TikTok abbandona Hong Kong: antefatto alla Globalizzazione 4.0

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10 mesi fa

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tiktok

Per evitare di cedere i dati utente alla Cina, TikTok si ritira da Hong Kong con una soluzione che sarà emulata da altre aziende.

Il social videomusicale è al centro di uno scontro politico: da una parte le ambizioni di controllo del suo Paese natio, la Cina, dall’altra le accuse di spionaggio mosse da nazioni che vogliono sanzionarlo. Per uscire dall’impasse, TikTok prende formalmente le distanze dal governo comunista, ma è già pronta a colmare il buco con un’altra app.

La Cina non si è mai dimostrata aperta nei confronti della libertà di parola. Chiunque volesse approfittare del suo remunerativo mercato è stato costretto in un modo o nell’altro a chinare la testa e a condividere con lo Stato la gestione dei server dedicati.

 

hong kong

 

Hong Kong è stata per anni la scappatoia a questa regola. Essendo una regione dotata di regole amministrative speciali, i suoi peculiari codici legislativi hanno permesso alle multinazionali occidentali di commerciare con l’Oriente senza dover rinunciare del tutto ai vantaggi della democrazia.

Le cose stanno tuttavia cambiando velocemente.

La Cina, la quale avrebbe dovuto normalizzare il sistema di Hong Kong nel 2047, sta emanando una nuova serie di leggi atte ad accelerare di molto i tempi del riassorbimento, di fatto bruciando le tappe prefissate dagli accordi politici precedentemente siglati.

Nello specifico, a far tremare le sfere filo-democratiche è stata l’implementazione di una norma che permette alla polizia di schiacciare velocemente ogni forma di moto secessionista, sovversivo o critico, il tutto in nome della “sicurezza nazionale”.

 

Proteste a Hong Kong

 

Per applicare al meglio la suddetta legge, le forze armate possono “intraprendere qualsiasi azione” per scandagliare la rete e perseguire gli utenti dissidenti, anche imporre alle reticenti aziende del web una collaborazione forzata.

TikTok, consapevole che l’amministrazione statunitense non veda l’ora di trovare una scusa con cui ostacolare le imprese cinesi, si è mossa repentinamente ed è divenuta il primo internet service a ritirarsi da Hong Kong, pur di non cedere alla Cina le informazioni dei propri iscritti.

Rinunciando al modesto mercato di Hong Kong, ByteDance, proprietaria di TikTok, si evita fastidiosi grattacapi e si garantisce la sopravvivenza sul suolo statunitense.

Nonostante tutto, ByteDance ha lasciato a intendere che il vuoto creatosi potrebbe essere facilmente colmato dalla sua Douyin, app omologa a TikTok che non si è mai fatta problemi a condividere i dati con il Governo cinese.

L’azienda non prevede di rendere Douyin accessibile sull’app store di Hong Kong, ma Douyin ha molti utenti di Hong Kong che hanno scaricato il software direttamente dalla Cina,

ha ammesso un portavoce di ByteDance.

ByteDance fa ripiegare il suo brand più popolare per mantenerlo inattaccabile, quindi risolve il vuoto commerciale mettendo in campo un programma che garantisce il medesimo servizio, riuscendo così a svincolarsi dai riflettori della politica estera. Un “gioco delle tre carte” che potrebbe essere emulato in futuro da altre aziende, nonché divenire la base per una Globalizzazione 4.0.

Il “sogno” per cui le multinazionali sarebbero divenute capaci di dominare il pianeta si è infatti dimostrato perlopiù insostenibile, almeno sul lungo periodo. La “fine della storia” per come l’aveva teorizzata Francis Fukuyama non si è mai concretizzata e le poche aziende che cercano di imporre apertamente i loro interessi si stanno scavando la fossa da sole, fomentando reazioni sempre più aggressive dai Governi.

 

polizia cinese

 

Con la recente manovra, ByteDance ha offerto un’alternativa con cui uscire da questo cul-de-sac, ovvero frammentare le proprie attività commerciali in modo che queste possano aderire facilmente alle necessità espresse dalle singole potenze politiche, tutto questo senza che vi sia bisogno di improvvisare infelici compromessi.

TikTok ha ceduto formalmente terreno, ma ByteDance presiede saldamente il mercato, anzi continua a crescere a una velocità disarmante. Una situazione di vittoria assoluta che salva l’immagine pubblica dell’azienda nonostante siano tutti consapevoli che nulla sia veramente cambiato.

Una vittoria che potrebbe ispirare anche altri mastodonti delle telecomunicazioni. Google, gigante del tech, ha dichiarato proprio oggi di voler abbandonare il suo progetto Isolated Region, progetto che mirava a fornire servizi cloud a quei Governi decisi a detenere il controllo dei dati web, Cina compresa.

Gli sviluppatori hanno lavorato al programma nella quasi totale segretezza e le voci di corridoio suggeriscono che il tutto sia stato abbandonato solo perché l’azienda non aveva intenzione di rovinare la propria immagine immischiandosi negli accesi dibattiti politici che stanno lacerando il mondo. Questa illazione è però smentita dal comunicato ufficiale, il quale recita che si stiano vagliando “approcci più efficienti“. Che questi nuovi approcci siano affini alla soluzione proposta da TikTok?

 

The Gateway è il magazine settimanale di Lega Nerd che vi parla del mondo della tecnologia e dell’innovazione.

 

 

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