Purtroppo una parte di me era consapevole che quando avrebbe scritto la recensione di The Conjuring – Per Ordine del Diavolo, terzo capitolo cinematografico della saga dei demonologi Ed e Lorraine Warren creata nel 2013 da James Wan, non l’avrebbe fatto con l’entusiasmo dei precedenti film. E perché questo? Perché non è stato James Wan a curare la regia di questo film.

Chi è stato il regista? Michael Chaves. E chi è Michael Chaves? Il regista de La Llorona – Le Lacrime del male. Ah. AH! E per chi ha visto il film sa di cosa parlo, per chi non l’avesse visto… Well, vi siete salvati da due ore di totale nulla.

Il terzo capitolo dedicato ai Warren, in uscita il 2 Giugno al cinema con Warner Bros., quello che all’apparenza sarebbe dovuto essere il più procedurale e seguire uno dei casi che più ha scioccato l’opinione pubblica creando un precedente nella giurisdizione americana, ovvero quello del processo ad Arne Johnson del 1981 – reo confesso dell’omicidio del proprio padrone di casa e difeso dal suo avvocato con l’attenuante di aver agito sotto l’influenza di una possessione demoniaca – si mostra essere il più fiacco, banale e, purtroppo, meno spaventoso di tutti.

Del resto è sempre così. James Wan crea un universo, un franchise horror appassionante capace di mettere d’accordo tutti, dal super fan dell’horror movie allo spettatore della domenica e dopo un po’ lo “abbandona”, lasciando la palla a colleghi che, purtroppo, non sono degni successori. È già successo con Saw, con Insidious e, purtroppo, è accaduto anche con The Conjuring.

The Conjuring è l’inizio di un universo espanso che ha avuto dalla sua una serie di spin-off ispirati ad alcune delle terrificanti creature che abbiamo visto susseguirsi nel corso della serie principale. Ovviamente sto parlando di Annabelle, The Nun e, la già citata, La Llorona – Le Lacrime del Male, quella apparentemente più distaccata dal resto delle pellicole e che si collega grazie ad un personaggio, quello di padre Perez, che consiglia alla famiglia afflitta dalla terribile presenza di rivolgersi proprio ai coniugi Warren.

L’ordine d’uscita delle pellicole non corrisponde alla timeline cronologica con cui si svolgono gli eventi. Potreste comunque recuperare tutta la saga senza enormi problemi in questo modo, ma se siete dei fissati con le timeline allora la linea da seguire è questa:

Di tutte queste pellicole una sola cosa vi è sufficiente sapere: nessuna è a livello di The Conjuring e The Conjuring – Il Caso Enfield, appunto le uniche dirette da James Wan, sopratutto la prima del 2013.

Il modo in cui Wan riesce a combinare terrore, suspence e interesse per la storia è unico.

I suoi escamotage sono incredibili e alcune sequenze da lui dirette sono davvero capaci di terrorizzare i più, lasciando anche dopo la fine del film la sensazione che qualcuno sia lì, con noi, ad osservarvi nel buio.

Soprattutto la creazione e struttura della suspence è talmente tanto studiata da reggere dall’inizio alla fine, in un crescendo continuo di emozioni e suggestione. James Wan è davvero capace di suggestionarti con poco, creando scene davvero iconiche, come quella di “giochiamo a battimani” nel primo film.

recensione di The Conjuring - Per Ordine del Diavolo

Dopo tutte queste premesse è quasi inutile dirvi di non aspettarvi tutto questo dal successivo terzo capitolo diretto da Chaves. La mancanza della mano di Wan si sente e si sente pure troppo, trasformando il tutto nel classico horror standard, dal jumpscare telefonato, musica invasiva per risvegliarsi nel caso vi foste addormentati, “demoni” ormai dalla conformazione tutta uguale, e una storia che purtroppo ha come focus unicamente Ed e Lorraine Warren, le loro indagini e… il loro momenti romantici, dimenticandoci spesso e volentieri di quello che sarebbe dovuto essere il caso principale: il processo di Johnson come colpevole di omicidio a causa di una possessione demoniaca.

Certo, non parliamo di un vero e proprio disastro come il precedente La Llorona – Le Lacrime del Male, ma se andiamo a vedere i predecessori The Conjuring, c’è ben poco per cui stare allegri.

Cerchiamo di esplorare di più nel dettaglio questa recensione di The Conjuring – Per Ordine del Diavolo.

Una notte perfetta per un esorcismo

recensione di The Conjuring - Per Ordine del Diavolo

Tutto comincia così, come le migliori (o forse peggiori) storie horror: fulmini e tempesta, una casa illuminata dalle candele e una presenza oscura minacciosa che si aggira tra le mura di una casa di una tranquilla famiglia di una piccola cittadina. La vittima? Un bambino.

Urla. Bava. Corpi orribilmente trasfigurati e che si contorcono su di un tavolo. Un esorcismo in piena regola con tanto di citazione a quel grande cult del 1973 L’Esorcista di William Friedkin.

Ed e Lorraine stanno provando a liberare il piccolo David dalla malvagia possessione ad opera del maligno, ma qualcosa di più sinistro si nasconde dietro tutto quello. Una vera e propria maledizione che, purtroppo, non si risolverà facilmente solo in quella notte. Infatti, nonostante David sia apparentemente salvo, il male si aggira ancora tra le mura della famiglia Glatzel e ha un nuovo bersaglio.

Dopo questa prima lunga sequenza, sicuramente quella più intensa e meglio costruita a livello di suspence e angoscia, ricordando proprio tono e mood dei film precedenti e che, quindi, fa ben sperare per il proseguo della pellicola, la storia entra nel vivo, prendendo però una piega del tutto inaspettata. E no, non in modo positivo.

Sconvolto dagli eventi di quella notte, Arne Johnson, compagno della sorella maggiore di David, Debbie, si ritrova ad essere ossessionato da visioni di presenze oscure. Demoni deformi e distorti che lo rendono instabile, paranoico e schizofrenico. Sotto effetto di una di queste visioni, per nulla lucido e completamente soggiogato dalla presenza, il ragazzo si ritrova a compiere azioni di cui non ha alcun controllo, arrivando all’inevitabile punto di non ritorno.

Consumato il tutto in una mancia di minuti dall’inizio del film, adesso quello che ci saremmo aspettati di vedere è come effettivamente si possa costruire una difesa sulla base di un’ipotesi di possessione. Quali sono le prove da mostrare al giudice? Come si comporterà l’accusa? E come – effettivamente – i coniugi Warren hanno preso parte al caso?

Ecco, nulla di tutto questo ci verrà mostrato. Si arriva dal punto A al punto B senza alcun criterio logico. Il processo non è assolutamente ciò che interessa al regista. Il focus principale sono i Warren, la loro indagine – che coinvolge Arne fino ad un certo punto, spesso facendoci anche dimenticare la presenza del ragazzo – e il loro rapporto, la loro relazione sempre più messa a dura prova nel corso di questi anni di sempre più pesanti e sfibranti casi di possessioni e presenze. Per carità, la relazione dei Warren e il loro amore e fede in Dio è sempre stato uno dei punti focali dei film e vera forza per sconfiggere le forze del male; al tempo stesso, però, anche gli altri personaggi hanno sempre avuto largo spazio nella storia, basti pensare alla famiglia Perron nel primo film o ai Hodgson nel secondo.

recensione di The Conjuring - Per Ordine del Diavolo

Qui gli altri scompaiono quasi del tutto, se non per brevi momenti tra Arne e Debbie che sembrerebbero quasi ricalcare la relazione idilliaca, nonostante tutto, che c’è anche tra Ed e Lorraine.

Altro punto “interessante” è anche il cambio di registro che si vede nella stessa pellicola non solo in relazione ai film precedenti, ma anche nel modo di trattare la storia. Potremmo quasi dividere il film in due parti: una prima dove si cerca comunque di concentrarsi su aspetti più “spaventosi”, una seconda, invece, più frenetica dove l’azione, una fittizia corsa contro il tempo, malori dei protagonisti e indagini un po’ abbozzate prendono il sopravvento.

Da questo punto di vista parliamo di un vero e proprio punto di rottura con tutto ciò che abbiamo visto nei capitolo precedenti.

Non il The Conjuring in cui avremmo sperato

recensione di The Conjuring - Per Ordine del Diavolo

Ben vengano i cambi di rotta, soprattutto quando si ha voglia di svecchiare un format, renderlo ancora più avvincente e migliorarlo. La parola chiave però è esattamente questa: migliorarlo. Purtroppo, come vedremo andando avanti in questa recensione di The Conjuring – Per Ordine del Diavolo, non si tratta certo di un passo avanti e un miglioramento, ma bensì di un peggioramento.

Tanto in sceneggiatura quanto in regia, Michael Chaves non riesce a rendere giustizia a quanto fatto da James Wan fino a questo punto. Al posto dell’horror troviamo un film più mistery, dove sicuramente c’è più spazio per “l’action” (se così vogliamo definirlo) che per la tensione vera e propria. Niente più case spiritate e luoghi più canonici del genere horror o comunque di questa saga, ma largo spazio agli ambienti in esterna, ai flashback e luoghi su luoghi che si alternano tra di loro, compresa la casa dei Warren che di tanto in tanto compare sulla via. Anche da questo punto di vista, la localizzazione geografica dei punti appare sempre molto confusionaria e poco precisa.

recensione di The Conjuring - Per Ordine del Diavolo

Purtroppo questa confusione si percepisce nello svolgimento della storia stessa. Sembrerebbe quasi che Chaves non abbia davvero idea né di cosa voglia raccontate né tanto meno di cosa stia raccontando. Di tanto in tanto qualche intuizione più avvincente c’è, spesso e volentieri dovuta alla stessa presenza di Ed e Lorraine, ma il più delle volte è come se il regista non fosse esattamente capace di portare a termine il lavoro che gli è stato commissionato.

E nonostante l’affezione e il carisma dei due protagonisti – grazie agli stessi interpreti, Patrick Wilson e Vera Farmiga che si confermano ancora una volta perfetti per il ruolo – perfino loro sembrano essere poco coerenti con scelte e azioni che compiono, distaccandosi non poco dagli Ed e Lorraine a cui ci eravamo molto affezionati nei capitoli precedenti. Sembrerebbero essere posseduti a loro volta da una forza che li fa agire in modo randomico. Sapete come si chiama questa “forza”? Cattiva caratterizzazione.

Inoltre le stesse creature che spesso e volentieri ritornano nelle storie, nei passaggi di vita o che ci danno accenni per il futuro, non sembrano essere presenti.

È come se la pellicola di Chaves volesse completamente distaccarsi con tutto ciò che è stato fatto fino a questo momento.

Non ci sono spiragli neanche per il futuro. Strano, molto strano.

The Conjuring del resto si contraddistingue proprio per questo: disseminare piccoli elementi, spesso e volentieri inquietanti, che poi andiamo a ritrovare tra i vari film, a prescindere dalla loro riuscita o meno.

Un horror che di horror non ha nulla

recensione di The Conjuring - Per Ordine del Diavolo

L’aspetto che ho meno digerito è la struttura del genere horror all’interno di questo film. In questi anni, salvo le solite rare eccezione di un horror più autoriale come quello di Jordan Peele, Ari Aster, Robert Eggers e pochi altri, l’horror è diventato uno dei generi più abusi e più mal diretti.

Parliamo di pellicole standard, banali, caratterizzate dai soliti jumpscare telefonati, creature che sembrano più pupazzi fatti con lo stampino con i soliti occhi che si accendono nell’angolo più cieco della casa X, sonoro sempre troppo più alto rispetto ai dialoghi (ho sempre l’impressione di uscire sorda dalla sala dopo questi film) e che il più delle volte fungo da sveglia quando si ha l’impressione che lo spettatore si sia addormentato dopo minuti su minuti di nulla cosmico. Personaggi che non sanno quello che fanno, storie che non hanno una meta. Tutto succede per caso, governato da una forza “maggiore”.

Ecco, storie povere in tutto. Povere di racconto, povere di orrore, povere di fantasia. Poco ispirate e sempre inchiodate in strutture macina soldi buone solo per “l’appassionato della domenica”. Nulla di più. Nulla di meno.

In questo The Conjuring, come visto prima, si era sempre distinto grazie alla regia e supervisione di un regista come James Wan, capace di saper combinare elementi accattivanti per ogni tipo di pubblico, rendendo l’esperienza suggestiva, soddisfacente e terrificante.

Purtroppo, invece, con Michael Chaves ci troviamo di fronte a quanto detto prima, o quasi. La storia è inesorabilmente piatta, non completamente banale grazie al caso reale – come del resto tutti quelli che sono stati il soggetto delle storie precedenti con protagonisti i Warren – ma comunque meno strutturata.

Troppa carne sul fuoco dalla seconda parte in poi che ci fa perdere tanto negli avvenimenti quanto negli spostamenti. Non si comprende quale sia il vero obiettivo del film che, di conseguenza, perde anche la sua anima, la sostanza del fulcro centrale. Non spaventa. Non mantiene lo spettatore sulle spine, a stento ce lo porta. Non riesce a far appassionare e, anzi, nella parte centrale annoia anche troppa.

Inoltre, le troppe, davvero troppe sequenze dedicate all’amore oltre i confini del bene e del male di Ed e Lorraine assume i toni dello smielato e dello stucchevole. Si, sappiamo quanto la relazione dei due personaggi è importante ma se volevo vedere solo una storia d’amore avrei scelto un altro film.

E quindi, si va avanti più per il desiderio di sapere dove si voglia davvero andare a parare con la storia, e magari avere qualche gancio per il futuro di The Conjuring, ma in realtà nessuno di questi elementi viene pienamente soddisfatto.

Avviandoci alla conclusione della recensione di The Conjuring – Per Ordine del Diavolo, purtroppo quello che rimane è tanta amarezza e anche un po’ di nostalgia per una saga che, evidentemente, è arrivata alle sue battute finali. Un peccato che la conclusione non sia stata effettivamente firmata da Wan, regalandoci l’emozioni e i brividi che ci hanno accompagnato dal 2013 fino ad oggi.

Non esattamente il film che avremmo voluto vedere. Non esattamente il terzo capitolo che questa saga meritava di avere.

 

The Conjuring – Per Ordine del Diavolo è al cinema dal 2 Giugno

 

 

55
The Conjuring - Per Ordine del Diavolo
Recensione di Gabriella Giliberti

The Conjuring - Per Ordine del Diavolo di Michael Chaves non si mostra essere un degno successore della saga creata da James Wan e diretta, fino a questo punto, dallo stesso regista. Nonostante qualche intuizione interessante, una bella sequenza iniziale e una storia che poteva dare davvero tanto, il film si mostra essere l'ennesimo horror piatto, standard, infarcito di jumpscare e che non riesce davvero a spaventare lo spettatore.

ME GUSTA
  • Patrick Wilson e Vera Farmiga sempre stupendi e perfettamente in parte
  • La storia di partenza è molto interessante, come tutte le storie su cui hanno indagato nella realtà i Warren
  • La sequenza iniziale è molto suggestiva e inquietante, con tanto di omaggio all'esorcista
FAIL
  • Il cambio regia allontana anni luce la pellicola dai precedenti film, senza neanche inserire riferimenti all'universo espanso
  • Sceneggiatura poco ispirata, si lascia sfuggire il mood horror e procedurale tra le mani, andando a sbattere contro il prevedibile e il banale
  • Troppi jumpscare e musica usata unicamente per rimpiazzare i buchi lasciati da una sceneggiatura sciatta e priva di suspence
  • Un eccessivo abuso di scene romantiche, smielate e stucchevoli tra i due protagonisti
  • Se questo è l'ultimo capitolo di The Conjuring, che grande occasione sprecata