Una caratteristica tipica di noi italiani è il tendere a pensare sempre che all’estero facciano bene le cose, mentre quando siamo noi ad organizzare un evento, soprattutto se di portata mondiale e con gli occhi di tutti a seguirci in diretta, abbiamo sempre il terrore di fare “la solita figura da italiani”.

Bene, con grande gioia possiamo dire di aver organizzato sabato scorso un Rome E-Prix coi fiocchi, ricevendo sperticate lodi da parte di tutti!

E lo dico non “per sentito dire”, bensì avendolo vissuto di persona in Sala Stampa ed in Pit-Lane, avendo parlato in prima persona con altri giornalisti stranieri e con tante persone del mondo dei motori come Felipe Massa, Vitantonio Liuzzi o Emanuele Pirro (per chi non li conoscesse, tutti ex piloti di F.1).

 

Formula E, E-Prix di Roma

 

La gara organizzata al Circuito Cittadino dell’EUR è ormai vista come la più bella del calendario di questa stagione. Addirittura un pilota esperto come il belga Jérôme d’Ambrosio (un ex Formula 1 che corre in Formula E sin dalla prima gara di sempre di quattro anni fa) la considera come la più bella su cui abbia mai corso la categoria!

 

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Ma siamo nerd, viviamo (orgogliosamente) nel nostro mondo ignorando molto di quello che ci accade attorno ed è “di massa”, quindi posso ben capire che alcuni/diversi/molti di voi possano non sapere di cosa sto parlando.

Ed allora da buon nerd “a quattro ruote” ecco la spiegazione del perché è interessante continuare a leggere il mio sproloquio.

 

 

 

 

Cos’è la Formula E?

Normalmente la risposta che vi viene sempre data è “la Formula 1 elettrica”. Beh, così stiamo davvero sintetizzando troppissimo, e se ne ottiene una idea sbagliata perché porta a confrontare pere e mele. Che sono entrambi frutti, questo è vero, ma non possono essere uno migliore dell’altro semplicemente perché troppo diversi.

La Formula E è il primo campionato mondiale per vetture elettriche, che corre solo su circuiti cittadini nelle più grandi ed importanti città del mondo. Come New York, Hong Kong, Parigi, Berlino… e Roma
Questa categoria è diventata il palco su cui si esibiscono tutte le Case automobilistiche che vogliono dimostrare il proprio interesse per la mobilità sostenibile, e soprattutto sfruttarlo per apprendere il maggior numero di nozioni possibili per sviluppare le auto che poi arriveranno davvero sulle nostre strade. Insomma, quello che la F.1 non fa più da troppi anni.

Una volta le innovazioni arrivavano dalla massima categoria delle corse, come il cambio al volante o le sospensioni attive. Ora si è arrivati all’opposto, con la F1 costretta ad accettare l’ibrido (già in uso nel Prodotto da tempo) nei propri motori per provare a sostenere di essere “al passo coi tempi”.
Ed ora nel circus sono presenti ufficialmente solo Mercedes, Ferrari, Renault ed Honda, mentre in Formula E ci sono dieci team, di cui ben otto supportati da differenti marchi di auto. Cioè il doppio.
Addirittura, tra due stagioni le Case automobilistiche saliranno a dieci, e cioè…

  • Audi
  • BMW (dal prossimo anno ufficialmente, per ora solo partner del Team Andretti)
  • DS
  • Jaguar
  • Mahindra (colosso indiano di auto e moto, ancora poco conosciuto in Europa)
  • Mercedes (in arrivo dalla stagione 2019/2020)
  • NIO (azienda cinese specializzata in auto elettriche)
  • Nissan (che sostituirà la sorella Renault a fine stagione)
  • Porsche (in arrivo dalla stagione 2019/2020)
  • Venturi (azienda monegasca specializzata in auto elettriche)

 

Come potete immaginare, se tutte queste aziende non entrano in Formula 1 e lo fanno in Formula E, non può essere solo per pubblicità. Tanti in Italia ancora sono convinti che questa categoria sia solo una “bolla di sapone” pronta a scoppiare.
No, non scoppierà!

 

 

Ma quindi, come sono fatte queste auto?

I telai sono monomarca, sviluppati dalla Spark (una collaborazione tra diverse aziende, tra cui la Dallara, grande azienda italiana della provincia di Parma). Insomma sono uguali per tutti, a differenza della F.1. Ma questo non perché non siano capaci di progettarsele i team, semplicemente perché progettare una monoposto leggerissima e che viaggia a pochi cm da terra non porta alcun vantaggio alle Case automobilistiche, perché tanto le auto da strada sono leggermente diverse!

Che cosa può servire ad una BMW o una Jaguar poter dire di essere più bravi degli altri a fare telai di questo genere, oltre che spenderci un sacchissimo di soldi?

Allora meglio avere auto uguali e lavorare solamente sul powertrain, cioè l’insieme di motore elettrico, inverter (il sistema che ricarica la batteria in frenata) e cambio. La cui tecnologia funziona invece in maniera identica alle auto che poi verranno vendute.
Quindi poter dire di aver vinto in Formula E può davvero significare di essere capaci di fare qualcosa di meglio anche per l’utente finale.

Se qualcuno vi vuole venire ad insegnare che le auto sono uguali al 100%, è solo uno che non sa bene quel che dice. La prima stagione, in effetti, le auto erano identiche per tutti per fare partire il campionato, ma dalla seconda in avanti sono pian piano aumentate le cose che i team possono personalizzare sulla macchina. Anzi, LE macchine.
Si, perché per ora ogni pilota ne ha DUE a disposizione!

 

 

Il cambio-macchina manda nei matti tanti appassionati di motorsport di vecchia data, che non riescono ad accorgersi che gli anni ’80 della Formula 1 siano passati da un pochino…

Le Formula E, essendo elettriche, funzionano ovviamente a batteria. Ma all’inizio questa non riusciva a durare tutta la gara, così come a molti di noi quella del cellulare non dura tutta la giornata e dobbiamo munirci di batteria esterna per un “rifornimento”.

Quindi i piloti devono fermarsi ai box. Ma esattamente come ai nostri telefonini non bastano 30 secondi di collegamento alla presa elettrica per “ripartire”, lo stesso vale per le monoposto. Solo che cambiare fisicamente la batteria non era per nulla agevole, quindi il campionato si è inventato il cambio-vettura. Cioè a metà gara il pilota rientra ai box, salta fuori dall’auto e corre nell’abitacolo della seconda, con cui riparte per tornare in gara.

Ma attenzione, il cambio-auto è solo temporaneo ed esisterà solo fino alla fine di questa stagione!

Infatti da quella 2018/2019 arriverà la bellissima Formula E “Generation 2”, soprannominata “Batmobile”, che disporrà di una batteria che durerà tutta la gara.

 

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Ma sono dei giocattoli, vanno piano!

Questa cavolata la sento dire da quattro anni, ed è usatissimo da chi non ne sa nulla ma vuole come al solito sostenere che il nuovo fa schifo ed il passato era tutto bellissimo.

No, questo campionato è interessante, e le macchine sono davvero un campo di prova utile per le Case automobilistiche. Certo, è assolutamente vero che al momento le Formula E non vadano veloci come le Formula 1… ma non sono dei giocattoli.

Al momento hanno prestazioni pari circa a quelle di una Formula 3.

Al momento hanno prestazioni pari circa a quelle di una Formula 3, categoria scuola bellissima e che insegna  tanto. E con la macchina nuova le prestazioni si alzeranno ancora, andando ad essere circa pari a quelle delle Formula 2, cioè le macchine subito prima delle Formula 1 (come si può facilmente intuire dai numeri).

 

 

Si, non siamo ancora alla pari, ma come mi ha detto il campione in carica della categoria, il brasiliano Lucas di Grassi, alla presentazione dell’Audi per questa stagione ad Ingolstadt, non è dalla velocità pura che si capisce se un mezzo è più o meno difficile da guidare.
E mi ha fatto l’esempio dei kart.
(Non Go-Kart, il mezzo si chiama kart e basta! Go-Kart era una azienda che li produceva… come la differenza tra carta assorbente e Scottex!)

I kart hanno meno di 30 cv, ma tanti piloti di F.1 li usano per allenarsi. Perché insegnano e tengono in forma come poco altro, anche se in tante piste non raggiungono nemmeno i 130 km/h che voi fate in autostrada.

E comunque la Gen2 avrà una accelerazione 0-100 km/h in 2″8!

 

 

 

 

Tzé, categoria-ospizio per piloti scarsi che non sono arrivati in F.1

Ecco un’altra frase per dare addosso a qualcosa che si vuole distruggere solo perché diversa da quanto siamo abituati. E che tanti pronunciano, dimostrando di non saperne proprio niente di automobilismo.

Il livello dei piloti di Formula E è davvero incredibile!

Ci sono tanti ex-Formula 1, come Nick Heidfeld, Sébastien Buemi, Jérôme d’Ambrosio, Nelson Piquet Jr., Jean-Éric Vergne, André Lotterer. Oppure gente che la Formula 1 l’ha sfiorata facendo da tester per i team, come Sam Bird, António Félix da Costa o Lucas di Grassi. Ma anche piloti che hanno vinto la 24 Ore di Le Mans, il DTM o le gare sul mitico tracciato cittadino di Macao, o comunque hanno corso in Indycar o nel Super GT giapponese. Tutti eventi/categorie di alto livello dell’automobilismo mondiale.

In più non ci sono piloti paganti che si “comprano” il sedile come si vede fare da sempre in F.1. Qui con tutte queste Case presenti ufficialmente che vogliono vincere, i piloti sono tutti di qualità.

Ed abbiamo anche un italiano ed uno svizzero del cantone italiano al via, cioè Luca Filippi ed Edoardo Mortara. Quindi ci è facile la scelta del pilota per cui tifare ed a cui regalare il FanBoost nelle prossime gare ;-)

 

 

FanBoost? Di che si tratta?

Altra cosa che dà il voltastomaco ai legati al passato, ma alla fine molto meno sconvolgente di altri sistemi inseriti nei vari campionati per creare spettacolo.

Semplicemente il pubblico può votare fino a 6 minuti dopo la partenza della gara il proprio pilota preferito, tramite sito o hashtag sui social network. I tre con più voti ricevono “un turbo” da usare durante la seconda metà di gara.

Si, come nei videogiochi arcade che tutti abbiamo giocato. Però se ci pensate si tratta di appena 5 secondi di potenza supplementare, da sfruttare una volta sola in una gara di circa un’ora. E sono solo tre quelli che l’hanno a disposizione.

 

 

Ben diverso dal DRS della Formula 1, dove tutti i piloti in scia possono usarlo una o due volte al giro per tutta la gara, oppure delle griglie di partenza invertite rispetto ai risultati delle qualifiche come si vede fare in tanti campionati turismo per costringere i piloti a sorpassarsi.

Col FanBoost è vero che possa potenzialmente accadere che un pilota vinca la gara usandolo per fare il sorpasso decisivo. Ma può anche capitare (e si è visto in molte occasioni) che magari il FanBoost vada al pilota che è già in testa e quindi non ne abbia minimamente bisogno. Oppure che venga attribuito ad un pilota che esce nei primi giri di gara e quindi non potrà mai sfruttarlo.

Insomma, è un modo per coinvolgere gli spettatori, permettere loro di sentirsi parte del campionato ed importanti, ma in realtà influenzare poco il risultato finale.

 

Ok, la Formula E è forse meglio di quel che pensavo… ma a Roma com’è andata?

Uno spettacolo di cui essere davvero orgogliosi. Un colpo d’occhio fantastico con l’Eur che ha fatto un’ottima figura, un tracciato bello bello in modo assurdo (si, è una citazione voluta), tanta gente (oltre 35.000 persone) ed una gara emozionante con sorpassi e colpi di scena!

 

https://www.youtube.com/watch?v=BGRSWjslnEU

 

Se volete vedervela intera, va la consiglio. Ma attenzione a non aspettarvi un Destruction Derby e spegnere dopo quattro giri, perché è comunque una gara lunga ed ovviamente i piloti devono fare attenzione a portare il risultato a casa e studiare bene le strategie. Quindi la prima metà di gara è più tattica ed è da dopo le soste che le cose diventano davvero calde e spettacolari!

Il campionato, che si corre a cavallo di due anni a differenza di quello cui siamo abituati nel motorsport, è ora a 7 gare corse di 12.

A fine mese si andrà a Parigi (E-Prix cui sono stato presente in entrambe le due edizioni passate), per la gara che è forse l’unica più bella della nostra scenicamente, ma con una pista che non vale nemmeno un mignolo di quella dell’EUR. Poi si andrà a Berlino nell’ex aeroporto di Templehof, una pista ottima, ma ovviamente colpo d’occhio nemmeno vicino alle due tappe precedenti. Poi la fase europea si concluderà con l’altra novità Zurigo, dove la Formula E sarà la categoria che riporterà le gare automobilistiche in Svizzera dopo oltre 50 anni di divieto!

Gran festa finale a New York, nello spiazzo portuale di Brooklyn situato di fronte a Lower Manhattan ed alla Statua della Libertà. Dove quel fortunello del Gran Visir di noi nerd Itomi è stato invitato lo scorso anno. Grrr, invidia!