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La Porta dell’Inferno

7 anni fa

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Chiamato dai locali “la porta dell’Inferno”, questo enorme cratere che esala ancora gas naturale dalle sue fenditure è in fiamme da oltre quarant’anni e si trova a poca distanza da Derweze, un paesino nel centro del Turkmenistan.

Il Turkmenistan non è un luogo che finisce spesso sulle prime pagine dei giornali, da queste parti come quasi ovunque nel mondo. È una repubblica post-sovietica dell’Asia Centrale che si affaccia sul Mar Caspio, a nord dell’Iran, grande più di una volta e mezzo l’Italia ma con un dodicesimo della sua popolazione, poco più di 5 milioni di abitanti.

Gran parte del territorio del Turkmenistan, circa i tre quarti, è occupato dal deserto del Karakum. È una zona molto ricca di risorse naturali e soprattutto di una: gas naturale, di cui ha le riserve maggiori del mondo dopo Russia e Iran.

 

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La sua origine è
totalmente artificiale.

Le fiamme sprigionano un forte odore solforoso che si sente nell’aria a parecchia distanza dal cratere. La sua origine, però, è totalmente artificiale.

Nel 1971, alcuni geologici sovietici indicarono il luogo come un possibile giacimento di risorse naturali. Durante le loro esplorazioni, si imbatterono in una caverna piena di gas naturale, ma il terreno sotto le trivellazioni collassò improvvisamente lasciando una grande cavità del diametro di circa 70 metri.

Per evitare la fuoriuscita di gas velenosi come il metano, i sovietici decisero di innescare un incendio

Per evitare la fuoriuscita di gas velenosi come il metano, i sovietici decisero di innescare un incendio, prevedendo che nell’arco di pochi giorni i gas sarebbero bruciati e la zona sarebbe tornata sicura.

 

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La brillante idea non funzionò.

Le fiamme, però, stanno ancora bruciando oggi, a oltre 40 anni di distanza; l’area, estremamente isolata, è diventata una meta turistica per i (pochissimi) stranieri che visitano il paese.

Le fiamme di color arancione bruciano giorno e notte e sono visibili a chilometri di distanza

Le fiamme di color arancione bruciano giorno e notte e sono visibili a chilometri di distanza, con un effetto molto scenografico: per questo i locali, complice anche l’odore solforoso generato dalla combustione, hanno ribattezzato la grande cavità in fiamme “le porte dell’Inferno” (per una curiosa coincidenza, anche Derweze significa “porta”).

 

 

A metà aprile del 2010, il presidente turkmeno Gurbanguly Berdimuhammedow visitò Derweze ma non si dimostrò eccessivamente coinvolto dallo spettacolo: ordinò anzi che il cratere venisse chiuso, anche se finora questo non è successo. La preoccupazione principale del presidente è che “le porte dell’inferno” frenino lo sviluppo dei vicini campi di estrazione di gas naturale.

 

Gurbanguly Berdimuhammedow era il successore del bizzarro leader Saparmurat Niyazov, gia illustrato da @camo in un articolo passato, quello che cambiò i nomi dei mesi con quelli della sua famiglia e che volle diffondere un suo trattato personale, il Ruhanama, in proporzioni tali da far tribolare anche la vecchia Bibbia, come ad esempio, rendendo necessario conoscerlo per poter prendere la patente, per intenderci…

 

Il paesino di Derweze si trova a circa 250 chilometri da Ashgabat, la capitale, e ha poco più di trecento abitanti, per la maggior parte seminomadi della tribù Tekke, una delle cinque principali del Turkmenistan (un motivo li rappresenta anche sulla bandiera del paese).

Per completare il quadro, il Turkmenistan è regolarmente ai primi posti nella classifica dei paesi meno liberi del mondo.

 

 

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