Facebook in Borsa: una nuova bolla DotCom? #LegaNerd

Come chiunque non viva in una caverna sa, la settimana scorsa, prima di farsi fregare sposarsi, Mark Zuckerberg ha completato lo sbarco a Wall Street della sua creatura fabbrica-soldi, Facebook.

Ma è veramente così fabbrica-soldi?

Partiamo dal principio. Nelle scorse settimane il bambino d’oro Mark Zuckerberg era riuscito (tramite acquisizioni importanti e grazie all’appoggio di alcuni partner tecnologici e pubblicitari) a far lievitare il prezzo delle azioni della compagnia fino a circa 38$ l’una, che moltiplicato per le 421 milioni di azioni messe sul mercato hanno portato alla “più imponente quotazione mai portata avanti da una compagnia tecnologia” (Fonte: IlSole24Ore).

Ciò significa che, a tale prezzo, il valore di tutta la baracca in blu sarebbe di oltre 100 miliardi di dollari.

Già prima della IPO, alcuni analisti hanno iniziato a storcere il naso circa questa valutazione, giudicata eccessiva per un’azienda con un giro d’affari di soli 3.7 miliardi di dollari, mentre “Google, per dirne una, ha fatturato dieci volte tanto ma la sua capitalizzazione è intorno a 200 miliardi di dollari” (Fonte: ibidem). Una capitalizzazione pari a 103 volte gli utili 2011. Forse un po’ generosa.

Il prezzo era ormai fissato, e neanche l’uscita di alcuni investitori pubblicitari importanti, come General Motors, ne avevano scalfitto la quotazione.

In principio era 38.23$. Poi venne l’IPO

Il 18 maggio 2012 il titolo sbarca ufficialmente in Borsa, facendo letteralmente impazzire i sistemi di Wall Street, che hanno registrato forti lag per l’alto numero di richieste di acquisto. Il titolo in breve ha raggiunto i 42$ ad azione, con un rialzo dell’11%. Zuckerberg e soci hanno quindi iniziato a stappare bottiglie Magnum di sangue di vergine e ad aprire scatole di caviale di Dapedium.

Per le prime due ore circa.

Il titolo poi ha iniziato a declinare, novello Icaro forse troppo vicino al Sole, e ha chiuso in sostanziale pareggio con il prezzo di partenza (+0.43%).

Nei giorni successivi il titolo ha continuato a cadere, perdendo ben l’11% solo il secondo giorno e scendendo a circa 34$ per azione. Oggi Wall Street ha aperto le contrattazioni del titolo in blu a 32.61$ ed è tuttora in forte flessione.

Siamo di fronte ad una nuova bolla DotCom?
Probabilmente no, più verosimilmente siamo di fronte ad una sovravalutazione architettata ad arte per incamerare palate di soldi, causando però una rinnovata diffidenza verso i titoli tecnologici (come se ce ne fosse stato bisogno).
A mio avviso il titolo è destinato a riallinearsi con il reale valore aziendale, per poi stabilizzarsi in funzione degli introiti pubblicitari di Facebook (la cui crescita, secondo alcuni, è già in rallentamento dopo il boom iniziale).

Nel frattempo Bloomberg ha fatto i conti in tasca a Mark Zuckerberg e soci. Il calo delle azioni avrebbe comportato per il fondatore del social network una perdita di 2,1 miliardi di dollari. Il sito ha poi calcolato che la perdita sarebbe costata a Dustin Moskovitz, socio di Zuckerberg ai tempi di Harvard, ben 560 milioni di dollari, mentre Eduardo Saverin si troverebbe con un capitale decurtato di 220 milioni rispetto a venerdì scorso.
Fonte: TgCom24

Fonti e approfondimenti:
Facebook-FB [NYSE-Live]
Facebook debole a Wall Street [IlSole24Ore]
Facebook crolla sotto il prezzo dell’IPO [IlSole24Ore]
GM toglie lo spot a Facebook [IlSole24Ore]

Alessio Marinelli a.k.a. Defkon1

Software developer, appassionato di tutto ciò che è possibile smontare e rimontare in modo differente, ma anche di cinema, fumetti e cucina.
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martedì 22 maggio 2012 - 17:39
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