dal 1946 al 1958 le Isole Marshall sono state teatro dei test nucleari effettuati dagli Stati Uniti con devastanti effetti sulle popolazioni e sulla natura del luogo.

Tre articoli della Columbia University di New York pubblicati su “Proceedings of the National Academy of Sciences” dimostrano di come la radioattività residua nell’arcipelago rimanga ad oggi ancora elevata in diversi punti.

 

Una noce di cocco radioattiva

 

Sopratutto nei frutti analizzati provenienti da Bikini, i livelli sono risultati ben oltre i limiti, rappresentando quindi una grave minaccia per gli ipotetici consumatori.

Nel primo articolo gli autori hanno raccolto 200 frutti, in maggior parte noci di cocco e di pandano da 11 isole di quattro atolli (tra cui anche Bikini), misurandone i livelli di cesio 137: sopratutto in quelli provenienti da Bikini, i livelli sono risultati ben oltre i limiti, rappresentando quindi una grave minaccia per gli ipotetici consumatori.

 

L’arcipelago delle Marshall ed i siti dei test

 

Il secondo articolo è focalizzato invece sull’estensione del fallout provocato dai test: le esplosioni delle atomiche testate, dalle rilevazioni effettuate, hanno creato una zona di fallout così ampia che è stata in grado di raggiungere anche le popolazioni di Rongelap e Utirik.

Il terzo ha come oggetto gli effetti di Castle Bravo, la più potente bomba all’idrogeno mai testata dagli stati uniti: nel cratere derivato dall’esplosione, del diametro di 1.5 km e 75 metri di profondità,

i dati hanno mostrato una notevole contaminazione residua di isotopi di lunga durata (come plutonio e americio), che probabilmente dureranno ancora per secoli.