Crudelia, la recensione: l’irresistibile e rockeggiante live-action della Disney

2 mesi fa

14 minuti

recensione di Crudelia

In questa recensione di Crudelia non so se sono più emozionata – e felice – perché la Disney è riuscita a ricreare un live-action davvero interessante, ben realizzato dal punto di vista tecnico e artistico, e da un ritmo coinvolgente; o se essere più felice che Crudelia, come molti altri film di questo periodo, sia arrivato tanto al cinema, precisamente il 26 Maggio, quanto on demand, ovvero dal 28 Maggio su Disney+ con accesso VIP.

Nel dubbio sono felice e soddisfatta in ogni caso!

Crudelia è l’origin story su una delle villain più perfide della storia della Disney, appunto Crudelia DeMon (in versione originale Cruella DeVil), la perfida stilista de La Carica dei 101 che voleva brutalmente sopprime i cuccioli di dalmata di Pongo e Peggy, degli “amici” Anita e Rudy, per la sua bellissima pelliccia. Bleah!
La pellicola va ben oltre la costruzione dell’origine di un villain, ma scivola fin alle radici della sua creazione, ponendosi una di quelle domande che da sempre assillano la testa di storici, criminologi, psicologi e sociologi: si nasce o si diventa cattivi?

A modo suo, nella Londra del punk, tra sfilate aggressive, rock ’n’ roll ed eccessi, la pellicola diretta da Craig Gillespie prova effettivamente a rispondere a questa domanda, dandoci un’immagine della perfida villain completamente differente da quella che credevamo conoscere.

Si, perché sotto Crudelia c’è Estella e sotto Estella c’è una ragazza messa ai margini della società, una bambina mal voluta da sempre, che si è nutrita dal male imposto dagli altri fino a diventare essa stessa il male. Tutto questo contornato da un genio ribelle, rivoluzionario ed estremamente feroce.

In ogni sua creazione, in ogni suo bozzetto o acconciatura o make-up, Estella esprime al mondo la sua rabbia, il suo dolore, la sua frustrazione. E se per il mondo non è abbastanza umano per accogliere tra le braccia una bambina cresciuta troppo in fretta, per strada e in compagnia di altri due improbabili “figli di nessuno”, allora il mondo dovrà prepararsi alla “terrificante” ascesa di Crudelia.

Nella recensione di Crudelia vedremo come Disney sia riuscita finalmente a confezionare il suo live-action di miglior fattura. Un film che parla di freaks, rock star e ribellione. Un film che se vogliamo potrebbe essere perfino una sorta di coming of age che prende forma tra i tetti londinesi, a suon di musica punk e rock, contornato da lustrini, pizzi e pailettes. Una pellicola che strizza decisamente meno l’occhio alla famiglia e ai bambini, ma che invece abbraccia un pubblico più fresco e maturo.

recensione di Crudelia

Craig Gillespie si lascia incantare dalla bellezza di Emma Stone che fa Crudelia completamente sua. La sua presenza è ciò che regge completamente il film, perfino negli scenici ed incredibili scontri con l’altrettanto meravigliosa Emma Thompson, interprete dell’altezzoso personaggio de La Baronessa, stilista che ha dominato da sempre le scene dell’alta moda londinese senza rivali, almeno fino all’arrivo del gusto stravagante, trasgressivo e rivoluzionario (ma soprattutto giovane) di Crudelia.

Una guerra generazionale che si combatte a colpi di sfilate, trasgressioni, red carpet e fuochi d’artificio. L’allievo che supera il maestro? Oh, qui c’è di più, molto di più.

La vera star del film resta comunque la Stone. La sua interpretazione è magnetica, carismatica, assolutamente incredibile. È come se recitasse due personaggi contemporaneamente, sicuramente divertendosi, ma con una tale padronanza del personaggio che non avrebbe bisogno di nient’altro attorno a lei. Sembra darci l’impressone di essere praticamente nata per interpretare questo ruolo. Se ne impossessa dall’inizio alla fine, senza permetterci di abbassare mai lo sguardo.

 

 

Un lavoro davvero impressionante che sicuramente continua tanto con gli altri membri del cast, così come con la regia perfettamente in mood con il tipo di personaggio sopra alle righe trattato (del resto, stiamo parlando dello stesso regista che ha firmato quella perla di I, Tonya, biopic sulla vita dell’eclettica e controversa pattinatrice Tonya Harding), quanto con gli elementi scenici: costumi, scenografie, musica, colori.

Crudelia è film che sa perfettamente come intrattenere e coinvolgere regalando qualcosa di nuovo allo spettatore senza necessariamente tradire (troppo) il suo personaggio d’origine.

Ma scendiamo di più nel dettaglio.

È nata una… strega!

recensione di Crudelia

La storia di Crudelia parte dalla Londra del 1964, dove una bambina dall’anima divisa in due, bianca e nera, proprio come i suoi capelli, viene data alla luce in una notte buia e tempestosa (le origini che ogni villan sogna di avere).

Estella sa fin da subito di essere una bambina diversa da tutti gli altri. Costantemente arrabbiata con il mondo, divisa da due entità in continua lotta tra loro, si fa strada in un mondo dove non l’accetta per quello che è, seminando caos e scompiglio. Il suo sogno è quello di diventare una stilista e creare una vera e propria rivoluzione nell’ambito della moda (ma non solo).

Ovviamente il sogno di Estella è tormentato fin dall’inizio, a cominciare dalla condizione economica in cui sua mamma e lei vertono. Inoltre, la vita non si mostra essere troppo misericordiosa con la bambina, facendole conoscere fin da subito le brutture, il dolore e una profonda sofferenza che farà sprofondare sempre di più la volontà di Estella, lasciando emergere l’estro malvagio di Crudelia.

Rimasta sola al mondo, Estella sfrutta la sua creatività, intelligenza e furbizia per emergere in un mondo di squali. In un mondo fatto di prede e predatori.

La Londra degli anni settanta del punk rock, della ribellione giovanile e del cambio radicale delle regole.

Accompagnata da una coppia di giovani ladri che apprezzano la sua inclinazione – o quasi – alla cattiveria, Estella riesce non solo a costruirsi una vita per le strade di Londra, ma a dare atto alla sua scalata per il successo che, inevitabilmente, consiste anche in un lungo percorso di elaborazione del lutto e… vendetta.

Cominciano uno stage presso l’iconica, elegante e altezzosa (e non meno perfida) Baronessa von Hellman, interpretata dall’attrice due volte premio Oscar Emma Thompson, Estella comincia a fare un passo in più verso il suo sogno. Certo, non parliamo sicuramente di uno stage semplice e che non potrà fare a meno di ricordare ai più un film altrettanto iconico come Il Diavolo Veste Prada. Le similitudini sono, effettivamente, molteplici. Il percorso, invece, nonché l’epilogo, sarà molto, molto diverso.

recensione di Crudelia

Ed è proprio l’incontro con la Baranossa a smuovere ancora di più la sete di successo, ed alcuni torbidi ricordi del passato, in Estella, andando a scoperchiare sentimenti che credeva di aver sepolto molto, molto in fondo il suo essere. Ricordi dolorosi. Traumi non del tutti elaborati che la porteranno a dover affrontare una ferita ancora fresca e sanguinante.

Estella lascia il suo posto a Crudelia

Ed è così che giorno dopo giorno, consumata sempre più dalla brama di potere, di successo, dall’ossessione di voler lasciare un messaggio, una traccia indelebile del suo passaggio, che Estella lascia il suo posto a Crudelia, segnando la vera e propria nascita di una della villan più iconiche della storia del cinema d’animazione.

Come Vivienne Westwood ma più Crudelia

recensione di Crudelia

In uno sfoggio di musica e colori, Crudelia si muove per le strade di Londra proprio come se fosse Vivienne Westwood. È un genio o una vandala? Fin dove può spingersi effettivamente un’artista? Sono queste le domande che assillano più di tutti la platea di persone coinvolte in questo spettacolare circo che Crudelia mette in scena su di un palco immenso, la stessa Londra.

Stravagante, eccessiva, ribelle. Difficile dimenticarsi di Crudelia, così come è difficile dimenticarsi delle sue comparsate in scena e dei suoi costumi.

Parlando di un film su di una stilista o aspirante tale, è indubbio che il costume debba essere parte del cuore pulsante dell’apparato scenico e anche narrativo della pellicola.

Non è un film su dei costumi, sia chiarissimo, nonostante ben 47 sono stati pensanti e realizzati per la Stone e 33 per la Thompson. È un film su di un’artista, una donna che crea vestiti e si esprime attraverso la moda, il tessuto, l’abito. Ed è quindi fondamentale che l’abito sia trattato come uno dei personaggi principali di questo film. Del resto, è da questo che parte la straordinaria costumista Jenny Beavan, donna che la Londra narrata da questo live-action l’ha vissuta per davvero, e riporta con le sue incredibili creazioni quello stesso tipo di esperienza, di concetto, di messaggio.

recensione di Crudelia

Si, perché la moda lancia dei messaggi, delle provocazioni. La moda esprime un pensiero, addirittura un pensiero politico. Pensiamo ai grandi brand come Versace, Valentino o Dior o Chanel. Quello che maison di questo tipo hanno fatto nel corso della storia dell’arte, della cultura, della società. Cosa hanno comunicato anche solo con la loro presenza questi stilisti.

C’è sempre una storia dietro ogni scelta stilistica. Nulla viene scelto per caso, né un modello, uno stile o un colore o un tessuto. C’è sempre un messaggio, c’è sempre una motivazione valida per la quale si è fatta una determinata scelta. Ed è esattamente quello che fa la nostra perfida e vendicativa, nonché inarrestabile, protagonista.

Crudelia, in tutto il suo genio folle e creativo, esprime l’essenza della moda come forma di comunicazione, di rivoluzione e ribellione nei confronti delle autorità. Cambio drastico delle idee, del modo di pensare.

La Baronessa è il passato, Crudelia è il futuro.

Il bianco e nero sono sicuramente i colori predominanti del look di Crudelia, eppure sono proprio le punte di colore quelle che esprimono la realtà del suo vero stato d’animo: arrabbiato, ferito, alla ricerca di vendetta.

Crudelia, un’opera rock ‘n’ roll

recensione di Crudelia

Così come abbiamo visto in questa recensione di Crudelia, i costumi svolgono un ruolo centrale e importante, allo stesso modo la musica non è da meno e merita un capitolo a sé.

Il carattere del film viene dato in larga parte dalla musica che crea una suggestiva atmosfera perfettamente bilanciata in questa pellicola.

Aggressiva. Arrabbiata. Rockeggiante. La musica è l’anima di Crudelia, cambia nel tempo, negli anni, esattamente come cambia Crudelia.

La colonna sonora è stata curata dallo straordinario compositore Nicholas Britell, occupandosi di creare il perfetto tappeto musicale per poter esprimere al meglio l’estro malvagio e folle della nostra protagonista, ma anche la sua parte più fragile e drammatica.

Oltre al pezzo originale “Call Me Cruella”, una canzone eseguita da Florence and the Machine fatta apposta per il film e che arriverà durante i titoli di coda, molti sono gli artisti che hanno segnato la musica dagli anni ’60 agli anni ’80 in quel di Londra, riversandosi poi in tutto il mondo.

Tra questi troviamo “Feeling Good” di Nina Simone, “Bloody Well Right” dei Supertramp, “Stone Cold Crazy” dei Queen, “One Way or Another” dei Blondie e ancora “Five to One” dei The Doors, “Livin’ Thing” degli Electric Light Orchestra, “Should I Stay or Should I Go” dei The Clash e immancabile come ogni film dove un villain prende la sua forma e si presenta al pubblico in tutto il suo splendore “Sympathy For The Devil” dei The Rolling Stones.

recensione di Crudelia

Non stiamo parlando di un musical, mi sembra ovvio. Nessuno si metterà a cantare all’improvviso nel bel mezzo di un discorso; ma, appunto, come detto, la musica è una parte fondamentale del carattere del film e dell’anima degli stessi personaggi. Dona qualcosa in più alla pellicola.

La rende ancora più accattivante e suggestiva!

Molto più che un Origin story

recensione di Crudelia

Perché ci troviamo ad essere “così” entusiasti per questo live-action? Perché con Crudelia Disney va oltre la superficie. Scava e approfondisce il suo personaggio, dandoci una panoramica a 360°. Siamo partiti dalla domanda se si nasce o si diventa cattivi, e questo film in tutta la sua essenza da una risposta.

Estella/Crudelia affrontano un viaggio di crescita, di formazione e di cambiamento. Un viaggio segnato dal dolore, dalla sofferenza, dalla perdita. Questo film riassume le fasi del lutto. Crudelia parla anche di morte, ed ecco perché assume una sfera più adulta, un “look” che ben si distanzia dalle famiglie ma più si avvicina ad un pubblico capace di gestire e comprendere questo personaggio.

Estella deve colmare una profonda perdita che la tormenta da quando è bambina, per cui si è sentita in colpa da sempre. La scoperta della verità non è una forma di liberazione, quanto più il “click” di quell’ingranaggio che lascia scoperchiare il vero vaso di… Crudelia.

Emma Stone si immortala in un monologo che racchiude tutto questo e molto di più, fungendo anche come voce di un mondo che mette ai margini i più deboli, i “diversi”, chi osa troppo, chi sogna troppo. Siamo tutti villain? No, ovvio che no. Ma siamo tutti figli dello stesso mondo, eppure c’è sempre una classificazione in esseri umani di serie a e serie b.

Crudelia da voce a tutte le sfumature dell’essere umano. Gli rende giustizia. Funge da manifesto di un’inclusività giusta e sana, così come a volte alcuni nomi della moda, della musica, del cinema, della letteratura hanno fatto.

Molte sono le icone che si rincorrono in Crudelia, dalla già citata Westwood a David Bowie, e Crudelia stessa è un’icona. L’icone delle icone.

In un momento di grande raccoglimento, flusso di coscienza intimo e profondo, dove Estella si mette per l’ultima volta allo specchio, si confronta con il suo passato e intravede il suo futuro, il film arriva al culmine della sua essenza.

Il monologo perfettamente interpretato dalla Stone riassume la vera anima di questo film, il vero intento e messaggio. Sono parole feroci, colme di rimorso, colme di un dolore e di ferite che difficilmente si riescono a sanare. Potremmo dire che Crudelia è una donna avvelenata dalla vita e che per non morire è diventata ella stessa il veleno. In fondo, è una forma di sopravvivenza, per quanto sbagliata che sia.

recensione di Crudelia

Estella, da sempre divisa in due mondi, compie una scelta. Probabilmente non quella più facile, forse quella più scontata, eppure una scelta che cambierà completamente il suo destino e quello di chi le sta intorno. E citando un altro personaggio (sicuramente meno conosciuto di Crudelia, ma se avete fatto i compiti nell’ultimo mese lo riconoscerete):

Fine, make me your villain!

 

In conclusione della recensione di Crudelia, cosa altro potrei aggiungere se non di invitarvi ad andare al cinema a vedere questo ottimo film. Si, perché Crudelia è un ottimo film. È la dimostrazione del fatto che Disney finalmente ha trovato modo e voglia di osare, di andare oltre le classiche strutture del live-action.

Ci propone qualcosa di nuovo, meno famiglio centrico. Una storia interessante, dinamica e attuale, dalla regia diversa dal solito, che strizza l’occhio ad un pubblico più maturo ed una narrazione ritmata che sicuramente si prende qualche licenza poetica in più ma che al tempo stesso sa come essere fedele al personaggio da cui trae ispirazione. Non soffermiamoci sul mero “è un film sulla moda” perché non è così.

Crudelia è una stilista, si esprime con i vestiti ed è giusto che questi abbiano un ruolo cruciale nel suo processo creativo e di ascesa alla sua sfera malvagia, ma non sono il centro di tutto. Il centro di tutto è la sofferenza, è la rabbia, il dolore e la solitudine che come un veleno intossica giorno dopo giorno.

Crudelia è figlia di questo veleno che in parte è nel suo DNA, ma in larga parte è il frutto di una società che ha ancora enormi problemi ad accettare la diversità. Ad accogliere le persone in tutte le loro sfumature e differenze, ponendoti sempre sotto l’occhio del mirino, giudicando, ragionando in compartimenti stagni e secondo costrutti che ancora adesso pesano, pesano tantissimo su come si dovrebbe essere.

Una società che continua a dividere le persone in ultimi e primi, ma arriva un momento in cui anche l’ultimo si ribella, e le conseguenze – spesso e volentieri – possono sfuggire da qualsiasi controllo.

Cosa sarebbe successo se Estella fosse stata amata per quello che è davvero? Probabilmente non lo scopriremo mai, ma come punto di partenza per una riflessione più ampia potrebbe essere ottimo anche solo per guardarsi un po’ intorno e smettere di far finta di non vedere. Smetter di far finta di non capire. Smetter di giudicare sulla base del nulla.

***

Differenze tra le varie versioni del personaggio, easter egg e curiosità ve le raccontiamo in questo video:

 

 

Crudelia vi aspetta al cinema dal 26 Maggio e su Disney+ con accesso VIP dal 28 Maggio

85
Crudelia
Recensione di Gabriella Giliberti

Crudelia è un film diverso da qualsiasi live-action Disney visto a fino questo momento. Una pellicola che si allontana dal classico pubblico per famiglie, confezionando il coming of age su una protagonista a tutto tondo. Una cattiva che cattiva ci è diventata, ma che decide di sua volontà di cedere al "lato oscuro della forza" e ci si trova anche dannatamente bene. Divertente, ritmato, carico di adrenalina e dai costumi e musica che diventano il fulcro nevralgico della narrazione. Emma Stone DIVINA!

ME GUSTA
  • Emma Stone in completo stato di grazia
  • Un fim ribelle, dinamico e carismatico, capace di intrattenere dall'inizio alla fine
  • Costumi e scenografie sono il fiore all'occhiello di un film i cui costumi sono parte del cuore pulsante
  • Colonna sonora iconica
FAIL
  • Emma Stone mette in ombra quasi tutto il cast, se questo da un lato è un bene, dall'altro non ci permette di analizzare tutti gli altri personaggi
  • Di tanto in tanto si concede qualche piccola ingenuità a livello di dialoghi
  • La CGI dei cani dalmata, mah!
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