anche una distro di linux app based che si chiama jolicloud

    • avatar porkchop 24/6/2011 12:59

      Come ho scritto sopra, a livello commerciale è normale lo sfruttamento per i propri scopi, inoltre sull’onda “mediatica” del termine “app” ci sono persone nell’open che ci cascano e la voglia di inventare qualcosa di nuovo (che non è, spesso e volentieri è solo per soddisfare il proprio ego tecnologico) spinge a muoversi in quella direzione (cogliere il momento “topico”).

      Dobbiamo ricordarci dei periodi dominati dai termini fighi come: “multimedia”, “net”, “xml”, “web2.0″, etc… con tutto quello che è stato creato attorno? Le famose rivoluzioni….

      Qui ci sarebbe da fare più un analisi sociologica che un ragionamento tecnico….

      Le app secondo me sono un ottimo espediente per i dispositivi mobili, dove le interfacce di input/output sono limitate e dove la casistica d’uso è “da strada” percui con logiche differenti dal tipico uso desktop.

      Poi ricordiamoci che anche il web si evolve, non è più dominato da siti “documentali” ma piuttosto da servizi, e le app sono ottime interfacce per i servizi.

  27. avatar Gringoise 24/6/2011 15:04

    Bel articolo, peccato per la colossale cazzata:
    “La teoria dice che una cosa non può essere allo stesso tempo onda e particella”
    e vabbeh… sarà un bravo informatico ma non un bravo fisico.

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