La “santa” inquisizione nell’era di Facebook

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6 anni fa

5 minuti

Inquisición_Torquemada

Da quando ho incominciato l’avventura del blog Bufale un tanto al chilo ho visto vari tentativi di censura, alcuni subiti proprio da noi, altri a pagine che nulla facevano di male.

Il sistema è semplice, si piglia una pagina  che ci sta antipatica, la si denigra su altre pagine a lei contrapposte, si spinge a segnalarne i contenuti e ZAC, la pagina viene sospesa, chiusa, rimossa in base al tipo e gravità delle segnalazioni ricevute.

Gruppi del web che riescono a spingere i propri follower a segnalare pagine su Facebook.

Si tratta di una “santa” inquisizione mossa da tantissimi gruppi estremisti del web che riescono a spingere i propri fedeli follower a segnalare pagine che non li aggradano.

Loro segnalano e Facebook blocca, perché si tratta di manovre automatiche, non ci sono cervelli al di là del monitor ad analizzare una situazione, no, c’è un sistema che vede tantissime segnalazioni ad uno stesso post, ricava di cosa si tratta, e in base alle segnalazioni ricevute decide cosa fare.

Ma senza che si analizzino i commenti o il contesto.

E così succede che Giampietro Belotti, personaggio simbolo della protesta contro le Sentinelle in piedi, si sia visto bloccare la propria pagina due volte nell’arco di una settimana.

Senza aver pubblicato contenuti osceni, senza aver incitato alcun odio, ma solo perché personaggio scomodo.

1504984_10203503928935708_655473927734571083_nQuesto è il mondo dei social 2.0, dove poco conta che tu sia corretto e non volgare, poco conta cosa posti, se ti fai dei nemici stai tranquillo, prima o poi la pagina te la sospendono, si tratta solo di vedere quanto siano potenti e capaci i tuoi nemici.

Butac ha subito una clonazione e due tentativi di chiusura della pagina, oltre alle svariate segnalazioni di sito per adulti che mi hanno portato a dover rinunciare ad AdSense (perché anche in casa Google non è che le scimmie di successo siano poi così intelligenti in quel che fanno).

Ma Butac rompe la balle a tanti, è normale. Invece Giampietro Belotti non dovrebbe in teoria rompere a così tanti, anche perché lui non attacca in realtà proprio nessuno, semmai difende.

Per chi non lo sapesse Giampietro è il Nazista dell’Illinois, personaggio satirico che ha affiancato le sentinelle in piedi a Bergamo ad Ottobre. Si è presentato vestito da nazista dei Blues Brothers:

 

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Giampietro Belotti, il Nazista dell’Illinois tratto da Blues Brothers

 

Aveva con sè regolare libricino, il Mein Kampf e si è messo in silenzio a leggere, come le sentinelle. Non era vestito per davvero da nazista, aveva indosso un uniforme parodistica con la svastica sostituita dalle due X come nel grande film di Chaplin.

Ma ciò non toglie che in un paese come il nostro lo si sia fermato identificato e si sia ipotizzato il reato d’apologia di fascismo. Per fortuna la cosa poi si è ridimensionata.

Ma Belotti (che nel frattempo era diventato il simbolo della controprotesta verso le sentinelle) non ha visto l’odio verso di lui diminuire, anzi, lentamente la sua bacheca e ogni iniziativa pubblica a cui ha partecipato hanno visto lo scatenarsi di queste teste calde, che tra insulti e minacce continuano a fomentare i propri lettori a segnalarlo, a farlo sparire dalla faccia dei social. Zittendo di fatto l’unica voce non violenta del dibattito.

Questo significa che per un mese non potrò postare nulla, neppure sulla mia pagina “pubblica”. Ecco a cosa serve segnalare: a ridurre al silenzio. Volete una Facebook ancora più ignorante di quella che già non abbiamo? Basta star zitti e non fare niente, omofobi, razzisti… i fascisti insomma continueranno a fare il loro lavoro.

Lui la butta giù in maniera politica, e nel caso in questione può anche avere ragione, ma alle categorie sopraindicate aggiungo volentieri gli animalisti estremisti (animalari), i pro life, i complottari, i vegani estremisti (vegazzari) e gli antivaccinisti.

Tutte queste categorie (e probabilmente altre ancora) amano usare la scure della censura, zittire per lo meno nell’unico luogo dove così facendo riescono ad acquistare autorevolezza agli occhi dei dubbiosi che li seguono!

Noi nerd d’altri tempi viviamo in un mondo tutto nostro, forse un po’ snob, anche oggi che il finto nerd è più mainstream. Da sempre partecipiamo alla vita social ben consci che “quella non è la rete”: Facebook, Twitter, G+ sono solo un estensione per comunicare agli altri quello che troviamo in rete, per farci belli mostrando l’ultimo incauto acquisto, ma Facebook è più come il corridoio del liceo a cui andavamo da regazzini, non il mondo dove viviamo oggi.

Di rimando usiamo i social in maniera diversa da quegli estremisti (spesso paragonabili ai bulletti del liceo, tanta forza ma poca sostanza), noi – di solito – non segnaliamo, non facciamo la spia, pensiamo probabilmente a queste parole:

Je ne suis pas d’accord avec ce que vous dites, mais je me battrai jusqu’au bout pour que vous puissiez le dire.

Io non segnalavo, non facevo report a nessuno, l’aforisma di Voltaire mi è sempre piaciuto molto (anche se so che non è proprio di Voltaire, ma se c’è un meme che dice che è così allora è vero).

 

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I soggetti di cui sopra se ne infischiano del difendere l’opinione di chi non la pensa come loro.

Ma i soggetti di cui sopra se ne infischiano del difendere l’opinione di chi non la pensa come loro, e nel falsato mondo dei social riescono così a far scomparire la voce degli oppositori.

Tutto questo è errato, tutto questo fa male alla rete, e sarebbe da controbattere.

Io per ora insieme agli altri autori cerco di farlo pubblicando quella che mi sembra corretta informazione quotidiana, ma non basta, quello che servirebbe davvero è una vera risposta fatta di chi ama la razionalità e la scienza, fatta da chi lo strumento web se vuole sa usarlo e sfruttarlo molto meglio di questi estremisti.

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