Facebook, nuove regole per i politici in arrivo: basta immunità dopo il ban a Trump

1 anno fa

Facebook rimuoverà una volta per tutte “l’immunità” per i politici. Il social si riserva il diritto di sospendere gli account di parlamentari, ministri e presidenti. Non era una mossa scontata e sì, è colpa di Donald Trump.

Scegliendo di sospendere a vita l’account di Donald Trump i social network hanno superato un punto di non ritorno, cambiando per sempre il loro rapporto con la politica. Fino allo scorso gennaio la maggior parte delle piattaforme aveva una regola molto semplice: i politici in carica non si toccano, possono dire tutto e fare tutto.

La maggior parte delle piattaforme, come Twitter, rivendicavano questa scelta spiegando di dover fare un bilanciamento tra l’applicazione delle policy e il diritto di cronaca. Gli elettori hanno il diritto di sapere cosa scrivono i loro politici e cancellare un post mette in discussione questo diritto.

Dopo l’assalto di Capitol Hill la maggior parte delle piattaforme ha cambiato idea, facendo ammenda per il lassismo degli ultimi anni.

Secondo il magazine The Verge, le nuove policy di Facebook sulle esternazioni dei politici dovrebbero venire annunciate nella giornata di oggi. Il cambiamento era stato richiesto dall’Oversight Board, ossia l’ente indipendente che si è espresso negli scorsi giorni sul ban a vita contro Donald Trump e che è stato chiamato dalla stampa internazionale – ovviamente con un minimo di licenza poetica – “la Corte Suprema di Facebook“.

L’Oversight Board aveva chiesto a Facebook di interrompere il trattamento speciale per i politici, e quindi di trattare tutti gli utenti in modo uguale. L’ente aveva anche dato al social network fino al 5 giugno per recepire i cambiamenti richiesti. L’Oversight Board è un ente composto da una pluralità di accademici, politici e giornalisti. Le sue richieste non hanno nessun valore legale: Facebook non è obbligato a seguire le raccomandazioni, è semplicemente un approccio di auto-regolamentazione.

Facebook dovrebbe anche rendere più trasparente il suo processo di amonizioni, spiegando in modo più chiaro agli utenti la gravità dei provvedimenti presi, e quindi se sono a rischio di una sospensione permanente.

Facebook potrebbe comunque scegliere di dare ad alcuni account un trattamento speciale, sempre imposto dalla loro notorietà e, quindi, dal diritto di cronaca. La differenza è che il social ora dovrebbe chiarire al pubblico quali sono gli account ‘privilegiati’ e perché.

In passato Mark Zuckerberg aveva più volte rifiutato l’obbligo di censurare o regolare il contenuto dei post dei politici, sostenendo che non è compito di un’azienda privata quello di essere “giudice della verità”.

 

 

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