Star Trek Picard Cover

Abbiamo visto in anteprima le prime due puntate di Star Trek: Picard, che vede il ritorno dell’omonimo capitano dopo 18 anni di assenza e che arriverà da domani su Amazon Prime Video. Le sensazioni sono tutte positive.

Ancora relativamente freschi dai due film di Abrams e sequel annesso e da Discovery (che da noi fa parte del catalogo Netflix), l’atteso Star Trek: Picard si aggiunge finalmente tra le serie prodotte da CBS e incentrate sul franchise ideato da Gene Roddenberry.

Questa volta l’operazione nostalgia è quantomeno evidente, visto il ritorno di uno dei protagonisti più iconici dell’immaginario, il capitano Jean-Luc Picard, peraltro interpretato dall’amatissimo Patrick Stewart, che già ne aveva vestito i panni da The Next Generation, a cavallo di inizio anni ’90, a Nemesis, nel 2002.

Nella nuova serie troviamo un Picard ormai invecchiato, ancora gravato dalla morte di Data in Nemesis e dai fatti relativi alla distruzione di Romulus (il motore delle azioni di Nero nello Star Trek del 2009), che lo hanno definitivamente allontanato dalla Federazione.

Visti i primi due episodi di dieci, la serie sembra avere molto da dire, con valori produttivi di altissimo profilo e un ritmo notevole che non ha paura di piazzare più di qualche twist.

Vi ricordo che Star Trek: Picard sarà disponibile da domani 24 gennaio su Amazon Prime Video, con il suo primo episodio. Gli altri seguiranno settimanalmente.

 

 

 

 

Sono passati circa una ventina d’anni dagli eventi di Nemesis, e Jean-Luc Picard (il teatrale Sir Patrick Stewart) si è ritirato nella tenuta vinicola di famiglia in Francia, spendendo anni della propria vita nelle giornate tranquille delle campagne d’oltralpe, ben lontano dalle avventure di un tempo.

La strage del pianeta Romulus e in parallelo un misterioso massacro su Marte, sommati alla perdita dell’androide Data (Brent Spiner), hanno portato il comandante ad isolarsi anche sul piano mediatico, nel tentativo di rimanere ancora fedele agli ideali solidali da sempre alla base della missione della Federazione.

Questo fino ovviamente all’arrivo di Dahj (Isa Briones), una ragazza giovanissima che dal nulla vede la sua vita stravolta da un tentato rapimento, scoprendo doti nel combattimento prima non consapevole di avere. Solo il volto di Picard in mente, che nemmeno ha mai conosciuto, ma del cui aiuto ha assoluto bisogno; inutile dire che il buon Jean-Luc si vede interrompere la serena parentesi francese, e la cosa sotto sotto  non gli dispiace, anzi.

La narrazione di Star Trek: Picard si regge sulle proprie gambe forse può essere seguita anche da un neofita

Probabilmente ho già detto troppo del racconto di Star Trek: Picard, quindi mi fermo qui, visto che già in questi primi due episodi non manca qualche colpo di scena anche abbastanza dirompente, qualcuno scontato nel genere e qualcosa invece prevedibile dai primissimi minuti. Fatto sta che il nuovo show di Star Trek funziona, mettendo a segno una narrazione che sì parte da diversi saldi appigli del passato del franchise, ma riesce pure a sorreggersi sulle proprie gambe, tanto da permettersi un po’ di ironia e tanto da poter essere seguita forse persino da un neofita.

 

Picard and Dahj Picard

Foto di Matt Kennedy/CBS

 

Lo show preferisce evitare di dare troppo presto risposte definitive

A partire appunto dal passato del capitano, il quadro che si crea è un mosaico pieno di punti interrogativi, capace di incuriosire e coinvolgere, con parecchi elementi che nella prima coppia di puntate vengono giusto accennati senza davvero un contesto. Mi spiego, non che manchi coerenza o coesione, si percepisce visibilmente un collegamento tra tutto quello che viene lanciato a schermo, ma lo show preferisce evitare di dare troppo presto risposte definitive, così da stuzzicare lo spettatore ed invogliarlo alla visione degli episodi di settimana in settimana.

Da quanto possibile dire da queste prime impressioni, quella di Star Trek: Picard è la classica ed efficace quadra televisiva, dedita a intrattenere come a centellinare la mostra delle carte in tavola, mirando con successo a tenere alto l’interesse nel corso di tutto il periodo di messa in onda.

 

Patrick Stewart Star Trek Picard

Foto di Trae Patton/CBS

 

Parlavo poi in partenza di valori produttivi. Sì, perché a partire dalle scenografie/utilizzo della CGI, fino ad arrivare al dettaglio del make-up, è facile notare in questi primi due episodi – perlopiù ambientati sulla Terra – il grande investimento alle spalle della messa in scena della serie.

Persino le scene d’azione – da sempre critiche sul piccolo schermo – sono dirette senza schizofrenia risultando piuttosto leggibili, dato per scontato ovviamente il chiudere un occhio su una qualità che (su questo piano) non si può pretendere essere cinematografica.

Il consiglio è quindi quello di seguire Star Trek: Picard a partire da domani su Amazon Prime Video, nella speranza che il livello dei restanti otto episodi almeno si mantenga su quello di questa introduzione.