La conquista dello spazio il più delle volte viene associata alle grandi potenze mondiali, agli esploratori e scienziati, alle agenzia spaziali e agli straordinari mezzi coinvolti. Ma spesso ci scordiamo di quanti oggetti e materiali sono diventanti di uso comune proprio grazie a quelle ricerche e imprese.

Le missioni spaziali non sono soltanto delle prove di altissima ingegneria o delle conquiste scientifiche straordinarie, il più delle volte sono dei banchi di prova per materiali, teorie e molto altro ancora da riportare e usare sulla Terra.

Forse non tutti sanno che la maggior parte degli esperimenti che effettuano gli astronauti nella ISS (anche su sé stessi) hanno moltissimi risvolti medici. Non solo.

Tantissimi materiali realizzati e inventati per viaggiare nello spazio sono poi diventati di uso comune sulla Terra. I nostri smartphone che si collegano ad internet in un millesimo di secondo devono ringraziare le missioni lunari.

Nello spazio tutto si crea e si sperimenta e ciò che è duraturo in assenza di gravità diviene fondamentale nella nostra vita quotidiana

Ed è solo l’esempio più evidente delle ri­cadute tecnologiche che derivano dalle prime imprese spaziali. I microchip e la progressiva miniaturizzazione dell’elettronica (una necessità, dalle prime missioni a tutt’oggi) hanno reso possibili la costruzione di tutti i personal computer e i telefoni moderni, e gli investi­menti nelle tecnologie di calcolo e per le teleco­municazioni hanno condotto alla rete informatica globale di oggi.

Facciamo un piccolo decalogo delle invenzioni nate per lo spazio e diventate poi ad uso comune.

 

 

 

Le tute dei vigili del fuoco

Il PBI (polibenzimidazolo) nello spazio si tratta di una fibra ignifuga usata per realizzare tute leggere adatte per il volo e per proteggere gli astronauti e i piloti dal pericolo del fuoco. Il derivato nella realtà quotidiana viene usato per i giubbotti antincendio dei vigili del fuoco e per le tute dei piloti delle auto di Formula 1.

 

 

 

Le calzature sportive

La tuta utilizzata dagli astronauti delle missioni Apollo aveva all’interno delle calzature diversi strati di fibra disposti a losanga che fungevano da cuscinetto assicurando contemporaneamente l’aerazione. Sulla Terra questo tipologia di materiale viene usata per le scarpe ad uso sportivo. Il materiale è stato modificato per garantire la massima protezione dagli urti al piede dell’atleta, per ridurne così l’affaticamento.

 

 

 

Le maschere protettive da fumo

Un altro materiale che ha avuto un riscontro lavorativo e sociale è l’alluminio composito per il rivestimento dei veicoli spaziali che nella Terra è utilizzato per le maschere leggere di cui sono dotati i vigili del fuoco per proteggersi dalle inalazioni di fumo.

 

 

 

I pneumatici radiali

Forse non tutti sanno che il telo del paracadute che ha consentito al Viking Lander di atterrare su Marte nel 1976 ha prodotto un materiale che salva da decenni moltissime vite. Si tratta degli pneumatici radiali, li usiamo tutti i giorni nelle nostre auto senza farci caso; la tecnica costruttiva di questi pneumatici ha rivoluzionato il modo in cui le nostre automobili affrontano la strada, rendendo notevolmente più sicura la marcia.

 

 

 

I depuratori

I depuratori dell’acqua che si trovano a bordo di navicelle spaziali con equipaggio umano generano ioni d’argento per neutralizzare i batteri. Vista la mancanza di rubinetti nello spazio, infatti, gli astronauti devono riciclare e ripulire l’acqua che… hanno già bevuto. Gli stessi depuratori dell’acqua Floatron che si utilizzano oggi comunemente nelle piscine.

 

 

 

La tecnologia Wi-Fi

La tecnologia wireless è nata dalla collaborazione tra la NASA e la Black & Decker. Volete sapere perché? È stata concepita per poter realizzare la prima trivella ultraleggera usata addirittura dagli astronauti dell’Apollo sulla Luna.

 

 

 

Le batterie dei pace-maker

Le batterie al nichel-cadmio, la loro composizione chimica permette che il suo contenitore sia saldato a tenuta d’aria ed è l’utilizzo nello spazio. Un nuovo pace –maker, prima della “scoperta” della batteria al nichel-cadmio, veniva collegato a un alimentatore esterno al paziente, ad oggi la batteria si trova vicino allo stesso dispositivo.

 

 

 

I cibi liofilizzati

I cibi sintetici sono stati studiati o perfezionati per gli astronauti impegnati in un viaggio spaziale. Questi alimenti infatti dovevano avere caratteristiche compatibili con l’ambiente di una navicella spaziale in orbita: occupare poco spazio, avere un peso ridotto e garantire l’apporto di tutte le proprietà nutritive del prodotto originale, ma soprattutto essere facilmente ingeribili per ovviare alla mancanza di gravità. Ecco perché sono stati studiati i cibi liofilizzati che oggi tutti consumano, come anche gli integratori sportivi o i prodotti dietetici in sostituzioni dei pasti.

 

 

 

Le lenti antigraffio

Gli ambienti spaziali sono caratterizzati da sporco e particelle che possono danneggiare i visori dei caschi degli astronauti. Per ovviare a questo inconveniente, la NASA ha sviluppato delle lenti molto resistenti antigraffio. Il settore dell’ottica ha adottato rapidamente l’invenzione realizzando occhiali da vista con lenti dieci volte più resistenti ai graffi.

 

 

 

Le coperte termiche

Dai fogli multistrato di metallo inventati per lo spazio derivano le leggerissime “coperte termiche” che si possono utilizzare per le escursioni all’aria aperta e che si vedono usare spesso in molti film e, nella realtà, nelle emergenze – in occasione di disastri naturali o durante le operazioni di primo soccorso ai migranti recuperati in mare.

 

 

 

Termometri auricolari

I normali termometri non sono in grado di misurare la temperatura delle stelle, così la NASA ha utilizzato la tecnologia a infrarossi. Sfruttando questa idea, un’azienda ha inventato un sensore a infrarossi e l’ha incluso in un termometro auricolare che misura l’energia trasferita dal timpano al canale auditivo. Le versioni usate negli ospedali rilevano la temperatura in meno di due secondi.

 

 

 

Rivelatori di fumo

Gli incendi possono scoppiare anche nello spazio, oppure potrebbe verificarsi la fuga di un gas tossico. Ecco perché la NASA ha collaborato all’invenzione del primo rilevatore di fumo regolabile con diversi livelli di sensibilità, per prevenire i falsi allarmi. Quelli presenti nelle nostre case si basano sulla versione usata da Skylab, la prima stazione spaziale americana.