L’E3 che vorrei

29
2 anni fa

6 minuti

Anche l’E3 del 2019 è finita e con sé ha portato le solite polemiche degli ultimi anni: non ci sono più gli annunci di una volta, non ci sono più gli eventi di una volta, non ci sono più i non ci sono più di una volta.

Il punto è solo che siamo in un anno di passaggio, la next gen delle console arriverà il prossimo anno, ormai è ufficiale, e i grandi publisher hanno cambiato quasi completamente il modo di comunicare i loro videogiochi.

Non vi devo certo spiegare come in tutto questo c’entrino internet, i social network, gli smartphone e il mondo digitale in cui viviamo oggi.

La comunicazione è più diretta, senza gli intermediari classici di un tempo. I giornalisti, gli stessi blogger e perfino i moderni “influencer” sono sempre meno rilevanti. Non capirlo è solo un biglietto espresso per l’isola dell’obsolescenza.

 

 

 

Il Los Angeles Convention Center è bello esteticamente, ma piuttosto piccolo, con solo due padiglioni principali, la South Hall e la West Hall. Quest’anno l’E3 occupava tutta la South Hall e solo metà della West Hall, davvero troppo poco.

 

 

 

La fiera losangelina propone davvero poco in cambio del salatissimo biglietto di ingresso che arriva a costare una crifra vicina ai mille dollari.

Superate le lamentele sulla mancanza di grandi annunci e contenuti esclusivi, si può invece valutare l’E3 come fiera e, in particolare, come fiera per il grande pubblico, cosa che ha deciso di diventare da ormai tre anni.

Ed è qui che ci si può lamentare con giusta causa, perché la fiera losangelina propone davvero poco in cambio del salatissimo biglietto di ingresso che arriva a costare una crifra vicina ai mille dollari (!!!) se ci si sveglia troppo tardi e si cerca di acquistare il biglietto all’ultimo. Se invece si è previdenti e si compra qualche mese prima costa comunque diverse centinaia di dollari. E cosa da in cambio l’E3 ai suoi visitatori?

Ben poco. File per provare giochi che usciranno solo dopo pochi mesi. Due padiglioni, di cui uno quest’anno ridotto della metà. Qualche furgoncino all’aperto per mangiare. Una mensa costosissima all’interno. Uno striminzito negozietto di merchandising ufficiale non particolarmente ispirato. Fine.

 

 

 

 

 

 

Scherzando coi colleghi si è detto che la Games Week di Milano è meglio. Non è così tanto lontano dalla realtà. E questo si che mi pare davvero, davvero allucinante.

E dire che l’E3 avrebbe un modello da copiare per diventare davvero una grande fiera per il pubblico: la Gamescom di Colonia, in Germania.

Li i padiglioni sono otto, giganteschi. Ci sono gli stessi giochi, solo due mesi dopo, ad agosto. C’è un’area market sconfinata, con negozi per tutti i gusti e gli shop ufficiali di ogni grande publisher. Ci sono aree ristoro di ogni tipo, all’aperto e al chiuso. Puoi fare tante attività diverse, anche senza fare la fila per due ore.

E poi c’è un’area business grandissima e riservata agli addetti del settore, dove gli sviluppatori incontrano i publisher, i giornalisti provano i giochi e vedono le anteprime, si cercano nuovi partner e si fa networking.

E non finisce qua, perché poco prima sempre a Colonia c’è anche DevCom, un’altra intera Conferenza dedicata agli sviluppatori, tanto per non farsi mancare niente.

Quello che manca all’E3, lo trovate a Gamescom.

 

 

 

Nintendo era presente in forze, peccato fosse l’unica cosa interessante in tutta la West Hall.

Il lungo corridoio che collega la South Hall alla West Hall era tappezzato di pubblicità di Borderlands 3

C’era qualcosina, ma davvero poco, anche di hardware, con NZXT e un altro paio di produttori presenti sullo show floor nella South Hall.

Bethesda come sempre ci ha provato ad offrire qualcosa di più rispetto ai soli giochi da provare, con una piccola mostra dedicata a Doom e il suo negozio ufficiale pieno di merchandising e oggetti da collezione.

Mi è piaciuto molto lo stand di Arcade 1up, interattivo, divertente e ben allestito, senza le file chilometriche dei grandi publisher.

Il Microsoft Theatre è sempre un grande spettacolo. Peccato ci si facciano solo eventi riservati e non anche qualcosa per il grande pubblico.

Uno dei pochi contenuti extra dell’E3 di quest’anno, “The Art of Sneakers”, davvero troppo poco per una fiera che vuole essere dedicata al grande pubblico.

 

 

 

Se L’E3 vuole sopravvivere e non finire dimenticata in qualche albergo di Santa Monica, deve evolvere per davvero.

Se L’E3 vuole sopravvivere e non finire dimenticata in qualche albergo di Santa Monica come già è successo in passato, allora deve evolvere per davvero e diventare una vera fiera per il pubblico, con annessi tutti i contenuti e le attività che servono, per il pubblico, per gli sviluppatori e per gli operatori del settore, con un’area business seria.

È incredibile che una fiera così manchi ancora negli Stati Uniti, dove gli unici a fare qualcosa del genere sono stati fino ad ora i ragazzi di Penny Arcade con il loro bellissimo Penny Arcade Expo (che ha già ben quattro edizioni principali e due secondarie) dimostrando a tutti che si, una bella fiera dedicata ai videogiochi per il pubblico americano funziona, eccome.

 

 

 

L’ingresso della West Hall, il secondo giorno di fiera. Nonostante l’organizzatore dichiari oltre 60 mila visitatori, la verità è che l’E3 di quest’anno era desolantemente vuota.

 

 

 

Nel mio mondo ideale l’E3 di Los Angeles e la Game Developer Conference di San Francisco dovrebbero unirsi.

Nel mio mondo ideale l’E3 di Los Angeles e la Game Developer Conference di San Francisco dovrebbero unirsi, in un centro fieristico nuovo e più grande, per diventare quello che manca agli Stati Uniti e che invece in Europa abbiamo: una grandissima e bellissima fiera dedicata al videogioco, per tutti: il pubblico, l’industria, i giornalisti.

Sognare non costa niente. Nel frattempo ci si rivede il prossimo anno cara E3, l’edizione del 2020 sarà in ogni caso importante, sarà l’edizione della next gen, con le nuove console e tanti nuovi titoli di lancio da presentare.

 

Recupera tutta la nostra copertura dall’E3 2019 nel nostro hub dedicato.

 

 

All Photos ©Antonio Moro / LEGANERD.COM – Shoot on Fujifilm X-T3 / Fujinon lenses

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