Intervista a Claudio Sciarrone

Nell’anno del 50mo anniversario della nascita di Paperinik, abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con il disegnatore, recentemente approdato anche al ruolo di sceneggiatore, Claudio Sciarrone a cui si deve un grandissimo contributo nella realizzazione della saga di PK e dell’apprezzatissima ricontestualizzaizone del personaggio di Paperinik che ne è conseguita.

Immagino tu sia molto legato a PK vista la vera e propria rivoluzione che hai portato nel panorama fumettistico italiano con la tua rivisitazione in chiave supereroistica dell’alter ego di Paperino.  Com’è nato il tuo approccio al personaggio?

Noi giovani artisti di Disney Italia del PK Team, essendo cresciuti con le storie di Giovan Battista Carpi avevamo un po’ di timore reverenziale così abbiamo cercato di coinvolgere lo stesso Carpi proprio perché ci sentivamo eredi del suo grande contributo.

Il maestro ci disse che a lui non competeva mettere mano nel nostro progetto, spronandoci ad andare avanti con le nostre gambe perché la nostra idea era qualcosa di nuovo che meritava di essere sviluppata in maniera indipendente dai dettami classici che la precedevano.

 

 

Questo lavorare “a briglie sciolte” vi ha facilitati nell’opera di innovazione del personaggio che intendevate perseguire?
Reinterpretare non vuol dire per forza stravolgere ma, come diceva lo Zio Walt, cercare di innovare nella tradizione

L’insegnamento che ci ha trasmesso Carpi è che alla fine per quanto la creatività possa essere esplosiva e dirompente, quando si maneggiano personaggi eterni come quelli del panorama Disneyano alla fine il tuo ego te lo devi mettere un po’ in “saccoccia” perché bisogna mettersi al servizio di questi enormi interpreti in becco e piume e reinterpretare non vuol dire per forza stravolgere ma, come diceva lo Zio Walt, cercare di innovare nella tradizione.

 

Dopo così tanto tempo qual è il tuo legame con Paperinik?

Io sono innamoratissimo del personaggio e gli sono riconoscente all’infinito per quel che mi ha permesso di concretizzare nella mia carriera. Ho iniziato a lavorare su Topolino che non avevo ancora compiuto 19 anni, ero il più piccolo di tutti quanti.

Mi sono trovato a lavorare su PK e a ideare personaggi come “Il Razziatore” o a lavorare per limare “Lyla” che era ancora in uno stadio molto embrionale.

Se ci penso adesso mi è stato affidato un macigno enorme perché provate a pensare di mettere nelle mani di un ragazzino di appena vent’anni la rivisitazione grafica di un’icona del fumetto come Paperinik…

Probabilmente hanno veramente visto lungo Ezio Sisto, Paolo Cavaglione e tutto lo staff che allora formava la redazione perchè riuscivano a cogliere la personalità oltre che la persona è come se si sia verificata quella “tempesta perfetta” che ha permesso ai talenti di allora di esprimersi al meglio.

 

Recentemente ti stai cimentando nella scrittura, parlaci un po’ di come stai vivendo questo approccio differente al mondo del fumetto

Adesso che mi trovo, dopo 27 anni consecutivi di lavoro per Topolino in cui ho fatto storie una dietro l’altra, in un momento in cui sento una grande responsabilità oltre che verso i lettori anche nei confronti di me stesso.

L’esperienza in Disney mi ha cresciuto, formato e trasformato nel tempo portandomi al passaggio successivo della scrittura. Non è stato semplice raggiungere la consapevolezza di voler ideare storie perché le idee sono tante e non è mai semplice inquadrarle in un continuum, ciò nonostante mi sono messo in gioco scrivendo “Foglie Rosse” una storia che sta uscendo su Topolino proprio nel mese di novembre e che, da quel che si è visto sino ad oggi, sta piacendo ai lettori.

 

 

Ho passato 27 anni accanto a sceneggiatori eccezionali del calibro di Alessandro Sisti, Fausto Vitagliano, Roberto Gagnor, Francesco Artibani e tanti altri, e ho avuto modo di far tesoro dei loro esempi e insegnamenti. Leggendo le loro sceneggiature è come se avessi letto un grande manuale scritto dai più illustri nomi del panorama fumettistico italiano.

I dialoghi mi si formavano in testa proprio come se fossero le conversazioni di veri ragazzini

Certo “foglie Rosse” l’ho anche disegnata quindi la parte difficile è stata che le immagini le avevo già in testa così come  i dialoghi dei personaggi.

Mi sono trovato più volte a dover scrivere velocemente quel che mi veniva in mente perché ideando praticamente tutto – soggetto, sceneggiatura, storyboard e disegno – i dialoghi mi si formavano in testa proprio come se fossero le conversazioni di veri ragazzini.

Non so nemmeno io come ma in questo marasma creativo, forse per una qualche congiunzione astrale, mi è venuta fuori una sceneggiatura di 30 pagine ad episodio ognuno spaccato da un cliffhanger finale che rimanda alle 30 successive con una naturalezza che ha stupito anche me.

 

Quanto è difficile creare una storia che possa rimanere coerente con il passare degli anni?
Il bombardamento multimediale è a dei livelli impensabili rispetto a quando abbiamo iniziato

Soprattutto in un momento come questo, dove il bombardamento multimediale è a dei livelli impensabili rispetto a quando abbiamo iniziato, si fa fatica a mantenere una rotta precisa perché si è continuamente attratti da così tante seduzioni in termini visivi che quel che di è disegnato 5 minuti prima lo si vorrebbe già cambiare.

Un simile approccio rischia solo di farci correre dietro alla moda dell’ultimo momento andando magari a scapito dei veri contenuti.

 

A ben pensarci PK, che sembra anche lui tanto innovativo e tanto moderno, ha 26 anni sulle spalle! E’ ovvio che con le ultime saghe, quelle di Lorenzo Pastrovicchio o quelle che ho disegnato io, si è creato un taglio diverso per quel che riguarda la narrazione ei il character design, ma a parte qualche dispositivo aggiuntivo o qualche effetto particolare, Paperinik è rimasto più o meno lo stesso.

Il nostro innovare è consistito nel cerare un nuovo insieme di ambientazioni e personaggi con cui fare interagire il protagonista. Se ci pensi in PKNA quello che è cambiato è proprio ciò che sta intorno a Paperinik, i problemi si fanno via via sempre più grandi quindi l’eroe ha una responsabilità sempre maggiore e ciò porta il pubblico dei lettori a vedere i suoi superpoteri come ancora più immensi e questo pare essere quel che fa apprezzare  anche a distanza di tempo.

 

 

 

Guardando all’innovazione, in PK abbiamo assistito all’introduzione di personaggi esplicitamente sensuali così come alla costruzione di scene d’azione tipiche del mondo dei comics americani. E’ stato difficile far accettare alla Disney queste idee?
Ha fatto molto di più l’immaginario dei lettori che la mia matita.

Erano i primi anni novanta, gli anni della Image Comics e di Top Cow che ci avevano sommerso di un sacco di eroi e di belle figliole. In quel periodo abbiamo assistito ad una rivalutazione dei supereroi anche in termini femminili: una donna in azione può far trasparire moltissima sensualità.

Ricordo anche che erano anche gli anni di Sports Illustrated e dei suoi calendari che cercavano di mostrare il lato sexy dello sport. Anche noi ci abbiamo provato sia con aliene che con la stessa Lyla e mi sono cimentato personalmente del progetto ma non è mai stato pubblicato.

Al di là di questo non posso dire di aver avuto grandi difficoltà nel proporre i personaggi perché in quel momento c’era tanta voglia di innovare ed è stato talmente dirompente il successo avuto da PK che di fatto nessuno si è posto il problema che potessero trasparire ammiccamenti. In realtà Lyla visivamente non ha mai fatto nulla di particolarmente sexy a parte l’aver posato in bikini e shorts per la copertina di un’edizione giant ma a quel punto ha fatto molto di più l’immaginario dei lettori che la mia matita.

Ironicamente credo che forse ci potrebbero essere più problemi oggi perché c’è sicuramente una maggiore riscoperta di certi valori e magari visto che a tutti, me compreso, piace molto disegnare il corpo femminile si cerca di guardare molto bene il contesto per capire se un certo tema può essere pertinente o meno altrimenti si rischia di cadere nel ridicolo e sarebbe come fare uno splatter con Topolino!

 

C’è qualcosa che ritieni di non aver ancora espresso e che ti piacerebbe proporre per il futuro?

Una cosa che avevo messo via addirittura prima di Foglie Rosse era un soggetto in parte ispirato ai film e ai videogame Fast & Furious e Need for Speed. Da sempre mi piace molto disegnare i motori: il design dei veicoli è accattivante, devi stare al passo coi tempi e la sfida sta proprio nel dover disegnare continuamente qualcosa di diverso, che si rinnova e si evolve anche nel corso della storia.

Recentemente, in occasione dell’uscita di una raccolta di storie “Flash Edition” ho proposto di pubblicare nuovamente la storia “Topolino e la sfida all’Ultimo Squit” perché in apertura c’è una banda specializzata in furti d’auto e mi sono divertito moltissimo nel disegnare questi bolidi ispirandomi proprio a quel che al tempo avevo da poco visto al Salone dell’Auto di Ginevra.

Considerando che Fast & Furious ha basato il suo successo su un agente infiltrato all’interno di bande che impiegano macchine superelaborate mi chiedo chi meglio di Topolino può reinterpretare un simile plot. Con Foglie Rosse mi sono divertito moltissimo a scrivere oltre che disegnare e adesso sto terminando questo progetto che si strutturerà sempre in una storia a puntate. Ho terminato la stesura del soggetto, devo iniziare a fare gli storyboard e spero di riuscire a concretizzare il tutto quanto prima.

 

 

 

Ye Olde Squitty

Alessandro Mercatelli a.k.a. Ye Olde Squitty

giornalista prestato al mondo della legge ma rapito dall'universo cinematografico
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mercoledì 6 novembre 2019 - 11:13
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