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Api contro Vespe

9 anni fa

8 minuti


“Dio creò le api, il diavolo le vespe”
(Proverbio nordico)

No, non è una compilation di incidenti tra veicoli Piaggio, ma una breve guida per tutti quegli ignorantoni che ancora non conoscono la differenza tra queste due bestiacce maledette.

“Hey attento, è entrata un’ape dalla finestra!”

Questa esclamazione è falsa nella maggior parte dei casi: solitamente sono le vespe che entrano dentro casa a rompere i coglioni, le api se ne stanno fuori, a meno che non vi troviate nella magica cameretta dei fiori di Nonna Betty®.
Scrivo con una lieve nota di disprezzo perchè soffro di una leggera fobia per tutti gli insetti che volano e pungono (acarofobia?), non che ne sia terrorizzato, semplicemente non voglio che vengano ad iniettare il loro veleno nella mia faccia. Nonostante il mio problema ammetto di provare abbastanza simpatia per le api, cosa che non mi riesce proprio di fare con le vespe… nessuno può: sono inutili, rompono i coglioni e devono morire.

Premetto che in questo articolo faccio riferimento alle specie più comuni presenti in italia,
ovvero l’Apis mellifera e la Vespula vulgaris.

Come riconoscerle

Il corpo delle api (1) è leggermente più tozzo e ricoperto da una peluria molto più fitta ed estesa rispetto a quella delle vespe, del tutto assente su alcune specie; come conseguenza estetica vedremo che lo stacco tra torace ed addome (2) risulta visibilmente più sottile nelle vespe (da qui il detto: avere un vitino da vespa). Inoltre le vespe hanno una colorazione (3) molto più accesa e marcata rispetto a quella delle api.

Le differenze

Entrambe sono insetti sociali dell’ordine degli imenotteri, ma di famiglie di verse: le prime appartengono alla famiglia delle Apidae, le altre a quella delle Vespidae.

Le Apidi hanno un apparato boccale di tipo lambente-succhiatore: mandibole piccole, quasi atrofizzate, e una lunga ligula, per leccare e succhiare il nettare.
L’apparato boccale delle Vespidi è di tipo masticatore: grosse mandibole adatte a staccare e masticare pezzi di carne dalle prede. Anche le Vespe hanno una ligula, molto meno sviluppata di quella delle Api.

Tutte le Apidi possiedono le “spazzole” sul terzo paio di zampe, un particolare organo costituito da peli rigidi disposti su più file, che raccoglie il polline ogni volta che l’insetto si posa su un fiore, favorendo così l’impollinazione.
Tale organo è assente nelle Vespe, che non volano di fiore in fiore per succhiare il nettare.

Le Api pungono una volta sola (dopodichè muoiono).
Le vespe possono pungere quante volte vogliono.
Inoltre le api pungono solamente quando vengono adeguatamente disturbate e diventano aggressive soltanto nei pressi dell’alveare, mentre le vespe sono molto più aggressive delle api e possono attaccare anche senza essere minacciate. Devono morire.

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Il pungiglione degli imenotteri non è altro che un’evoluzione dell’apparato riproduttore femminile (gli esemplari maschi, i Fuchi, ne sono privi): L’ovopositore atrofizzato rappresenta il pungiglione mentre le ghiandole velenifere sono una trasformazione delle ovaie.

La differenza tra i due è che sul pungiglione delle api sono presenti una decina di dentelli, simili ad uncini rivolti all’indietro, molto più sporgenti rispetto a quelli presenti sul pungiglione delle vespe. Se la puntura interessa un tessuto adiposo o elastico, come quello del corpo umano, il pungiglione, tramite gli uncini, resta conficcato nel substrato; il successivo allontanamento dalla vittima da parte dell’ape fa sì che si strappino il pungiglione, gli ultimi segmenti addominali, una porzione dell’intestino nonché le ghiandole del veleno che rimangano attaccate al pungiglione stesso, che continua a iniettare il veleno anche per 60 secondi (un consiglio infatti è quello di estrarre immediatamente il pungiglione per limitare il dolore, magari evitando di schiacciarlo con le dita). L’ape è destinata a morire dopo pochi minuti. Ciò non avviene, invece, quando la puntura interessa l’esoscheletro rigido di altri insetti: in questo caso l’ape può retrarre il pungiglione senza riportare conseguenze. Da questo è chiaro che il pungiglione dell’ape non è un’arma di autodifesa, ma è dedicato alla protezione della colonia e dell’ape regina.
Il pungiglione della vespa invece è praticamente liscio: presenta dentelli praticamente inesistenti e può quindi essere sempre retratto da qualsiasi tessuto senza alcun tipo di conseguenze per l’insetto.[/more]

Le punture di entrambi sono generalmente poco dolorose, raramente possono avere conseguenze gravi soltanto sui soggetti allergici e nei casi peggiori provocare shock anafilattico. Non posso descrivere il dolore personalmente poichè non sono mai stato punto in tutta la mia vita (sempre sia lodato) e sinceramente spero che le cose continuino ad andare così.

Le Api producono il miele, la cera, la propoli e la pappa reale.
Le Vespe producono solo guai.

[more]A dire il vero il miele è prodotto in misura assai minore anche dalle vespe, ma difficilmente troverete all’alimentari un barattolo di “miele di vespe“.
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Le Api costruiscono il favo (alveare) con la cera da loro stesse prodotta, e formano colonie permanenti costituite da migliaia di individui
Le Vespe costruiscono il nido impastando legno e saliva, ottenendo un materiale simile al cartone, e sono posti su rocce, rami, cavità dei tronchi… oppure sotto i citofoni, a bordo piscina, dietro la maniglia dell’auto, insomma ovunque possa capitare ad un essere umano di dover mettere le mani. Formano colonie stagionali che si estinguono in autunno ad eccezione delle regine che svernano solitarie lontane dal nido

Le Api si nutrono principalmente di nettare e polline, fatta eccezione per i primi 3 giorni dopo la nascita durante i quali le larve vengono nutrite con pappa reale (una larva verrà scelta dalle operaie per essere nutrita con pappa reale per tutta la vita e diventare regina).
Le Vespe sono onnivore, si nutrono di alimenti dolci di varia natura (nettare, succhi di frutta, conserve,ecc) e sostanza proteiche (carne, pesce, insetti) ed è per questo che spesso durante i pranzi all’aperto ci ritroviamo con queste maledette bastarde che ci ronzano attorno. Devono morire.

Parenti stretti

Vediamo ora due parenti molto vicini ai nostri due concorrenti, due elite della famiglia, che non è raro incontrare in giro per le nostre campagne.

Bombo


Questo tenero pacioccone dall’aspetto morbidoso appartiene alla famiglia delle apidi, sono generalmente più grossi e pelosi delle comuni api ed hanno le bande di colore più larghe. Si nutrono come le api di nettare e polline: il nettare è stivato dai bombi essenzialmente nella forma in cui è raccolto, a differenza delle api che lo fanno evaporare ottenendo il miele.
I bombi sono poco aggressivi; le regine e le operaie sono in grado però di pungere e, a differenza delle api comuni, sono dotate di un pungiglione privo di seghettatura, che gli permette di pungere anche più di una volta.

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”La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso.”

Non solo questa frase, come spiegato anche qui, è una stronzata madornale, ma è stata anche tradotta in modo errato: la frase originaria era riferita al Bombo (Bumblebee) e non al Calabrone. Anche la celebre opera di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov “il volo del Calabrone” (flight of the bumblebee) ha subito lo stesso errore di traduzione. Boh, sarà che la parola calabrone suona più pheega, o che semplicemente per la maggior parte delle persone qualsiasi cosa nera, grossa e che vola è un Calabrone.[/more]

Calabrone


Siamo arrivati al Boss di fine livello, il signore incontrastato degli imenotteri, l’incubo di ogni acarofobico: la Vespa Crabro. Personalmente penso di perdere qualche mese di vita ogni volta che me ne vedo sfrecciare una di fianco all’orecchio.
Come già detto 2 righe più in alto è diffusa la tendenza di chiamare calabrone quasi tutte le bestiacce grosse che volano. Il Calabrone è questo.
Non è questo, nè questo, tantomeno questo.

Sono onnivori e si nutrono in prevalenza della linfa degli alberi, ma sono anche abili predatori di altri tipi di insetti (comprese le Vespe, e per questo hanno tutta la mia stima).
È generalmente poco aggressivo, tendenzialmente indifferente nei confronti dell’uomo (non cominciano a ronzare attorno alle persone come la vespa comune); tuttavia tendono a diventare molto aggressivi se disturbati o in prossimità del nido.
Le punture possono essere molto dolorose. Come nel caso di vespe e api, il veleno (poco ma efficace) ha effetti solo locali e transitori per la maggior parte delle persone, ma può provocare nei soggetti allergici reazioni anafilattiche anche gravi, talvolta mortali.

Fonti:
Api, Vespe, Bombi e Calabroni su Wikipedia
apicolturaonline.it

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