Twitter a +72% dopo la IPO: solo hype?

8 anni fa

4 minuti

Twitter IPO

Twitter chiude la prima giornata in borsa con un rialzo del 72% sul prezzo iniziale di acquisto: sicuramente c’è chi ride oggi, ma è plausibile che riesca a mantenere questo valore?

Durante le transazioni le azioni di Twitter hanno toccato un massimo di addirittura 49.45 dollari, erano partite da un prezzo base di 26 dollari.

Molta gente si è arricchita ieri, su questo non c’è dubbio. Ma ora il problema è capire se Twitter può realmente mantenere un prezzo attorno ai cinquanta dollari oppure se è destinata a vedere il prezzo delle sue azioni crollare una volta passata la “sbornia” iniziale e l’hype generata negli scorsi mesi.

Vediamo per esempio un confronto con Facebook: si capisce subito che le due società non giocano neanche nello stesso campionato.

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Rispetto a Facebook, Twitter ha profitti ridicoli, meno utenti e meno attivi. Facebook è una società che fa attivi, Twitter sta ancora cercando di capire come monetizzare davvero il suo potenziale.

Potenziale che è rimasto tale da anni e che ancora oggi, dopo la sua quotazione in borsa, è difficile non considerare una chimera… salvo una vera rivoluzione della piattaforma e del suo utilizzo.

Se poi si confronta il prezzo attuale delle azioni di Twitter con altre società della new economy come Google, Linkedin o anche solo Tesla Motors… si vede quanto il titolo sia attualmente overpriced, pesantemente overpriced.

La realtà è che Twitter sta in piedi fin dalla sua nascita unicamente grazie agli investitori: venture capital che hanno creduto nell’idea, hanno sfruttato la sua crescita numerica per poi arrivare ad una quotazione e monetizzare il più possibile.

Mentre Facebook ha cercato di presentare un piano economico credibile prima di essere quotata in borsa, raggiungendo degli attivi e puntando molto sulla sua versione mobile (da cui oggi trae buona parte degli utili) e ispirando quindi una certa concretezza…

Twitter ha di fatto giocato unicamente sulla sua immagine, lasciando in secondo piano i “numeri veri”.

Peggio: Evan Williams e Jack Dorsey sono oggi miliardari, ma non hanno mai dimostrato di saper essere dei veri executive dell’azienda, gestendo il tutto in maniera a dir poco “ballerina”.

Lo strumento Twitter a chi è rivolto? agli sviluppatori? ai ricercatori? a marketers?

Se si guarda la storia recente si vedrà come gli sviluppatori sono stati trattati non esattamente con i guanti bianchi, in un eterno tira e molla di regole e restrizioni alle API ufficiali.

Le statistiche e dati dietro alla piattaforma potrebbero interessare a chi si occupa di Big Data o anche a chi vuole una visione su una certa demografia… ma il tutto è nascosto nella “casse” della società.

Fare pubblicità su Twitter è possibile, ma il suo ritorno è difficilmente quantificabile per la maggior parte dei prodotti, oltre al fatto che ancora Twitter non ha un vero e proprio modello di Ad sostenibili che diano un vero valore a quanto è pubblicizzato.

Qual è la mission di Twitter? i suoi fondatori e dipendenti rincorrono una risposta da anni, ma ancora è molto difficile darne una che abbia senso da un punto di vista economico oltre che filosofico.

 

Dylan Tweney scrive su VentureBeat:

The real danger to Twitter — and the reason I’m using it less and less — is that it is slowly turning into nothing more than a marketing platform. Whether you’re an individual or a brand, using Twitter means broadcasting your virtues to an audience of fans. In short, it’s the world’s best platform for bragging (humble or otherwise).

Sure, people can form real, human connections on Twitter. Conversations do happen. And there are a lot of reasons to love the way it lets you use any identity, pseudonymous or not, rather than tying user accounts to supposedly real-world identities the way Google+ and Facebook try to do.

But the intense constraints of the 140-character limit and the fact that it is largely a public broadcasting platform means that Twitter, by its very nature, tends to encourage exhibitionism, snarky retorts, quips, and bon mots. And sprinkled in between those self-promotional “discussions,” you find a handful of actual ads. In short, everything is promoting something.

 

Le basi stesse di Twitter sono diventate oggi un limite insopportabile per la piattaforma e oggi ci troviamo di fronte ad un grande passaggio: ora che l’IPO è stata fatta, ora che i miliardi sono stati incassati dalla società, ora che l’ultima fermata per gli investitori è stata raggiunta…

come potrà Twitter diventare una società vera, con utili sensati, una mission chiara e un management forte se non cambiando radicalmente la rigida struttura e regole che si porta dietro da quando è nata?

 

Voi che ne pensate?

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