Il Regno Unito annuncia trionfalmente il lancio della sua versione del passaporto vaccinale. L’inaugurazione sarà effettuata il 17 maggio, proprio in concomitanza con il sollevamento delle norme che vanno a proibire i viaggi non essenziali all’estero. Non tutti accolgono però con gioia una simile novità.

La certificazione – che sia in digitale, sull’app del servizio sanitario nazionale, o in cartaceo – andrà infatti a documentare l’avvenuta vaccinazione contro il coronavirus, creando di fatto una spaccatura nel tessuto sociale britannico: da una parte coloro che potranno muoversi con maggiore libertà, dall’altra quelli che invece saranno svantaggiati da una situazione che è già di per sé pesante da tollerare. Inutile dire che a essere maggiormente penalizzate sarebbero le fasce vulnerabili.

Si tratta altresì del primo passo di un programma che, in un modo o nell’altro, sta coinvolgendo eterogeneamente quasi tutta l’Europa, un programma che mira a semplificare i trasporti internazionali in modo da agevolare le dinamiche economiche delle vacanze estive prossime venture.

Il passaporto vaccinale adottato dal Regno Unito potrà essere infatti usato, almeno in fase di lancio, come forma di agevolazione ai viaggi esterni al Paese, non incidendo in alcun modo sul territorio nazionale. Va altresì fatto notare che il Governo britannico ci stia facendo effettivamente un pensierino, sull’ampliare la portate del documento in modo che chiunque si sia vaccinato possa frequentare pub ed eventi pubblici.

In effetti, forse ci sta facendo più di un pensierino, tenendo conto che le casse nazionali hanno recentemente contribuito a organizzare un rave in cui sono stati incanalati giovani vaccinati o con tampone negativo, tutti privi di mascherina.

In base ai risultati di quell’esperimento la nazione potrebbe decidere il da farsi, magari avendo un’idea di massima di quali siano i rischi di assiepare persone in un ambiente chiuso, con poco ricircolo d’aria e pieno zeppo di sudore.

 

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