Joker: l’ultima risata dell’uomo, la prima del pagliaccio

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2 anni fa

6 minuti

Il quarto giorno del Festival di Venezia è dominato solo da un titolo: Joker. L’attesa pellicola di Todd Phillips ispirata all’iconico villain di Gotham City fa il suo debutto in prima mondiale alla Mostra del Cinema e si sente già odore di Oscar.

Senza girarci troppo intorno o temporeggiare, diciamoci le cose così come stanno: Joker non è assolutamente il film che ci aspettavamo di vedere… anzi, è addirittura meglio!

Partiamo immediatamente da un semplice, quanto scontato, presupposto: Todd Phillips non porta sul grande schermo una fedele trasposizione di uno dei più iconici personaggi dell’universo di Batman (anche perché le origini sulla storia di Joker sono cambiate in base ai diversi autori), ma bensì si lascia largamente ispirare dalla folle nemesi del pipistrello di Gotham realizzando una pellicola che sviscera la follia di un uomo portato all’esasperazione, alla rottura totale del suo essere, della sua anima, da una società che ha scordato del tutto cosa voglia dire la parola empatia.

La pellicola di Phillips si apre con una Gotham decadente, piegata su se stessa, inondata da criminalità e spazzatura, dove non si ha la benché minima idea di cosa voglia dire civilità o umanità. Prima parlavamo di empatia: proprio quella manca ai cittadini di Gotham, che camminano senza rendersi conto di chi o cosa li circonda, senza provare compassione per chi viene pestato, deriso e denigrato in pieno giorno.

 

 

Una Gotham che ammicca alla nostra società odierna, pur ambientando il racconto negli anni ottanta.

Una Gotham che ammicca alla nostra società odierna, pur ambientando il racconto negli anni ottanta. Una società consumata da sé stessa, cieca, che ha dimentica cosa voglia dire essere umani. Il mondo sta finendo e noi non facciamo altro che velocizzare il processo, calpestandolo e trattando ciò che ci circonda come una carta sporca.

Gotham sta bruciando e in questo calderone appare la figura, quasi fatiscente, di Arthur Fleck, un uomo con un disturbo dovuto ad un trauma – di cui non sappiamo molto all’inizio – che in stato di forte ansia e stress reagisce ridendo. Arthur anela quasi disperatamente la felicità. Prova con tutto sé stesso a convivere con le proprie voci, le proprie nevrosi, la propria bontà interiore e quasi infantile purezza, ma la società di Gotham sembra essere un grosso buco nero dove, se si vuole sopravvivere, bisogna rispondere con la stessa moneta: la follia.

Joker è la distruzione irreversibile della parte migliore di ognuno di noi, rappresentata ovviamente da Arthur, ormai sopraffatta dal marcio, dagli abusi, dalla feroce e gratuita violenza ed ipocrisia degli altri.

Arthur soccombe a quella parte malata di sé, stanco di subire, stanco di essere vittima, stanco di essere un invisibile tra gli invisibili.

Todd Phillips ci fa compiere un viaggio all’interno delle psicosi di un uomo che si arrende e si trasforma, abbandonando il suo involucro di essere umano per diventare la sua stessa maschera, quella del famoso pagliaccio dalla risata inconfondibile.

Una risata che è icona. È l’urlo di ribellione contro l’ipocrisia, l’indifferenza di chi ignora i più deboli, facendoli sentire privi di sostanza, invisibili, inesistenti; il rancore nei confronti del più ricco che continua ad arricchirsi, alle spalle dei più poveri che vengono consumati dal degrado.

 

 

Joker

 

 

Il Joker di Phillips è un uomo stanco di sentirsi un invisibile tra gli invisibili.

Il Joker di Phillips è un uomo stanco di sentirsi un invisibile tra gli invisibili. Un uomo che finisce col diventare la sua stessa maschera, cedendo alla sua parte più violenta ed arrabbiata.

Chi è Joker? Il risultato di una società che ha dimenticato cosa voglia dire avere pietà, provare empatia, mostrare un gesto di tenerezza nei confronti del prossimo. Una feroce discesa negli inferi della psicosi di Arthur.

Joaquin Phoenix è magistrale in questo arduo compito, dando vita ad un personaggio che è più personaggi insieme. Molteplici sfumature che portano l’attore dal bambino all’uomo spezzato, passando per la rabbia che inizia a trasformare il volto, il corpo e la voce, fino ad arrivare all’ultimo stadio, quello della pazzia totale, quella del pagliaccio.

Quello di Phoenix non è un lavoro solo fisico, dove ovviamente il corpo si snoda e scompone come se fosse fatto di gomma, ma anche mentale, psicologico.

Un lavoro sfiancante che ha portato l’attore stesso al limite, dando però come risultato un’interpretazione senza precedenti che già odora di Oscar.

 

Joker

 

Quattro tipi diversi di risata che portano a comprendere i diversi stati d’animo del personaggio.

Quattro tipi diversi di risata che portano a comprendere i diversi stati d’animo del personaggio, partendo dalla malattia fino ad arrivare all’apice di tutto. Questo ci viene mostrato perfettamente nella scena madre del film dove possiamo ammirare l’evoluzione, il lavoro e la magistrale interpretazione di un attore esplodere nella sua interezza sullo schermo.

A livello tecnico, Todd Phillips è quasi irriconoscibile. Misurato, ma non per questo poco coraggioso, regala delle sequenze di puro di cinema, dove troviamo delle intuizioni di macchina che omaggiano il grande cinema degli anni ’70/’80 di Martin Scorsese, come Taxi Driver e Re Per Una Notte.

La Gotham di Phillips ci appare fin dal primo fotogramma fredda, grigia, spigolosa, divorata dalle fiamme e dalla spazzatura dove viene messa in mostra con ancora più definizione la differenza tra la classe più abbiente – sicuramente rappresentata da Thomas Wayne – e quella più povera e decadente.

 

Joker

 

Più che fare paragoni – inutili e privi di senso – possiamo dire che Todd Phillips prende ispirazione dalla Gotham realizzata da Nolan, ma Phillips sa essere ancora più freddo, ancora più feroce, rendendo Gotham una vera e propria New York. Caratteristica del film, infatti, è il suo realismo che avvicina ancora di più al protagonista principale.

Fondamentale è anche la fotografia, che delinea il mood delle situazioni e dei personaggi. Grigia, fredda, spigolosa, marcia.

La massima espressione di questo l’avremo nella sequenza finale, dove si respira l’anima più pop e cult di questo meraviglioso progetto.

Una vero capolavoro del cinema moderno e una lezione interessante di regia e sceneggiatura.

 

 

 

Interessante fiore all’occhiello del film è indubbiamente la componente sonora, a cominciare dalla colonna sonora vera e propria fino ad arrivare al montaggio sonoro: incalzante, dinamico, perfettamente armonizzato con le situazioni con le quali andremo a confrontarci durante l’intero sviluppo del film. La colonna sonora è curata da Hildur Guðnadóttir, violoncellista e compositrice islandese.

Dissacrante, grottesco e realistico. Il Joker di Todd Phillips è un film senza precedenti.

Complesso e articolato, una lezione di cinema e di recitazione. Un ampliamento dell’unione tra fumetto e cinema, dove la pop culture funge da lente di ingrandimento su tematiche che ci riguardano molto più da vicino, passando dalle patologie mentali alle condizioni attuali di un’umanità sempre più divisa e spinta verso il baratro.

 

Joker

 

Non un villain a fumetti, ma sicuramente un personaggio tridimensionale che saprà strapparvi il cuore, inquietandovi col suono della sua risata.

 

Joker sarà nelle nostre sale dal 4 Ottobre grazie a Warner Bros.

 

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