[Sapevatelo] Sciarada #LegaNerd

[cit.]”Spade, non sciarade!”

In enigmistica, la sciarada è uno schema che consiste nell’unire due o più parole per formarne un’altra. È dunque sintetizzabile nella formula X + Y = XY (es.: tram + busto = trambusto). Essa ha un’importanza fondamentale nella storia dell’arte edipica, poiché è proprio dalla sua pratica che si è evoluta buona parte dell’enigmistica classica moderna, in particolare per quanto attiene a quei giochi, basati sulla logica dell’indovinello, che richiedono di scoprire una combinazione di parole costituita da più parti e un totale.

Storia
Le sciarade sono note fin dall’antichità, quando in genere erano implicate nell’oniromanzia. La testimonianza più antica risale a Plutarco, che racconta di come Alessandro il Grande, durante l’assedio di Tiro, avesse sognato di inseguire e catturare un satiro. L’indovino Aristandro interpretò la parola σάτυρος (satyros) come σα Τύρος (sa Tyros), ovvero “Tiro è tua”. Svetonio riferisce di un fulmine che era caduto su una statua di Augusto abbattendo la lettera C di Caesar. Gli indovini chiamati a interpretare il fatto spiegarono che l’imperatore sarebbe ancora vissuto cento giorni (C è il numero romano 100) e poi sarebbe diventato un dio (in etrusco “aesar”).
In seguito la sciarada fu utilizzata nei blasoni delle famiglie nobili (si veda ad esempio il motto “Anguis sola” per la famiglia degli Anguissola di Cremona). Ma come gioco enigmistico si impose solo nella Francia del ‘700: il nome “sciarada” deriva, secondo l’opinione più diffusa, dal provenzale charado (= chiacchierata). Il gioco somigliava a un indovinello, ma il testo conteneva un riferimento alle parti e al totale, cioè alle parole da scoprire. Esse venivano convenzionalmente indicate con i termini premier, second, entier. In Italia le sciarade cominciarono ad apparire all’inizio dell”800 (la prima descrizione del gioco fu pubblicata in un “codicetto” del Gondoliere di Venezia del 1839, scritto dal letterato Bennassù Montanari). Le parole convenzionali usate per indicare le parti vennero tradotti in italiano con primiero, secondo, intiero. I termini arcaici erano utili per formare la rima, ma si parlava anche di primo e di tutto, di terzo (ove presente), di ultimo (in riferimento appunto all’ultima delle parti unite a formare il totale).
La sciarada ebbe grande successo in Francia e in Inghilterra come passatempo da salotto: le allusioni alle parti e al totale venivano anche eseguite in forma scenica. In queste nazioni si impose un criterio fonetico: era cioè il suono delle parole-parti che doveva formare la parola-totale. La sciarada francese chat + rade = charade era quindi considerata valida. In italiano, lingua in cui la scrittura corrisponde quasi univocamente alla pronuncia, si affermò invece un criterio grafico, poi esteso a tutti i giochi enigmistici. È valida la sciarada riconosciuta dall’occhio e non necessariamente dall’orecchio.

Svolgimento del gioco
La sciarada veniva praticata, in origine, con il tipico svolgimento a parti convenzionali dato dall’uso delle parole primo, secondo, intero e simili; per lo più, in omaggio alla forma antica dell’indovinello, con l’uso della prima persona. Assumendo una combinazione di sciarada come ciocco + latino = cioccolatino, un tipico esempio rispondente a questa tecnica potrebbe essere il seguente.
Il mio primo riman segando il fusto,
col mio secondo discuteva Augusto,
il mio intero si scarta e ha un dolce gusto.

La forma della sciarada si è poi evoluta allorché si è iniziato a sostituire le parti e il totale non più con parole convenzionali ma con le incognite x e y, ognuna corrispondente a una lettera, rendendo conto così anche della lunghezza delle varie parti. Tale tecnica (svolgimento a diagramma) è ancora in uso nell’enigmistica popolare. Eccone di seguito un tipico esempio.
Sciarada
Mio figlio non fa compiti a Natale
Mentre nel caminetto ardeva il xxxxxx
vedevo disperarsi quello sciocco:
sbuffava sopra il libro di yyyyyy
sciogliendo in bocca un buon xxxxxxyyyyyy.

Sinceramente mi ero sempre chiesto che cosa voleva dire quella parola che ogni volta diceva Minsc durate le sessioni di Baldur’s Gate II. Alla fine mi sono deciso di documentarmi e sono rimasto sorpreso.
Innanzi tutto era più che logico collegare enigma a spade con il comportamento classico di Minsc che altro non è che un combattente puro che sta poco a ragionarci su… ma oltre a questo mi ha ispirato molto per creare qualche bell’enigma per le sessioni di D&D!

via wiki

Jester86 | NC27 a.k.a. Jester86

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lunedì 22 novembre 2010 - 14:17
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