Iter: fusione nucleare a corto di fondi #LegaNerd
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Iter è un progetto a finanziamento internazionale con lo scopo di ottenere il primo reattore a fusione calda. Nato nel 2007 doveva essere completato entro 10 anni con un finanziamento totale di 5 miliardi di euro. Ad oggi i risultati si fanno ancora attendere e il finanziamento per i prossimi anni è a rischio.

La fusione nucleare controllata è, in poche parole, il Santo Graal della ricerca energetica. Le reazioni all’interno di un reattore a fusione sarebbero le stesse che tengono in vita la nostra stella, il Sole, e ci permetterebbero di ottenere una enorme quantità di energia sicura e con un basso impatto ambientale.
Iter è un progetto da 10 anni, nel sud della Francia, cerca di costruire il primo plasma stabile basato su reazioni di fusione nucleare.

Iter è un progetto da 10 anni, nel sud della Francia, cerca di costruire il primo plasma stabile basato su reazioni di fusione nucleare.

Il progetto multimiliardario è a partecipazione internazionale con dentro paesi come gli Stati Uniti, la Cina, l’India, la Korea del Sud e molti altri.

Il futuro del progetto però è a rischio, almeno stando a quanto viene proposto dagli organi di governo degli USA che, ormai da qualche tempo, chiedono pressantemente la sospensione dei finanziamenti. La causa di questa opposizione a Iter è molto pratica: i risultati tardano ad arrivare.

Negli ultimi anni le deadline non hanno fatto altro che scalare a data da definirsi e il primo plasma stabile sarà ottenuto, se tutto va bene, intorno al 2025.

 

 

Le motivazioni che hanno spinto le nazioni più ricche al mondo a finanziare Iter sono molto semplici: il progetto è ambizioso, ma se andasse in porto saremmo davanti ad una svolta epocale nella produzione energetica mondiale. Sulla base di questa speranza per anni sono stati stanziati i fondi, nonostante i progressi fossero molto lenti.

Il progetto è ambizioso, ma se andasse in porto saremmo davanti ad una svolta epocale nella produzione energetica mondiale.

Dal 2015 il nuovo direttore generale, Bernard Bigot, ha creato una programmazione molto stringente e severa che prevede altri 4,6 miliardi di euro di finanziamento per ottenere il primo plasma stabile nel 2025.

Raggiunto questo traguardo ci vorranno ancora alcuni anni prima di poter innescare davvero una fusione nucleare e produrre energia. Mentre gli Stati Uniti stanno seriamente ragionando sulla sospensione dei finanziamenti a favore di progetti più concreti e di rapida realizzazione, Iter chiede più soldi per altri 10 anni.

La decisione non è semplice: è meglio un progetto modesto, ma dai risultati certi oppure un’ambiziosa ricerca che potrebbe cambiare radicalmente la vita sulla Terra?

Ai posteri l’ardua sentenza.

via Nature

 

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lunedì 30 maggio 2016 - 17:13
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