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Città Senza Eroi: un’odissea chiamata pubblicazione

7 anni fa

5 minuti

Città Senza Eroi

Quanta strada deve percorrere un romanzo prima della pubblicazione? A volte basta coprire la distanza (virtuale o reale) tra il tuo cassetto e la casella postale della casa editrice: il responsabile dei manoscritti lo legge, lo spara in alto fino al superattico dell’editore e il gioco è fatto. Ma non capita spesso. Il più delle volte è un’odissea.

Lo scorso 15 ottobre il mio primo romanzo, Città Senza Eroi (scritto a quattro mani con Giacomo Bernini), è riuscito nell’impresa della pubblicazione.

Un grande traguardo, non ci sono dubbi, ma come spesso accade il viaggio è molto più importante della meta finale. Ed è di questo che voglio parlare, nella speranza che la nostra esperienza possa essere utile anche ad altri.

 

 

 

Ottobre 2010:
La falsa partenza.

Non tutte le opinioni hanno lo stesso peso.

Il romanzo è finito, caldo nello slot di memoria del mio hard disk. Si intitola Pulp Fantasy e secondo la mia immodesta e finta-imparziale opinione è un capolavoro della letteratura.

Io e Giacomo brindiamo al successo. Chiediamo ad alcuni amici di leggere il libro e le loro opinioni sono ottime. Ci sono delle piccole modifiche da fare, ma la struttura è buona. Siamo pronti per l’invio alle case editrici. Però, proprio all’ultimo, ci sorge un dubbio: bastano le opinioni degli amici? Meglio non rischiare.

Accantoniamo la lista degli editori e chiediamo un giudizio a molti autori fantasy già pubblicati. Alcuni ci ridono in faccia, altri declinano gentilmente, altri ancora accettano. Ed ecco il primo insegnamento:

Le opinioni degli amici sono utili, ma le critiche di esperti del genere lo sono molto di più.

 

 

 

 

 

Novembre 2010:
La partenza.

Non ci sono trucchi o scorciatoie per trovare un editore.

La terza versione del romanzo è finita, bollente nel suo cassetto di bit e byte.

Si intitola Pulp Fantasy e secondo la mia sempre-più-immodesta e sempre-più-finta-imparziale opinione è sempre-più un capolavoro della letteratura.

Non resta che trovare un editore. Seguiamo tutti i consigli trovati in rete: valutiamo i cataloghi degli editori, selezioniamo quelli adatti al nostro romanzo, prepariamo la sinossi e la lettera di presentazione.

Siamo meticolosi, ma ecco il secondo insegnamento:

Una buona presentazione è necessaria ma non sufficiente per trovare un editore.

 

 

 

 

Novembre 2010 – Aprile 2011: L’attesa.

Aspettiamo le risposte e nella quasi totalità dei casi otteniamo solo silenzio. Nell’attesa torniamo a lavorare sul romanzo, miglioriamo dei dettagli, correggiamo degli errori. Terzo insegnamento, quindi:

La pazienza è importante, ma stare con le mani in mano non serve a nulla. Lo stile si migliora con l’esercizio

 

 

 

Maggio 2011-Maggio 2013:
Il miraggio dell’agente letterario.

Il vero agente letterario chiede all’autore solo una percentuale sulle vendite future

Le case editrici non ci rispondono e quindi ci rivolgiamo agli agenti letterari.

Evitiamo i succhiasoldi, quelli che vogliono essere pagati anche per la semplice lettura del testo, e ci rivolgiamo a quelli che, in caso di interesse, chiedono all’autore solo una percentuale sulle vendite.

Sono loro i veri agenti letterari, ma in Italia ce ne sono pochi, molto pochi.

Ne troviamo uno interessato e firmiamo un contratto di rappresentanza della durata di due anni. Il romanzo è arrivato alla sua quarta versione, ha un titolo migliore, Città Senza Eroi, e ora ha anche un agente pronto a rappresentarlo. Cosa può andare storto?

Quarto insegnamento:

Un agente letterario che non riesce a presentare bene il tuo lavoro e che non capisce quello che gli editori cercano non ti aiuterà a raggiungere la pubblicazione.

 

 

 

 

 

Maggio 2013-Novembre 2013: l
La guerra del torneo letterario.

Scaduto il contratto di rappresentanza, decidiamo di affilare le armi e scendere in guerra.

Tornei o scontri all’ultimo sangue?

Torniamo a lavorare sul testo, lo miglioriamo seguendo atri consigli ricevuti nel tempo, e lo iscriviamo a un concorso letterario, uno di quelli in cui gli stessi partecipanti votano le altre opere in gara.

In palio c’è un contratto di pubblicazione con una importante casa editrice e la battaglia è massacrante. Dopo anni di viaggio, Città Senza Eroi è diventato forte e agguerrito.

Schiva i cecchini, avanza nelle fasi del torneo, ma poi deve arrendersi, proprio in finale. Quinto insegnamento:

I tornei letterari sono una risorsa, ma devono essere scelti con attenzione. Bisogna valutare l’impegno che richiedono, e capire se la giuria incaricata può essere adatta a valutare il tuo romanzo, perché in fin dei conti è sempre una questioni di gusti.

 

 

 

 

Dicembre 2013.

Capita poi che un sabato notte, l’ultimo sabato dell’anno, quando il romanzo si tiene a stento a galla pensando di abbandonarsi all’oblio dei flutti, ricevi una mail che splende come un faro nella notte.

Una casa editrice è interessata al romanzo, e vuole pubblicarlo.

Una casa editrice (una di quelle vere, non una di quelli che chiedono soldi per pubblicare o che obbligano l’autore all’acquisto di copie) è interessata al romanzo, e vuole pubblicarlo.

Il lavoro da fare prima della reale pubblicazione è ancora lungo, ma l’odissea è conclusa. E allora capisci il sesto e ultimo insegnamento, quello più importante:

Se il tuo romanzo viene rifiutato forse è colpa della sfortuna, o magari degli editori che non capiscano quanto tu sia eccezionale, ma molto più probabilmente la colpa è del romanzo. Per cui ascolta i consigli, accetta le critiche, e non smettere mai di lavorare sul testo.
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