La Nave dei Folli

11 anni fa

22 minuti

Post con una struttura inusuale: leggete il racconto, in fondo più info.

C’era una volta una nave il cui capitano e marinai divennero così fieri della propria maestria, così pieni di hybris e così fieri di se stessi che impazzirono. Girarono la nave verso nord e navigarono fino ad incontrare iceberg e pericolose correnti e continuarono a navigare a nord verso acque via via più perigliose, solamente per godere della possibilità d’eseguire atti di navigazione sempre più brillanti.

Mentre la nave raggiungeva latitudini via via più alte i passeggeri e i marinai divennero progressivamente nervosi. Iniziarono a bisticciare tra loro e a lamentarsi delle proprie condizioni di vita.

“Dio mi fulmini se questo non è il peggior viaggio che ho mai fatto!” esclamò un vecchio marinaio. “La coperta è lucida di ghiaccio; quando sono di vedetta il vento mi taglia il giaccone come un coltello; ogni volta che cazzo la randa per poco non mi congelo le dita; e per tutto quello che ci guadagno sono cinque miseri scellini al mese!”.

“Pensi che ti vada male!” disse una passeggera. “Io non riesco a dormire la notte per il freddo. Le donne a bordo non ricevono tante coperte quanto gli uomini. Non è giusto!”

Un marinaio messicano li interruppe: “Chingado! Io ricevo solo la metà dei soldi dei marinai inglesi. Abbiamo bisogno di molto cibo per tenerci caldi in questo clima e io continuo a non ricevere la mia parte; gli inglesi ne hanno di più. E la cosa peggiore è che i marinai continuano a darmi ordini in inglese invece che in spagnolo”.

“Io avrei più motivi di tutti per lamentarmi”, disse un nativo americano. “Se i visipallidi non mi avessero privato delle mie terre ancestrali non mi troverei nemmeno su questa nave, qua tra gli iceberg e i venti polari. Starei vogando su una canoa su un bel lago placido. Ho diritto ad un indennizzo. Per lo meno il capitano dovrebbe concedermi di allestire del gioco d’azzardo in modo che possa guadagnare qualcosa”.

L’omosessuale si fece avanti: “Ieri il capo marinaio mi ha chiamato “frocetto” perché succhio cazzi. Ho il diritto di succhiare cazzi senza essere insultato!

“Non sono solo gli umani ad essere maltrattati su questa nave”, evidenziò un amante degli animali tra i passeggeri, la voce tremante per l’indignazione. “La settimana scorsa ho visto un mozzo calciare ben due volte il cane della nave!”

Uno dei passeggeri era un professore universitario. Fregandosi le mani esclamò: “Ma tutto questo è terribile! È immorale! Razzismo, sessismo, specismo, omofobia e sfruttamento della classe proletaria! È discriminatorio! Dobbiamo ottenere giustizia sociale. Equi diritti per il marinaio messicano, salari più alti per tutti i marinai, un indennizzo per l’indiano, eque coperte per le signore, un diritto garantito di succhiare cazzi e niente più calci al cane!”

“Si, si!” urlano i passeggeri e i marinai. “È discriminazione! Dobbiamo affermare i nostri diritti!”

Un mozzo si schiarì la voce: “Ahem. Avete tutti buone ragioni per protestare. Ma mi sembra che ciò che dobbiamo davvero fare sia girare la nave e puntare a sud, perché se continuiamo verso nord prima o poi naufragheremo sicuramente e allora i vostri salari, le vostre coperte, e il tuo diritto a succhiare cazzi saranno inutili, perché annegheremo tutti”.

Ma nessuno lo degnò d’attenzione, perché era solo un mozzo.

Il capitano e gli ufficiali, dalla loro stazione a poppa li avevano osservati ed ascoltati. Ora sorrisero tra loro e ad un gesto del capitano l’ufficiale in seconda scese dalla coperta a poppa, passò dove erano riuniti i passeggeri e i marinai e si fece largo in mezzo a loro. Assunse un’espressione serissima in volto e disse: “Noi ufficiali dobbiamo ammettere che sulla nave sono accadute cose davvero imperdonabili. Non c’eravamo resi conto di quanto brutta fosse la situazione prima di sentire le vostre proteste. Noi siamo uomini di buona volontà e vogliamo comportarci in modo corretto. Ma, ehm, il capitano è un uomo piuttosto conservatore e probabilmente dovrà essere spronato un po’ prima che apporti cambiamenti significativi. La mia opinione personale è che se voi protestate vigorosamente – ma sempre in modo pacifico e senza violare le regole della nave – riuscirete a smuovere il capitano e a costringerlo a risolvere i problemi di cui vi lamentate così giustamente.”

Detto questo, l’ufficiale in seconda tornò sotto coperta a poppa. Mentre se ne andava i passeggeri gli urlavano dietro: “Moderato!Riformista! Liberale! Lecchino del capitano!”. Ma nonostante questo fecero quello che aveva detto loro. Si riunirono in un gruppo a poppa e si misero ad urlare insulti agli ufficiali e ad affermare i propri diritti: “Io voglio un salario più alto e migliori condizioni di lavoro”, urlò l’abile marinaio. “Eguali coperte per le donne!” urlò la passeggera. “Voglio ricevere i miei ordini in spagnolo”, urlò il marinaio messicano. “Voglio il diritto d’organizzare giochi d’azzardo” urlò il marinaio indiano. “Non voglio essere chiamato frocetto!” urlò l’omosessuale. “Basta calciare il cane!” urlò l’amante degli animali. “Rivoluzione ora!” urlò il professore.

Il capitano e gli ufficiali si riunirono e confabularono per diversi minuti, ammiccando, accennando e sorridendo gli uni agli altri per un certo tempo. Quindi il capitano uscì a poppa e con grande benevolenza annunciò che il salario dell’abile marinaio sarebbe stato aumentato a sei scellini al mese; il salario del marinaio messicano sarebbe stato incrementato a 2/3 di quello degli inglesi e che gli ordini di cazzare la randa gli sarebbero stati dati in spagnolo; la passeggera avrebbe ricevuto una coperta in più; al marinaio indiano sarebbe stato permesso di organizzare giochi d’azzardo la domenica sera; l’omosessuale non sarebbe stato più chiamato frocetto purchè succhiasse cazzi privatamente; e il cane non sarebbe stato calciato a meno che non avesse commesso qualcosa di davvero cattivo come rubare del cibo.

I passeggeri e i marinai celebrarono queste concessioni come grandi vittorie, ma la mattina dopo si sentivano nuovamente insoddisfatti.

“Sei scellini al mese sono una miseria e continuo a gelarmi le mani quando cazzo la randa” si lamentò l’abile marinaio. “Continuo a non ricevere lo stesso salario dei marinai inglesi e cibo insufficiente in questo clima” disse il marinaio messicano. “Noi donne non abbiamo ancora abbastanza coperte per tenerci al caldo” disse la passeggera. Gli altri passeggeri e marinai espressero simili lamentele e il professore continuò a spronarli.

Quando ebbero finito il mozzo si fece avanti – a voce più alta questa volta in modo tale che gli altri non potessero facilmente ignorarlo: “È davvero terribile che il cane venga calciato per aver rubato un po’ di pane e che le donne non abbiano abbastanza coperte e che l’abile marinaio si congeli le dita e non vedo perché gli omosessuali non dovrebbero succhiare cazzi se ne hanno voglia. Ma guardate che grossi che sono gli iceberg adesso e come il vento soffia forte! Dobbiamo girare la nave verso sud, perché se continuiamo verso nord naufragheremo e annegheremo.”

“Già”, disse l’omosessuale, “è terribile che continuiamo a dirigerci a nord. Ma perché dovrei continuare a succhiare cazzi di nascosto? Perché devo essere chiamato frocetto? Non valgo come tutti gli altri?”

“Navigare a nord è una cosa terribile”, disse la passeggera, “ma non vedi? Questa è proprio la ragione perché le donne hanno bisogno di più coperte per scaldarsi. Esigo un numero equo di coperte per le donne ora!”

“È verissimo”, disse il professore, “che navigare a nord è causa di grandi difficoltà per noi tutti. Ma dirigere la rotta a sud non sarebbe realistico. Non si possono portare le lancette indietro. Dobbiamo trovare un modo maturo per affrontare la situazione”.

“Guardate,” disse il mozzo, “se lasciamo mano libera a quei pazzi a poppa affogheremo tutti. Se riusciremo a salvare la nave, allora potremo preoccuparci delle condizioni di lavoro, delle coperte per le donne e del diritto di succhiare cazzi. Ma prima dobbiamo girare il vascello. Se alcuni di noi si uniscono, elaborano un piano e si fanno coraggio riusciremo a salvarci. Non ci vorrebbero molti di noi – sei o otto basterebbero. Potremo assaltare la poppa, rovesciare quei folli fuori bordo e girare la nave verso sud.”

Il professore alzò il naso e disse in modo gravoso: “Io non credo alla violenza. È immorale”. “L’uso della violenza è sempre poco etico” disse l’omosessuale. “Sono terrorizzato della violenza” disse la passeggera.

Il capitano e gli ufficiali avevano osservato ed ascoltato il tutto. Ad un segnale del capitano l’ufficiale in seconda uscì da sottocoperta e passò tra i passeggeri e i marinai, dicendo loro che c’erano ancora molti problemi sulla nave: “Abbiamo fatto molti progressi”, disse, “ma molto resta ancora da fare. Le condizioni di lavoro dell’abile marinaio sono ancora dure, il messicano non sta ancora ricevendo lo stesso salario degli inglesi, le donne non hanno ancora tante coperte quanto gli uomini, il gioco d’azzardo domenicale dell’indiano sono un indennizzo risibile per la perdita delle sue terre ancestrali, è ingiusto che l’omosessuale debba succhiare cazzi di nascosto e che il cane a volte venga ancora calciato. Penso che il capitano debba essere spronato nuovamente. Aiuterebbe se tutti voi organizzaste un’altre protesta – purchè non violenta”.

Mentre l’ufficiale in seconda camminava verso poppa i passeggeri e i marinai si misero ad urlargli insulti, ma ciononostante fecero quello che aveva detto loro e si riunirono davanti alla cabina per un’altra protesta. Schiamazzarono, minacciarono e mostrarono i pugni e addirittura tirarono un uovo al capitano (che lo schivò abilmente).

Dopo aver sentito le loro proteste il capitano e gli ufficiali si riunirono per un’assemblea, durante la quale sogghignarono e ammiccarono gli uni agli altri. Quindi il capitano scese a poppa ed annunciò che l’abile marinaio avrebbe ricevuto guanti per tenere le mani al caldo, che il marinaio messicano avrebbe ricevuto un salario il ¾ quello degli inglesi, che le donne avrebbero ricevuto un’ulteriore coperta, che il marinaio indiano avrebbe organizzato giochi d’azzardo il sabato e la domenica sera, che all’omosessuale sarebbe stato permesso di succhiare cazzi pubblicamente con il buio e che nessuno sarebbe stato autorizzato a calciare il cane senza previa autorizzazione del capitano.

I passeggeri e i marinai furono entusiasti per questa grande vittoria rivoluzionaria, ma la mattina dopo tornarono nuovamente a sentirsi insoddisfatti e iniziarono a lamentarsi dei vecchi problemi.

Questa volta il mozzo iniziava ad arrabbiarsi: “Maledetti idioti!”, urlava, “Non vedete quello che il capitano e gli ufficiali stanno facendo? Vi stanno tenendo occupati con le vostre triviali preoccupazioni riguardo a coperte, salari e i calci al cane in modo che non vi concentriate sul vero problema della nave – che si sta dirigendo sempre più a nord e che annegheremo. Se solamente alcuni di voi rinvenissero e si unissero e assaltassero la cabina potremo girare la nave e salvarci. Ma non fate che lamentarvi di inutili dettagli come le condizioni di lavoro e giochi d’azzardo e il diritto a succhiare cazzi”.

I passeggeri e i marinai s’infuriarono: “Inutili!”, urlò il messicano, “Pensi sia una cosa ragionevole che io riceva un salario che è ¾ di quello degli inglesi? Questo è irrilevante?”

“Come puoi definire i miei problemi triviali?”, urlò l’omosessuale, “Non capisci quanto sia umiliante sentirsi chiamare frocetto?”

“Calciare il cane non è un “inutile dettaglio”!”, urlò l’amante degli animali, “è brutale e crudele!”.

“D’accordo allora”, rispose il mozzo. “Questi problemi non sono inutili o triviali. E’ crudele e brutale calciare il cane ed è umiliante essere chiamato “frocetto”. Ma se paragonato al vero problema – il fatto che la nave è ancora diretta a nord – i vostri problemi sono cosucce triviali, perché se non giriamo la nave in tempo annegheremo tutti.

“Fascista!” urlò il professore.

“Controrivoluzionario!” urlò la passeggera. E tutti i passeggeri e i marinai, uno dopo l’altro, si misero a chiamare il mozzo “fascista” e “controrivoluzionario”. Lo spinsero via e tornarono a lamentarsi dei salari, delle coperte per le donne, del diritto di succhiare cazzi e del modo in cui il cane veniva trattato. La nave continuò a dirigersi a nord e dopo un po’ fu schiacciata tra due iceberg e tutti annegarono.

Versione originale in [more]
Once upon a time, the captain and the mates of a ship grew so vain of their seamanship, so full of hubris and so impressed with themselves, that they went mad. They turned the ship north and sailed until they met with icebergs and dangerous floes, and they kept sailing north into more and more perilous waters, solely in order to give themselves opportunities to perform ever-more-brilliant feats of seamanship.

As the ship reached higher and higher latitudes, the passengers and crew became increasingly uncomfortable. They began quarreling among themselves and complaining of the conditions under which they lived.

“Shiver me timbers,” said an able seaman, “if this ain’t the worst voyage I’ve ever been on. The deck is slick with ice; when I’m on lookout the wind cuts through me jacket like a knife; every time I reef the foresail I blamed-near freeze me fingers; and all I get for it is a miserable five shillings a month!”

“You think you have it bad!” said a lady passenger. “I can’t sleep at night for the cold. Ladies on this ship don’t get as many blankets as the men. It isn’t fair!”

A Mexican sailor chimed in: “¡Chingado! I’m only getting half the wages of the Anglo seamen. We need plenty of food to keep us warm in this climate, and I’m not getting my share; the Anglos get more. And the worst of it is that the mates always give me orders in English instead of Spanish.”

“I have more reason to complain than anybody,” said an American Indian sailor. “If the palefaces hadn’t robbed me of my ancestral lands, I wouldn’t even be on this ship, here among the icebergs and arctic winds. I would just be paddling a canoe on a nice, placid lake. I deserve compensation. At the very least, the captain should let me run a crap game so that I can make some money.”

The bosun spoke up: “Yesterday the first mate called me a ‘fruit’ just because I suck cocks. I have a right to suck cocks without being called names for it!”

It’s not only humans who are mistreated on this ship,” interjected an animal-lover among the passengers, her voice quivering with indignation. “Why, last week I saw the second mate kick the ship’s dog twice!”

One of the passengers was a college professor. Wringing his hands he exclaimed,

“All this is just awful! It’s immoral! It’s racism, sexism, speciesism, homophobia, and exploitation of the working class! It’s discrimination! We must have social justice: Equal wages for the Mexican sailor, higher wages for all sailors, compensation for the Indian, equal blankets for the ladies, a guaranteed right to suck cocks, and no more kicking the dog!”

“Yes, yes!” shouted the passengers. “Aye-aye!” shouted the crew. “It’s discrimination! We have to demand our rights!”

The cabin boy cleared his throat.

“Ahem. You all have good reasons to complain. But it seems to me that what we really have to do is get this ship turned around and headed back south, because if we keep going north we’re sure to be wrecked sooner or later, and then your wages, your blankets, and your right to suck cocks won’t do you any good, because we’ll all drown.”

But no one paid any attention to him, because he was only the cabin boy.

The captain and the mates, from their station on the poop deck, had been watching and listening. Now they smiled and winked at one another, and at a gesture from the captain the third mate came down from the poop deck, sauntered over to where the passengers and crew were gathered, and shouldered his way in amongst them. He put a very serious expression on his face and spoke thusly:

“We officers have to admit that some really inexcusable things have been happening on this ship. We hadn’t realized how bad the situation was until we heard your complaints. We are men of good will and want to do right by you. But – well – the captain is rather conservative and set in his ways, and may have to be prodded a bit before he’ll make any substantial changes. My personal opinion is that if you protest vigorously – but always peacefully and without violating any of the ship’s rules – you would shake the captain out of his inertia and force him to address the problems of which you so justly complain.”

Having said this, the third mate headed back toward the poop deck. As he went, the passengers and crew called after him, “Moderate! Reformer! Goody-liberal! Captain’s stooge!” But they nevertheless did as he said. They gathered in a body before the poop deck, shouted insults at the officers, and demanded their rights: “I want higher wages and better working conditions,” cried the able seaman. “Equal blankets for women,” cried the lady passenger. “I want to receive my orders in Spanish,” cried the Mexican sailor. “I want the right to run a crap game,” cried the Indian sailor. “I don’t want to be called a fruit,” cried the bosun. “No more kicking the dog,” cried the animal lover. “Revolution now,” cried the professor.

The captain and the mates huddled together and conferred for several minutes, winking, nodding, and smiling at one another all the while. Then the captain stepped to the front of the poop deck and, with a great show of benevolence, announced that the able seaman’s wages would be raised to six shillings a month; the Mexican sailor’s wages would be raised to two-thirds the wages of an Anglo seaman, and the order to reef the foresail would be given in Spanish; lady passengers would receive one more blanket; the Indian sailor would be allowed to run a crap game on Saturday nights; the bosun wouldn’t be called a fruit as long as he kept his cocksucking strictly private; and the dog wouldn’t be kicked unless he did something really naughty, such as stealing food from the galley.

The passengers and crew celebrated these concessions as a great victory, but the next morning, they were again feeling dissatisfied.

“Six shillings a month is a pittance, and I still freeze me fingers when I reef the foresail,” grumbled the able seaman. “I’m still not getting the same wages as the Anglos, or enough food for this climate,” said the Mexican sailor. “We women still don’t have enough blankets to keep us warm,” said the lady passenger. The other crewmen and passengers voiced similar complaints, and the professor egged them on.

When they were done, the cabin boy spoke up – louder this time so that the others could not easily ignore him:

“It’s really terrible that the dog gets kicked for stealing a bit of bread from the galley, and that women don’t have equal blankets, and that the able seaman gets his fingers frozen; and I don’t see why the bosun shouldn’t suck cocks if he wants to. But look how thick the icebergs are now, and how the wind blows harder and harder! We’ve got to turn this ship back toward the south, because if we keep going north we’ll be wrecked and drowned.”

“Oh yes,” said the bosun, “It’s just so awful that we keep heading north. But why should I have to keep cocksucking in the closet? Why should I be called a fruit? Ain’t I as good as everyone else?”

“Sailing north is terrible,” said the lady passenger. “But don’t you see? That’s exactly why women need more blankets to keep them warm. I demand equal blankets for women now!”

“It’s quite true,” said the professor, “that sailing to the north imposes great hardships on all of us. But changing course toward the south would be unrealistic. You can’t turn back the clock. We must find a mature way of dealing with the situation.”

“Look,” said the cabin boy, “If we let those four madmen up on the poop deck have their way, we’ll all be drowned. If we ever get the ship out of danger, then we can worry about working conditions, blankets for women, and the right to suck cocks. But first we’ve got to get this vessel turned around. If a few of us get together, make a plan, and show some courage, we can save ourselves. It wouldn’t take many of us – six or eight would do. We could charge the poop, chuck those lunatics overboard, and turn the ship to the south.”

The professor elevated his nose and said sternly, “I don’t believe in violence. It’s immoral.”

“It’s unethical ever to use violence,” said the bosun.

“I’m terrified of violence,” said the lady passenger.

The captain and the mates had been watching and listening all the while. At a signal from the captain, the third mate stepped down to the main deck. He went about among the passengers and crew, telling them that there were still many problems on the ship.

“We have made much progress,” he said, “But much remains to be done. Working conditions for the able seaman are still hard, the Mexican still isn’t getting the same wages as the Anglos, the women still don’t have quite as many blankets as the men, the Indian’s Saturday-night crap game is a paltry compensation for his lost lands, it’s unfair to the bosun that he has to keep his cocksucking in the closet, and the dog still gets kicked at times.

“I think the captain needs to be prodded again. It would help if you all would put on another protest – as long as it remains nonviolent.”

As the third mate walked back toward the stern, the passengers and the crew shouted insults after him, but they nevertheless did what he said and gathered in front of the poop deck for another protest. They ranted and raved and brandished their fists, and they even threw a rotten egg at the captain (which he skillfully dodged).

After hearing their complaints, the captain and the mates huddled for a conference, during which they winked and grinned broadly at one another. Then the captain stepped to the front of the poop deck and announced that the able seaman would be given gloves to keep his fingers warm, the Mexican sailor would receive wages equal to three-fourths the wages of an Anglo seaman, the women would receive yet another blanket, the Indian sailor could run a crap game on Saturday and Sunday nights, the bosun would be allowed to suck cocks publicly after dark, and no one could kick the dog without special permission from the captain.

The passengers and crew were ecstatic over this great revolutionary victory, but by the next morning they were again feeling dissatisfied and began grumbling about the same old hardships.

The cabin boy this time was getting angry.

“You damn fools!” he shouted. “Don’t you see what the captain and the mates are doing? They’re keeping you occupied with your trivial grievances about blankets and wages and the dog being kicked so that you won’t think about what is really wrong with this ship –– that it’s getting farther and farther to the north and we’re all going to be drowned. If just a few of you would come to your senses, get together, and charge the poop deck, we could turn this ship around and save ourselves. But all you do is whine about petty little issues like working conditions and crap games and the right to suck cocks.”

The passengers and the crew were incensed.

“Petty!!” cried the Mexican, “Do you think it’s reasonable that I get only three-fourths the wages of an Anglo sailor? Is that petty?

“How can you call my grievance trivial? shouted the bosun. “Don’t you know how humiliating it is to be called a fruit?”

“Kicking the dog is not a ‘petty little issue!’” screamed the animal-lover. “It’s heartless, cruel, and brutal!”

“Alright then,” answered the cabin boy. “These issues are not petty and trivial. Kicking the dog is cruel and brutal and it is humiliating to be called a fruit. But in comparison to our real problem – in comparison to the fact that the ship is still heading north – your grievances are petty and trivial, because if we don’t get this ship turned around soon, we’re all going to drown.

“Fascist!” said the professor.

“Counterrevolutionary!” said the lady passenger. And all of the passengers and crew chimed in one after another, calling the cabin boy a fascist and a counterrevolutionary. They pushed him away and went back to grumbling about wages, and about blankets for women, and about the right to suck cocks, and about how the dog was treated. The ship kept sailing north, and after a while it was crushed between two icebergs and everyone drowned.
[/more]

Bene. L’autore è Teddy. Il Theodore Kaczynski di cui s’è parlato poco fa qui.

Mi sembra una buona idea postarlo: è un racconto molto profondo, e senza leggerlo si perde una prospettiva molto importante per cercare di comprendere Mister Petardo.

Avanti, che ne dite?

Fonti
Versione italiana C V da qui
Versione inglese C V da qui

p.s. questo racconto è stato rubato da tutti, da destra a sinistra, per sostenere le proprie idee ed attaccare l’avversario. Evitiamo di buttarla in politica, che il Capo si dispiace.

Anaciclosi: Il ciclo delle Costituzioni
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Non sono l'uno per cento
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