Fermatemi se l’avete già sentita: una Big Tech messa sotto accusa evita di rispondere direttamente alle domande e fa di tutto per sottolineare genericamente che si stia impegnando per risolvere dei problemi che, però, vanno avanti da anni. Interpellata dalla Commissione per l’antitrust statunitense, Apple ha sminuito il suo ruolo nelle dinamica delle truffe perpetrate attraverso l’App Store, infilandosi in un campo minato di omissioni.

L’indagine portata avanti dal Governo USA sta esplorando se la “Apple Tax“, la commissione che l’azienda di Cupertino chiede a coloro che vogliono distribuire le proprie app sui sistemi iOS, sia o meno considerabile al pari di un abuso monopolista.

A intervenire a nome di Apple è stato Kyle Andeer, responsabile della conformità per la Big Tech, il quale ha sostenuto che una simile tariffa serva ad assicurarsi che il marketplace non sia invaso da frodi, che gli utenti possano dormire sonni tranquilli.

Apriti cielo: il senatore della Georgia, Jon Ossoff, ha fatto notare all’uomo che l’App Store fosse pieno zeppo di software truffaldini che depredano gli utenti dei propri averi, che le prove in tal riguardo siano moltissime e che ogni giorno vengano a galla nuovi scandali.

Andeer ha sminuito la faccenda, sostenendo che chiunque lavori nel retail possa confermare che i problemi di sicurezza e di frode sono una costante sistemica, quindi ha assicurato che Apple ha investito “decine di milioni, centinaia di milioni di dollari” per rendere l’App Store un luogo affidabile.

Ossoff lo ha incalzato: l’azienda ricava una percentuale dai milioni che vengono rubati da queste app losche? Una volta scoperti gli intenti nefasti di questi espedienti digitali, la Big Tech restituisce ai propri utenti le somme sottratte?

Andeer, preso in contropiede, è rimasto molto sul vago, sostenendo di “non credere” che Apple ottenga un profitto dalle truffe e che l’interesse dell’azienda sia quello di mantenere soddisfatta la propria clientela. Nessuna delle due risposte ha alcun senso effettivo, tuttavia bisogna ricordare che sminuire e tacere sono ormai le strategie base di qualsiasi gigante della tecnologia.

 

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