Due di tre. Forse. Forse di più. Quello che è certo è che un terzo film si farà (ad aprile furono annunciati due capitoli girati in back to back), ma potrebbe benissimo non essere l’ultimo, dato che nella recensione di Diabolik – Ginko all’attacco! non vi parliamo tanto del sequel del Diabolik dell’anno scorso (recensione qua), quanto di un nuovo capitolo dedicato al Re del Terrore creato dalle sorelle Angela e Luciana Giussani.

Un po’ alla 007 per farvi capire, non a caso proprio dalla saga di James Bond il film trae spunto per crearsi il proprio intro personale, per l’occasione sulle note della canzone Se mi vuoi, cantata da Diodato, che infatti fa anche un cameo.

Un grande biglietto da visita perché non solo chiarisce esattamente lo spirito editoriale dietro il progetto, ma si coniuga perfettamente con il cinema dei Manetti Bros.

Un cinema di genere, solido, attento alla storia anche cinematografica del personaggio che ha deciso di raccontare (anche di questo avevamo parlato in tempi non sospetti) e ancora una volta improntato alla filologia estrema nei riguardi del media fumettistico. Una scelta, quest’ultima, che paga ancora di più rispetto al primo capitolo, dato che, superata la presentazione del personaggio, il passo successivo era proprio rafforzare la credibilità del mondo intorno a lui, far vivere l’universo e dare spazio alla visione d’insieme.

I Manetti hanno prevalso, in qualche modo, sull’importanza di Diabolik in sé, limitato nel suo costumino nero, per occuparsi di tutto ciò che lo riguarda in simbiosi con il loro modo di intenderlo e tradurlo. Tra l’altro svelando come le basi di tale linguaggio erano state (a questo punto è inevitabile dirlo) opportunamente piantate nel film precedente. Pensate che si sono addirittura potuti permettere di inserire un personaggio importante che nella storia a fumetti da cui sono partiti (il numero 16) non c’era (se vi sembra poco ripensate alla roba della filologia su cui si basa tutto) e, cosa molto più gravosa, cambiare il volto del protagonista.

Ci vuole sicuramente una certa coerenza e riconoscibilità se il tuo protagonista cambia volto e ancor di più se quel volto era di Luca Marinelli.

Al posto dell’attore romano infatti sotto la maschera troviamo Giacomo Giannotti, inusuale punta di diamante di un cast che vede le riconferme di Miriam Leone (inevitabile per mille motivi), Valerio Mastandrea e Pier Giorgio Bellocchio e ben tre new entry, quelle di Monica Bellucci, Alessio Lapice e Linda Caridi. Un ensemble di un certo peso che sottolinea la volontà di ampliare il proprio margine di manovra, anche se non siamo proprio di fronte ad un film corale nel senso più canonico del termine, come non lo era il precedente d’altronde.

Guarda un po’, un altro segno di continuità.

 

I gioielli Armen

Non ci sono notti tranquille a Clerville quando Diabolik (Giannotti) è a piede libero (quindi praticamente sempre, visto che i tentativi di catturarlo non sono mai andati particolarmente a buon fine) e specialmente ora, che ha trovato una spalla ideale (e anzi qualcosa di più) nella sua complice e amante Eva Kant (Leone).

L’ambita preda questa volta è niente meno che la preziosa collezione di gioielli Armen.

Un colpo in due parti, che prevede in un primo momento il furto della corona per poi terminare il lavoro durante una famosa sfilata. Quando si tratta del duo di ladri non c’è mai nulla di semplice.

Giacomo Gianniotti

Lo sa bene Ginko (Mastandrea), ormai sempre più consumato dalla caccia al suo antagonista, uscito finora sempre vincitore da quella partita a scacchi che è diventata la loro relazione. C’è però un elemento che gioca a favore dell’ispettore, se decidesse di sfruttarlo a pieno, ovvero che solo un uomo ossessionato può capire un altro con la stessa, terribile, patologia. Una patologia che non permette a chi ne è afflitto di vedere una luce, una via, una vita addirittura, al di fuori dell’oggetto del suo malessere.

Stavolta infatti Ginko riesce ad anticipare le mosse del suo avversario al punto da metterlo in fuga insieme alla sua preziosa partner fino a separarli, senza però riuscire a catturarli.

Si apre una nuova partita, in cui l’ispettore dovrà mettere in gioco tutta la sua esperienze e il suo self control, in cui dovrà capire una volta per tutte le sue priorità. Sul suo cammino potrebbe trovare un aiuto insperato, una motivazione che smuoverebbe anche il più inflessibile degli uomini e delle nuove leve entusiaste di perorare la sua causa.

Bene, perché l’avversario è di quelli tosti per davvero.

Capitolo 2 : vecchi problemi, nuove possibilità

I Mainetti operano di controcampo, mettendosi praticamente alle spalle di Ginko e mostrando Diabolik il meno possibile, ma non per questo ridimensionandone l’importanza, anzi.

Il gioco (classico) che decidono di fare è molto riuscito da questo punto di vista: la presenza del Re del Terrore è costantemente evocata, suggerita, il suo spirito si respira, la sua presenza aleggia nell’aria, sfruttando a pieno uno degli elementi di maggior fascino del suo personaggio nei fumetti e correggendo (anzi giustificando, meglio) delle scelte che nel primo capitolo avevano finito, invece, con il mortificarlo, compresa le sue potenzialità tensive.

Diabolik c’è, ma non c’è, Diabolik è la paura che incute, è i mille volti che può indossare, le mille voci che può imitare. Centro di gravità permanente attorno al quale ruotano le vite di tutti coloro che rientrano nella sua sfera d’influenza.

Monica Bellucci

Il resto è costruzione. Anzi è il proseguo di una costruzione credibile, logica, solida e integrata, di questo universo cinematografico nel rispetto di un registro linguistico collaudato e dunque pronto ad alzare l’asticella. Un registro che non ha deciso in alcun modo di andare incontro allo spettatore o di trovare una via per integrarsi meglio nel cinema moderno rispetto al passato, ma che a suo modo gira.

Per dirla in altre parole: questo nuovo capitolo ha tutti i limiti e i pregi del precedente, ma funziona di più perché è più libero di dedicarsi alla cura di se stesso.

Un noir filologicamente accurato, dai toni molto più polizieschi (ecco l’ambizione), in pieno spirito con il fumetto delle Giussani, che riprende alla lettera il modo di parlare dei personaggi su carta stampata, così come le atmosfere (stavolta un po’ più cupe), la fotografia, i costumi, i gadget del Re del Terrore, le coreografie delle scena action e così via. Supera l’importanza dei suoi elementi, li ingloba e funziona nella sua complessità (si temeva tanto Giannotti e invece ci sta benissimo), addirittura decidendo di ridimensionare una Leone che invece era la vera forza motrice della prima pellicola.

In conclusione Diabolik – Ginko all’attacco! è il degno (se non superiore) erede del primo capitolo, più denso e più credibile, ma che presenta le medesime criticità e i medesimi limiti, che ancora deve limare (le incursioni nella vita privata del duo sono abbastanza insopportabili), ma che nel suo universo comincia a starci bene.

Diabolik 2 – Ginko all’attacco! è disponibile nelle sale dal 17 novembre 2022 distribuito da 01 Distribution.

65
Diabolik - Ginko all'attacco!
Recensione di Jacopo Fioretti

Diabolik - Ginko all'attacco! è il nuovo capitolo (più che un sequel) della trilogia dei Manetti Bros. dedicata a Diabolik, il celeberrimo personaggio a fumetti creato dalla sorelle Giussani. Un secondo film che continua a costruire il suo universo secondo una coerenza, una solidità e una logica tali che gli permettono cambiamenti anche importanti, come l'avvicendamento nel ruolo principale tra Luca Marinelli e Giacomo Giannotti, che affianca i soliti Miriam Leone e Valerio Mastandrea e le new entry Monica Bellucci, Alessio Lapice e Linda Caridi. Più ambizione, più controllo, più spazio di manovra, maggior capacità di autoriflessione per i registi. Sempre noir filologicamente esatto con una spruzzatina in più di poliziesco e tante scelte che motivano in parte quelle discutibili fatte in precedenza. I limiti, d'altro canto, sono ancora lì, solo smussati, perché il film gira e funziona meglio.

ME GUSTA
  • Un secondo capitolo solido, coerente e editorialmente logico.
  • Più credibilità e ambizione rispetto alla prima pellicola.
  • C'è una maggiore immersività nell'universo costruito.
FAIL
  • Ha comunque tutti i limiti e le criticità del capitolo precedente.
  • La fotografia ad personam dedicata alla Bellucci forse è un po' estrema.