Nel solo 2020, Facebook ha investito 23 milioni di dollari per proteggere il suo CEO, Mark Zuckerberg, e preservare la sicurezza della sua famiglia. A rivelarlo sono i carteggi consegnati alla Securities and Exchange Commission, carteggi che dimostrano come l’azienda tech abbia tacitamente riconosciuto le complessità di un anno tanto controverso aumentando sensibilmente il budget adoperato per difendere i suoi vertici.

Le cifre potrebbero sembrarci esorbitanti, ma per gli standard USA non sono poi così eclatanti – si conti che New York ha dovuto spendere 24 milioni per proteggere la Trump Tower durante le elezioni del 2016 -, tuttavia risulta nondimeno interessante come simili costi offrano uno spaccato su quale sia la condizione della ditta nel mondo.

Nel 2018, Facebook pagava per la sicurezza della famiglia Zuckerberg 10,4 milioni, l’anno successivo è salita a 13,4 e infine si è registrato un repentino balzo di 10 milioni. Una scelta strategica e finanziaria che segue gli eventi socio-politici della cronaca, ovvero che risponde all’alienazione di quelle persone che considerano le Big Tech come la quintessenza di un’elite cinica e manipolatoria.

Un’esagerazione? Non troppo, se si considera che in settimana un uomo è stato arrestato perché pianificava di fare esplodere un data center di Amazon in Virginia. Gli animi, insomma, si starebbero scaldando e l’azienda reagisce di conseguenza, anticipando di dover gestire situazioni difficili.

Nonostante la legittimità di tali preoccupazioni, Facebook si sente in obbligo di giustificare una simile spesa.

Il Comitato per la remunerazione, di nomina e della governance crede che questi costi siano appropriati e necessari alla luce del panorama minaccioso e del fatto che Mr. Zuckerberg abbia richiesto di ricevere solamente un dollaro di salario annuale e che non riceva nessun pagamento di bonus, conferimento di azioni o altri compensazioni d’incentivo,

ha riferito il comunicato inviato alla procura.

 

 

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