Texas. Alcool, botte e sabbia. Nella cittadina di Annville torna Jesse Custer, figliol prodigo nelle vesti di un predicatore. Jesse vuole tagliare i ponti con il passato e ricominciare lì dove si era fermato suo padre. Ma la sua fede in Dio sarà abbastanza forte da reggere gli ostacoli sacri e profani che si intervalleranno sul suo cammino?

In poche e semplici parole questo è Preacher, cult comic anni ’90, nato dalla penna di Garth Ennis e dalla matita di Steve Dillon, che ha fatto il 22 Maggio il suo debutto per AMC come serie televisiva.

Tra le serie TV più attese e discusse di quest’anno troviamo questo Preacher.

Non poco era lo scetticismo nei confronti di questo progetto, annunciato per la prima volta nel novembre del 2013 e ordinato da AMC, ufficialmente, nel febbraio del 2014.

A capo della trasposizione troviamo Seth Rogen ed Evan Goldberg, entrambi attori, sceneggiatori e registi che sanno bene come far parlare di sé in qualsiasi loro lavoro.

Motivazione principale della poca fiducia iniziale, sposata comunque sia ad un hype non indifferente, è la natura molto blasfema del fumetto e il suo carattere aggressivo, che quindi, inevitabilmente, avrebbero potuto compromettere la trasposizione in serie televisiva.

Non è la prima volta che si tenta di portare in televisione, o al cinema, un fumetto così sfaccettato e particolare della DC Comics – Vertigo, senza però incorrere i serissimi problemi; esempio, ne è stato tra il 2014-2015 Constantine per la NBC, un vero e proprio fallimento.

Quest’anno ci ha provato la FOX con Lucifer, ma sebbene il prodotto sia di qualità migliore, e risulti essere anche più brillante rispetto a Constantine, i compromessi non sono pochi, e il caro Lucifer (interpretato da Tom Ellis) è nettamente differente dal Lucifer di Mike Carey e Neil Gaiman.

Rogen e Goldberg, fin da questo pilot, sembrano aver ben in mente ciò che vogliono fare: un prodotto originale, dalla propria vita, ma che sappia essere fedele, a modo suo, al fumetto.

Premessa fastidiosa, ma necessaria: ho iniziato a leggere Preacher da relativamente poco, quindi eviterò paragoni avventati tra fumetto e serie.

Stiamo parlando di un prodotto audiovisivo, e in quanto critica/giornalista/sparaparole del settore, mi limiterò a giudicare la serie in quanto tale. Citando Nanni Moretti:

Io non parlo di cose che non conosco.

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Fedele… ma non troppo!

L’atmosfera che si respira lungo tutto gli otre sessanta minuti di pilot di Preacher è la sua appartenenza agli anni novanta, e questo già vuole strizzare l’occhio e tenere in considerazione il fumetto. Non ci serve molto tempo per capire che tutto quello che andremo a vedere sul nostro schermo sarà diviso tra il sacro e il profano, la violenza e carnalità, la simbologia e il sovrannaturale.

Colori caldi, ma atmosfere cupe. Un mix che destabilizza e al tempo stesso intriga.

Il pilot di Preacher si prende tutto il tempo necessario per seminare per bene quelli che saranno personaggi e situazioni cardine all’interno della serie.

La struttura sembra essere precisa e mirata: avvenimento sconvolgente – calma apparente – ribaltamento della situazione.

 

 

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Una perfetta armonia di sequenze che rende il tono tra l’assurdo e il reale.

Una perfetta armonia di sequenze che rende il tono tra l’assurdo e il reale, rendendo l’azione perennemente dinamica anche quando non succede apparentemente nulla. Vige sempre uno stato di ansia e inquietudine, sapientemente sdrammatizzato, per poi tornare a colpire più forte di prima.

Se avvertite un po’ di confusione non preoccupatevi, è esattamente l’intenzione che ha questo primo episodio, e la serie in sé per sé.

Folle, sfrenata e instabile. In bilico tra scene d’azione e dal gusto grottesco, un po’ come nel Fargo di Joel e Ethan Cohen, e scene di vero e proprio splatter che ricordano moltissimo, invece, le paradossali sequenze horror di Evil Dead di Sam Raimi.

L’impressione che tutto questo dà è la sua apparente intenzione di simboleggiare, già dalla regia, lo smarrimento che tutti i personaggi provano, in un modo o nell’altro, nei confronti della fede, della speranza, della salvezza della propria anima.

 

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L’inizio di Preacher serie cambia già alcune delle carte in tavola nel fumetto.

L’inizio di Preacher serie cambia già alcune delle carte in tavola nel fumetto. Annville, sebbene luogo centrale di tutta la storia, non sarà la prima a essere sconvolta dall’infantile ferocia e smania di Genesis, una sorta di luce divina nata dall’unione di un angelo e un demone (all’interno del fumetto), che penetra all’interno di tutti i predicatori del mondo, in cerca di un luogo sicuro in cui riuscire a esprimere il suo concetto di fede.

Dai predicatori africani alle messe nere, passando anche per Scientology, Genesis, in forma di un fascio violentissimo di luce proveniente dallo spazio, penetra in questi uomini, ma la sua potenza è talmente tanto grande da far implodere il mero corpo fatto di carne, sangue e ossa.

E, mentre il mondo è sconvolto dall’opera di questo misterioso spirito di origine ignota, andiamo a conoscere quelli che saranno i principali protagonisti della serie.

Caratterizzati tutti da differenti elementi, ma destinati a incontrarsi e restare uniti sotto un unico folle obiettivo, Jesse Custer (Dominic Cooper), Tulip O’Hare (Ruth Negga) e Cassidy (Joe Gilgun), sono apparentemente tre individui che potrebbero non avere nulla da spartire.

 

 

Jesse Custer

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Jesse è il predicatore della piccola comunità di Annville. Un uomo in cerca di redenzione dal suo passato, mosso dal bisogno di ritrovare Dio e mantenere la promessa fatta al padre di continuare lì dove lui si era fermato: salvare i fedeli.

Dominic Cooper ha il ruolo più difficile.

Dominic Cooper è quello che ha il più difficile. Jesse è il personaggio sul quale c’è bisogno di approfondire il più possibile.

Jesse vive in una sorta di bolla, talmente tanto fragile che quando è portato al punto di farla esplodere è pronto a tornare sui suoi passi. Annville, forse, non vuole essere salvata. Ma prima che Jesse, cascato nuovamente nel suo turbinante tunnel di tormenti, possa veramente lanciare la spugna, qualcosa accade.

La divisione tra bene e male presente nell’animo di Jesse è perfetta per qualcosa di superiore e sul finale, in un fantastico monologo, scopriremo che sono molte le cose che questo personaggio potrà fare.

 

 

Tulip O’Hare

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Tulip è l’ex ragazza di Jesse.

Tulip è l’ex ragazza di Jesse. La versione televisiva ce la disegna come una ragazza mulatta, simpatica, spigliata, ma anche abilissima con coltello ed esplosivi.

Tulip è in bilico tra l’amore e l’odio nei confronti di Jesse e torna ad Annville per convincerlo a tentare un’ultima impressa sulla quale lei sta lavorando da molto tempo.

Ruth Negga è molto convincente nel ruolo che hanno disegnato per lei, provate a non partire prevenuti. Lo so che vi aspettavate la biondina bollente, ma vi assicuro che anche questa Tulip ha non poche carte da giocare.

 

 

Cassidy

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Cassidy, personaggio più amato e strambo che si possa vedere, sia nella serie che nel fumetto, è un vampiro irlandese ubriacone. Arriva ad Annville cadendo letteralmente dal cielo (poi capirete) e sembra essere immediatamente attratto dalla doppia natura di Jesse, e il suo non riuscire a dominare del tutto quel lato più oscuro.

Joe Gilgun convince moltissimo, non solo per la sua grande somiglianza visiva

Joe Gilgun convince moltissimo, non solo per la sua grande somiglianza visiva, ma anche per la sua interpretazione. Personaggio caotico, ma che al tempo stesso cerca di tenersi il più lontano possibile dai guai, non riuscendoci mai.

Il sangue e lo splatter, quando si tratta di Cassidy, è sempre assicurato, ma anche una bottiglia di rum, possibilmente invecchiato dieci anni!

 

Il pilot di Preacher si divide tra introspezione dei personaggi, in particolar modo di Jesse, e dinamismo. Non vuole prendersi mai sul serio, e si pone anche con far ironico nei confronti di quella simbologia cristiana, e non solo, a cui fa riferimento; al tempo stesso, però, non è paradossale.

C’è un regia ben studiata di fondo e una sceneggiatura, curata dalla penna di Sam Catlin (tra gli sceneggiatori di Breaking Bad), che mostra allo spettatore quelli che, apparentemente, possono sembrare tasselli scomposti di un puzzle impossibile, ma che andranno a delineare un disegno molto più ampio e sfaccettato.

Buona partenza per Preacher che dimostra, fin da subito, voler essere una serie indipendente e originale, pur conservando un certo rispetto e fedeltà nei confronti del suo fumetto.

Un perfetto equilibrio tra trasposizione e innovazione, sia dal punto di vista della storia che da quello dei personaggi.

 

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La carne sul fuoco è tanta, ma c’è ancora molto altro, e molti altri personaggi da scoprire. Alcuni ci vengono appena accennati, come lo sfigurato Eugene Root (Ian Colletti), denominato nel fumetto Arseface (e nella serie sono stati molto più clementi con lui) e Fiore (Tom Brooke), agente/angelo dell’Adelphi, incaricato di sorvegliare Genesis.

Preacher ha tutte le carte in regola per essere un grande show, originale e con pochi eguali. Le domande a cui rispondere sono tante, ma il mood sembra essere quello giusto. Riuscirà Preacher a sapersi distinguere, tenendo alte le aspettative e il confronto con il suo fumetto?

Staremo proprio a vedere!