Spotify contro corrente: il re della musica in streaming decide di puntare sugli NFT, in un periodo di profonda crisi per il cosiddetto Web 3.0. Nonostante lo spettro di FTX, nonostante il mercato crypto in profonda fase ribassista, nonostante la liquidità nel mercato degli NFT sia ai minimi, nonostante tutto, insomma.

E siccome quello degli NFT e dei crypto asset è un mercato caratterizzato da fasi alterne di nera e di vacche grasse, tutto ci sentiamo fuorché di bollare fin da subito l’esperimento di Spotify come un azzardo destinato fin da subito a fallire. Anche se la tentazione, diciamocelo, è forte.

La società ha confermato di star testando internamente il lancio di una funzione che richiede il possesso di un NFT (non-fungible token) per sbloccare determinate playlist. Il progetto pilota coinvolge alcune realtà come il gruppo Kingship, Fluf, Moonbirds e Overlord.

Peraltro, al momento sembra che l’esperimento sia limitato agli utenti Android (Apple, pur non vietando la vendita di NFT sulle app distribuite attraverso l’App Store ha recentemente approvato delle policy stringenti su tutti i crypto asset).

La società non ha fornito ulteriori informazioni sul suo programma pilota legato agli NFT. Vale la pena di menzionare che tra pochi giorni, l’8 marzo, Spotify terrà una conferenza dedicata alle sue prossime novità. L’evento si chiama Stream On e potrebbe essere un’occasione per presentare anche questa iniziativa.

L’azienda non è nuova ai token digitali. In passato aveva già puntato su questa tecnologia, consentendo ad alcuni artisti di vendere NFT direttamente dalla loro pagina su Spotify.