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Dall’Albero al Piatto: I Trattamenti Antiparassitari

7 anni fa

14 minuti

Trattamenti Antiparassitari

Dopo aver affrontato la parte propedeutica della frutticoltura, ora è arrivato il momento di affrontare la parte più delicata della produzione ortofrutticola: i trattamenti antiparassitari.

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Questa citazione dal III° canto dell’Inferno potrebbe tranquillamente adattarsi al controverso mondo dei trattamenti chimici su prodotti ortofrutticoli.

Mi scuso fin da ora se non riuscirò a trattare l’argomento in modo completo ed esaustivo, ma il mio intento è farvi capire anche in minima parte cosa significa “difendere” i frutteti dalle diverse avversità senza utilizzare metodi drastici tipo questi.

Se la vostra sete di conoscenza è tale da non farvi dormire alla notte oppure se volete intraprendere la carriera di Imprenditori Agricoli, sono pronto a darvi informazioni più dettagliate in separata sede.

Prima però di soffocarmi di domande, potete andare sul sito della Regione Emilia Romagna – Portale Agricoltura e Pesca dove potete trovare tantissime informazioni interessanti per la vostra nuova carriera.

 

 

Lotta contro le Infestanti

Produrre frutta non è come produrre bulloni o saponette!

Si va bene, ora smetto di tergiversare e provo a districarmi all’interno delle “nuvole” di antiparassitari.

L’argomento è molto difficile e delicato da affrontare soprattutto per il fatto che voglio cercare di darvi informazioni il più possibile impersonali in modo da farvi capire che produrre frutta non è come produrre bulloni o saponette e che potete mangiare frutta più o meno tranquillamente.

Anzitutto bisogna spiegare che per “Infestanti” si intendono Insetti, Virus, Batteri e altre avversità non climatiche che possono colpire il nostro frutteto.

La lotta contro le infestanti viene effettuata seguendo le fasi fenologiche della pianta: riposo vegetativo (Inverno), ripresa vegetativa (Primavera), fioritura, allegagione (trasformazione del fiore in frutto), accrescimento frutti, pre raccolta, post raccolta.

Oltre alla fase fenologica della pianta, si deve tenere conto delle avversità che si vanno a combattere: un afide (insetto) non si combatte allo stesso modo di un Batterio e via dicendo.

Altra cosa fondamentale nella lotta alle avversità è il metodo che il coltivatore deve seguire.

Mi spiego meglio: all’incirca alla fine degli anni ’80, qualche testa (ben) pensante cominciò a rendersi conto che non si potevano effettuare trattamenti chimici “ad cazzum” e decise di proporre un “metodo” di trattamenti specificando sia i prodotti da utilizzare che il periodo di trattamento.

La svolta fu nei favolosi (per l’agricoltura) anni ’90

Dopo diversi anni di incubazione, all’inizio degli anni ’90, la Regione Emilia Romagna decise di stilare una sorta di linea guida per la difesa dalle infestanti.

In questo modo nacque il Disciplinare di Produzione Integrata della Regione Emilia Romagna.

Dopo circa una decina di anni e un discreto caos tra i vari Disciplinari Regionali, i cervelli pensanti (non gli stessi degli anni ’80) dell’agricoltura italiana, spinti dal Reg. CE 2078/92, decisero di creare un unico Disciplinare di Produzione Integrata a livello nazionale che comprendeva, oltre che la lotta alle avversità, anche tutte le pratiche agronomiche previste in una azienda agricola (Irrigazioni, concimazioni, potature, ecc…).

I Coltivatori e le Associazioni di Coltivatori, rispettando questo disciplinare e di conseguenza aderendo al regolamento CE 2078/92, avrebbero ricevuto delle sovvenzioni dalla Comunità Europea.

Nel Disciplinare di Produzione Integrata (D.P.I.) sono elencate tutte le pratiche agronomiche compresi i trattamenti antiparassitari, i Preparati Commerciali consentiti, i Principi Attivi e i Dosaggi consigliati. Questo è il minimo indispensabile per poter produrre Frutta e Verdura e vendere il prodotto in Italia.

Doveroso specificare che le Istituzioni Regionali (ASL, ARPA, ecc.) e i Clienti Privati Italiani ed Esteri (Catene di Supermercati e loro Fornitori Privati in primis), negli ultimi anni stanno facendo controlli a tappeto sia sulle Aziende Agricole che sulle Associazioni di Agricoltori.

La Cooperativa dove lavoro ad esempio, ha subito nel 2013 qualcosa tipo 200-250 prelievi di prodotto (frutta e verdura) per fare Analisi sui Residui di Principi Attivi; senza contare i prelievi in campagna delle ASL presso i soci fornitori (contadini) della Cooperativa.

Prima di passare alla pratica dei trattamenti, ritengo doveroso sottolineare che i macchinari utilizzati per irrorare i frutteti (in genere gli Atomizzatori) devono, per legge, essere tarati almeno ogni 5 anni. Questo per evitare che ci siano dei dosaggi errati e/o superiori ai dosaggi programmati.

Inoltre, per effettuare i trattamenti e acquistare prodotti Nocivi, Tossici e Molto Tossici, l’operatore (coltivatore diretto o operaio che sia) deve essere in possesso di un patentino (rilasciato dalla Provincia) specifico per tali prodotti.

Ci vuole un “patentino” per poter maneggiare i fitofarmaci.

Per ottenere il patentino, oltre ad essere maggiorenne, il soggetto deve essere in possesso di un Titolo di Studio specifico (Laurea in Scienze Agrarie o in Scienze della Produzione animale o titoli equiparabili o diploma di Perito Agrario o Agrotecnico) oppure, nel caso non avesse un titolo di studio adatto, deve frequentare un corso di almeno 18 ore (frequenza del 90% delle ore) al temine del quale viene effettuato un test di apprendimento che dovrà essere superato nei termini previsti.

Esentati dall’esame ma non dal corso sono i Laureati in Chimica, Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria, Medicina Veterinaria, Scienze Biologiche e Farmacia, Diplomati in Farmacia e Periti Chimici. Per saperne di più Info per Patentino Fitosanitario.

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Esempio di Patentino

 

 

I Principi Attivi

Con il termine “Principi Attivi” (da ora in poi P.A.) si intendono tutti quei prodotti chimici che vengono utilizzati per la difesa del frutteto e per proteggerlo dalle avversità non climatiche.
Esistono diversi tipi di P.A. e vengono suddivisi in tre gruppi principali:

I diversi P.A. poi possono essere suddivisi in altri 3 gruppi in base a come svolgono il loro “compito”:

  • P.A. Sistemici: entrano nel “sistema” linfatico della pianta. Esempio: un insetticida sistemico svolgerà la sua funzione solo su insetti che si nutrono di parti della pianta o della linfa;
  • P.A. Citotropici: non penetra nel sistema linfatico ma solo nello strato superficiale della zona trattata. Esempio: svolgerà la sua funzione sia per contatto con l’insetto che su insetti che si nutrono di parti della pianta.
  • P.A. a contatto o “di copertura”: agiscono solo se “toccano” l’agente da combattere. Un esempio lampante sono i diserbanti.

Mi perdonerete se non prendo in esame i singoli gruppi di P.A. ma è un mondo talmente vasto che, anche i miei colleghi Agrotecnici faticano a seguire e necessitano sistematicamente di aggiornamenti da parte delle multinazionali come Basf, Bayer, ecc… (Ghombloddo!1!!!1).

Siccome voglio comunque “dissetarvi” almeno in parte, vi regalo una parte delle Linee Tecniche pubblicate dalla Cooperativa per la quale lavoro.
Nella foto qui sotto potete vedere quanti sono i P.A. che potenzialmente si possono utilizzare e quanti diversi utilizzi e sinergie possono avere con altri P.A. e contro altre avversità.

In pratica la programmazione dei trattamenti consiste nel trovare continuamente delle “combo” tra P.A. …un lavoro per veri nerd™.

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Estratto dalla Linea Tecnica Frutticole

Vorrei farvi notare la parte in rosso: “Soglie pesco”. Tenetela bene a mente perché è un parametro fondamentale nella Lotta Integrata, argomento che tratterò a breve più avanti nell’articolo.
Prima di proseguire oltre, è arrivato il momento di introdurre il concetto di Periodo o Intervallo di Carenza o di Rientro. Tenetelo bene a mente perchè verrà ripreso nel prossimo capitolo riguardante la Raccolta e Commercializzazione.

Tornando al discorso principale, i trattamenti vengono effettuati seguendo due principi fondamentali:

  • A calendario o programmate;
  • A necessità o a raggiungimento di una soglia (vedi la foto sopra delle Linee Tecniche): la “Produzione Integrata”.

Andiamo ad analizzarli singolarmente.

Atomizzatore

Atomizzatore

 

 

Trattamenti a Calendario

Questo tipo di interventi sono legati alla “vecchia” frutticoltura in quanto non prevedono una strategia particolare ma, in pratica, si decide di intervenire sul frutteto solo in base al periodo dell’anno e alla eventuale ipotetica stagionalità delle avversità.

Una verità è che ci sono avversità che si devono e si possono combattere anche a calendario (es. Cocciniglia nel periodo di svernamento invernale, diserbi vari, ecc…) ma sono veramente un numero minimo.

Note negative di questa tipologia di intervento:

  1. Utilizzo indiscriminato di prodotti chimici;
  2. Spreco sia a livello quantitativo che economico;
  3. Impatto negativo sull’ambiente circostante (insetti utili compresi);
  4. Quattro;
  5. Rischio di causare resistenza ai Principi Attivi nelle avversità (insetti principalmente) che si combattono;
  6. Rischio per la salute di chi opera in campo;
  7. Rischio per la salute di chi mangia i prodotti trattati.

Note positive di questa tipologia di intervento:

  1. Copertura costante del frutteto nei confronti delle avversità;
  2. Limitare il numero di interventi in campo trattando a scadenze regolari;
  3. Relativa minor spesa per l’acquisto di Principi Attivi.

 

 

La Produzione Integrata

con la produzione integrata si interviene solo quando è necessario.

A differenza dei trattamenti a calendario, con la produzione integrata si interviene solo quando è necessario oppure quando ci sono segnali inequivocabili che indicano la necessità di un intervento.

Questo tipo di strategia di intervento è stata una delle più importanti evoluzioni in agricoltura degli ultimi anni.

Una ottima spiegazione della Produzione Integrata la trovate qui ma quello che mi preme spiegare è la situazione Trattamenti Antiparassitari.

Come dice Wikipedia:

L’agricoltura integrata può rappresentare un compromesso tra l’agricoltura convenzionale e quella biologica. Secondo un punto di vista che rispecchia molteplici esigenze è il modo più evoluto per realizzare l’agricoltura sostenibile per i seguenti motivi:

  • ottimizza l’utilizzazione delle risorse e dei mezzi tecnici disponibili per conseguire la quantità di produzione necessaria alla richiesta nazionale ed internazionale;
  • produce cibi sani e sicuri, conservando e proteggendo le risorse ambientali;
  • osserva le normative nazionali e comunitarie;
  • supera i concetti di lotta biologica, di agricoltura biologica, di allevamento biologico, in quanto non ancora sufficienti a soddisfare le esigenze di un’agricoltura di mercato;
  • viene realizzata seguendo le linee guida indicate dai disciplinari e misurando i progressi conseguiti con sistemi di autodiagnosi delle aziende agricole.
Il succo del discorso è molto semplice: si usano pesticidi e antiparassitari solo quando è realmente necessario!

Ma come fanno i contadini a sapere quando è necessario intervenire?
Presto detto: esistono degli strumenti che permettono loro di capire quando la situazione è “pericolosa” o potenzialmente pericolosa.

Ecco un freddo elenco degli strumenti a disposizione dei frutticoltori:

  • Pluviometro: permette di misurare l’intensità di pioggia, parametro fondamentale per capire i rischi di inoculo e proliferazioni fungine come ad esempio Monilia Laxa e Fructigena, Botrite e tante altre;
  • Igrometro: permette di misurare l’umidità nell’aria, parametro molto iomportante per i motivi sopra citati;
Ogni avversità ha le sue soglie di pericolo. Ad esempio nel caso dei funghi, a determinati livelli di l’umidità relativa, di quantità di pioggia caduta e di temperatura, il pericolo di “inoculo” si alza o si abbassa. In genere se l’umidità è sopra il 60-70%, le temperature sono sopra i 20°C e cadono almeno 10-15 mm di pioggia, si accende l’allarme e si fanno trattamenti.
  • Tensiometro: permette di misurare la saturazione del terreno. In pratica si può capire quanto sforzo fanno le piante per “succhiare” acqua e di conseguenza di quanta acqua ha bisogno il terreno per renderla più facilmente disponibile per le piante;
  • Trappole sessuali a feromoni con base collante (o simili) che consentono di monitorare sia lo stadio evolutivo degli insetti dannosi che la popolazione degli stessi tramite la cattura degli insetti e la conta degli stessi.
  • Osservazione in campo dei segnali che lasciano sulla pianta “gli infestanti”: germogli attaccati da insetti, foglie con presenza di afidi, segnali di attacchi fungini o batterici.
Nel caso delle trappole sessuali a cattura e nelle Osservazioni in campo, a seconda delle catture nelle trappole e dell’intensità delle infestazioni nel frutteto, si parla di livelli “soglia”.

Nella Lotta Integrata, oltre agli interventi con P.A. specifici per ogni infestante, esistono altre pratiche agronomiche che possono contrastare l’azione degli infestanti stessi:

  • Confusione sessuale che consiste nel diffondere nel frutteto il feromone della femmina che quindi disorienta il maschio impedendogli di trovarla (e si rintana in un angolino a fapparsi);
  • Lotta Biologica con Insetti antagonisti: i famosi insetti che, in diversi stati dello sviluppo, si cibano degli insetti dannosi. Un esempio favoloso è la coccinella che allo stadio larvale si ciba di afidi.
  • Prego la regia di inoltrare la prova filmata.

 

 

 

Cosa, Come e Dove

Come è facilmente intuibile, i due sistemi di lotta sono completamente diversi uno dall’altro; sia come ore di lavoro che come investimento di denaro.

Fortunatamente gli agricoltori si sono resi conto che rispettando le Linee Tecniche e seguendo i Disciplinari di Lotta Integrata, si ottengono risultati notevoli a livello di risparmio di denaro (trattamenti mirati = meno antiparassitari utilizzati = meno antiparassitari acquistati) e i frutti risultano essere più “sicuri” per il consumo. Senza contare poi la salvaguardia della salute del contadino che deve effettuare meno trattamenti e con prodotti meno aggressivi.

Di non secondaria importanza sono i contributi (in denaro) che gli agricoltori ricevono dalla Regione di appartenenza (che a sua volta riceve dalla Comunità Europea).

Seguire i Disciplinari di Produzione Integrata porta soldi ai frutticoltori

Una delle (tante) condizioni per ricevere questi contributi è seguire i Disciplinari di Produzione Integrata con tutti gli annessi e connessi (li potete trovare nei vari link che ho messo qua e la nell’articolo).

Ovviamente, nel caso non venga rispettata questa condizione (così come le altre), i contributi vengono annullati anche in modo retroattivo tramite atti sanzionatori che costringono i frutticoltori a restituire il “maltolto”.

In poche parole: diffidate dalla frutta che viene prodotta non rispettando il Disciplinare di Produzione Integrata!

E come faccio a sapere che è frutta da “Produzione Integrata”?

Ammetto che non è semplice. Sicuramente se andate ad acquistare in un Supermercato della GDO: COOP, Conad, Esselunga, Carrefour, ecc… potete stare sicuri che la frutta rispetta non solo i Disciplinari ma anche delle rigidissime Linee Guida Proprietarie create dalla singola catena di distribuzione.

Il prezzo non è una garanzia, il calibro della frutta non è una garanzia, la pulizia del negozio o della bancarella non è una garanzia.

Per i Mercati Rionali e le Boutique della Frutta la situazione è decisamente più complessa. Il prezzo non è una garanzia, il calibro della frutta non è una garanzia, la pulizia del negozio o della bancarella non è una garanzia.

Generalmente sia gli ambulanti che i proprietari delle Boutique  si servono ai Mercati Generali che coprono praticamente tutto il territorio nazionale e, all’interno di questi mercati, gli ufficiali del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) effettuano dei prelievi per verificare che i prodotti siano a norma di legge.

Gli ufficiali del SSN lavorano bene!

Questo dovrebbe essere sufficiente a garantire la salubrità della frutta ma è giusto sapere che le maglie del SSN non sono così strette da controllare tutto il prodotto quindi (qui esprimo un parere personale) non mi sento di garantire che la totalità della produzione rispetti i regolamenti Regionali, Nazionali e Comunitari.

 

 

Una Quest per Voi

Dato che siamo in una “piazza” frequentata da nerd, vi posso proporre una quest per capire il livello di controllo e rintracciabilità della frutta che comprate. All’atto dell’acquisto, cercate di scoprire alcune cose che elenco sotto, partendo dal presupposto che esiste il Reg. CE 178/2002 che parla proprio, tra gli altri, anche di questo argomento:

  • dove è stata coltivata e raccolta la frutta;
  • dove è stata confezionata la frutta;
  • da chi è stata venduta la frutta;
  • da quanti e quali intermediari è passata la frutta;

Sono quattro semplicissime domande che potrete porre sia all’ambulante che al proprietario del negozietto che all’operatore del supermercato. Ricordatevi che avere queste informazioni è un vostro diritto in quanto consumatori ed è un dovere del produttore/fornitore/venditore fornire queste informazioni.

Essendo questa parte decisamente lunga, ho deciso di suddividere ulteriormente l’articolo in una terza parte che prenderà in considerazione la Raccolta e la Commercializzazione.

 

 

 

 

 

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