Starlink: internet ci arriverà dallo spazio

3 anni fa

5 minuti

starlink

Lo scorso 22 Febbraio, a poca distanza dal noto lancio Falcon Heavy con sopra una Tesla Roadster, SpaceX non è rimasta con le mani in mano ed ha effettuato un nuovo lancio, questa volta di un Falcon 9 con l’incarico di portare in orbita il satellite spagnolo Paz e due satelliti sperimentali che fanno parte del progetto Starlink.

Il lancio di satelliti per conto di nazioni o governi non è insolito per SpaceX, come dimostrano la segretissima missione Zuma o il satellite lussemburghese per conto della NATO. Dopotutto dovrà fatturare in qualche modo, visto che a quanto pare i lanci di razzi hanno davvero poco margine. Nel lancio del satellite spagnolo, però, l’azienda ha sfruttato l’opportunità per aggiungere al carico due suoi satelliti sperimentali.

Elon Musk, si sa, è ormai l’icona del visionario. Tra macchine elettriche, hyperloop, razzi riutilizzabili e colonie marziane ci ha abituati a idee che sembrano folli ma che in qualche modo riesce a rendere plausibili.

 

In order to revolutionize space, we have to address both satellites and rockets.

Elon Musk

 

Questa volta è il turno di Starlink, una rete di satelliti che avrà come scopo ultimo quello di fornire connessione internet a banda larga in ogni parte del mondo.

 

 

 

Cos’è Starlink

Nel 2015 Musk iniziò inviando domanda alla FCC per il test di una “rete a banda larga globale”, poi nel 2017 la domanda diventò per il test di una rete a banda larga basata su satelliti, chiamata appunto Starlink.

 

 

Nei piani del buon Elon, Starlink dovrà diventare una costellazione di satelliti che riesca a coprire tutto il globo terrestre fornendo una connessione ultraveloce: idealmente 1 Gigabit per secondo per ogni utente.

  • Siete in mezzo a un deserto? Internet prende.
  • Siete a New York? Internet prende.
  • Siete in una capanna in Congo? Internet prende.

E in ognuno di questi posti la connessione sarà alla stessa altissima velocità.

 

spaceX launch

I satelliti saranno lanciati in orbita dai razzi SpaceX

 

In aggiunta, il costo per l’utente finale (in termini di hardware necessario) si dovrebbe aggirare attorno ai 200$ secondo gli obiettivi dichiarati, una cifra ragionevolmente bassa.

La connessione a banda larga satellitare però non è proprio una novità, quindi in cosa si differenzia quella di SpaceX ?

Uno dei maggiori difetti della connessione satellitare è l’alto tempo di risposta: a causa della lontananza dal suolo il segnale impiega più tempo ad andare e tornare, e questo si traduce in elevata latenza.

L’idea di Musk è quella di posizionare i satelliti più in basso, lungo la Low Earth Orbit (LEO), in modo che il segnale percorra meno distanza. Un satellite più basso, però, copre meno superficie terrestre, e da qui deriva l’alto numero di satelliti che SpaceX prevede di disporre in orbita.

 

 

Venendo ai dati, un satellite per le telecomunicazioni è normalmente posto in orbita geostazionaria a circa 35.800 km di altitudine. A quella distanza, un segnale che viaggi alla velocità della luce ci mette 0.23 secondi per fare un giro completo andata e ritorno.

SpaceX vuole disporre i suoi satelliti, invece, a un’altezza di circa 1100 km. A questa altezza la latenza si stima essere il 3%, circa 7 millisecondi. Un netto miglioramento per la qualità della rete.

Per coprire l’intera superficie terrestre StarLink prevede di creare una costellazione di più di 12 mila satelliti, il tutto entro il 2024.

Una vera e propria ragnatela di satelliti intorno al nostro pianeta.

Si trovano informazioni non troppo coerenti al riguardo, ma il totale dovrebbe essere dato da 4,425 satelliti a circa 1100 km e altri 7,518 a circa 340 km.

Considerando che attualmente ci sono in tutto 1459 satelliti attivi attualmente in orbita attorno alla terra, insieme ad altri 2600 inattivi, i numeri di SpaceX sono davvero impressionanti.

 

 

 

Il primo lancio

Col Falcon 9 del 22 Febbraio sono stati lanciati i primi due satelliti sperimentali, chiamati Microsat-1a e Microsat-1b e ribattezzati Tintin A e Tintin B una volta raggiunto il dispiegamento in orbita.

Questa avanguardia orbita attualmente a 625 km dalla Terra, con durata prevista dai 6 ai 12 mesi. Durante questo tempo comunicheranno con tre stazioni situate in California e Washington, le comunicazioni avverranno circa giornalmente e per più o meno 10 minuti ogni volta.

 

 

Oltre a questi primi due satelliti, i piani prevedono di mandarne in orbita fino a 8 prima di effettuare il vero e proprio processo di creazione della costellazione di satelliti.

 

 

 

Vantaggi, per chi?

La distribuzione non omogenea di accesso alla banda larga è uno dei principali componenti del digital divide, alcuni Paesi ne soffrono più di altri e all’interno di uno stesso Paese alcune aree sono più penalizzate di altre. SpaceX si propone di azzerare questo divario, diffondendo banda larga direttamente dallo spazio.

Inoltre Il basso costo dell’utente finale per l’hardware necessario alla ricezione è un ottimo aiuto alla distribuzione capillare dell’accesso alla rete.

Nobile scopo, ma ovviamente (e giustamente) ci sono vantaggi anche lato enterprise, dove internet ultraveloce in aree “scomode” può dare aumenti di produzione e nuove opportunità di business.

Inoltre a SpaceX servirebbe un servizio di questo tipo, capace di generare molte entrate costanti, perché come anticipato in testa all’articolo i lanci dei vari Falcon hanno un margine misero. Il 2015 e 2016 sono stati chiusi in perdita, e già all’epoca l’azienda faceva proiezioni relative al nascente internet service che oggi porta avanti come Starlink.

 

spaceX launch 2

Nel testo qui attorno si parla di vantaggi, ma un razzo ha sempre il suo fascino.

 

Ecco la loro botta di conti:

SpaceX projected the satellite-internet business would have over 40 million subscribers and bring in more than $30 billion in revenue by 2025.

 

Di sicuro posso dire che una connessione a 1 Gigabit, a basso costo, disponibile ovunque sarebbe una bella rivoluzione.

E se fosse anche affidabile in quanto a stabilità della connessione potrebbe, alla lunga, rendere obsoleto il cavo (che personalmente amo ancora, ma chissà!).

 

 

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