Negli ultimi mesi, Amazon ha dimostrato più che mai di essere potente, spaventando l’intero sistema politico statunitense.

In tempi di pandemia, il colosso del commercio elettronico è stato per le persone un vero punto di riferimento nel reperire i beni di prima necessità. Riconoscendone la rilevanza pubblica e l’influenza inostacolata, Washington inizia a preoccuparsi e intensifica la portata dell’inchiesta antitrust mossa contro l’ente e contro il suo CEO, Jeff Bezos.

Una parte del congresso si è sempre dimostrata ostile ad Amazon e lo stesso presidente Donald Trump ha più volte manifestato aperta antipatia nei confronti di Bezos. La frattura tra governo e azienda si è nel tempo esacerbata e si sospetta che l’Amministrazione sia arrivata persino a manipolare un concorso pubblico per il Pentagono, pur di ostacolare l’imprenditore.

Accusata di non essere in grado di proteggere i propri dipendenti dal coronavirus, di accanirsi sui delatori e di ospitare sul proprio portale diversi truffatori, Amazon sta tuttavia perdendo il sostegno anche di quella minoranza politica che ancora tentava di sostenere la legittimità delle sue scelte manageriali.

 

 

La situazione si è definitivamente esacerbata quando ieri, venerdì 1 maggio, la Commissione Giustizia della Camera ha convocato Jeff Bezos a testimoniare sul come la sua azienda utilizzi i dati raccolti dai negozianti esterni.

Il CEO aveva infatti più volte garantito che Amazon non sfrutti le informazioni ottenute dai venditori per strutturare competitive strategie di mercato, ma un’indagine pubblicata settimana scorsa dal Wall Street Journal sembrerebbe sbugiardarlo.

Secondo le fonti del quotidiano, l’esercente elettronico adopererebbe con malizia i dati relativi alle curve di domanda, così da poter ottimizzare i prezzi di vendita e garantirsi un vantaggio altamente competitivo, se non addirittura monopolistico.

Dobbiamo assicurarci che poteri forti quali Amazon non possano usare questa opportunità per ottenere ulteriori vantaggi dalle piccole imprese, le quali faticano a sopravvivere mentre i giganti rastrellano soldi e possono fare quello che vogliono.

ha dichiarato la senatrice Elizabeth Warren alla testata Politico.

Anche Google, Facebook e Apple sono accusate di perpetrare comportamenti anticoncorrenziali, ma lo strapotere vernacolare di Amazon l’ha resa il bersaglio prioritario di ogni controllo. Oltre a dover rispondere alle verifiche statunitensi, l’azienda si trova infatti indagata anche dall’Unione Europea, rischiando una potenziale multa da €20 miliardi.

 

Potrebbe interessarti: